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lunedì 21 dicembre 2015

Il bandolo della matassa

Ricordate il post sul best seller di Harper Lee "To kill a mockingbird" ("Uccidere un usignolo")? Pochi mesi fa, a distanza di 55 anni , Jean Louise, la protagonista (in arte: "Scout"),  ritorna e ci racconta la seconda parte della sua storia in "Go Set a Watchman" ("Va', metti una sentinella").
Non ho intenzione, però, di riassumervi le vicende di Scout e della sua famiglia; il libro è troppo recente e, perciò, non mi sembra corretto: se volete sapere come va a finire, dovete leggerlo.
Mi soffermerò, invece, su alcune delle riflessioni che l'autrice ci suggerisce perchè, sebbene lo sguardo sia rivolto al Sud degli USA, le stesse tematiche le troviamo un po' ovunque (anche nella società di cui facciamo parte!).
Cominciamo  dalle famiglie "progressiste" e con un nome importante, i cui membri hanno tutti un'ottima "education"  e sono, almeno sulla carta, un punto di riferimento per le loro comunità. Difendere a spada tratta idee di tolleranza e di rispetto è sicuramente ammirevole, lo dico sinceramente e senza ironia, tuttavia chiudersi in un circolo e, sostanzialmente, non mescolarsi con gli appartenenti ad una classe sociale inferiore, soprattutto se questi ultimi sono spesso portati, dalle circostanze, ad essere un po' meno "politically correct", è, probabilmente, una contraddizione pedagogica: gli intellettuali svolgono una funzione importantissima, non mi stancherò di ripeterlo, ma dovrebbero stare tra la gente, perché solo così si possono cambiare i cuori.
Passiamo poi a quelli che vorrebbero salire qualche gradino sulla scala sociale...Il fatto di non essere nati nella culla giusta li costringe a parecchi compromessi perchè, mentre i rampolli famosi che vanno un po' fuori dalle righe sono considerati "eccentrici" e nessuno bada loro granchè, per chi viene dal basso l'eccentricità è imperdonabile e l'ipocrisia una virtù: bisogna comportarsi come ci si aspetta che ci si comporti in seno ad una comunità, anche se è un comportamento ottuso. Loro, al contrario dell'aristocrazia, in mezzo alla gente ci stanno, però non per educare ma per assecondare, per confermare e certificare. E', in estrema sintesi, un "do ut des".
Ma la riflessione odierna che mi sta più a cuore è la seguente: cosa spinge, in vecchiaia o comunque giunti ad un certo punto di quel cammino che è la nostra vita, uomini e donne che sono stati per molti anni tolleranti e rispettosi del prossimo, a pronunciare parole di odio o di disprezzo verso chi è diverso da loro? L'angoscia per questi giorni che volano via? La paura generata dalla maggiore consapevolezza della propria fragilità? Il rimpicciolirsi di quella cosa chiamata coscienza (N.D.R.:  direbbe, a proposito, il Grillo Parlante: "quella piccola voce interiore che la gente ascolta raramente. Per questo il mondo va così male.")? Ho visto molte persone cambiare...

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domenica 21 giugno 2015

Certi fantasmi....

Certe cose vale veramente la pena di riproporle...Soprattutto in tempi come questi!!!
Il romanzo di oggi è “To kill a mockingbird” (“Uccidere un usignolo”) , di Harper Lee, oggetto poi di una trasposizione cinematografica che gli valse 3 Oscar (in Italia lo conosciamo come “Il buio oltre la siepe”).
In Maycomb, una piccola cittadina dell'Alabama, trascorre spensierata la fanciullezza di Jem e Scout, insieme al padre Atticus e alla domestica Calpurnia che si prendono cura di loro. Per ingannare il tempo o perché l'immaginazione, che è propria dell'età, reclama giustamente il suo spazio, fantasticano strane storie su un loro vicino, Arthur Radley, che conduce una vita molto appartata, dal quale sono attratti, pur avendone, allo stesso tempo, paura. Già, chi da bambino non ha avuto un luogo “spaventoso” nel quale bisognava comunque andare per dimostrare il proprio coraggio?
Comunque, tra il pregiudizio ed il bigottismo dell'ambiente che li circonda, i bambini crescono liberi e sereni fino a quando il padre, avvocato, viene incaricato di assumere la difesa di Tom Robinson, un uomo di colore accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza bianca. Cominciano allora i guai, anche a scuola, perché “difendere i neri” è una grave mancanza nei confronti della propria comunità e poco importa se è il tuo dovere: non dovresti farlo e punto.

SCOUT: "If you shouldn’t be defendin‘ him, then why are you doin’ it?"
ATTICUS:"For a number of reasons...The main one is, if I didn’t I couldn’t hold up my head in town, I couldn’t represent this county in the legislature, I couldn’t even tell you or Jem not to do something again."

SCOUT: “Se non dovresti difenderlo, perché lo stai facendo?”
ATTICUS:”Per molte ragioni... La più importante è che, se non lo facessi, non potrei tenere la testa alta giù in città, non potrei rappresentare questa contea nella legislatura, non potrei nemmeno dire a te e a Jem di non fare più qualcosa.

Beh, una bella lezione per tutti quelli che se ne fregano dei diritti degli altri o, peggio ancora, cercano di emergere negandoli e facendo leva sugli istinti peggiori della gente. Ma andiamo avanti..Perché, è giocoforza, se la maldicenza non è sufficiente a farti desistere, si passa alle minacce...Ma Atticus non cede..

The one thing that doesn't abide by majority rule is a person's conscience.

L'unica cosa che non deve sottostare alla regola della maggioranza è la coscienza di una persona.

Ed è una grande verità, dobbiamo respingere sempre, e con durezza, le pressioni che ci vengono fatte per farci compiere qualcosa che non riteniamo giusto: chi cerca di forzare la nostra coscienza ci manca di rispetto, che lo faccia con delle lusinghe o con delle minacce poco importa. Purtroppo non basta il coraggio e l'abilità di Atticus, per la giuria la parola dei bianchi vale comunque più di quella dei neri, ed a nulla vale l'evidenza dei fatti: Tom viene condannato e verrà poi ucciso in un tentativo di fuga (Tom non ha fiducia nella giustizia dei bianchi e preferisce correre il rischio di un'evasione piuttosto che aspettare il ricorso in secondo grado). Purtroppo ancora non è finita, perché se da un lato è vero che il codice segregazionista ha vinto, dall'altro Atticus, dimostrando che sia il padre che la ragazza mentivano e che non era stato Tom, ma il padre, a picchiare la ragazza, ha tolto a quella famiglia ogni residuo di dignità e di credibilità: aver cercato di sedurre un nero, in quella comunità, è un marchio indelebile e quindi non c'è da meravigliarsi se il padre della ragazza cerchi vendetta nei confronti di Atticus, “reo” di aver gettato l'onta sulla sua famiglia. Incontrandolo in città, gli sputa in faccia e lo minaccia, ed Atticus, a Jem che gli chiede perché non abbia reagito, risponde:
..
So if spitting in my face and threatening me saved Mayella Ewell one extra beating, that's something I'll gladly take. He had to take it out on somebody and I'd rather it be me than that houseful of children out there. You understand?

...
Così, se sputandomi in faccia e minacciandomi ha risparmiato a Mayella Ewell (la figlia) un altro pestaggio, questo è qualcosa che riceverò ben volentieri. Doveva sfogarsi su qualcuno e preferisco che se la prenda con me piuttosto che si sfoghi in quella casa piena di bambini. Lo capisci?

Ma nemmeno questo basta...Per punire Atticus, cercherà di uccidere i suoi figli che saranno salvati proprio da Arthur, lo strano uomo che popolava le loro paure. E così Scout si rende conto che....

Neighbors bring food with death and flowers with sickness and little things in between. Boo was our neighbour. He gave us two soap dolls, a broken watch and chain, a pair of good-luck pennies and our lives. But neighbors give in return. We never put back into the tree what we took out of it; we had given him nothing and it made me sad.

I vicini portano cibo quando viene la morte e fiori quando viene la malattia e piccole cose nell'intermezzo. Boo (Arthur) era nostro vicino. Lui ci regalò due bambole di sapone, un orologio rotto ed una catena, un paio di penny portafortuna e le nostre vite. Ma i vicini ricambiano i doni. Noi non abbiamo mai rimesso su quell'albero quello che avevamo preso da esso: a lui non avevamo dato nulla e questo mi rendeva triste.

Già, la maggior parte delle volte le persone che ci sembrano un po' strane sono benevole e, soprattutto, non fanno nulla di male... Ma questo, chi ha un briciolo di cervello e un pizzico di onestà già lo sa.