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lunedì 25 luglio 2022

Carta de Jamaica

 Tὸ εὔδαιμον τὸ ἐλεύθερον, τὸ δ’ ἐλεύθερον τὸ εὔψυχον. (Tucidite, Epitafio di Pericle)


Riprendiamo il nostro thread sugli Imperi (ed il loro crollo!!!) e, con l'occasione, ripassiamo un po' di Storia.
Con il Trattato di Tordesillas (1494), Spagna e Portogallo si erano divisi i territori delle Americhe.
Gli spagnoli avevano confidato la gestione dei loro territori all'élite creola (i creoli erano i discendenti dei coloni europei, mentre le altre etnie erano costituite dagli indios e dagli schiavi africani).
Le riforme introdotte dai Borboni, che prevedevano che i funzionari incaricati dell'amministrazione dovessero provenire esclusivamente dalla penisola, un aumento della pressione fiscale e, soprattutto, un'ulteriore stretta del “patto coloniale”, che obbligava le colonie a commerciare solo con la madrepatria, fecero aumentare il malcontento presso i creoli, che iniziarono ad auspicare una maggiore autonomia.Come sempre, l'occasione, prima o poi, arriva...Nel 1808 Napoleone invade la Spagna e mette sul trono il fratello; l’élite  creola ne approfittò, allora, per instaurare delle Giunte di autogoverno.
Il Congresso di Vienna  rimetterà Ferdinando VII di Borbone al suo posto, ma ormai è tardi: i coloni non vogliono perdere le libertà acquisite.
In soli 10 anni di guerra, con Simón Bolívar a Nord,  José de San Martín a Sud  e José Artigas nell'attuale Uruguay, l'impero spagnolo si dissolve.
Ma facciamo un passo indietro...Nel 1815, con la Restaurazione, la Spagna aveva inviato truppe nelle colonie e quasi tutti i movimenti indipendentisti erano stati sconfitti.
Simón Bolívar era stato esiliato in Jamaica e proprio lì, con l'intento di richiamare l'attenzione dell'Inghilterra, scrisse la lettera che presta il titolo al post odierno e che ci offre lo spunto per riassumere il pensiero bolivariano; per comprendere  la storia più recente di questa parte del mondo, da Castro a Hugo Chavéz, non si può prescindere, infatti, dal bolivarismo. Giova prima ricordare, però, che Simón Bolívar era stato allievo di Simón Rodríguez1, pedagogo che aveva abbracciato le teorie illuministiche di Rousseau, e quindi conosceva a menadito il “Contratto Sociale” (oltre a “De l'esprit des lois”, di Montesquieu) ed è proprio per la rottura, da parte della Spagna, del Contratto Sociale che nella “Carta de Jamaica” giustifica le lotte indipendentiste, cercando di ottenere l'appoggio degli inglesi.

...

El hábito a la obediencia; un comercio de intereses, de luces, de religión; una reciproca benevolencia; una tierna solicitud por la cuna y la gloria de nuestros padres; en fin, todo lo que formaba nuestra esperanza nos venía de España. De aquí nacía un principio de adhesión que parecía eterno, no obstante que la conducta de nuestros dominadores relajaba esta simpatía, o, por mejor decir, este apego forzado por el imperio de la dominación. Al presente sucede lo contrario: la muerte, el deshonor, cuanto es nocivo, nos amenaza y tememos; todo lo sufrimos de esa desnaturalizada madrastra. El velo se ha rasgado, ya hemos visto la luz y se nos quiere volver a las tinieblas, se han roto las cadenas; ya hemos sido libres y nuestros enemigos pretenden de nuevo esclavizarnos.



Bolívar riteneva che l'America Latina dovesse essere divisa in tante piccole repubbliche indipendenti e che l'obiettivo di queste repubbliche dovesse essere quello di educare e aiutare le persone a realizzare le proprie giuste ambizioni; uno Stato troppo grande, invece, si farebbe guidare dalla bramosia di potenza e decadrebbe presto nella tirannia.
Una volta conquistata l'indipendenza, però,  Bolívar si rese conto che i problemi del popolo erano ben lungi dall'essere risolti e, come spesso capita nella Storia, si sentì costretto ad abbandonare il suo precedente idealismo ed a prendere una scorciatoia, autoproclamandosi dittatore del nuovo Stato di Gran Colombia(1828), che comprendeva i territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama . La sua fine politica e la fine dell'esperienza della Gran Colombia erano però vicine: la rivolta del Perù (del quale, pure, era presidente) nel 1829 e la dichiarazione di indipendenza del Venezuela nel 1830, diedero il colpo di grazia a questo suo ultimo disegno. Stanco e malato, il Generale si dimise e morì poco dopo, mentre cercava di recarsi in Europa. La Gran Colombia fu sciolta l'anno successivo.
Cosa aggiungere? La visione di  Bolívar delle piccole repubbliche indipendenti si rispecchia nella situazione attuale; al contrario di quanto avvenne per il Nord America, l'America Latina non è mai riuscita a divenire una Federazione di Stati. I problemi sociali continuano ad essere enormi ed il dinamismo di alcune delle vicende politiche di questo continente riflettono, sotto certi punti di vista, quell'ambivalenza bolivariana, che non ha fiducia nella piena democrazia e che si lascia prendere la mano da istinti elitisti.
Occorre ricordare, comunque, che  Bolívar apparteneva ad una famiglia ricca e privilegiata e che  dedicò  ai suoi ideali di Liberazione tutta la sua vita e tutti i suoi averi: morirà povero e amareggiato per i tanti tradimenti e per l'ingratitudine della gente.
Ciò dimostra che, probabilmente, Pericle si sbagliava...


La libertad no hace felices a los hombres, los hace sencillamente hombres.
(Manuel Azaña, presidente della Seconda Repubblica Spagnola)

1 In quanto maestro del “Libertador”, fu chiamato il “Magister Patriae”. Devo ammettere che questo personaggio un po' mi intriga... Educato da un sacerdote, si convertì alle tesi dell'Illuminismo e beffò la polizia spagnola, che lo braccava per aver partecipato alla rivolta del 1797, dicendo di chiamarsi “Samuel Robinson” (in omaggio a Robinson Crusoe!!!) e riuscendo, così, ad imbarcarsi per la Giamaica.
Altro personaggio intrigante è Manuela Sáenz, compagna di  Bolívar e figura di riferimento per il movimento femminista dell'America Latina. Lei ricevette, invece, il soprannome di “Libertadora del Libertador”: nel corso di un attentato a  Bolívar, organizzato dai seguaci del generale Francisco de Paula Santander, si interpose ai cospiratori facendogli perdere tempo e dando a  Bolívar la possibilità di fuggire.


lunedì 7 marzo 2022

Il nipote di Archimede: L'anello magico

Oggi parliamo di cyberbullismo.
Iniziamo, però, con il distinguere i Trolls dagli Haters: sia gli uni che gli altri contribuiscono all'incitamento all'odio ma, mentre l'obiettivo dei primi è quello di sabotare la riuscita di una discussione bombardandola di messaggi aggressivi e incivili, i secondi, invece, dopo aver preso di mira una persona, la insultano e la deridono al fine di ferirla.
Gli psicologi parlano di “effetto Gige”: sentendosi protetti dalla mediazione della Rete, i “bulletti” si disinibiscono e dicono e fanno quello che altrimenti, quando sono osservati dagli altri, non direbbero e non farebbero.
Ogni comportamento sul web, però, atto a recare danno, può essere tracciato e denunciato, da chi subisce l'offesa,  alla Polizia Postale ed ecco che, una volta scoperto, il “leone da tastiera” perde tutto il suo “coraggio”.
Rispolveriamo, allora, il secondo libro de “La Repubblica” di Platone e riassumiamo, per quelli che non lo conoscono, il mito dell'anello di Gige.
Gige era un pastore al servizio del re di Lidia.
Un giorno, dopo un violento terremoto, la terra si spaccò creando un voragine  nel luogo dove faceva pascolare il gregge.
Gige scese giù e vide, tra le molte meraviglie, un cavallo di bronzo, cavo e con delle aperture.
Vi infilò il capo e scorse il cadavere di un uomo completamente spoglio ma con un anello d'oro al dito; quindi, lo prese e uscì.
Partecipò, poi, alla consueta riunione dei pastori per dare al re il resoconto mensile sullo stato del gregge ma, mentre era seduto con i compagni, per caso girò il castone dell'anello verso di sé e scomparve; successivamente, girò il castone verso l'esterno e ricomparve. Ripetendo l'esperimento, comprese che l'anello aveva il potere di renderlo invisibile e così fece in modo di essere incluso tra gli informatori del re. Giunto alla reggia, divenne l'amante della regina e con lei congiurò contro il re, l'uccise e prese il potere.
Il mito viene citato da Glaucone per affermare che nessuno, se avesse la certezza di non essere scoperto, eviterebbe di compiere azioni illegittime o malvagie; comportarsi in modo giusto, dunque, non sarebbe vera virtù ma solo un compromesso (N.D.R.: tesi cara ai “relativisti” di tutte le epoche!!!).
Socrate gli dimostrerà, invece, che la giustizia ha un valore assoluto, in quanto è necessaria per il buon funzionamento della Polis: è solo con il perseguimento del bene comune e dell'armonia che lo Stato ed i suoi cittadini possono prosperare.
Ma torniamo al nostro “anello magico”... Che uso ne potrebbero fare i nostri “eroi”???

La traduzione, come sempre, fra qualche giorno....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὸ δακτύλιον μαγικόν

Ὁ Ἰδομενεὺς βαδίζων εἶδε δακτύλιον χρυσοῦν.
Ὁ παῖς ἔλαβε tὸ δακτύλιον καὶ περιηλάσατο· περιήγαγε τὴν σφενδόνην εἰς τὸ εἴσω τῆς χειρὸς  καὶ ἐγένετο ἀφανής.
Ἔπειτα περιήγαγε ἔξω τὴν σφενδόνην καὶ ἐγένετο φανερός.
Ὁ παῖς οὖν ᾔσθετο τῆς δυνάμεως τοῦ δακτυλίου καὶ ἠθέλησεν ὀνίνασθαι.
Γενόμενος ἀφανής, ἔβη πρὸς τὴν ἀγορὰν καὶ ἔκλεψε πλακοῦντας ἀλλὰ ὑπερεπληρώσε τὴν γαστέρα καὶ ἔσχε τὴν διάρροιαν. Εἶτα, τοῦ διδασκάλου πολλάκις κολάσας αὐτόν, ἔγραψε αἰσχρολογίαν ἐπί τοῦ τείχους διδασκαλεῖου.
Τὸ τελευταῖον ἦλθε εἰς τὸν ποταμὸν καὶ εἶδε τὰς Νύμφας λουομένας.
Ὁ Ἰδομενεὺς ἦν ἀφανὴς ἐξ ἀνθρώπων ἀλλὰ οἱ θεοὶ ὁράουσι πάντα· ἡ Ἄρτεμις ὠργίσατο καὶ ἐρράπισε τὸν παῖδα ἐπὶ κόρρης.
Γενόμενος φανερός, ὁ Ἰδομενεὺς ἔφυγε.
Ἔργον δὲ καλὸν οὔτε θεῖον  οὔτ᾽ἀνθρώπινον χωρὶς τῆς ἀρετῆς γίγνεται1

Il nipote di Archimede
L'anello magico
Idomeneo, mentre camminava, vide un anello d'oro.
Il ragazzo prese l'anello e se lo infilò al dito; girò il castone verso l'interno della mano e divenne invisibile.
Poi girò il castone verso l'esterno e tornò visibile.
Si rese conto, quindi,  del potere dell'anello e desiderò approfittarne.
Divenuto invisibile, andò al mercato e rubò delle focacce dolci  ma mangiò troppo ed ebbe la diarrea.
In seguito, poiché il maestro lo aveva punito molte volte, scrisse una parolaccia sul muro della scuola.
Infine, si recò al fiume e vide le Ninfe mentre si bagnavano.
Idomeneo era invisibile agli uomini ma gli dei vedono ogni cosa; Artemide si adirò e percosse il ragazzo sulla guancia.
Divenuto visibile, Idomeneo fuggì.
Non può esserci qualcosa di bello nè divino nè umano senza la virtù
1.

1 frase di Senofonte riadattata

domenica 18 luglio 2021

Elegie d'estate

 -Sei un bra – ket !!!

-La tua ironia da nerd nemmeno mi sfiora : io sono in uno stato di sovrapposizione quantistica!

-Ma tu non sei il gatto di Schrödinger...E, comunque, quello è un paradosso!!!

Chi ha (oppure ha avuto!) un felino come fedele compagno di scrivania durante i propri studi sa che, prima o poi, viene quel fatidico momento in cui bisogna fare un break e giocarci: che tocchi a lui oppure a noi il ruolo del provocatore, poco importa: “the game must go on”!!!

Ed il pretesto del break di oggi è quello che ci occorre per parlare del fenomeno quantistico più romantico in assoluto: l'entanglement.

L'entanglement si ha quando gli stati quantistici di due particelle, interagenti per un certo periodo, risultano “intrecciati” ossia, anche se mettiamo le due particelle a grande distanza l'una dall'altra, la modifica che dovesse occorrere allo stato quantistico della prima particella avrebbe un effetto misurabile sullo stato quantistico della seconda particella.

Tutto ciò dovrebbe essere di conforto per Tibullo...

Ma facciamo un passo indietro: Libro I, Elegia III...

Tibullo era partito, con Messalla, per una spedizione militare in Oriente ma, durante il viaggio, si ammala e, così, viene lasciato indietro dai compagni.

Colto dal timore dalla morte, si rende conto che non può essere felice lontano da Delia, la donna che ama.

Come nell'Odissea (del resto, anche Tibullo si trova “nella terra dei Feaci”), il tema della lontananza e del ritorno a casa sono predominanti: Tibullo, inoltre, ha paura che Delia non gli resti fedele e lo abbandoni, perché sa di aver contravvenuto ai precetti di Venere per seguire Messalla.

E vediamo, allora, quale speranza custodisce nel cuore....

At tu casta precor maneas, sanctique pudoris
Adsideat custos sedula semper anus.
Haec tibi fabellas referat positaque lucerna
Deducat plena stamina longa colu,
At circa gravibus pensis adfixa puella
Paulatim somno fessa remittat opus.
Tum veniam subito, nec quisquam nuntiet ante,
Sed videar caelo missus adesse tibi.

Ti supplico, resta casta e una vecchia ti segga sempre accanto,
premurosa custode di un santo pudore.
Che ti racconti delle fiabe e, con la lanterna accesa,
tessa con la conocchia lunghi stami.
E, nei pressi, l'ancella, dedita ai lavori pesanti,
poco a poco, vinta dal sonno, abbandoni l'opera.
Possa io, allora, arrivare all'improvviso, senza che nessuno mi annunci,
e presentarmi a te, come se fossi stato inviato dal cielo.


sabato 19 giugno 2021

Shakespeare & Einstein

Doubt thou the stars are fire; Doubt that the sun doth move; Doubt truth to be a liar; But never doubt I love. 

Dubita che le stelle siano fuoco; dubita che il sole si muova; dubita che la verità sia una bugiarda; ma non dubitare mai che io amo. (Hamlet, Act II, Scene 2) 

 Beh, sicuramente Federico II era un genio poliedrico; proviamo, quindi, su questa scia, ad immaginare il confronto suggestivo tra chi, con i suoi poemi, ci ha aiutato, più di chiunque altro, a comprendere l'Universo dei sentimenti umani e chi, con le sue teorie, ci ha aiutato a comprendere le leggi dell'Universo. 

Shakespeare, comunque, come dimostrano i versi di apertura del post di oggi, non era digiuno di astronomia; era amico di Giordano Bruno ( il personaggio “Berowne” nella commedia “Pene d'amore perduto”) e conosceva e apprezzava il Naturalismo Rinascimentale: le tesi del filosofo di Nola hanno contrassegnato le sue opere. 

Che Bruno abbia influenzato i maggiori esponenti della cultura anglosassone del tempo, come Shakespeare e Marlowe, del resto, è indiscutibile; il frate domenicano ha continuato ad esercitare il suo influsso nei secoli: perfino al sottoscritto toccò in sorte, durante un'escursione, descrivere (ahimè, in tedesco!!!), il suo pensiero e il suo monumento in Campo de' Fiori!!! 

D'altro canto Einstein, come ogni vero scienziato, era anche un umanista (nonché, un sottile umorista!!!), attratto dalle tesi di Spinoza e Schopenhauer; ebbe un carteggio con Freud e scrisse vari saggi su scienza, politica e pacifismo (si batté, tra l'altro, contro la sperimentazione della bomba atomica, fianco a fianco di un'altra nostra “vecchia conoscenza”, il filosofo Bertrand Russell), contenuti nella raccolta “Come io vedo il mondo”. 

Ma torniamo al tema odierno... Secondo voi, chi avrebbe l'ultima parola in un'impossibile querelle tra il più grande drammaturgo di tutti i tempi ed il padre della Teoria della Relatività1? Con ogni probabilità, il confronto sarebbe equilibrato: Shakespeare è il re indiscusso della parola (dobbiamo a lui, tra l'altro, i più celebri modismi in inglese) e Einstein, invece, ha dalla sua la solidità scientifica delle proprie argomentazioni. 

Credo, però, che, se proprio debba esserci un vincitore, alla fine Einstein lascerebbe, cavallerescamente, a Shakespeare la corona. 

Ricordate il celebre Sonetto 18? Esatto, quello che inizia con “Shall I compare thee to a summer's day ?”... 

Beh, come tutti sanno, il tema portante è quello dell'immortalità della poesia e non possiamo che concordare. Del resto... 

Logic will get you from A to B. Immagination will take you everywhere. 

La logica ti porterà da A a B. L'immaginazione, ovunque. (A. Einstein) 

 

1When you sit with a nice girl for two hours you think it’s only a minute, but when you sit on a hot stove for a minute you think it’s two hours. That’s relativity.” “Se siedi accanto ad una ragazza carina per 2 ore, ti sembrerà che sia passato solo un minuto, ma se siedi su una stufa calda per un minuto, ti sembreranno due ore. Questa è la relatività.” Questa “spiegazione” della Teoria della Relatività viene attribuita proprio ad A. Einstein!

domenica 7 marzo 2021

Stupor mundi

 E' ora di ripassare un po' di Storia.

Riprendiamo il nostro thread sugli imperi e spostiamoci in Sicilia, perché il protagonista del post odierno, Federico II di Svevia, re di Germania, re di Gerusalemme e imperatore del Sacro Romano Impero, divenne re di Sicilia all'età di 4 anni e, da allora, fu “siciliano” a tutti gli effetti, con buona pace delle sue origini germaniche.

Federico II era coltissimo, parlava 6 lingue (compreso l'arabo) , e con lui la Sicilia conobbe una fioritura culturale ed artistica senza paragoni, divenendo uno dei fari d'Europa.

Con la poesia della Scuola Siciliana nasce, come probabilmente ricorderete, la letteratura italiana.

Federico II fondò, nel 1224, l'Università di Napoli e fu lui stesso un buon letterato; il manoscritto del suo “De arte venandi cum avibus(“L'arte di cacciare con gli uccelli”) è conservato alla Biblioteca Vaticana e, se volete apprezzare le raffinate illustrazioni, questo è il link dell'edizione digitalizzata: De arte venandi cum avis

Federico II ebbe anche una corrispondenza scientifica con Leonardo Fibonacci, che gli dedicò il suo “Liber quadratorum”. 

Riguardo alla sua attività di governo, molti videro in lui un antesignano del sovrano rinascimentale mentre, per una parte della storiografia anglosassone, fu il tipico monarca medioevale, fortemente conservatore.

Di fatto, riformò profondamente la macchina amministrativa della Sicilia, che assunse i connotati di un regno moderno.

Introdusse il monopolio sul sale, il “primo monopolio di Stato” del Medioevo.

In “politica estera”, fece una crociata “sui generis”: Federico II si accordò con il sultano al-Kamil, nipote di Saladino, e così, senza ricorrere a una guerra sanguinosa, ottenne un importante successo diplomatico.

Lo scontro con il papato raggiunse, durante suo regno, l'apice: l'imperatore, che fu scomunicato 2 volte, portò avanti con determinazione la lotta per l'emancipazione del sovrano dal potere della Chiesa.

Nel complesso, considerando il contesto storico, non si può negare che possiamo ritrovare, nel suo regno, molti di quei concetti su cui si basa la nostra idea di Stato moderno. 

Il figlio Manfredi, all'indomani della sua morte, scrisse al fratello Corrado IV : “Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l’asilo della pace “.

Con Manfredi termina il regno degli Svevi; sarà sconfitto, infatti, a Benevento da Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia, al quale il Papa aveva offerto la corona (la Chiesa non aveva riconosciuto l'elezione di Manfredi, che era subentrato al fratello Corrado IV, erede designato al trono e morto di malaria).

Il figlio di Corrado IV, Corradino di Svevia, ancora ragazzo, cercherà, a sua volta, di riconquistare il trono, ma verrà sconfitto nella battaglia di Tagliacozzo e decapitato.

Carlo venne in Italia e, per ammenda,
vittima fé di Curradino; e poi
ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.

E' il XX canto del Purgatorio (vv. 67-69) : Dante accusa, tramite il capostipite (“Ugo Ciappetta“) , la dinastia francese dei Capetingi di ogni sorta di misfatti, dettati da una sfrenata cupidigia (naturalmente, i “per ammenda”, contenuti nei versi, sono ironici...).

Ma questa storia ve la racconterò un'altra volta.

domenica 28 febbraio 2021

Il nipote di Archimede - Le Dionisiache

Confieso que me gustan las fiestas...Del resto, ho sposato una spagnola!!!
Mi piacciono tutte ma, se fossi costretto a sceglierne una, indicherei, senza esitare, il Carnevale.
Frappe, castagnole, ravioli  ripieni di ricotta...Altro che la “madeleine” di Proust!!!!
Però non vi allarmate... La mia “Recherche” sarà breve.
Ricordo ancora bene le prime feste di Carnevale del 4° ginnasio, che si tennero a casa mia. Un mio compagno di classe si recò a salutare mia madre e le consegnò due vassoi stracarichi di frappe.
-Queste, disse, le ha fatte mia sorella. Dubito della riuscita!!!
Inutile dire che non ne restò nemmeno una, a dimostrazione che un po' di fiducia nelle sorelle maggiori, a volte, non guasta!
E passiamo, quindi, dalle prime feste  sotto la sorveglianza “discreta” dei genitori a quelle dell'ultimo anno, la nostra agognata Terza Liceo.
Ci davamo appuntamento, mascherati, davanti al PalaEur (oggi PalaLottomatica), nostro storico punto di raduno, per poi recarci in una delle case al mare  concessaci, per festeggiare in libertà, dai genitori più ottimisti.
In fin dei conti, il Carnevale è una festa dalle origini antiche...I Greci avevano le “Dionisiache” ed i Romani i “Saturnali” (pare che furono proprio i nostri antenati ad inventare le frappe, che si chiamavano, a quel tempo,“frictilia”): quale occasione migliore per fare un po' ripasso???
Rimettiamo, quindi, mano al dizionario di Greco e mescoliamo, come facciamo sempre per divertirci, classico e moderno.
La traduzione, come al solito, ve la farò avere in seguito così, se vorrete, potrete cimentarvi.

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός
 Τὰ Διονύσια

Δείλης γενομένης συνθεμένοι οἱ παῖδες ἔλασαν εἰς  τὸν στάδιον.
Ὁ Γλαῦκος ἐσκευάζετο ὥσπερ  μέλας ἱππεύς· ὁ παῖς ἐπεβάλλετο μέλαν ἱμάτιον καὶ μέλανα πέτασον καὶ προσωπεῖον.
Ἡ δὲ Ἀσπασία ἐσκευάζετο ὥσπερ Κλεοπάτρη καὶ Νίκανδρος ὥσπερ Ἰούλιος Καῖσαρ· πάντες οἱ παῖδες ἤρξαντο τρέχειν καὶ παίζειν πρὸς ἀλλήλους.
Ὁ Ἰδομενεὺς ἦλθε, σκευαζόμενος ὡς  πειρατής.
Έξαίφνης ὁ βουγάιος ἔβαλε ᾠὰ ἐπὶ τοὺς ἄλλους παῖδας ἀλλὰ  ἐτύπτησε τὸν  ἄρχοντα βαδίζοντα παρὰ τὴν στοάν.
Ὁ Ἰδομενεὺς ἐκκάθηρε τὰς ὁδοὺς  ἕνα μῆνα.
Έν τοῖς Διονυσίοις παίζειν ἔξεστι,oὑκ ὑβρίζειν.

Σ.Δ. 


Il nipote di Archimede

Il Carnevale (Le feste Dionisiache)

Fattosi pomeriggio, i bambini si diressero, come concordato, verso lo stadio.
Glauco si era mascherato da Zorro1; il fanciullo indossava un mantello nero, un cappello nero ed una maschera.
Aspasia, invece, si era mascherata da Cleopatra e Nicandro da Giulio Cesare; tutti i bambini iniziarono a correre ed a scherzare tra di loro.
Giunse Idomeneo, vestito da pirata.
All'improvviso, il bulletto tirò delle uova contro gli altri bambini ma colpì il magistrato che camminava lungo il portico.
Idomeneo pulì le strade per un mese.
Durante le feste Dionisiache scherzare è consentito ,  fare delle prepotenze no.

1 Lett. : "da cavaliere nero", ma l'omaggio al giustiziere mascherato per antonomasia era un atto dovuto 😀


sabato 12 dicembre 2020

Chez le dentiste

Siete dei pazienti abituali del dentista?
Diamo, allora, un po' di spazio  a questo professionista che, nella Storia, ci è sempre stato vicino!!!
Certo, a seconda dei tempi e dei luoghi, l'arte veniva esercitata da monaci, barbieri, venditori di pozioni miracolose, ecc...
Gli amanti dell'epopea del  West, ad esempio, ricorderanno sicuramente che John Henry Holliday, “Doc” per gli amici, leggendario pistolero e giocatore di poker, era, per l'appunto, un dentista, con tanto di laurea del College of Dental Surgery della Pennsylvania!
Pensavate che l'implantologia fosse una scoperta dei nostri tempi? Beh, reperti archeologici alla mano, già gli Etruschi, nel V secolo a.C., vi si erano cimentati  e se ci spostiamo in Francia, nel I secolo d.C. , abbiamo un esempio  di perno di ferro intraosseo.
Vediamo, allora, le procedure indicate da Aulo Cornelio Celso, nel suo “De Medicina”, agli aspiranti odontoiatri dell'epoca....

In ore quoque quaedam manu curantur.
Ubi in primis dentes nonnumquam moventur, modo propter radicum imbecillitatem, modo propter gingivarum arescentium vitium.
Oportet in utrolibet candens ferramentum gingivis admoveri, ut attingat leviter, non insidat.
Adustae gingivae melle inlinendae sunt et mulso eluendae sunt.
Ut pura ulcera esse coeperunt, arida medicamenta infrianda sunt ex iis, quae reprimunt.
Si vero dens dolores movet et si placuerit eum eximi quia medicamenta nihil adiuvant, circumradi debet, ut gingivae ab eo resolvantur; tum is concutiendus est.
Ea facienda sunt donec dens bene moveatur: nam dens haerens cum summo periculo evellitur ac nonnumquam maxilla loco movetur; idque etiam maiore periculo in superioribus dentibus fit, quia potest tempora oculosve concutere.
Tum, si fieri potest, manu; si minus, forfice, dens excipiendus est...


Anche alcuni malanni nella bocca vengono curati con la mano.
Lì, innanzitutto, i denti talvolta si muovono, a causa della fragilità delle radici, oppure per difetto delle gengive che si disseccano.
In entrambi i casi è necessario portare a contatto delle gengive un ferro incandescente, in modo che le tocchi appena, senza soffermarvisi.
Le gengive, così cauterizzate, devono poi essere  unte con miele e lavate con vino mielato.
Appena le ulcere iniziano ad essere pulite, dei medicinali secchi, che agiscano da calmanti, devono essere sbriciolati su di esse.
Ma se il dente duole e se è opportuno estrarlo poiché i rimedi non apportano alcun sollievo, si deve raschiare, affinché le gengive si separino da esso; quindi, bisogna scuoterlo.
Queste cose devono essere fatte finché il dente non si muova per bene: infatti il dente che è ben saldo viene estratto con grande pericolo e, a volte, la mascella viene dislocata;  con i denti superiori, inoltre,  vi è anche maggior pericolo, in quanto può scuotere le tempie e gli occhi.
Infine, bisogna estrarre il dente: se è possibile, con la mano, altrimenti con una tenaglia....


Passata la paura???