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domenica 25 dicembre 2011

Et fiat lux...

Riprendendo per un momento il post precedente, con Newton e la sua Teoria della gravitazione universale si chiude il Medio Evo e si entra nel siècle des lumières, ossia l'Illuminismo, che ha nella Francia  il suo epicentro.
Prima di passare però a parlare di Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Diderot, ci tengo ad accennare ad un libro che viene pubblicato nel 1721, I viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift.
Classificato come un libro per bambini, in realtà è una brillante parodia del potere e del bellicismo, oltre che, ovviamente, del filone dei libri che raccontano viaggi avventurosi (poco prima era stato pubblicato Robinson Crusoe, di Daniel Dafoe).
Ma torniamo in Francia e alle Lettere persiane di Montesquieu, che avevamo introdotto qualche giorno fa.
Attraverso gli occhi del persiano Usbek e del suo amico Rica, che hanno lasciato la Persia animati dal desiderio di conoscenza del mondo occidentale, Montesquieu analizza il regno di Luigi XIV, sottolineandone, con ironia, vizii e manie e denunciando gli abusi della nobiltà e del clero. E' Montesquieu il primo sociologo, colui che si estranea dalla società in cui vive per poterla osservare. La tesi, che si cerca di dimostrare con le "Lettere persiane", è che una società non può durare senza virtù condivise.
Le idee di Montesquieu,  soprattutto il principio di separazione dei poteri espresso nella sua opera più importante, Lo spirito delle Leggi (che, tra l'altro, fu anche messa all'Indice), oltre ad essere poi state riprese dai suoi contemporanei, sono la base su cui si appoggia ogni Stato moderno (almeno come lo intendiamo noi).

P.S.: E visto che abbiamo citato Gulliver, ricordiamoci sempre che la grandezza del nostro corpo o della nostra anima, delle nostre azioni o dei nostri sentimenti, è sempre relativa.

“Undoubtedly, philosophers are in the right when they tell us that nothing is great or little otherwise than by comparison.”
"Senza dubbio, i filosofi hanno ragione quando ci dicono che nulla è grande o piccolo se non per paragone"



sabato 24 dicembre 2011

Lettere portoghesi

Uno dei casi letterari dell'epoca fu la pubblicazione, da parte di un editore francese, nel 1669, di Les lettres portugaises (autore anonimo). 
Alcuni studiosi attribuirono l'opera a Gabriel-Joseph de Lavergne, diplomatico ben inserito nell'ambiente intellettuale francese; altri ipotizzarono che invece si trattasse di lettere autentiche, scritte veramente da una monaca portoghese, Mariana Alcoforado, poi tradotte in francese.
Si tratta di un romanzo epistolare, fatto di 5 lunghissime lettere che Mariana, una monaca del convento di Beja, scrive all'uomo di cui è innamorata, un ufficiale francese venuto per combattere gli spagnoli ma poi tornato in Francia. Attraverso la scrittura a quest'uomo distante e indifferente, perde poco a poco forza la passione della religiosa per lasciare spazio, infine, alla razionalità e quindi alla rassegnazione.
Il romanzo ebbe un successo straordinario e fu pubblicato in varie lingue; oltre al tema della passione sacrilega e ai toni appassionati delle lettere (che fu un modello per Stendhal), ne fece la fortuna anche lo stile moderno con il quale fu redatto ( che influenzò le Lettere persiane di Montesquieu).