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domenica 27 luglio 2014

Seduzione e ratto di Europa

Beh, negli ultimi anni la parola "Europa" è sempre più ricorrente nei giornali, nei talk show e nei social network, così non possiamo esimerci dal dedicarle dello spazio nemmeno noi, nel rispetto, però, del nostro principio guida che è quello di non fare politica.
Andiamoci a rileggere, quindi, il mito di Europa attraverso i versi eleganti di una nostra vecchia conoscenza, il poeta Ovidio.
Dalle Metamorfosi, II, vv. 846-875 :

non bene conveniunt nec in una sede morantur
maiestas et amor; sceptri gravitate relicta
ille pater rectorque deum, cui dextra trisulcis
ignibus armata est, qui nutu concutit orbem,
induitur faciem tauri mixtusque iuvencis              
mugit et in teneris formosus obambulat herbis.
quippe color nivis est, quam nec vestigia duri
calcavere pedis nec solvit aquaticus auster.
colla toris exstant, armis palearia pendent,
cornua vara quidem, sed quae contendere possis              
facta manu, puraque magis perlucida gemma.
nullae in fronte minae, nec formidabile lumen:
pacem vultus habet. miratur Agenore nata,
quod tam formosus, quod proelia nulla minetur;
sed quamvis mitem metuit contingere primo,              
mox adit et flores ad candida porrigit ora.
gaudet amans et, dum veniat sperata voluptas,
oscula dat manibus; vix iam, vix cetera differt;
et nunc adludit viridique exsultat in herba,
nunc latus in fulvis niveum deponit harenis;              
paulatimque metu dempto modo pectora praebet
virginea plaudenda manu, modo cornua sertis
inpedienda novis; ausa est quoque regia virgo
nescia, quem premeret, tergo considere tauri,
cum deus a terra siccoque a litore sensim              
falsa pedum primis vestigia ponit in undis;
inde abit ulterius mediique per aequora ponti
fert praedam: pavet haec litusque ablata relictum
respicit et dextra cornum tenet, altera dorso
inposita est; tremulae sinuantur flamine vestes.


Non si adattano bene e non dimorano in un solo luogo
maestà e amore; abbandonata la gravità dello scettro
il padre e signore degli dei, che ha la destra
armata di fulmini a tre punte, che con un cenno del capo scuote la Terra,
prende le sembianze di un toro e in mezzo alle giovenche
muggisce e cammina, bello, sulla tenera erba.
Infatti è del color della neve, che non è stata calcata
dalla pianta di un piede duro né sciolta dall'Austro piovoso.
I muscoli del collo del toro risaltano, dalle spalle pende la giogaia,
le corna sono un ramoscello biforcuto ma  [sono così belle che] possono sembrare
fatte a mano e sono più lucide di una gemma pura.
Nessuna minaccia è sulla fronte, né ha uno sguardo terribile,
il muso riflette  pace. La figlia di Agenore lo guarda,
è così bello e non minaccia combattimenti;
ma, per quanto mite,  ha paura dapprima a toccarlo,
poi si avvicina e porge dei fiori alla candida bocca.
Si rallegra l'amante e, nell'attesa della voluttà sperata,
le bacia le mani; con sforzo infatti, con sforzo rimanda a dopo le altre cose
e ora gioca e saltella sull'erba verdeggiante.
Ora depone il bianco fianco sulla sabbia biondastra;
e rimosso un po' alla volta il timore le offre il petto
da accarezzare con la mano virginea, e le corna
da ornare con nuove ghirlande; la vergine reale ha l'ardire,
ignara di chi fosse, di montargli sopra, di sedere sulla groppa del toro,
ed il dio così si allontana poco a poco dalla terra e dal lido
mettendo sulla riva le false impronte dei suoi piedi.
Poi va  oltre e porta la preda in mezzo al mare: questa ha paura e guarda,
mentre viene portata via, la spiaggia lontana e  la mano destra tiene un corno
e  l'altra è posta sul dorso; le tremule vesti si gonfiano al vento.

domenica 20 luglio 2014

La suocera

Cerchiamo di rendere giustizia, oggi, ad uno dei ruoli familiari da sempre, più o meno scherzosamente, "sotto accusa" e facciamolo attraverso questa brillante commedia di Terenzio, "La suocera".
Personalmente sono stato ben accolto dalla madre della mia compagna, ma quando la coppia "scoppia" avviene talvolta che alla suocera venga imputata quota parte della responsabilità dei dissidi tra i coniugi.
Vediamo cosa scrive Terenzio....

LACHETE:
Pro deum atque hominum fidem, quod hoc genus
            [est! Quae haec est coniuratio!
Utin omnes mulieres eadem aeque studeant nolintque
                    [omnia.
Neque declinatam quicquam ab aliarum ingenio
                [ullam reperias!
Itaque adeo uno animo omnes socrus oderunt nurus.
Viris esse adversas aeque studium est, similis
                [pertinacia est,
In eodemque omnes mihi videntur ludo doctae ad
                [malitiam; Et
Ei ludo, si ullus est, magistram hanc esse satis certo
                    [scio.


LACHETE (padre di PANFILO, lo sposo]:
Per la fede negli dei e negli uomini, che razza è mai questa! Che complotto è questo!
Come è possibile che tutte le donne abbiano le stesse aspirazioni e le stesse antipatie?
E non ne trovi una che si distacchi per ingegno dalle altre!
E così tutte le nuore hanno in animo di odiare le suocere e viceversa.
E sono [sempre] inclini ad andar contro i mariti, con simile caparbietà!
Mi sembra che si siano diplomate, in malizia, tutte alla stessa scuola; e quella scuola, se esiste, ha come maestra questa qui [mia moglie], lo so per certo.


Già, una scuola per “suocere”, originale come idea! Ma questa volta la suocera, Sostrata, è innocente e dimostra, anzi, nel suo agire, una grande umanità.
E sarà poi una cortigiana, Bacchide, primo amore di Panfilo, a dipanare la matassa e ad assicurare l'happy end della storia, andando contro i suoi stessi interessi .
Nella commedia di Terenzio, infatti, sono le donne a dimostrare maggiore attenzione ai veri sentimenti mentre gli uomini, Panfilo compreso,  risultano più accomodati nelle convenzioni borghesi.
Take care of your mother in law (Prendetevi cura della vostra suocera).

domenica 13 luglio 2014

Miró

Beh, visto che ho trascorso il fine settimana a Barcellona, vi racconterò qualcosa di Joan Miró, così facciamo un break e paghiamo pegno alla Storia dell'Arte.
E' vero, a scuola non dedicavo alla Storia dell'Arte la stessa attenzione che dedicavo, invece, ad altre materie, rischiando di dovermela studiare sotto l'ombrellone....Per fortuna, il nostro prof. era una persona intelligente e guardava lontano.
Tuttavia, visto che ormai è estate, meglio non rischiare... Magari ci si presenta in spiaggia, a distanza di anni, e ci interroga!
E parliamo, allora, un poco di Miró che, tra l'altro, è un personaggio affascinante ( forse, se ci fosse una forte interdisciplinarietà nelle scuole, alcune materie non verrebbero relegate al ruolo di “cenerentole” e l'apprendimento tutto diverrebbe più divertente).
Miró nacque a Barcellona e fu uno dei più importanti esponenti del Surrealismo. Durante la guerra civile appoggiò la Repubblica e così dovette attendere la morte di Franco per ottenere i dovuti riconoscimenti del suo lavoro anche in patria.
Si dedicò sia alla pittura che alla scultura; dovendo scegliere una delle sue opere, prendo il “Carnevale di Arlecchino”, uno dei capolavori del movimento surrealista perché ne rappresenta al meglio le ambizioni di liberazione.
Nel dipinto, tra diavoletti e animali, ci sono la torre Effeil, il suo gatto (gli piaceva averlo vicino mentre dipingeva!) ed il globo terrestre: riuscite ad individuarli?

Mirò - Il Carnevale di Arlecchino

domenica 6 luglio 2014

Il potere della discordia

C'è sempre qualcuno che ha voglia di litigare....E così, che ciò avvenga in casa, sull'autobus, nel traffico o in ufficio, spesso cominciamo (o finiamo) male la giornata.
Consoliamoci, è un male antico! E probabilmente è antico anche l'unico rimedio possibile.
Vediamo cosa ci suggerisce Esopo...

Il potere della discordia - Esopo













Eracle camminava per una strada stretta. Vedendo a terra una cosa simile ad un frutto, cercò di romperla; e questa subito diventò due volte più grande. E allora Eracle la percosse di più e la colpì con la clava. Ma questa crebbe ancora e gli sbarrò il passaggio.
Eracle, gettando via la clava, rimaneva perplesso. A quel punto Atena, apparendogli, gli disse:"Smettila,o fratello; questa è la Discordia. Se uno non la combatte, rimane come era prima; nelle battaglie, invece, diviene più grande".
La favola mostra che è chiaro che le battaglie e le liti sono causa di grande danno. 

Beh, non so se questo rimedio funzioni sempre ma, a quanto pare, nemmeno Eracle poteva far nulla contro la discordia. Keep calm and carry on!