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domenica 14 luglio 2019

Il nipote di Achimede - Il giornale

Avevate anche voi un giornalino della scuola? Beh, da quanto ricordo, io ne ho avuto uno per ogni grado di istruzione e tutti ebbero vita breve: dopo pochi numeri finivano, inevitabilmente, nel dimenticatoio.
Ed a che età avete iniziato ad acquistare, con regolarità, un quotidiano (N.B. : quelli sportivi, in questa indagine, non contano!)?
Io iniziai proprio dal 4° ginnasio.
Ma se in quegli anni, quando la notizia era appannaggio dei professionisti della carta stampata o della RAI , le prime parole che ci venivano in mente sul tema erano “scoop”, “edizione straordinaria”, “rettifica”, “Premio Pulitzer”, oggi, poiché Internet ed i social network hanno cambiato tutto, probabilmente, le prime parole che ci vengono in mente sono “fake news”, “trolls” ,“haters”, ecc...
E se il mondo dell'informazione a quelli della mia generazione, forse, evoca ancora i film di Humphrey Bogart (“L'ultima minaccia”, “Il colosso d'argilla”), mi chiedo a quali film lo associeranno, tra qualche anno, i vostri ed i miei nipoti.
Provate a fare questo piccolo esercizio d'immaginazione e fatemi sapere.
Da parte mia cercherò, come al solito, di raccontare come potrebbero essere andate le cose nella scuola dell'ormai noto villaggio della Magna Grecia.
La traduzione, come sempre, ve la farò avere dopo.....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ ἐφημερίς


Ὁ Γλαῦκος ἐβούλετο χρονόγραφος εἶναι.
Οὕτως ὁ παῖς ἐπεβούλευσε ἐφημερίδα ἔχειν καὶ πωλέειν τοῖς μαθηταῖς ἀλλὰ ἐχρῆν ἀγγελίαν φέρειν.
Ὁ Γλαῦκος ἐν πολλῇ ἀπορίᾳ ἦν· πάντες οἱ παῖδες γὰρ ᾔδεσαν ὅτι ἡ ἱέρεια ἤραε τοῦ παιδοτρίβου καὶ ὅτι οὐ βουλόμενος ὁ τοῦ Νίκανδρου πατὴρ φόρον ὑποτελέειν ἐν τῇ χώρᾳ  τῶν Έλβηττίων γάζαν ἐκεκρύφει.
Ὁ μὲν βαδίζων εἶδε τὸν Ἰδομενέα κακοποιοῦντα  κύνα· ὁ κύων ὠργίσατο καὶ ἔδακε τὸν παῖδα.
Εὕρηκα, ἐβόησε  ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός.
Ἰδομενεὺς δέδηχε κύνα,  ὁ  τίτλος τῆς πρώτης ἀγγελίας  καὶ οὕτως ὁ Γλαῦκος ἐπώλησε πάντα τὰ ἀπόγραφα τῆς ἐφημερίδος.
Ἀλλὰ τοῦ Ἰδομενέως οργισμένου ὡς μάλιστα, ὁ χρονόγραφος ἀπεκρύψατο θρασὺν  πολὺν χρόνον.



Σ.Δ.

"Da domani questo giornale può essere morto ma finché avrà vita continuerà a riportare i fatti e il loro significato senza paura , senza mire di vantaggi personali, come ha sempre fatto". (L'ultima minaccia, 1952, R. Brooks)

venerdì 12 aprile 2019

Ethical framework

Fortunatamente è Pasqua ad essere “ad portas” (e non Annibale)…. Approfittiamone, allora, per rilassarci un po’ e riflettere, innanzitutto, su due dei temi caldi di questo periodo: solidarietà e famiglia.
Cominciamo dal primo…Beh, la prima cosa che mi viene in mente, in proposito, è il celebre passo del mio evangelista preferito, Matteo:
25,40
καὶ ἀποκριθεὶς ὁ βασιλεὺς ἐρεῖ αὐτοῖς Ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ἐφ᾽ ὅσον ἐποιήσατε ἑνὶ τούτων τῶν ἀδελφῶν μου τῶν ἐλαχίστων, ἐμοὶ ἐποιήσατε.
E rispondendo loro il re dirà: “In verità vi dico, che quanto avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Alla fine, non abbiamo scelta: il voltarsi dall’altra parte, quando qualcuno è in difficoltà, non è apprezzato.
E’ la generosità ad essere apprezzata.
Passiamo, poi, all’altra eterna querelle, quella sulla famiglia “giusta”, dato che, ultimamente, tra le due parti sono volati gli stracci.
Per quanto mi riguarda, da buon “Romano de Roma”,  non posso che tener a mente il monito contenuto nella lettera che, qualche tempo fa,  Paolo di Tarso ci ha indirizzato.
Epistula ad Romanos 2,1
Propter quod inexcusabilis es, o homo omnis, qui iudicas. In quo enim iudicas alterum, teipsum condemnas; eadem enim agis, qui iudicas.
Perciò sei imperdonabile, chiunque tu sia, uomo che giudichi. Mentre giudichi, infatti, condanni te stesso; perché fai le stesse cose che condanni.
E, in effetti, quelli più feroci nei giudizi sono spesso  coloro che avrebbero di più da farsi perdonare.
Fare del proprio meglio per rimuovere delle cause di sofferenza e per evitare di generarne è sicuramente un buon punto di partenza e, considerando che siamo riusciti a non far torto né al Greco né al Latino, dobbiamo essere , per forza, sulla buona strada!!!
Teniamo a mente, ad ogni buon conto, che qualunque sia il nostro sistema di valori di riferimento, la sua finalità dovrebbe essere quella di creare un ambiente di fiducia reciproca, perché dove c’è fiducia le nostre aspettative, affettive o lavorative,  possono essere soddisfatte.

sabato 9 marzo 2019

Attenti a quei due

E già...Chi non ricorda Daniel Wilde (Tony Curtis) e Brett Sinclair (Roger Moore), nonché l'indimenticabile sigla della fortunatissima serie?
Protagonista dell'avventura odierna è, però, un'altra coppia di playboy combinaguai... Nientepopodimeno che Giove e Mercurio, abilmente messi in scena da Plauto in “Amphitruo”.
L'Anfitrione è, infatti, la commedia del “doppio” per antonomasia e ha tra gli altri meriti quello di averci regalato due parole ormai di uso comune nella nostra lingua.
Poiché Giove, infatti, invaghitosi di Alcmena, ha preso le sembianze del marito per soddisfare il suo capriccio, ad un certo punto di Anfitrione ve ne sono due. E come si fa, allora, a distinguerli? Chi è il vero Anfitrione?
“E' quello presso cui si cena!”- dirà Sosia, nel rifacimento di Molière della commedia plautina, il cui nome svela l'altro sostantivo che ha arricchito il nostro dizionario: Mercurio, infatti, per aiutare il padre nella tresca, aveva assunto, a sua volta, le sembianze del fido servo di Anfitrione e così anche quest'ultimo dovrà fare i conti con il suo “doppio”.
Ma veniamo alla nostra storia...Anfitrione torna vittorioso dalla sua spedizione contro i barbari e, appena approdato, invia Sosia dalla moglie per annunciargli il felice esito della missione e affinché quest'ultima predisponga tutto per accoglierlo come si deve.
Giove, però, aveva preso le sembianze di Anfitrione per ingannare la donna e giacere con lei, così Mercurio, per guadagnar tempo, prende le sembianze di Sosia e, con le minacce, impedisce al servo di entrare in casa. Il dialogo tra i due è esilarante:
….
Mercurius:Ego sum Sosia ille quem tu dudum esse aiebas mihi.
Sosia:Obsecro ut per pacem liceat te alloqui, ut ne vapulem.
Mercurius:Immo indutiae parumper fiant, si quid vis loqui.
Sosia:Non loquar nisi pace facta, quando pugnis plus vales.
Mercurius: Dic si quid vis, non nocebo.
Sosia:Tuae fide credo?
Mercurius: Meae.
Sosia:Quid si falles?
Mercurius:Tum Mercurius Sosiae iratus siet.

Mercurio:Sono io quel Sosia che poco fa affermavi di essere.
Sosia:Ti prego di fare pace e di lasciarmi parlare senza essere bastonato.
Mercurio:E sia, ti concedo un breve armistizio: puoi parlare.
Sosia:Non parlerò se non a pace fatta, dato che con i pugni sei tu il più forte.
Mercurio: Puoi dire quello che vuoi, non ti farò del male.
Sosia:Posso fidarmi di te?
Mercurio: Si.
Sosia:E se mi inganni?
Mercurio:Allora Mercurio se la prenda con Sosia.
.
Sosia: Tu negas med esse?
Mercurius.: Quid ego ni negem, qui egomet siem?
Sosia.: Per Iovem iuro med esse neque me falsum dicere.
Mercurius.:At ego per Mercurium iuro, tibi Iovem non credere; nam iniurato scio plus credet mihi quam iurato tibi.
Sosia.:Quis ego sum saltem, si non sum Sosia? te interrogo.
Mercurius.:Vbi ego Sosia nolim esse, tu esto sane Sosia;nunc, quando ego sum, vapulabis, ni hinc abis, ignobilis.

Sosia: Tu neghi che io sia Sosia?
Mercurio: Come potrei non negarlo, dato che Sosia sono io.
Sosia: Per Giove giuro che lo sono io e di non dire il falso.
Mercurio: Ed io giuro per Mercurio che Giove non ti crede; infatti so che crederà più a me, anche senza giuramenti, che a te se giuri.
Sosia: Ti chiedo: chi sono io, dunque, se non sono Sosia?
Mercurio: Quando io non vorrò più essere Sosia, siilo pure tu; adesso, che io lo sono, sarai bastonato se non te ne vai, ignoto.

Al povero Sosia non resta che tornare dal suo padrone e riferire come è andata l'ambasciata. Poco dopo, Giove si congeda da Alcmena, adducendo come pretesto che deve tornare dal suo esercito e promettendo di ritornare presto.
Raggiunto il campo, Sosia prova a raccontare ad Anfitrione quanto è accaduto ma quest'ultimo, ovviamente, non può credere ad una storia così inverosimile ed i due si dirigono, allora, a casa.
Assistiamo, dunque, all'idilliaco incontro....

Amphitruo: Et quom te gravidam et quom te pulchre plenam aspicio, gaudeo.
Alcumena:Obsecro ecastor, quid tu me deridiculi gratia sic salutas atque appellas, quasi dudum non videris quasique nunc primum recipias te domum huc ex hostibus atque me nunc proinde appellas quasi multo post videris?
Amphitruo:Immo equidem te nisi nunc hodie nusquam vidi gentium.
Alcumena:Cur negas?
Amhitruo:Quia vera didici dicere.

Anfitrione: Come sono contento di vederti gravida e bella pienotta.
Alcmena: Per Castore, perché mi deridi salutandomi così, come se non mi avessi già vista , come se ora, per la prima volta, tornassi a casa dalla guerra e ti rivolgi a me come se non mi vedessi da molto tempo?
Anfitrione: E' proprio così, non ti ho visto prima d'ora.
Alcmena: Perché lo neghi?
Anfitrione: Perché ho imparato a dire sempre la verità.

.

Amphitruo:Vbi primum tibi sensisti, mulier, impliciscier?
Alcumena:Equidem ecastor sana et salva sum.
Amphitruo:Quor igitur praedicas,té heri me vidisse, qui hac noctu in portum advecti sumus?ibi cenavi atque ibi quievi in navi noctem perpetem,neque meum pedem huc íntuli etiam in aedis, ut cum exercitu hinc profectus sum ad Teloboas hostis eosque ut vicimus.
Alcumena:Immo mecum cenavisti et mecum cubuisti.

Anfitrione: Quando hai avuto il primo turbamento, moglie?
Alcmena: Ma io sto benissimo!!!
Anfitrione: E allora perché affermi di avermi visto ieri, dato che siamo arrivati al porto stanotte? Lì ho cenato e sono rimasto a riposare sulla nave tutta la notte e non ho messo più piede in questa casa da quando sono partito con l'esercito per la guerra ai Teleboi fino a quando non li abbiamo vinti.
Alcmena: Tuttavia hai cenato qui e sei venuto a letto con me.

Le cose si mettono male....Per evitare che Alcmena venga accusata, ingiustamente, di adulterio, interviene Giove in persona e racconta ad Anfitrione l'accaduto.
Alcmena partorirà due gemelli: uno frutto della relazione con Anfitrione e l'altro di quella con il padre degli dei (il secondo diverrà un eroe fortissimo...Avete indovinato di chi si tratta?).
E Anfitrione accetterà il volere del cielo, riconciliandosi con Giove.

sabato 8 dicembre 2018

Il nipote di Archimede - La birreria

Tra i tanti rituali di passaggio della nostra vita c'è stato, sicuramente, quello della prima serata in birreria con gli amici.
La birra, del resto, ha origini antichissime e fu apprezzata da Sumeri, Egiziani, Greci e Romani.
Vediamo, allora, come andarono le cose in quel piccolo villaggio della Magna Grecia...

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

 Τὸ ζυτοπώλιον


Ὁ Γλαῦκος καὶ οἱ φίλοι αὐτοῦ ἐβούλοντο γεύεσθαι τοῦ ζύθεος ἀλλὰ οὐ ἐξῆν τοῖς παισὶ φοιτάειν εἰς τὸ ζυτοπώλιον.
Διὰ τοῦτο ὁ Νίκανδρος ἔκλεψε τὴν κλεῖδα παρὰ τοῦ ζυθοπώλου.
Νυκτὸς δʹἐπιγενομένηϛ, οἱ παῖδες ἀνέῳξαν τὴν θύραν καὶ εἰσῆλθον τὸ καπηλεῖον.
Πολλοὶ πίθοι ἦσαν καὶ οἱ ἡμέτεροι ἥρωες ἤρξαντο πίνειν.
Ὀλίγου χρόνου οἱ παῖδες ἐμεθύσθησαν· ὁ Ἰδομενεὺς ἐβούλετο Ἀσπασίαν ἀμφιπιάζειν ἀλλὰ ἡ κόρη ἀπεῖργε τὸν αὐτόν· ὁ Γλαῦκος καὶ ὁ Διοκλῆς ᾐδέτην, ὁ δὲ Νίκανδρος ἔλυγξε.
Τῇ ὑστεραίᾳ ὁ ζυθοπώλης ἥκων εἶδε τοὺς παῖδας καθεύδοντας καὶ τὸ καπηλεῖον τῇ ταραχῇ.
Οἴμοι τάλας,  ὁ  ἀνὴρ εἶπε, ἐξόλωλα.


Σ.Δ. 

La birreria
Glauco ed i suoi amici volevano assaggiare la birra ma non era consentito ai bambini frequentare la birreria.
Per questo Nicandro rubò la chiave al birraio.
Calata la notte, i bambini aprirono la porta ed entrarono nella bottega.
Vi erano molti barili ed i nostri prodi iniziarono a bere.
In poco tempo i bambini si ubriacarono;Idomeneo voleva abbracciare Aspasia ma la fanciulla lo respingeva; Glauco e Diocle cantavano, mentre a Nicandro venne il singhiozzo.
Il giorno dopo,  il birraio, appena arrivò, vide i bambini che dormivano e la taverna a soqquadro.
Povero me - disse l'uomo - sono rovinato!



 

lunedì 29 ottobre 2018

Il discolo nel pozzo

Rimettiamo mano al dizionario di Greco e, per l'occasione, rispolveriamo il Δύσκολος ,di Menandro.
La commedia, in verità, è conosciuta come “Il misantropo”; preferisco, tuttavia, riportare il titolo originale giacché, sebbene questo vocabolo, oggi, venga riferito esclusivamente ai bambini, il suo significato arcaico è, per l'appunto, “difficile da trattare”, “incontentabile... Parleremo, dunque, di uno scorbutico o, meglio, di un bisbetico, anche lui, alla fine, domato, molti secoli prima dell'impareggiabile Caterina di Padova (The Taming of the Shrew , di W. Shakespeare).
Ma veniamo alla nostra storia... Il dio Pan fa innamorare Sostrato, un ricco giovane di città, della figlia di Cnemone, un contadino alquanto scontroso.
Cnemone si dedica esclusivamente alla coltivazione del suo podere e, pur non sopportando anima viva, abita, suo malgrado, con la figlia e una serva.
La moglie, stanca di passare i suoi giorni accanto ad un uomo così intrattabile, l'ha abbandonato ed è andata a vivere insieme al figlio di primo letto, Gorgia, che lavora un piccolo podere accanto a quello di Cnemone.
Sostrato invia Pirria, un servo, da Cnemone, al fine di preparare il terreno alla sua proposta di matrimonio ma il vecchio non lo lascia nemmeno parlare: appena Pirria entra nel podere, il contadino prima lo prende a sassate e poi lo rincorre armato di bastone.
Sostrato incontra, strada facendo, Gorgia e quest'ultimo, rassicuratosi della serietà delle intenzioni del giovane nei confronti della sorellastra, decide di aiutarlo.
Sostrato accetta di lavorare nei campi per ingraziarsi il futuro suocero e, munitosi di vanga, si mette al lavoro insieme a Gorgia ed al servo Davo, in modo che, passando per la vallata, Cnemone si renda conto di quanto sia laborioso.
La madre di Sostrato, però, vuole offrire un sacrificio a Pan in una grotta vicino alla casa di Cnemone ed il vecchio, allarmatosi per viavai dei partecipanti alla cerimonia, decide di restare in casa per sorvegliare i suoi beni vanificando, così, gli sforzi di Sostrato.


 
Possiate morire, maledetti! Mi costringono a restare ozioso; come potrei, infatti, lasciare la casa incustodita? Che sventura abitare vicino alle Ninfe! Dovrò demolire la casa e costruirne un'altra altrove. Bel sacrificio fanno, i bricconi! Si portano i letti, le anfore di vino, non per gli dei ma per loro. L'incenso e la focaccia sono un dono pio: li si mette sul fuoco ed il dio li riceve per intero. Quelli, invece, agli dei offrono solo la punta della coda e la bile, che sono immangiabili, e tutto il resto se lo ingozzano loro. Vecchia, apri subito la porta. E' meglio che mi dedichi al lavoro che ho in casa.

Persino peggio di Scrooge, vero?
Il povero Cnemone, però, nel tentativo di recuperare un secchio ed una vanga, scivola nel pozzo e, allora, inizia la gara della solidarietà...







SICONE: E' quel vecchio intrattabile, vero? Grazie al cielo, ben gli sta. O carissima vecchia, è giunto il tuo momento.
SIMICHE: E come?
SICONE: Prendi un mortaio o una pietra o qualcosa del genere e tiraglieli.

Alla fine Sostrato e Gorgia riescono a salvarlo e Cnemone si rende conto, infine, di aver bisogno degli altri.
Acconsente, così, al matrimonio tra Sostrato e sua figlia. Ma mentre Scrooge, dopo aver ricevuto la visita dei tre spiriti del Natale, si redime e cambia vita, Cnemone, pur essendo caduto nel pozzo, non ha intenzione di modificare le sue abitudini.
Sentiamo cosa dice a difesa del suo “modus vivendi”....











Ma fammi sdraiare, figlia. Non credo che sia da uomo parlare più del necessario; sappi solo questo, o fanciulla -voglio dirti poche cose su di me e sul mio modo di essere – se tutti fossero come me, non esisterebbero i Tribunali, non si manderebbero in prigione i propri simili, non ci sarebbe mai la guerra, e ciascuno, avendo il giusto, ne sarebbe appagato.
Ma il modo in cui vanno le cose è più lusinghiero; fate come volete. Il vecchio bisbetico e intrattabile non vi starà tra i piedi.

Povero diavolo! Nella sua arringa c'è un' amarezza quasi dignitosa. Ma la sconfitta deve essere completa....
Poiché, almeno nelle commedie, due matrimoni sono meglio di uno, Sostrato concede sua sorella in sposa a Gorgia e visto che ormai si è formata tutta una grande famiglia, Geta e Sicone decidono di civilizzare un pochino Cnemone, obbligandolo ad unirsi alla cerimonia.
Approfittando del fatto che è costretto a stare a letto a seguito della caduta e che, quindi, non può picchiarli, iniziano a tormentarlo, chiedendogli in prestito di tutto: tavolini, tripodi, crateri, tappeti, tende...Alla fine, il contadino non ne può proprio più e accetta di farsi portare nella grotta dove si celebra il sacrificio a Pan.

Alla prossima!

sabato 8 settembre 2018

Pizze a 8

Il libro di oggi è “L'oro di Napoli” , di Giuseppe Marotta, e cavalleria impone che il primo dei racconti di cui chiacchiereremo sia “Gente nel vicolo” poiché, nell'adattamento cinematografico dell'opera (V. De Sica, 1954) , la protagonista è Sophia Loren.
Ma cosa sono le “Pizze a 8”?  Nient'altro che l'applicazione di un principio secolare molto semplice: la fiducia, più che l'ottimismo, è l'anima del commercio (oltre che la base di ogni rapporto di amicizia).

Insomma queste “pizze”, gonfie di fondente ricotta e non prive di qualche truciolo di prosciutto, si pagheranno solo fra otto giorni. Rendetevi conto che ciò incoraggia, stimola e potenzia il consumatore.....

Non c'è bisogno, nemmeno, di firmare cambiali o sottoscrivere un contratto di finanziamento...Don Rosario annota tutto su un quadernetto e gli affari gli vanno così bene che può pregare la moglie, senza timore di fare il passo più lungo della gamba, di intensificare la produzione.
Già, la bellissima moglie è croce e delizia di Don Rosario: i clienti accorrono alla sua bottega non solo per la bontà delle pizze ma anche per le grazie della signora Pugliese.
Un giorno però, donna Sofia perde il prezioso anello di smeraldi che le aveva regalato Don Rosario per il loro fidanzamento...Sarà finito nell'impasto delle pizze?
Quadernetto alla mano, il nostro imprenditore passa in rassegna tutti i clienti della giornata...La sua tecnica investigativa è collaudata: sguardi irati, allusioni e ironie sottili volte chiudere in un angolo l'indiziato e costringerlo a restituire l'anello. E, oltre che della psicologia, Don Rosario si serve  della Statistica...

“Qui c'è scritto che vi sono state consegnate cinque pizze, quindi avete cinque probabilità” 

e della Logica aristotelica...

Un serio incidente fu per determinarsi nella bottega di un fruttivendolo, la cui faccia enfiata da un atrocissimo mal di denti esaltò i sospetti di Don Rosario.
“E quella è una pietra dura, lo smeraldo” urlò, abbassandosi a una aperta accusa.
L'indignato fruttivendolo si scagliò innanzi senza ricordarsi che inforcava una sedia; pareva il Barone di Münchhausen  sulla palla di cannone.

Alla fine, l'anello salterà fuori dal taschino di Don Alfredo, il playboy del vicolo..Ma i conti non tornano: sul quadernetto non risulta nemmeno una pizza consegnata a Don Alfredo!!!!
Certo, la gente vuole l'happy end e così Don Alfredo pagherà, prima della fatidica scadenza degli 8 giorni, il dovuto per le quattro pizze che non figurano nei libri contabili ed a Don Rosario, oltre all'anello, resterà la certezza di essere stato tradito.
A proposito di fiducia...!!!

Don Ersilio Miccio vendeva saggezza..

Il racconto successivo è “Il professore” (interpretato, sul grande schermo, da Eduardo De Filippo).
Ed, effettivamente, Don Ersilio è un consulente a 360 gradi: la gente chiede il suo aiuto per qualsiasi cosa ed il “Professore” dà, dietro un modesto compenso, sempre il consiglio giusto.
Il preventivo (in termini di pena) per un furto con scasso? Come aggirare l'aggravante della premeditazione nel caso di uno sfregio? La tovaglia più adatta per un altare? Come scansare il servizio di leva? Don Ersilio ti tira sempre fuori dalle beghe, piccole o grandi che siano.
Ma la sua consulenza più originale è, a mio avviso, quella richiesta da un gruppo di tifosi che sollecitano, alla vigilia di un'importante partita di calcio, nuovi insulti da destinare all'arbitro nel caso di mancata imparzialità.
Anche gli ultras hanno bisogno di un mentore!
E vediamo come se la cava Don  Ersilio...

“Arbitro, sei un ettaro di chiocciole”  propose condannando col tono di voce elegiaco, signorile, chi fino a quell'istante non avesse saputo concepire, per volgarità o meschinità d'intelletto, un intero, vivo, incommensurabile, e dopotutto gentile paesaggio di fronti scabre.
“Arbitro, sei un orecchio di frate confessore” soggiunse Don Ersilio, sbirciandoci.
Per qualche minuto non ci sentimmo respirare; un rovescio di pioggia frustò la soglia, destandone la polvere che vi divenne una corsa di perle nere; ah, i peccati, ah le colpe, riflettemmo, come debbono aver imbrattato, dopo ore di confessionale, il paziente orecchio di un sacerdote man mano che egli li rimetteva e si sforzava di di dimenticarli; non esiste fontana che possa restituire pulizia e innocenza a quell'orecchio, pensammo trasalendo, è solo la mano di Dio che lo rifà casto e bianco.

Beh, mai mettersi contro Don Ersilio!!!
Infine, l'ultimo brano scelto è “Trent'anni, diconsi trenta” (nel film di De Sica, il protagonista di questo episodio è Totò).

Un contadino deve seminare un campo di  metri quadrati 249, eccetera. Per quanti giorni lavorerà, e di quanto grano avrà bisogna bisogno quel contadino?

Galeotto fu il foglietto! Già, perché la soluzione del problema, gettatagli da Carmine Javarone, diventa una vera e propria catena perpetua per il povero Saverio Petrella.
Per trent'anni, il povero Saverio sarà completamente succube dell' ”amico” che arriverà perfino, una volta divenuto vedovo, a trasferirsi in casa sua ed a comandare sulla sua famiglia.

Una domenica che i bambini lo infastidivano gli sfuggì detto:”Carmine, falli star zitti”; e che importa se poi, nella stanza attigua, ferocemente si schiaffeggiò?

La liberazione arriverà a seguito di un malessere che colpirà Don Carmine, al quale verrà diagnosticata una grave malattia cardiaca: Saverio trova, così, il “coraggio” di cacciarlo di casa.
Poco importa che, una volta che la diagnosi si sarà rivelata errata, il guappo si ripresenti all'uscio dei Petrella: ormai la famiglia non è più disposta ad accettare umiliazioni.
La prima morale di questa storia è che è meglio fare da soli i nostri compiti in classe: un brutto voto non è la fine del mondo e, se si studia con costanza, prima o poi i risultati arriveranno.
La seconda è  che non è mai troppo tardi per ribellarsi: la famiglia Petrella, alla fine, riacquista la  dignità.

lunedì 18 giugno 2018

Il rapimento di Proserpina

Continuiamo a parlare di dei e di stagioni, facendo un po' di analisi, oggi, di uno dei miti più belli, impreziosito, poi, dagli eleganti versi di Claudiano.
L'opera, rimasta incompiuta (probabilmente per la morte dell'autore), è ricca, tra l'altro, di accurate descrizioni dei paesaggi nei quali si snoda la vicenda e devo confessare che la lettura è  talmente intrigante che mi fa venir voglia di tornare in Sicilia, dove pur sono stato alcuni mesi fa.
Già, perché Cerere, essendo ormai la figlia Proserpina in età da marito, dopo aver respinto la corte di Marte e di Apollo, temendone il rapimento, la nasconde proprio sull'isola.
Plutone, però, pur circondato da immense ricchezze, comincia a sentirsi solo nel suo “Dark Reign” e minaccia di “scatenare l'inferno” se non gli verrà concessa una moglie.
E' interessante leggere un brano del suo “cahier de doléances”,  perché ci mostra un'immagine diversa da quella che siamo propensi ad associare al sovrano dell'Ade.

Nereia glauco
Neptunum gremio complectitur Amphitrite ;
te consanguineo recipit post fulmina fessum
Iuno sinu. quid enim narrem Latonia furta,
quid Cererem magnamque Themin ? tibi tanta creandi
copia ; te felix natorum turba coronat.
ast ego deserta maerens inglorius aula
implacidas nullo solabor pignore curas ?

Anfitrite, figlia di Nereo, nell'azzurro grembo
Nettuno accoglie; te, stanco dopo aver scagliato i tuoi fulmini,
 Giunone stringe al fraterno petto. E che dire, poi,
dei tuoi furtivi diletti con Latona, con Cerere e con Themis?
A te è dato di generare in gran copia;
una moltitudine felice di figli ti circonda,
mentre io senza gloria nella vuota reggia
mesto rimarrò e non potrò alleviare gli aspri affanni con un figliolo?

Tutto sommato, il potente Plutone merita la nostra comprensione..A questo punto, Giove si trova, come tutti i regnanti, a dover prendere delle decisioni difficili: da un lato, deve scongiurare una guerra fratricida, dall'altro...dove la trova una sposa,  degna di un dio,  che accetti di rinunciare alla luce e all'aria per le tenebre?
Purtroppo  non c'è.. Anzi, ci sarebbe Proserpina, che è in età da marito ed è bellissima...Certo, non accetterebbe mai di vivere negli inferi e figuriamoci se  Cerere darebbe il suo consenso!!!!
Bisogna, quindi, giocare d'astuzia: Giove ordina a Venere di aiutare Plutone a rapire Proserpina..

Viderat haec dudum summa speculatus ab arce
Iuppiter ac Veneri mentis penetralia pandit :
‘ curarum, Cytherea, tibi secreta fatebor.
Candida Tartareo nuptum Proserpina regi
iam pridem decreta dari : sic Atropos urget ;
sic cecinit longaeva Themis, nunc matre remota
rem peragi tempus. fines invade Sicanos
et Cereris prolem patulis inludere campis,
crastina puniceos cum lux detexerit ortus,
coge tuis armata dolis, quibus urere cuncta,
me quoque, saepe soles, cur ultima regna quiescunt ?

Da molto tempo queste cose dall'alto aveva già visto
Giove osservatore ed a Venere gli arcani della sua mente svela:
'A te confesserò, o Citerea, i segreti delle mie preoccupazioni.
Che la candida Proserpina sia data in moglie al Tartareo re
già è stato decretato da tempo; così vuole Atropo;
così l'antica Themis  predisse; adesso che la madre è lontana,
è il momento di agire. Varca i confini della Sicilia
e la prole di Cerere a giocare nei campi aperti
domani, appena la luce con i suoi purpurei raggi da oriente apparirà,
induci, armata dei tuoi inganni, con i quali travolgere tutto,
me compreso, sei spesso solita, affinché resti tranquillo il regno degli inferi?'

Un bell'esempio di realpolitik!
E così Proserpina cade nella trappola ordita da Giove; mentre Plutone, nella sua terribile maestà, si accinge a rapirla, intervengono, in difesa della fanciulla, Minerva e Diana.
Mosse a pietà, le due impavide dee affrontano lo zio: Diana incocca una freccia, mentre Minerva blocca il carro del signore degli inferi e si appresta a scagliare la sua lancia.
Beh, l'immagine è veramente suggestiva e molti sono gli artisti che si sono cimentati nel tramandarcela, da Rubens a Willem Van Herp The Elder; certamente, però, nel campo della scultura,  “il ratto di Proserpina” per antonomasia è quello immortalato dal Bernini.
A spegnere il furore delle due dee interviene, immediatamente, Giove: il padre degli dei palesa il suo consenso all'atto e  alle figlie non resta che chinare, a malincuore, la testa.
Proserpina grida tutta la sua disperazione... Plutone, allora, trattiene i cavalli e …

Talibus ille ferox dictis fletuque decoro
vincitur et primi suspiria sensit amoris.
tunc ferrugineo lacrimas deterget amictu
et placida maestum solatur voce dolorem :
Desine funestis animum, Proserpina, curis
et vano vexare metu. maiora dabuntur
sceptra nec indigni taedas patiere mariti.
ille ego Saturni proles, cui machina rerum
servit et inmensum tendit per inane potestas.
amissum ne crede diem : sunt altera nobis
sidera, sunt orbes alii, lumenque videbis
purius Elysiumque magis mirabere solem
cultoresque pios ; illic pretiosior aetas,
aurea progenies habitat, semperque tenemus
quod superi meruere semel. nec mollia desunt
prata tibi ; Zephyris illic melioribus halant
perpetui flores, quos nec tua protulit Henna,
est etiam lucis arbor praedives opacis
fulgentes viridi ramos curvata metallo :


Da questi detti e dal bel pianto
il fiero è vinto ed i sospiri del primo amore sperimenta.
Con il ferrugineo mantello deterge le lacrime
e con voce tranquilla consola il mesto dolore:
Smetti di tormentarti, Proserpina, con pensieri funesti
e vano timore; scettro maggiore ti è dato
né soffrirai nozze con uno sposo indegno di te.
Io sono prole di Saturno, tutte le cose sono al mio servizio
e per l'immenso vuoto si estende il mio potere..
Perduto non credere il giorno;altre stelle abbiamo,
altri pianeti, e vedrai un lume più puro, e maggiormente il sole
che scalda l'Eliseo ed i suoi pii abitanti apprezzerai;
lì un'era più preziosa, un'aurea gente risiede, e per sempre abbiamo
ciò che nel mondo di sopra si guadagna una sola volta.
 Né molli prati ti mancheranno; per Zeffiri migliori
ivi spandono il loro profumo fiori perpetui, che nemmeno la tua Enna ha mai prodotto,
vi è poi un prezioso albero, di metallo,  in un bosco ombroso
che curva al verde i fulgenti rami :

Da che mondo è mondo, bisogna sedurre e Plutone gioca tutte le sue carte...
Mentre l'Ade celebra le nozze del suo signore, sull'Olimpo Giove convoca gli altri dei e minaccia di fulminare, in senso letterale, chi farà parola, a Cerere, dell'accaduto..Persino il padre degli dei deve ricorrere al “segreto di Stato”, perché Cerere è troppo importante per gli equilibri del mondo degli uomini.
Ma non c'è segreto che duri... Proserpina appare in sogno alla madre che, angosciata, si reca immediatamente dagli altri dei per sapere che cosa sia successo alla figlia.
Ovviamente, nessuno parla, perché di Giove tutti hanno paura; Cerere, allora, si mette alla ricerca di Proserpina.
L'opera di Claudiano si interrompe qui...Vediamo, però, come si conclude la nostra storia.
Sarà Elios, il dio della luce, a rivelare, infine,  a Cerere,  che Proserpina è stata rapita da Plutone e che Giove aveva deciso di dargliela in sposa.
La dea, irata, scatena una terribile carestia ed a nulla valgono suppliche e invocazioni.
Giove è costretto a cedere e chiede a Plutone di restituire Proserpina alla madre; quest'ultimo, però, prima della partenza, fa mangiare  alla fanciulla dei chicchi di melograno, creando così un legame indissolubile tra la fanciulla ed il regno dei morti.
Proserpina, da quel giorno, trascorrerà, perciò, ogni anno, 6 mesi nell'Ade (l'autunno e l'inverno) e 6 mesi sull'Olimpo (la primavera e l'estate).