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sabato 28 luglio 2012

La fiesta del chivo

Entriamo così nell'anno 2000, anno del Giubileo e in cui a giubilare doppiamente sono i laziali che vincono uno storico scudetto. Bella squadra, non c'è che dire, con Verón, Nedvěd  e Mihajlović a dettare il gioco anche se, in un impossibile confronto a distanza, preferisco il gioco della Lazio del 1974, che era assai moderno per l'epoca; con il senno del poi, valeva la pena di tentare su un blocco di giocatori della Lazio per i Mondiali del 1974, forse avremmo fatto più strada.
Ma passiamo al racconto di oggi..Letteralmente, la "Fiesta del chivo" significa "la festa del caprone" ed intorno alla sua simbologia si sono fatte varie ipotesi.
Introduciamo prima però l'argomento di questo libro, che è  di una "nostra vecchia conoscenza" (e premio Nobel per la letteratura), Mario Vargas Llosa. Attraverso il viaggio nella memoria di una generazione, vengono ripercorse le tappe che portarono all'uccisione del dittatore della Repubblica Dominicana Trujillo, per evidenziare le condizioni di vita nella società dominicana, dove la "dea corruzione" detta i comportamenti ed il libero arbitrio è un lusso che non ci si può permettere.
Quindi cosa significa il titolo? "Chivo" (ossia caprone), era il soprannome con il quale era chiamato il dittatore per i suoi eccessi sessuali, mentre il termine "Fiesta" può essere intesa in più modi, anche se l'interpretazione più probabile è quella di festa in senso orgiastico, per quanto  ci si potrebbe riferire ad un'orgia  di sangue come avviene spesso dopo la morte di  un dittatore.

Post  collegati.: Pantaleon e le visitatrici

domenica 1 aprile 2012

Pantaleon e le visitatrici

Torniamo in America Latina per parlare del racconto "Pantaleón y las visitadoras" del peruviano Mario Vargas Llosa,  anche lui vincitore del premio Nobel per la letteratura.
A Pantaleón Pantoja, capitano dell'esercito peruviano di grande moralità  e militare inappuntabile, viene affidata una missione segreta alquanto singolare: deve provvedere alle necessità sessuali della guarnigione che presta servizio in Amazzonia. Così, suo malgrado, deve organizzare un gruppo di prostitute, lo SVGPFA (Servicio de Visitadoras para Guarniciones, Puestos de Frontera y Afines [Servizio di Visitatrici per guarnigioni, posti di frontiera e affini]). Tra queste ce n'è una molto affascinante, soprannominata "La brasiliana", dalla quale l'integerrimo capitano viene sedotto.
Quando "la brasiliana" viene uccisa, Pantaleón le rende omaggio presentandosi al funerale in uniforme e rendendo così pubblica la missione che doveva restare segreta. Verrà perciò sollevato dal suo incarico e inviato al lago Titicaca per provvedere al servizio mensa.
Istinti, pudori e ipocrisia sono tematiche vecchie come il mondo e l'autore le  tratta con garbo; naturalmente, mi è subito venuta in mente la canzone di Fabrizio De Andrè "Bocca di rosa",  un poetico omaggio alle esercenti la professione più antica.