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lunedì 25 maggio 2015

Tra Londra e Glasgow

Continuiamo a parlare di cinema e spolveriamo un paio di film di Ken Loach, uno dei miei registi preferiti.
Ed eccovi , allora, “Riff Raff” and “My name is Joe”, entrambi da vedere.
Cominciamo con il primo... Letteralmente “Gentaglia” (in Italia uscì con il sottotitolo “Meglio perderli che trovarli”), il film è un vero e proprio uppercut all'amministrazione Thatcher. Ma chi farebbe parte di questa “gentaglia”? La gentaglia sarebbe il nuovo sottoproletariato, immigrati regolari e non, tossicodipendenti, ex carcerati e disoccupati cronici (secondo la filosofia che “i poveri sono poveri per colpa loro”). Peccato però che mentre i “Riff Raff” si contendono quel poco lavoro che c'è, prosperano i caporali e gli investitori, non si rispettano le più elementari norme di sicurezza nei cantieri, i contributi previdenziali non vengono versati, e ciò che era nato con una finalità sociale viene messo in mano agli speculatori.
Esploriamolo quindi il mondo dei "Riff Raff", un mondo fatto di degrado e di sogni nel cassetto (alcuni impossibili, altri più a portata di mano), di grettezza e solidarietà spontanea, di drammi, piccoli e grandi, e di risate esilaranti, perché il merito del regista è quello di dipingerlo in modo efficace e di dare una voce a gente ormai estromessa dal circuito dei mass media.
E, in fin dei conti, anche Joe, ex alcolizzato in cerca di un riscatto, fa parte dei Riff Raff.
Il protagonista di “Riff Raff” e quello de “Il mio nome è Joe” sono, poi, degli idealisti e cercano entrambi le stesse cose: vogliono innamorarsi ed avere qualcosa dalla vita. Ma quando vengono messi alle strette e si ribellano alle regole di un gioco ingiusto, la loro rivolta è sterile ed i loro sogni svaniscono in un batter d'ali.

lunedì 18 maggio 2015

Espoir -Sierra de Teruel

A volte riordinare le proprie cose riserva delle belle sorprese... Dovrei ricordarmene, invece di aspettare che il caos abbia raggiunto il livello di guardia prima di decidermi a fare un po' d'ordine. E così, qualche giorno fa, mi sono ritrovato tra le mani il copione del film che regala il titolo al post odierno, ossia “Espoir – Sierra de Teruel”(1939), di André Malraux. Non so da quanto tempo giaceva nell'oblio, probabilmente lo acquistai nel mio periodo francofilo, fatto sta che, in questo mio riposo forzato, l'ho riletto con interesse e con occhi diversi perché, rispetto ad allora, conosco molto meglio la Spagna e le vicende della guerra civile delle quali il film tratta.
Ma cominciamo con un po' di storia di questo film...André Malraux, già impegnato nella raccolta di fondi per la causa repubblicana, decide di realizzare un film per contrastare la propaganda franchista, che cerca di spacciare l'invasione come una crociata anticomunista. Ne uscirà fuori un bel film, che verrà messo all'indice dal governo Daladier nel settembre del 1939 e che riceverà il premio Louis Delluc nel 1945.
Al di là del racconto, l'interrogativo di oggi è perché la guerra civile spagnola accese i sentimenti di così tante persone in tutto il mondo (non solo di intellettuali, anche di gente molto semplice che andò a combattere per la Repubblica nelle Brigate Internazionali) e ha continuato a coinvolgere ed appassionare (ricordate, ad esempio, il film “Caro Michele”, di Monicelli? La canzone che cantava Michele, da bambino, insieme al padre, era, per l'appunto, una canzone della guerra civile spagnola: “Ay Carmela”) .
Proprio in questo ci è di aiuto “Espoir” (“La Speranza”) e vorrei riportarvi alcune righe della presentazione del film fatta da Maurice Schumann che ha trovato, a mio avviso, le parole più giuste e più belle.

...Sous nos yeux se découpait et revenait comme un leitmotiv , le sens profond d'une atroce bataille, accepté par un peuple fier et torturé, qui voulait être libre de goûter des joies simples et de lever les yeux vers un beau ciel...

...Sotto i nostri occhi si distaccava e ritornava come un leitmotiv il senso profondo di una battaglia atroce, accettata da un popolo fiero e martoriato, che voleva essere libero di gustare delle gioie semplici e di alzare gli occhi verso un bel cielo..

Già, il film mette giustamente in risalto la partecipazione attiva del popolo alla resistenza. Contadini, operai e volontari giunti da ogni dove, mal addestrati e mal equipaggiati, con armi (almeno all'inizio della guerra civile) artigianali o piuttosto datate, non si sa come, tuttavia resistettero.

..Chaque visage et chaque image, chaque regard et chaque coup de feu, tout nous dit: le drame de l'Espagne, c'était déjà notre drame; la guerre de l'Espagne, c'était déjà notre guerre...

Ogni volto ed ogni immagine, ogni sguardo e ogni sparo, ci dice tutto: il dramma della Spagna era già il nostro dramma; la guerra della Spagna era già la nostra guerra...

­E infatti, i volontari delle Brigate Internazionali, circa 40.000 uomini, provenivano da 52 paesi diversi (molti anche dall'Italia e dalla Germania), ai quali bisogna sommare 20.000 persone che lavoravano nei servizi ausiliari e altri 5.000 uomini che erano inquadrati nei ranghi dell'esercito repubblicano.

...Où l'espoir se distinguait-il de l'absurde, pour un peuple assailli par tous les dictateurs et trahi par tous ceux qui les dictateurs attaquaient à travers de lui?

..Dove la speranza si distingueva dall'assurdo, per un popolo assalito da tutti i dittatori e tradito da tutti quelli che i dittatori attaccavano attraverso lui?

Già, “so sad and so true” (così triste e così vero): perdonate questa piccola licenza, ma è un doveroso omaggio anche ai moltissimi inglesi e americani che combatterono a fianco dei repubblicani: nazisti e fascisti aiutarono Franco e probabilmente il loro apporto fu decisivo, mentre le nazioni liberali furono restie a fornire armi ai repubblicani che così avevano abbondanza di uomini ma ricevevano aiuto militare solo dalla Russia e dal Messico, con tutte le difficoltà di rifornimento dovute alla lontananza.
Ed è proprio questo il fascino della causa repubblicana: la fierezza di un popolo, aggredito e tradito, che in quel momento rappresenta tutti i popoli, e che si aggrappa disperatamente ad una speranza di vittoria da conquistare patendo e facendosi forza ogni giorno.

venerdì 1 maggio 2015

Un po' per uno

Questa volta parleremo di ….LAVORO E SOLIDARIETA' . Come uscire dalla crisi economica? Beh, forse la chiave di volta è proprio in questa parola: solidarietà... Almeno, è quello che suggerisce uno dei miei autori preferiti in assoluto, l'incorreggibile Esopo:

Esopo - Il cavallo e l'asino

Il cavallo e l'asino

Un uomo aveva un cavallo e un asino. Mentre camminavano, nel mezzo della via, l'asino disse al cavallo:”Prendi un po' del mio fardello, se vuoi che io sia salvo”.

Quello non rispose , l'asino cadde per la fatica e immediatamente morì. Poiché il padrone gettò allora tutto il carico sul cavallo, incluso la pelle dell'asino, il cavallo, lamentandosi, gridava: “Me sventurato, poiché non volevo prendere su di me un piccolo carico, adesso trasporto tutto, perfino la pelle”.

La favola insegna che se i grandi sono solidali con i piccoli, entrambi salvano la vita.


Effettivamente, la solidarietà verso chi è in difficoltà è il grande patrimonio dei lavoratori mentre l'egoismo ha il fiato corto.
E' tradizione di questo blog scegliere una canzone per il Primo Maggio: quest'anno scelgo Van Diemen's Land, degli U2, dedicata al poeta John Boyle O'Reilly
Buon ascolto.

sabato 25 aprile 2015

Questioni di coscienza

Certe cadute ci ricordano la nostra fragilità e ci fanno rendere conto che il mestiere più bello, in assoluto, è quello del medico.
Mi sono chiesto, allora, come poteva essere lo stato d'animo di chi esercitava con scrupolo tale professione in tempi di guerra civile. Già, perché tutti avranno avuto bisogno del medico: fascisti, nazisti e partigiani. E se da un lato venivi atteso e accolto con impazienza e speranza, spesso quasi con religioso rispetto, dall'altro, sotto i panni del medico, c'era sempre l'uomo, con tutta la sua paura. Più che giustificata, del resto, perché si faceva presto ad accusarti di tradimento o di collaborazionismo, e dovevi farti veramente coraggio, per andare, quando ricevevi “certe chiamate”.
Il post di quest'anno è quindi dedicato a quei medici che, per seguire il loro ideale, hanno messo a repentaglio la libertà personale e la vita: per loro, la Liberazione ha significato anche poter tornare a fare, con serenità, il mestiere che avevano scelto.
E, anche se oggi è festa, non posso astenermi dal riportarvi almeno un pezzettino del giuramento di Ippocrate in “ancient greek”.

Giuramento di Ippocrate
Nelle case alle quali mi recherò, entrerò per il soccorso di coloro che sono ammalati, astenendomi da ogni ingiustizia e danno volontario, nonché da azioni lascive sui corpi delle donne e degli uomini, liberi e schiavi. E ciò che udirò sia nel corso dello svolgimento del mio esercizio che fuori dal mio esercizio sulla vita degli uomini , quello che non sia necessario divulgare, tacerò, considerando tali cose come mai essere state dette.

Perché “Resistenza” è anche andare e rifiutarsi di fare il delatore.
 
P.S. Qual'è la canzone della Resistenza per antonomasia? Esatto, non si può sbagliare. E' una canzone formidabile; se l'avessero conosciuta, l'avrebbero cantata anche i Greci durante le guerre persiane.
Ne ho abbozzato, quindi, una traduzione in Greco Antico.  Perdonate eventuali errori e buon 25 Aprile!
 
Καλὴ χαῖρε

Πρὸς ἡμέραν ἐγήγερμαι,
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
πρὸς ἡμέραν ἐγήγερμαι
καὶ ἑώρακα tὸν ἐπίμολον.

Σπουδαστὴ ἄγε με εἰς τὴν ἐμὴν σωτηρίαν
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
σπουδαστὴ ἄγε με εἰς τὴν ἐμὴν σωτηρίαν
ὅτι φοβέομαι τὸ θνῄσκειν.

Καὶ εἰ ἀποθνῄσκω ὢν σπουδαστής,
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
καὶ εἰ ἀποθνῄσκω ὢν σπουδαστής,
ὀφείλεις θάπτειν με.

Καὶ τὸ θάπτειν ἐπὶ  τοῦ ὄρους
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
καὶ τὸ θάπτειν ἐπὶ  τοῦ ὄρους
ὑπὸ τῇ σκιᾷ καλοῦ ἄνθους.

Πάντα τὰ γένη τὰ διαβησόμενα
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
πάντα τὰ γένη τὰ διαβησόμενα
μοὶ ἐρεῖ· ὡς καλὸν ἄνθος.

Καὶ τοῦτό ἐστι τὸ ἄνθος τοῦ σπουδαστοῦ
καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε,καλὴ χαῖρε χαῖρε χαῖρε
καὶ
τοῦτό ἐστι τὸ ἄνθος τοῦ σπουδαστοῦ
τεθνηκότος ὑπὲρ τῆς ἐλευθερίας. 

giovedì 23 aprile 2015

Party is over- Jay, Daisy e Tom

Approfittiamo del fatto che qualche anno fa é tornato sul grande schermo, per rendere omaggio ad uno dei più importanti romanzi del XX secolo, 'The Great Gatsby' di F. Scott Fitzgerald (1925).
Lo lessi la prima volta nel lontano 1995, durante una vacanza studio in Galles, e, conseguentemente alla regola che mi sono imposto, ossia di tenere sempre sul comodino sia qualcosa da leggere che qualcosa da rileggere, è venuto il suo turno.
Naturalmente, come al solito, non mi soffermerò sul contesto storico, e quindi sulla Jazz Age e Long Island, nè mi spenderò più di tanto a parlare della struttura del romanzo e dell'introspezione che lo caratterizza..Mi piace molto di più ragionare sui personaggi per le similitudini che possiamo trovarvi con noi stessi e con le persone che incontriamo nel nostro cammino.
Nick è il narratore e l'oggetto delle confidenze degli altri personaggi. Sono sicuro che molti di noi sono stati, qualche volta, nella stessa posizione di Nick, ossia essere osservatori o confidenti in una storia che aveva altri per protagonisti. Già, ma perchè? Perchè certe persone vengono scelte? Voglio  riportare il monito che Nick ricevette da suo padre:

'Whenever you feel like criticizing anyone', he told me, 'just remember that all the people in this world haven't had the advantages that you've had'

Ogni qual volta avrai voglia di criticare qualcuno, mi disse, ricorda sempre che non tutte le persone di questo mondo hanno avuto gli stessi vantaggi che hai avuto tu.

Personalmente, devo ammettere che sono restio a criticare le persone e lo sono ancora di più a raccontare le confidenze che mi fanno: probabilmente è questa la combinazione di fattori che porta le persone a confidarsi con alcuni anzichè con altri, sebbene i primi non siano, a volte, quelli  loro più vicini: sapere che non si verrà giudicati e di poter contare sulla riservatezza dell'altro, in certi momenti, è un bel sostegno.

Come avrete intuito, Nick è un vero puritano: stile modesto e riservato, nonchè un discreto senso dell'umorismo. 

Everyone suspects himself of a least one of the cardinal virtues, and this is mine: I am one of the few honest people that I have ever known.

Ciascuno ritiene di possedere almeno una delle virtù cardinali e questa è la mia: io sono una delle poche persone oneste che abbia mai conosciuto.

Vero, quando qualcuno inizia così un discorso mi viene da sorridere: l'onestà, o la virtù in generale, è qualcosa a cui tendere, non qualcosa da sbandierare.

Ma passiamo agli altri personaggi... Tom, il marito di Daisy (Daisy è anche la cugina di Nick), è un ex compagno di college di Nick. E' l'atleta, uno di quegli uomini forti e sicuri di sè, più muscolosi che intelligenti e sensibili, che danno sicurezza e riescono sempre a trovare un posto in società. E Daisy? Beh, Daisy è sempre stata bella, ricca e ha sposato Tom, perchè comunque voleva sposarsi e non aveva voglia di aspettare Jay Gatsby, di cui era innamorata ma che era troppo povero quando si erano conosciuti. Anche Daisy, seppur diversa da Tom, quando arriva il momento di decidere sa fare i suoi calcoli. Prima però di introdurre lui, il grande Gatsby, spendiamo qualche altra parola su questa coppia...

There are careless people, Tom e Daisy - they smashed up things and creatures and then retreated back into their money or their vast careleness, or whatever it was that kept them together, and let other people clean up the mess they had made..

Ci sono persone noncuranti, come Tom e Daisy - hanno distrutto cose e persone e poi si sono rifugiate nel loro denaro o nella loro grande noncuranza, o in qualsiasi altra cosa che li tenesse insieme, lasciando gli altri a pulire il casino che loro avevano combinato.

 E forse è vero, a volte una coppia può essere unita soltanto dal denaro e da un legame invisibile come, ad esempio, una sostanziale indifferenza nei confronti del mondo,  che diviene poi alleanza quando uno dei due si trova nei guai.
Ed infine lui, James Gatz, il grande Gatsby. Personaggio eccentrico, misterioso e chiacchierato, si contraddistingue nel vicinato per la sua casa sontuosa e per i magnifici party ai quali tutti accorrono. Come avevamo anticipato, però, Jay è innamoratissimo di Daisy e, divenuto ricco, è deciso a riconquistarla. Ma non si può ripetere il passato e la tragedia è proprio dietro l'angolo. Tuttavia Nick, sebbene caratterialmente molto diverso, finisce per solidarizzare proprio con Jay: senza il grande Gatsby si spengono le luci.  Ed è così: ci sono delle persone che hanno una magia unica e delle quali sentiremo la mancanza.

domenica 12 aprile 2015

Tizia, Caia e ... Sempronia

Visto che uno dei miei follower ha mostrato interesse per il post sulle dispute per la terra e l'approccio legislativo dei Romani in proposito, parleremo oggi della Lex Sempronia Agraria di Tiberio Gracco (133 a.C.).
Tale legge stabiliva che non si potessero possedere più di 500 iugeri dell'ager publicus più 250 iugeri (1 iugero=2500 m2) per ogni figlio, fino ad un massimo di 1000 iugeri.
Ma vediamo come si arrivò a tale legge e lo faremo, appunto, grazie alla “Vita dei Gracchi” di Plutarco.

Plutarco - Vita dei Gracchi
Quanto del territorio dei vicini i Romani prendevano con la guerra, in parte lo vendevano e in parte lo rendevano pubblico e lo davano in concessione ai cittadini poveri e senza mezzi, che versavano un piccolo fitto nel tesoro pubblico. Iniziando i ricchi ad offrire fitti più alti e ad estromettere i poveri, venne emanata una legge* che non permetteva di avere più di 500 iugeri di terra e per un breve periodo questa norma arrestò la cupidigia, e aiutò i poveri che rimanevano sul terreno per i quale avevano pagato il fitto e era stato loro assegnato, ciascuno la sua parte dell'inizio. Ma in seguito i ricchi confinanti, con dei prestanome, trasferendo ad essi le locazioni, si impadronirono palesemente della maggior parte delle terre attraverso questi, ed i poveri, essendo stati così cacciati via, non si dimostrarono più desiderosi di servire nell'esercito e trascurarono l'allevamento dei figli e così presto tutta l'Italia si rese conto della scarsità di uomini liberi e fu riempita di barbari fatti prigionieri, grazie ai quali i ricchi coltivavano la terra dopo aver cacciato i cittadini. 
*Leges Liciniae Sextiae(367 a.C.)

Come vedete, c'era già tutto..La legge ed i ricchi che l'aggirano, la disgregazione del tessuto sociale ed il ricorso alla mano d'opera a buon mercato.
E così Tiberio Gracco propose una nuova legge che innalzava di fatto il limite a mille iugeri se si avevano dei figli, cercando di tener conto sia delle esigenze dei contadini che erano in estrema povertà sia del rispetto degli altri equilibri, secondo quella che poi era la sua indole.
Già, perché, a proposito, come erano i fratelli Gracchi? Ce lo racconta sempre Plutarco (N.D.R.: il testo è un po' lungo ma vale la pena di riportarlo, perché è suggestivo!).
 
Plutarco - Vita dei Gracchi
Giacché, come la somiglianza dei Dioscuri (Castore e Polluce) ,così come vengono dipinti e scolpiti, ha una differenza nella forma del pugile rispetto al corridore, così per quei giovani, con molta affinità per quanto riguarda coraggio e  saggezza, ancorché per liberalità, eloquenza e grandezza d'animo, per quanto riguarda le opere e la partecipazione alla vita politica invece grandi differenze fiorirono e vennero alla luce, perciò non mi sembra conveniente andare oltre prima di esporle. 
Innanzitutto, per quanto concerne l'aspetto, lo sguardo ed il modo di muoversi, Tiberio era più tranquillo e posato, mentre Caio era impetuoso e veemente, così che nell'arringare la folla uno restava composto in un posto, mentre l'altro era il primo dei Romani a irrompere sul peripato della tribuna e a togliersi la toga dalla spalla mentre parlava, come Cleone l'Ateniese, si racconta, fu il primo dei demagoghi a togliersi il mantello e a percutersi la coscia. Inoltre, il discorso di Caio era aggressivo e appassionato fino all'estremo, mentre quello di Tiberio era più gradevole e tendente alla pietà; anche riguardo allo stile, quello [di Tiberio] era puro e diligentemente elaborato, mentre quello di Caio suadente e brillante. Così, anche riguardo allo stile di vita e alla tavola, Tiberio era modesto e semplice, mentre Caio, temperato e austero se paragonato agli altri, messo a confronto con il fratello era esibizionista e schizzinoso.
 

giovedì 2 aprile 2015

Bon ton

Quando si avvicinano le feste, la nostra mente è già proiettata al fatidico pranzo o alla fatidica cena, vero? E' un gioco che coinvolge tutti, sia chi deve cucinare che chi si limiterà a far onore alla tavola... Ed è proprio questo il bello!
E quando arriva il momento, al diavolo le diete ferree e le analisi cliniche che consigliano prudenza! Il racconto di oggi ci suggerisce, però, se non vogliamo preoccuparci, per una volta, della linea, di fare attenzione, invece, al bon ton perché non rispettare le regole del galateo, a tavola, può avere delle conseguenze di gran lunga più importanti di quelle del famoso sasso gettato nello stagno.
Godiamoci dunque questo estratto di “Souvenirs pour demain” (“Ricordi per domani"), di Jean-Louis Barrault(1972).

Ma mère reçut une éducation particulièrment raffinée, mais, comme elle en avait beaucoup souffert, elle devint le contraire d'une pimbêche. Par exemple, il ne lui serait pas venu à l'idée d'ouvrir un oeuf à la coque avec autre chose que le coin d'une fourchette....

Mia madre ricevette un'educazione particolarmente raffinata, ma, poiché ne aveva sofferto molto, divenne il contrario di un'ochetta. Per esempio, non le sarebbe mai passato per la mente di aprire un uovo alla coque con un'altra cosa che non fosse l'angolino di una forchetta...

Ma, oltre a servire l'insalata come si deve e a sezionare i formaggi per benino, la signora aveva una vera e propria ossessione, quella di non sporcare il bicchiere quando beveva. Ossessione ereditaria, tra l'altro, e vediamo il perché.

Ma mère était fiancée. Le mariage était conclu. Il y eut un repas. Le fiancé tacha outrageusement son verre. Ma mère rompit le mariage. Sans ce sacré verre sale, elle n'aurait pas connu mon père et je ne serait pas là.

Mia madre era fidanzata. Il matrimonio era fissato. Ci fu un pranzo. Il fidanzato macchiò oltraggiosamente il suo bicchiere. Mia madre ruppe il fidanzamento. Senza questo sacro bicchiere sporco, ella non avrebbe conosciuto mio padre ed io non ci sarei.

Già, attenzione, a volte anche non rispettare l'etichetta può far fallire un negoziato dato per concluso!!