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domenica 16 marzo 2014

Quiz

C'è poco da fare...Nessuno riesce a sfuggire al fascino dei Quiz!
"Lascia o raddoppia" e "Rischiatutto"  erano, in passato, un appuntamento settimanale quasi obbligatorio ed oggi i nuovi format, che la televisione ci propone, continuano a fare il pieno di audience.
Sono abbastanza convinto che i telespettatori non siano "segmentabili" secondo variabili socio-economiche o culturali e che il mito dell'onniscienza conquisti quasi tutti, più o meno come prendere a calci una palla.
Vediamo cosa ci racconta in proposto Apollodoro quando, rispondendo ad un quiz, SI RISCHIAVA EFFETTIVAMENTE TUTTO!






Quando era re Creonte, Tebe soffrì sventure non piccole. La Sfinge, infatti, che aveva il volto di donna, petto, piedi e coda di leone, e ali di uccello, seduta su un'altura, proponeva ai Tebani questo enigma: " Che cos'è che, pur avendo una sola voce, quadrupede, bipede e tripode diviene?" E poichè non indovinavano, ne prendeva uno e lo mangiava. Dato che ne morivano molti, Edipo, figlio di Laio, sciolse l'enigma dimostrando che la cosa detta dalla Sfinge era l'uomo: nasce infatti bambino quadrupede poichè si muove a 4 zampe, quando è in età matura è bipede e invecchiando  aggiunge come terza gamba il bastone. La Sfinge allora si gettò dalla rupe e Edipo conquistò il regno.

E da allora, i re dei quiz si susseguono, godendosi un regno, più o meno breve, fatto di popolarità e gettoni d'oro.

sabato 8 marzo 2014

Il cavallo ed il soldato

Beh, è tempo di rimettere mano al dizionario di greco e di ripescare uno dei miei autori preferiti, il mordace Esopo.
Archiviamo Truffaldino, quindi, ma continuiamo a parlare, in qualche modo, del tema del lavoro.
Sfogliando i miei libri mi è capitato di imbattermi, infatti, nella favola "il cavallo e il soldato" e mi sono chiesto se Orwell l'avesse letta prima di scrivere la sua "Fattoria degli animali", a dimostrazione del fatto che Esopo è veramente un "evergreen"!!
Vediamola insieme:



Un soldato, finchè era tempo di guerra, nutriva con orzo il cavallo, avendolo come compagno nei pericoli. Quando la guerra terminò, il cavallo portava carichi pesanti e svolgeva lavori usuranti, e veniva nutrito con sola paglia. Appena la guerra fu annunciata di nuovo ed il trombettiere fu udito, il padrone, messo il morso al cavallo e indossando egli stesso le armi, montò in sella.
Il cavallo, non avendo alcuna forza, cadeva in continuazione; dato che il padrone lo rimproverava, disse: "Devi andare tra gli opliti della fanteria, adesso; tu infatti da cavallo mi trasformasti in asino e come ti aspetti [adesso] che io da asino divenga di nuovo cavallo?

Esopo ci ricorda, dunque, che dobbiamo aver sempre cura di quelli con i quali condividiamo i nostri giorni, in famiglia, nello sport, nel lavoro (ma in realtà è la vita stessa ad essere un mestiere, come diceva Pavese), altrimenti sentiremo la loro mancanza quando ne avremo più bisogno.

mercoledì 5 marzo 2014

Il servitore di due padroni

Lo so, Carnevale è passato, ma voglio rendere omaggio a Carlo Goldoni e alle sue commedie.
Mia madre me le fece conoscere quando ero ancora un ragazzino e ricordo che mi piacevano moltissimo.
Una delle mie preferite era, per l'appunto, “Il servitore di due padroni”.
Come saprete, lo scaltro Truffaldino vuole provare a smentire il proverbio che non si possono servire due padroni alla volta.
Ma vediamo, innanzitutto, cosa lo spinge all'impresa..

T:Oh bella! Ghe n'è tanti che cerca un padron, e mi ghe n'ho trovà do. Come diavol oia da far? Tutti do no li posso servir. No? E perché no? No la saria una bella cossa servirli tutti do, e guadagnar do salari, e magnar el doppio? La saria bella, se no i se ne accorzesse. E se i se ne accorze, cossa pèrdio? Gnente. Se uno me manda via, resto con quell'altro. Da galantomo, che me vai provar. Se la durasse anca un dì solo, me vòi provar. Alla fin averò sempre fatto una bella cossa. Animo; andemo alla Posta per tutti do.


Già, un po' di avidità e la voglia di farsi beffe degli altri sono una miscela potente per il nostro agire così come è assolutamente umana l'autoassoluzione che prontamente ci diamo.
Ma torniamo al nostro eroe...Un po' ne combina ma comunque riesce quasi sempre a cavarsela e quindi, dopo tanto affaccendarsi, è giunta l'ora della ricompensa...

T:Togo su el me bodin; evviva, l’ho superada, tutti i è contenti, no i vol alter, i è stadi servidi. Ho servido a tavola do padroni, e un non ha savudo dell’altro. Ma se ho servido per do, adess voio andar a magnar per quattro

E mi sembra quasi giusto, qualche piacere nella vita ci vuole  e quelli della tavola ci accomunano tutti.

Comunque alla fine Truffaldino viene scoperto, ma...

F:Tu hai servito due padroni nel medesimo tempo?
T:Sior si, mi ho fatto sta bravura. Son intrà in sto impegno senza pensarghe; m'ho volesto provar. Ho durà poco, è vero, ma almanco ho la gloria che nissun m'aveva ancora scoverto, se da per mi no me descovriva per l'amor de quella ragazza. Ho fatto una gran fadiga, ho fatto anca dei mancamenti, ma spero che, per rason della stravaganza, tutti sti siori me perdonerà.

Farsi scoprire per amore è senz'altro meglio che venir scoperto per sfrenata ingordigia..Perdono concesso!

domenica 2 marzo 2014

Grande Basket

Ebbene si, lo confesso: il calcio mi piace ma la pallacanestro è veramente musica.
Qui in Italia la gente che ama la palla arancione è meno numerosa di quella che cerca di imitare i virtuosi della pedata ma...

Do you understand what that's like, having that ball in your hand... It's like, It's like making sweet music with your game, only thing is you don't wanna hear the song.
Lei lo capisce a cosa assomiglia, avere quella palla fra le mani?
E' come comporre una dolce musica con il vostro gioco, il solo problema è che voi non volete sentire la canzone (Glory Road, J.Gartner, 2006).

E, da buon romano, la memoria vola agli anni d'oro del Banco di Roma quando, con Larry Wright a trascinare una gran bella squadra, conquistò prima il campionato e poi la Coppa dei Campioni.
E come scordare l'arrivo delle stelle della NBA sul piccolo schermo e gli innumerevoli tentativi di ripeterne i numeri?
Ma torniamo a Glory Road, film passato per la televisione qualche tempo fa e probabilmente uno dei migliori che abbia visto su questo sport.
Tratto da una storia vera, racconta come l'allenatore della squadra dell'Università di El Paso (tra l'altro, messa abbastanza male finanziariamente), Don Haskins, porterà i suoi giocatori alla vittoria della NCAA contro tutto e contro tutti.
In tempi in cui nelle squadre universitarie i giocatori di colore facevano, per pregiudizio, molta panchina, vi erano di fatto due tipi di pallacanestro: quella dei “College”, bianca, essenziale e tattica, e quella che si giocava nelle strade, nera, atletica e spettacolare.
Haskins formerà una squadra con ben 7 giocatori di colore e in finale schiererà un quintetto di partenza senza bianchi, cambiando per sempre il modo di giocare a basket.
Tra una partita e l'altra, il film tocca un po' tutti i temi “caldi”: il duro lavoro come riscatto, la discriminazione ed il razzismo, l'autostima, le lotte sociali e, soprattutto, il coraggio civile che a volte è necessario darsi.

domenica 23 febbraio 2014

Uomini e no

Ricordo che un anno, quando ero studente, feci un corso di francese in una scuola di lingue in via Elio Vittorini. Mi trovai bene, l'ambiente era internazionale e simpatico e sia i docenti  che lo staff erano molto amichevoli (ma del resto è difficile che le persone la cui vocazione è quella di insegnare a parlare siano antipatiche e scorbutiche, come direbbe un mio amico “sarebbe una contraddizione pedagogica troppo grande”) .
Rendiamo omaggio, allora, a questo scrittore parlando per l'appunto del libro che regala il titolo al post odierno, “Uomini e no”.
“Uomini e no” è un romanzo ermetico: sullo sfondo vi sono le azioni di guerriglia partigiana e le rappresaglie tedesche, ma il racconto è incentrato sulle riflessioni esistenziali dell'autore.
L'obiettivo, a mio avviso, non è quello di celebrare la lotta partigiana ma di esplorare la relazione tra il ricorso alla violenza e l'aspirazione alla serenità, tra umanità e disumanità, tenendo ben a mente che queste componenti sono presenti in ognuno di noi e che il solo antidoto al “fascismo” e al “nazismo” , quando non è un'innata innocenza a guidare i nostri passi sul cammino della giustizia, è l'amore per la verità.

L’uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è ammalato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all’offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutto quello che in lui è offeso, e che era, in lui, per renderlo felice. Questo è l'uomo.
Ma l'offesa che cos'è? E' fatta all'uomo e al mondo.
…..

sabato 8 febbraio 2014

Certe volte..

Dalle amare vicende d'Irlanda passiamo a parlare di altre forme di lotta e di protesta, tirando fuori dalla libreria un filosofo spesso ignorato o quasi nei programmi scolastici, ma i cui scritti furono d'ispirazione per Gandhi e Martin Luther King: Henry David Thoreau.
Thoreau fu infatti “il profeta della disobbedienza civile” e pagò inoltre con il carcere per aver dato seguito con le azioni alle sue convinzioni : fortemente contrario alla guerra con il Messico, si rifiutò di pagare le tasse.
Ma vediamo alcune citazioni prese dal suo saggio “On the duty of civil disobedience” (“Sul dovere della disobbedienza civile”):

If... the machine of government... is of such a nature that it requires you to be the agent of injustice to another, then, I say, break the law

Se...la macchina del governo... è di natura tale da richiedere che tu sia l'agente di un'ingiustizia verso un'altra persona, allora, io dico, non rispettare la legge.

Già, qualsiasi ingiustizia ha sempre bisogno di complicità...

It is not a man's duty, as a matter of course, to devote himself to the eradication of any, even the most enormous wrong; he may still properly have other concerns to engage him; but it is his duty, at least, to wash his hands of it, and, if he gives it no thought longer, not to give it practically his support. If I devote myself to other pursuits and contemplations, I must first see, at least, that I do not pursue them sitting upon another man's shoulders.

Non è dovere di un uomo, necessariamente, dedicarsi allo sradicamento di un'ingiustizia, fosse anche la più enorme; egli può avere benissimo altre preoccupazioni a cui impegnarsi; ma è suo dovere, almeno, lavarsene le mani e, se non le dedica altri pensieri, non darle, nella pratica, il suo supporto. Se mi dedico ad altre attività e contemplazioni, devo prima accertarmi che non le perseguo sedendomi sulle spalle di un altro uomo.

E sarebbe già qualcosa....

Non vorrei però che a seguito di questi brevi stralci che vi ho riportato il pensiero di Thoreau venisse frainteso: egli non metteva in discussione l'autorità della legge né il volere della maggioranza, che è poi la base della democrazia (anche se la qualità della democrazia si misura dal rispetto che c'è verso le minoranze..), ma affermava che nemmeno la legge e la volontà popolare possono violare i diritti fondamentali dell'individuo.
Era il 1849.

Post collegati: Gandhi

giovedì 6 febbraio 2014

Vento d'Irlanda

Facciamo un po' di storia e facciamola, come spesso avviene, attraverso gli occhi del cinema.
Il film scelto è “The Wind That Shakes the Barley “ (tradotto letteralmente “Il vento che scuote l'orzo”) di Ken Loach (2006) ed il tema affrontato è la guerra d'indipendenza irlandese (e la conseguente guerra civile), attraverso le vicende di due fratelli, gli O'Donovan.
In una terra dove gli inglesi la fanno da padroni cresce la rabbia dei giovani irlandesi e Damien, medico in procinto di trasferirsi per lavoro a Londra, decide di non prendere il treno e si unisce alla brigata dell'IRA comandata dal fratello Teddy.
Prendere o non prendere un treno può cambiare radicalmente la tua vita, l'avevamo già visto in un post precedente.
Brutalità e ritorsioni si susseguono, ma alla fine gli inglesi sono costretti a ritirarsi e a concedere all'Irlanda un po' di autonomia (siamo nel 1921). A questo punto l'esercito repubblicano si spacca: c'è chi si accontenta sperando di ottenere più autonomia in seguito e chi invece vorrebbe continuare la lotta fino alla conquista dell'indipendenza assoluta. Ma oltre che sulla strategia di medio-lungo termine, la divisione è proprio sugli obiettivi: da un lato la borghesia vorrebbe limitarsi a cambiare la bandiera e a mantenere le cose più o meno così come stanno e dall'altro gli oltranzisti vedono nella guerra la possibilità di mutare gli equilibri sociali (il livello di denutrizione infantile in Irlanda era piuttosto alto).
E questa divisione spacca anche gli O'Donovan e così Damien, ritenendo di essersi spinto troppo oltre per accettare il bicchiere mezzo vuoto, si ritrova dalla parte di coloro che vorrebbero continuare la guerra e Teddy, che è più realista e che preferisce portare a casa comunque un risultato piuttosto che correre il rischio di far tornare l'esercito inglese, si schiera con coloro che sono favorevoli al trattato con l'Inghilterra.
Scoppia quindi la guerra civile e sarà proprio Teddy a comandare il plotone di esecuzione che ucciderà Damien.
Ed è la logica, drammatica conclusione dell'eterno conflitto tra ideali e realpolitik che ritroviamo praticamente in ogni guerra/rivoluzione: il vero idealista è matematicamente condannato all'autodistruzione... Damien potrebbe salvarsi e vivere i suoi giorni con la donna che ama, ma non vuole: dal momento in cui ha giustiziato un suo amico d'infanzia, colpevole di aver rivelato, sotto pressione, i nomi dei componenti della brigata all'intelligence inglese, sente di essere giunto in un vicolo cieco dal quale può uscire solo con la morte.. Il compromesso per lui è inaccettabile, le suppliche del fratello, che vorrebbe salvarlo, inutili e noiose.