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giovedì 24 dicembre 2015

Il Primo Censimento

Una delle materie più affascinanti che ci siano è sicuramente la Demografia ed il censimento della popolazione è sempre un avvenimento di grandissimo interesse.
Tra i lavori svolti da mia madre c'è stato anche quello di supporto nella compilazione del corposo modulo cartaceo che ogni 10 anni ci viene consegnato e ricordo che mi parlava molto bene di questa sua esperienza lavorativa che l'aveva portata ad entrare nelle case di tante persone simpatiche, gente comune e star della TV, tutti accomunati da quei dubbi amletici che ci sorgono quando dobbiamo riempire dei moduli.
Anch'io, del resto, con i dati dei censimenti ho avuto qualcosa a che fare, quindi mi sembra doveroso dedicargli un po' di spazio in questo blog.
E se il primo censimento del 1861 contò circa 22.000.000 di neoitaliani, nel giro di 150 anni siamo diventati quasi 60.000.000, a dimostrazione che pian piano ce l'abbiamo fatta a diventare un grande Paese.
Ma, considerando la ricorrenza odierna, una rettifica si impone in quanto il Primo Censimento fu fatto molto prima dell'unità d'Italia e fu veramente un evento epocale.
Vediamo, allora, di cosa si trattò, così evitiamo pure di dimenticarci il Greco...
Dal Vangelo di Luca:

Nascita di Gesù - Vangelo di Luca

 
In quei giorni venne emanato un decreto da Cesare Augusto affinché tutti quanti si registrassero. Questo fu il primo censimento, essendo Quirinio governatore della Siria. E tutti andarono a farsi registrare, ciascuno nella sua città. E anche Giuseppe venne dalla Galilea, dalla città di Nazaret, alla Giudea, alla città di David, che è chiamata Betlemme, perché era della casa e della discendenza di David, per essere censito insieme alla sua promessa sposa Maria, che aspettava un bambino.
E mentre erano lì, per lei venne il tempo di dare alla luce. E diede alla luce il suo primogenito, e lo coprì con delle fasce e lo adagiò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nella locanda.

Auguri a tutti.

venerdì 24 luglio 2015

Debiti...debiti

Debito pubblico, debito privato, debito con la società, debito formativo, debito di riconoscenza e, se apparteniamo alla schiera degli inguaribili "dreamers", potremmo sicuramente contrarre anche qualche debito con la realtà.
Beh, il tema è terribilmente serio, però la tentazione di giocare un po' con le parole è forte, quindi prendiamolo come al solito alla lontana e alla leggera...Vi è mai capitato, da ragazzi, di prestare qualche migliaio di lire ad un amico o ad un compagno di scuola e che costui, al momento di restituire il dovuto, nicchiasse?
Cominciamo quindi da una nostra vecchia conoscenza, il carissimo Esopo, che ci racconta quello che succedeva ad Atene...

Esopo - il debitore Ateniese

Ad Atene un debitore, essendogli stato richiesto dal creditore di restituire il prestito, dapprima lo pregava di accordargli una dilazione, dicendo che era in grande penuria. Giacchè non lo persuadeva, avendo condotto la sola scrofa che aveva, in sua presenza la mise in vendita. Essendo sopraggiunto un acquirente e avendo chiesto se la scrofa fosse fertile, quello rispose che essa non solo figliava, ma anche in modo stupefacente. Disse che ai misteri generava femmine e alle Panatenaiche maschi.Essendo quello rimasto impressionato per il discorso, il creditore disse:"Non ti meravigliare. Questa infatti per le Dionisiache ti genera anche capretti."
Il racconto ci mostra che molti per il proprio profitto non esitano a testimoniare il falso nemmeno su cose impossibili.

Certo, si tratta dei degni antenati de "il Gatto e la Volpe", comunque, quando i debiti non venivano pagati, ben pochi avevano il senso dell'umorismo di Esopo. I Romani, ad esempio, riservavano ai debitori insolventi un'amara sorte: vediamo cosa prevedevano le leggi delle XII tavole (Tabula III).

In caso di riconoscimento del debito o di condanna in giudizio, il debitore aveva un termine di 30 giorni per l'adempimento; trascorso tale termine, si procedeva alla cattura e veniva portato dinanzi al magistrato.

NI IUDICATUM FACIT AUT QUIS ENDO EO IN IURE VINDICIT, SECUM DUCITO, VINCITO AUT NERVO AUT COMPEDIBUS XV PONDO, NE MAIORE AUT SI VOLET MINORE VINCITO.

Se non adempie al giudicato o se nessuno presta garanzia per lui davanti al giudice, il creditore lo conduca con sè e lo leghi con catene o ceppi di 15 libbre, non più pesanti ma, se vuole, di peso minore.

Il debitore poteva alimentarsi a sue spese altrimenti era il creditore a doverlo nutrire. Nel frattempo si cercava un accordo tra le parti; se non si riusciva a trovarlo, il debitore rimaneva prigioniero del creditore per 60 giorni e condotto davanti al Pretore per tre giorni di mercato consecutivi: il terzo giorno veniva messo in vendita o ucciso.

TERTIIS NUNDINIS PARTIS SECANTO. SI PLUS MINUSVE SECUERUNT, SE FRAUDE ESTO.

Il terzo giorno venga tagliato in parti. Se ne tagliano di più o di meno, non costituisce frode.


Non c'è che dire....Anche Shakespeare, del resto, ci mette in guardia dal contrarre dei debiti: dall'Amleto, eccovi un pezzetto della benedizione di Polonio al figlio Laerte.

Neither a borrower nor a lender be,
For loan oft loses both itself and friend,
And borrowing dulls the edge of husbandry.
This above all: to thine own self be true,
And it must follow, as the night the day,
Thou canst not then be false to any man.

Non dare nè prendere in prestito,
perchè il denaro prestato spesso perde sia sè stesso che l'amico,
ed il debito smussa il filo dell'economia.
E questo innanzitutto: sii sincero con te stesso,
e così deve necessariamente seguire, come la notte il giorno,
che non potrai essere falso con nessun altro uomo.

Beh, fin qui nulla di nuovo sotto il sole: Money makes the world go around..Eppure, qualcuno aveva provato a suggerirci un'indulgenza nuova..Dal Vangelo di Luca (7,41-42)

Duo debitores erant cuidam feneratori:unus debebat denarios quingentos,alius quinquaginta. Non habentibus illis, unde redderent,donavit utrisque.
....

Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo quelli da dove restituire, condonò il debito a entrambi.
....

E forse, condonare ogni tanto qualche debito , piccolo o grande che sia, è anche la cosa più saggia.