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giovedì 31 gennaio 2013

Quando vennero..

Ogni tanto mi capita di arrivare in ritardo (devo ancora capire se lo faccio di proposito oppure no..), comunque visto che qualche giorno fa si celebrava il giorno della memoria, è giusto dedicare un momento di riflessione sulle pagine di questo blog.
Cos'è che rese possibile tanto orrore? E cos'è che rende possibile tante ingiustizie, piccole o grandi (ma in realtà anche le ingiustizie "piccole" sono enormi per chi le subisce)?
La risposta è semplice: la maledetta indifferenza, magistralmente denunciata da Gramsci negli "Scritti giovanili".
Vediamo come ci ammonisce Martin Niemöller, pastore protestante, con la sua celebre poesia che ha il pregio di essere semplice, oltre che bella e indimenticabile (la lessi quando avevo 19 anni, ossia anni luce fa, e ancora me la ricordo...), così posso tradurla malgrado il mio cattivissimo tedesco.
Ve ne sono più versioni, leggermente diverse tra loro : vi riporto quella più diffusa.

Als die Nazis die Kommunisten holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.

Als sie die Sozialdemokraten einsperrten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Sozialdemokrat.

Als sie die Gewerkschafter holten,
habe ich nicht protestiert;
ich war ja kein Gewerkschafter.

Als sie die Juden holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Jude.

Als sie mich holten,
gab es keinen mehr,
der protestieren konnte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti,
non ho detto nulla;
non ero comunista.

Quando rinchiusero i socialdemocratici,
sono rimasto in silenzio;
non ero socialdemocratico.

Quando vennero per i sindacalisti,
non ho protestato;
non ero sindacalista.

Quando vennero per gli ebrei,
non ho fiatato;
non ero ebreo.

Quando vennero per me,
non c'era più nessuno,
che potesse protestare.


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martedì 14 febbraio 2012

Lettera dal carcere

Restiamo in Italia e vediamo cosa succede, da un punto di vista letterario, durante gli anni del fascismo.
Nel 1926, Grazia Deledda vince il premio Nobel per la letteratura, ma è soprattutto di Antonio Gramsci e delle sue "Lettere dal carcere" che voglio parlarvi oggi.
Si tratta di una raccolta selezionata delle lettere che Gramsci scrisse durante la sua prigionia (fu incarcerato dal fascismo nel 1926 e, a seguito dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute, nel 1934 verrà ricoverato in clinica dove passerà gli ultimi anni della sua vita). Il rilievo artistico delle "Lettere" è universalmente riconosciuto (c'è, anzi, una seria possibilità che Gramsci sia studiato più all'estero che in Italia); vi riporterò una di quelle scritte al figlio Delio, la più famosa e la mia preferita:


Carissimo Delio, 
mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono fra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?
Ti abbraccio.
Antonio


Questo era Gramsci: profondità e semplicità. In poche righe, spiega ad un bambino che la Storia ed il Progresso si basano sull'inclusione e non sull'esclusione.

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