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martedì 12 aprile 2016

Il nipote di Archimede - Prologo

Va beh, proviamoci e, dato che siamo "eterni studenti" di Liceo Classico, proviamoci in Greco.
Purtroppo, scrivere in Greco Antico è molto più difficile che tradurre, quindi temo che gli errori fioccheranno.
Per non parlare, poi, dell'impossibilità di adeguare il mio stile narrativo, nonostante qualche sincero sforzo, a quello dei tempi che furono.
Scrivere in Greco , infine, è molto faticoso quindi non aspettatevi di vedere presto la fine di questo gioco. Perché di gioco e divertimento si tratta, nulla di più.


Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

 Πρόλογος

Ἔν τινι οἰκίᾳ  αἴλουρος ἦν.
Καὶ τοίνυν παῖς ἦν. Καὶ μὴν ἀδελφός γε ἦν· καὶ γάρ δή ὁ παῖς οὐκ εὐδαίμων ἄν εἴην ἄνευ  τοῦ αἴλουρου καὶ ἄνευ  τοῦ ἀδελφοῦ. Γλαῦκος τὸ νομα αὐτοῦ.
Ὁ πάππος καὶ ἡ τήθη ᾠκεέτην ἐγγὺς τῆς τοῦ παιδός οἰκίας· ἀεί μνημονεύετε ὅτι ὁ πάππος καὶ ἡ τήθη συμπληρωτικώ ἐστόν.
Καὶ μὲν δὴ οἱ πατέρες πολλάκις διαμαρτάνουσι τῆς ὁδοῦ ἀλλὰ οἱ πάπποι δέ τὴν ὁδὸν δεικνύασιν.
Ὁ τοῦ Γλαύκου πάππος θαυμάσιος ἦν· Ἀρχιμήδης τό γ'ὄνομα αὐτοῦ οὐκ ἦν ἀλλὰ Ἀρχιμήδην αὐτόν ἐκάλουν ἄλλοι πάντες οἱ ἑταῖροι.
Διὰ τοῦτο Ἀρχιμήδην αὐτόν καλέσομεν.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede

Prologo


In una casa c'era un gatto.
E c'era pure un bambino. E c'era, inoltre, anche un fratello; ed infatti, senza alcun dubbio, il bambino non sarebbe stato felice senza il gatto e senza il fratello. Il suo nome era Glauco.
Il nonno e la nonna vivevano vicino alla casa del bambino; ricordate sempre che il nonno e la nonna sono importanti.
E certamente spesso i padri prendono la strada sbagliata ma i nonni, invece, mostrano il cammino.
Il nonno di Glauco era straordinario; Archimede non era il suo nome ma tutti gli altri compagni d'avventura lo chiamavano Archimede.
Per questo lo chiameremo Archimede.


Twitter: #ilnipotediarchimede

sabato 10 agosto 2013

Un giro di vite

Parliamo adesso di Archimede inventore. Tra le tante invenzioni a lui attribuite scelgo “la vite di Archimede”, ancora in gran voga.
La macchina è costituita da una grossa vite all'interno di un cilindro. Immergendo la parte inferiore del cilindro nell'acqua e facendo ruotare la vite, viene di volta in volta raccolta una certa quantità d'acqua che viene sollevata attraverso la spirale, fino ad arrivare alla parte superiore per essere poi immagazzinata in un contenitore.
L'utilizzo principale è quello finalizzato all'irrigazione dei campi; comunque lo stesso macchinario può essere usato anche per sollevare alcuni materiali.
Ma la “vite di Archimede” è anche il pretesto per introdurre l'argomento di oggi.. Gli amanti della letteratura anglosassone avranno già indovinato grazie al titolo del post: il libro di oggi è “The Turn of the Screw” (“Il giro di vite”, per l'appunto!), di Henry James.
Storia di fantasmi, particolarmente adatta quindi alle notti d'estate trascorse in campagna o in montagna, è comunque un lavoro interessante sotto molti punti di vista.
Ma veniamo rapidamente alla trama....Una giovane precettrice, Miss Giddens, viene incaricata dell'educazione di due bambini dal loro affascinante tutore, con la singolare condizione che dovrà occuparsi da sola di tutti i problemi. Una volta arrivata a casa, nella cittadina di Bly (contea di Essex), si trova di fronte due bambini bellissimi e di intelligenza fuori dal comune: Miles e Flora, .
Ma l'entusiasmo dura poco: Miles viene cacciato da scuola e inoltre iniziano delle strane apparizioni, che vengono individuate dalla signora Grose, l'unico supporto e conforto per la povera Miss Giddens, come Miss Jessell (la precedente istitutrice dei bambini) e Peter Quint (una sorta di factotum, amante della donna), entrambi misteriosamente deceduti.
A questo punto Miss Giddens si sente in dovere di rivestire i panni dell'eroina e di proteggere i bambini da queste influenze maligne, ma forse è troppo tardi...Piano piano inizia a sospettare che in realtà i bambini sappiano più di quanto pensasse. Il finale è drammatico: Miles muore dopo un serrato confronto con Miss Giddens, determinata più che mai a scoprire la verità.
Ma qual è la verità? L'autore non lo dice, lasciando supporre tutto (o quasi) ai lettori...Perchè Miles è stato cacciato da scuola? Miles ammette solo di aver detto “alcune cose” ad altri bambini. E i fantasmi sono reali oppure è Miss Giddens ad essere un po' esaurita? Miles e Flora sono realmente posseduti dai fantasmi? Alla fine, sebbene mi sentirei di spezzare una lancia per la sfortunata Miss Giddens, ogni lettore può avere un'opinione diversa al riguardo.
E che significa “The Turn of the Screw”, cioè questo benedetto giro di vite? La risposta corretta, probabilmente, è nelle pagine del capitolo XXII, anche se, a riguardo, ci sono interpretazioni divergenti :

I could only get on at all by taking "nature" into my confidence and my account, by treating my monstrous ordeal as a push in a direction unusual, of course, and unpleasant, but demanding, after all, for a fair front, only another turn of the screw of ordinary human virtue.

Io potrei andare avanti solo portando “il naturale” dentro la mia autostima ed il mio pensiero, trattando il mio mostruoso calvario come una spinta verso una direzione insolita, naturalmente, e spiacevole, ma richiedente, dopo tutto, per un confronto equilibrato, solo un altro giro della vite della comune umana virtù.


Ed è proprio questo: la povera Miss Giddens si trova a combattere, praticamente da sola, l'irrazionale, anzi, come lei stessa dice, la sua è una lotta “contro la natura”, che la sta portando sull'orlo della follia ed in questi casi, non c'è altro rimedio: raccogliere tutte le forze, aggrapparsi alle proprie radici e prepararsi al confronto finale.
“Il giro di vite” rende bene l'idea: con il passar del tempo la nostra virtù può essersi allentata e quindi necessitare una “stretta”, i nostri valori sbiaditi e richiedere una mano di vernice.

sabato 3 agosto 2013

Altro che Sudoku..

Per molti è tempo di vacanze e quindi di spiagge e di ombrelloni, di letture, di cruciverba e anche di Sudoku, che si è imposto negli ultimi anni tra i rompicapi estivi.
La matematica può essere divertente e allora, visto che stiamo parlando di Archimede, approfittiamone per ripresentare il celebre problema dei "Buoi del Sole" (nessun doppio senso, per carità, si chiama proprio così!!!). Vi riporto il testo in greco così, chi vuole, se lo legge per conto suo; dal canto mio, vi riporto una traduzione nei limiti del possibile letterale, snellita però ove necessario per non complicarne troppo la comprensione, tenendo conto che lo stesso testo originale ha dato adito a diverse interpretazioni. Non mi sono discostato quindi, per prudenza, soprattutto nelle parti che contengono gli elementi necessari per il calcolo, da quanto va per la maggiore in rete.
 Il numero dei buoi del Sole , o amico, misura agendo con cura, se  possiedi  sapienza, in che numero pascolavano un giorno sulle pianure dell'isola della Sicilia Trinacria, distribuiti in quattro gruppi aventi diverso colore: uno bianco latte, un altro splendente di color nero, un altro ancora giallo e l'ultimo pezzato. In ogni gruppo i tori erano in numero consistente, distribuiti con questa simmetria: considera i bianchi come eguali alla metà ed alla terza parte di tutti i neri ed ai gialli, o amico, i neri poi eguali alla quarta parte ed alla quinta dei pezzati e a tutti i gialli; i restanti pezzati considerali poi come eguali alla sesta ed alla settima parte dei tori bianchi e di nuovo a tutti i gialli. Le mucche invece erano così divise: le bianche erano eguali precisamente alla terza e quarta parte di tutta la mandria nera; le nere alla quarta parte insieme alla quinta delle pezzate considerate insieme ai tori; le pezzate erano precisamente eguali alla quinta parte ed alla sesta di tutti gli animali del gregge giallo; le gialle poi furono poi stimate eguali alla metà della terza parte ed alla settima parte del gregge bianco. Quando, o amico, avrai detto esattamente quanti erano i buoi del Sole, dei tori ben pasciuti il numero, quanti di ciascun colore, non ti si dirà certamente ignorante nè incapace nei numeri, ma non sarai nemmeno considerato un matematico fra quelli sapienti. Ma ora concentrati  su queste altre relazioni fra i buoi del Sole. Dopo che i tori bianchi si erano mischiati  ai neri formando una figura equilatera, le vaste pianure della Trinacria venivano allora riempite di buoi; invece i gialli e i pezzati raccogliendosi costituivano una figura triangolare. Quando avrai ricavato tutte queste misure e avrai anche trovato il numero totale dei buoi, allora, o amico, sii orgoglioso  come un vincitore e sii certo di essere giudicato come padrone di questa scienza.

In reta ci sono delle soluzioni possibili, però prima  possiamo divertirci ad impostare il sistema di equazioni che è abbastanza semplice, tralasciando la successiva parte geo-metrica/grafica che si presta a più interpretazioni.
Ho l'impressione, comunque, che, sotto sotto, Archimede fosse un gran burlone.

mercoledì 24 luglio 2013

Archimede

Prendendo a pretesto il fatto che a Roma, ai Musei Capitolini, c'è l'esposizione delle invenzioni di Archimede, dedichiamo qualche post a questo incredibile scienziato.
Per cominciare, un brano in latino "semplice semplice" che ci servirà appunto per introdurre il personaggio...

Archimedem summum mathematicum et physicum antiquae aetatis fuisse, multa nova et mira invenisse et excogitasse omnes sciunt. Verum aperire fuit enim propositum quo semper spectavit ac saepe pervenit indefesso labore et summa diligentia. Multos quoque libros conscripsit, qui etiam nunc maximam laudem et admirationem doctorum obtinent. At fortasse maiore etiam fama sapientiae floruit, quod miras machinationes excogitavit et nova instrumenta. Scimus enim eis machinationibus Syracusanos diu impedivisse expugnationem urbis. Cum autem Romani muros transiluerunt, Archimedes, intentus geometricis formis, non sensit hostes urbem occupavisse. Cum miles ei imperavisset ut secum veniret, Archimedes eum rogavit ne impediret quod indagaret. Iratus, stolidus miles magnum virum obtruncavit. Scimus Ciceronem indagavisse et invenisse monumentum Archimedis, quem cives in suburbio sepeliverant.

E' risaputo che Archimede fu un grandissimo matematico e fisico dell’antichità e che inventò ed escogitò molte cose nuove e meravigliose. Infatti scoprire la verità fu il proposito a cui sempre mirò e cui spesso pervenne con instancabile lavoro e massima diligenza. Scrisse anche molti libri, che anche ora ottengono grandissima lode e ammirazione dei dotti. Ma forse brillò per una fama anche maggiore della sapienza, poiché escogitò mirabili macchine e nuovi strumenti. Sappiamo infatti che i Siracusani impedirono a lungo l’espugnazione della città grazie a quelle macchine. Ma quando i Romani entrarono dentro le mura, Archimede, intento alle forme geometriche, non si avvide che i nemici avevano occupato la città. Quando un soldato gli comandò di andare con lui, Archimede lo pregò affinchè non creasse impedimento a ciò che stava investigando. Irato, lo stolto milite uccise il grande uomo. Sappiamo che Cicerone ricercò e trovò la tomba di Archimede, che i cittadini avevano seppellito nel sobborgo.

Mi intriga questa immagine di un Archimede indaffarato che chiede al soldato di non distorglierlo dai suoi studi : ha pienamente ragione!!!  La scienza è ricerca della verità e reca benefici all'intera umanità, perciò il soldato non rompa le scatole e si faccia un po' di anticamera! 
Colpisce ancora una volta, inoltre, la grandezza di Cicerone, che fece cercare la tomba di Archimede.

Alla prossima.

Link collegati : Problema dei buoi del Sole