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sabato 14 luglio 2012

Gioventù ribelle

Continuiamo la nostra escursione negli anni '90 per parlare questa volta del libro "Historia del Kronen" (1994)  dello scrittore spagnolo José Ángel Mañas.
Il Kronen è un bar dove Carlos, un giovane amante della trasgressione, si riunisce con i suoi amici per passare un'estate "alla grande". Finirà male, come è quasi matematico in questi casi.
L'opera comunque mi offre il pretesto per parlare di un altro dei grandi eterni miti, quello della giovetù ribelle alla quale il mondo del cinema ha imposto la faccia di James Dean (sapevate che il titolo originale del film era "Rebel without a cause"? Mi sembra molto più azzeccato che "Gioventu` bruciata"!). Beh, con una causa o meno, il ribellarsi ogni tanto è un comportamento sicuramente più umano dell'obbedienza acritica, che ha qualcosa di cinico e masochistico  insieme.
Comunque, se dovessi dare io una faccia alla gioventù ribelle (non me ne vogliano i fan di James Dean) sceglierei quella di Billy the Kid, il ragazzo bandido leggenda del West e immortalato anche lui in più trasposizioni cinematografiche, oltre che nella splendida Knockin' on Heaven's door di Bob Dylan.
Un saluto a tutti quelli che ogni tanto si ribellano.

martedì 27 marzo 2012

Accadde in America

Spostiamoci negli States, dove la seconda metà del XX secolo è alquanto movimentata. Oltre agli anni della guerra del Vietnam, che si concluderà con la sconfitta degli Americani che saranno costretti al ritiro,  e del movimento di protesta studentesco, questi sono gli anni delle grandi battaglie per i diritti civili. 
Le tensioni che ne scaturirono produrranno degli omicidi illustri; nel 1963 viene ucciso John Kennedy, nel 1965 Malcom X, nel 1968 Robert Kennedy e Martin Luther King.
Ma non mancarono altri gesti clamorosi; Cassius Clay (poi, convertitosi alla fede musulmana, cambierà il nome in Muhammad Alì), già medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, divenuto campione del mondo si vide ritirare la licenza in quanto rifiutò di combattere in Vietnam:

Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato "negro"

E se da un lato la guerra del Vietnam sarà di ispirazione per cineasti (su tutti,  a mio avviso, "Il cacciatore" di Michael Cimino e "Platoon" di Oliver Stone, ma ce ne sono molti), cantanti (come si può prescindere da "Blowin' in the Wind", di Bob Dylan?) e opere teatrali (ricordo un "Miss Saigon" visto a Londra molti anni fa, un musical che ebbe un enorme successo), spenderei ancora qualche parola sul tema della discriminazione razziale.
Nel 1966 veniva accusato ingiustamente di omicidio e condannato all'ergastolo il pugile Rubin Carter, noto al mondo con il soprannome di "Hurricane" ("Uragano", e da quel poco che ho visto attraverso vecchi filmati, effettivamente il soprannome era meritato: i suoi avversari li tempestava di colpi; sì,  avrebbe potuto essere "il campione del mondo").
Sarà riabilitato e scarcerato solo nel 1985; Bob Dylan, che forse meglio di ogni altro ha cantato tutti i mali di questo nostro mondo, dedicò una canzone alla sua vicenda.