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sabato 21 gennaio 2012

L'origine dell'uomo

Dopo aver riassunto la storia dell'Italia e della Spagna, diamo una rapida occhiata a quel che succede nel resto del mondo. A Londra, nel 1864, viene costituita la I Internazionale, alla quale aderirono un po' tutti, dai mazziniani italiani, ai seguaci di Proudhon, agli anarchici di Bakunin, alla trade unions, ma entrerà presto in crisi a causa dei contrasti tra marxisti e anarchici (quest'ultimi ritenevano che il nemico da sconfiggere fosse lo Stato e non il capitalismo) e nel 1876 fu sciolta.
Una II Internazionale sarà fondata a Parigi nel 1889 e sarà costituita dai partiti socialisti e laburisti europei ( e sostanzialmente sarà dominata dal partito socialdemocratico tedesco).
Tra il 1861 e il 1865 si combatte la Guerra di Secessione Americana, tra gli stati del Nord, liberali e industriali, e quelli del Sud, la cui economia era basata sullo schiavismo ("La capanna dello zio Tom", di B.Store, è del 1854), che terminerà con la vittoria del Nord.
Parigi vive nel 1871 l'esperienza della Comune (poco più di 2 mesi): dopo le sconfitte con la Prussia, il popolo aveva imposto la proclamazione della Repubblica, tuttavia il governo provvisorio deluse le aspettative e il 18 marzo 1871 Parigi insorse cacciando il governo Thiers ed eleggendo direttamente il governo cittadino. Poco tempo dopo, la rivolta della Comune sarà duramente repressa. Resta intatto il suo fascino, probabilmente dovuto agli aspetti di autogestione e anarchia che la caratterizzarono; Marx la celebrò così :

 Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno come l'araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti 

e più  tardi, Sartre scriverà, per spiegare la differenza tra legalità e legittimità, che la legale Versailles massacrò la legittima Comune.
Ma torniamo ai libri, che è l'elemento portante di questo blog: nello stesso anno dell'esperienza della Comune, Darwin scrive "L'origine dell'uomo". Già nel 1859, con "Sull'origine della specie", aveva scandalizzato filosofi, teologi e scienziati; con la pubblicazione del suo nuovo studio si tirò addosso nuove accuse. Darwin però non sostenne mai che l'uomo discendesse dallo scimpanzè ; egli affermava che l'antenato dell'uomo, se fosse vivo, sarebbe classificato un gradino al di sotto sulla scala evolutiva. Al di là delle affermazioni, restano però i suoi studi sui quali non si può chiudere gli occhi. E passando infine dalla scienza alla fantascienza, c'è l'inquietante film "il pianeta delle scimmie" a farci riflettere.


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P.S. Una canzone fantastica...750.000 anni fa...l'amore?




martedì 17 gennaio 2012

La Commedia Umana

Considerando che Marx era un grande estimatore di Balzac, e visto che l'ultimo argomento trattato è stato "Il Manifesto", direi che possiamo parlare oggi della "Commedia Umana". Un'opera monumentale, che deve il suo nome alla "Divina Commedia" di Dante, e che raggruppa e collega moltissime delle opere dell'autore. L'obiettivo di Balzac era descrivere tutta la propria epoca, costruendo un "edificio" diviso in tre sezioni:
  1. Studi dei costumi 
  2. Studi filosofici 
  3. Studi analitici
Ciascuna sezione è poi ulteriormente suddivisa. Leggere tutta l'opera è un'impresa titanica; i due romanzi più famosi sono comunque Eugénie Grandet e Le père Goriot.
I personaggi creati da Balzac sono migliaia e costituiscono un'umanità suddivisa in classi sociali. Ciascun personaggio è espressione dell'ambiente in cui vive. Colpisce la meticolosità che l'autore dedica alla descrizione del patrimonio di ognuno: il denaro come unità di misura dell'uomo.
Come vedete, Balzac precede Marx di qualche anno (La Commedia Umana è del 1844) e la sua opera sarà fondamentale per lo sviluppo della letteratura realista, naturalista e postnaturalista (che tratteremo in seguito).

Post collegati: Eugénie Grandet

lunedì 16 gennaio 2012

Lo spettro

Uno spettro si aggira per l'Europa...
Si, come avevamo anticipato ieri, è ora di parlare del Manifesto del Partito Comunista, di Marx e Engels.
Questo spettro è ovviamente il comunismo, e Marx ed Engels ritengono giunto il momento di contrapporre a questo spettro agitato dai conservatori un Manifesto in cui i comunisti espongano apertamente il loro pensiero.
Fondamento del pensiero marxista è la visione della Storia come lotta di classe; gli autori riconoscono la spinta rivoluzionaria della borghesia, tuttavia ormai questa classe sociale ha perduto il suo impulso innovatore, istituzionalizzando lo sfruttamento del proletariato. Il prossimo passo deve essere quindi il superamento del sistema di produzione capitalista e la sostituzione della dittatura della borghesia con la dittatura del proletariato(temporanea), per arrivare ad avere alla fine una società senza classi (il comunismo).
Gli autori analizzano le altre teorie socialiste, (la definizione "socialismo  utopistico" è di Marx)  a cui contrappongono il loro "socialismo scientifico": il comunismo diviene una logica conseguenza dell'evolversi della Storia.
Inoltre sottolineano la necessità di una visione internazionale del socialismo ("proletari di tutti i  paesi unitevi").
Da questo momento, il mondo non sarà più lo stesso: lo spettro si materializzerà e avrà conseguenze dirompenti (non dove aveva previsto Marx, ossia nei paesi a capitalismo avanzato ma in paesi con un sistema feudale o quasi), ma questo lo vedremo quando tratteremo il Novecento.

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venerdì 13 gennaio 2012

Il rosso e il nero

Siamo arrivati a parlare di Stendhal e del suo grande romanzo psicologico, il Rosso e il Nero. Julien Sorel, giovane povero e ambizioso, conduce una lucida guerra contro la società e, alla fine, ne uscirà sconfitto. Cercando di salire la scala sociale servendosi dell'astuzia e del suo bell'aspetto, assiste al vanificarsi dei suoi sforzi proprio quando è vicino a coronare le sue ambizioni.
La sua sfortuna è quella di vivere nell'Europa della Restaurazione, in una società che ha chiuso le porte che erano state aperte ai giovani rampanti dalla Rivoluzione Francese e da Napoleone.
I due colori dovrebbero simboleggiare le due divise, quella rossa dell'esercito e quella nera della tonaca (Julien studia in seminario ma vorrebbe fare la carriera militare), ma a mio avviso rappresentano quelle zone recondite della nostra anima che Stendhal ha il merito di far emergere, anche se inquietanti. Chi, tra quelli che non sono nati nel privilegio, può affermare, con assoluta certezza, di non essere mai stato tentato sia dal seguire la strada delle passioni e dell'ideale per appagare la voglia di giustizia e libertà propria  della coscienza di classe, sia dall'adottare una condotta amorale come mezzo per migliorare le proprie condizioni di vita e vendicarsi così, in qualche modo, di una società che si disprezza?
Io non sono convinto, come gran parte della critica, che Julien abbia fatto una scelta netta: in alcune pagine del romanzo mi sembra di percepire una sincerità d'animo, anche se il suo agire sembra  lineare. E forse, proprio quando accetta il suo destino, fa la sua ultima scelta: sceglie il Rosso.
Il suo discorso alla giuria è forse la parte più "politica" del romanzo:
-Signori, non ho l'onore di appartenere alla vostra classe sociale....
Fosse vissuto in un altro periodo o in un altro luogo, le sue azioni (e quindi le sue scelte) sarebbero state nette, sarebbe stato un rivoluzionario, il tipico eroe romantico...Invece vive nella Francia dove è tornata l'aristocrazia e quindi viene sbeffeggiato e umiliato dal potere del denaro...No, pensandoci bene, in queste condizioni (Marx doveva ancora arrivare), uno come lui non poteva comportarsi diversamente.