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domenica 26 marzo 2023

Studere studere..

Riprendiamo il nostro thread sui mali del web e dei social media.
Oltre agli hater, ai troll e alle fake news, purtroppo, tocca sorbirsi anche certe “chicche”  che, più che ilarità, suscitano sconforto.
Nessuna materia si salva: Storia, Geografia, Latino, Inglese, Fisica e Medicina vengono, inesorabilmente,  stravolti, con buona pace del “De docta ignorantia” di Nicolò Cusano,  che suggerirebbe maggiore prudenza ed accettazione dei limiti della propria conoscenza.
Proviamo a riderci sopra lo stesso e partiamo proprio da quanto ci è toccato sentire in piena pandemia, quando moltissimi, senza necessità di laurea,  salivano in cattedra e ci  indicavano come avremmo dovuto curarci, prendendo spunto dal “solito” Esopo....



Il medico ignorante
Un medico era ignorante. Avendo in cura un ammalato, sebbene tutti i medici dicevano che quest'ultimo non correva pericolo di vita ma che i tempi di guarigione sarebbero stati lunghi, lui solo gli disse di sistemare tutte le sue pendenze: “Non passerai la giornata di domani”. Detto ciò, se ne andò.
Dopo qualche tempo, il malato si rimise in piedi e uscì di casa, pallido e camminando a fatica.
Avendolo incontrato, il medico gli chiese: “Salve, come stanno gli abitanti degli Inferi?”.
E quello rispose: “Sono tranquilli, poichè hanno bevuto l'acqua del Lete . Poco tempo fa, però, Morte e Ade minacciavano terribilmente tutti i medici, perché non lasciano morire gli ammalati, e si sono messi a registrarli  tutti . Stavano per registrare anche te, ma io, essendomi gettato ai loro piedi, li ho implorati, giurando che tu non sei un vero medico ma che, senza fondamento, sei stato calunniato".
La favola mette alla gogna i medici ignoranti ed inesperti, capaci solo di chiacchierare.


Beh, oltre ai “sedicenti medici”,  quelli che parlano a sproposito sui social sono tanti  (e qualcuno ha anche tanto di “blasone”).
E, allora, da buon “Romano de Roma”, non posso non rispolverare la celebre poesia di Gioacchino Belli (che, tra l'altro, sarebbe stato un buon compare di Esopo)...

Il saggio del Marchesino Eufemio

A dì trenta settembre il marchesino,
d’alto ingegno perché d’alto lignaggio,
diè nel castello avito il suo gran saggio:
di toscan, di francese e di latino.
Ritto all’ombra feudal d’un baldacchino
con voce ferma e signoril coraggio,
senza libri provò che paggio e maggio
scrìvonsi con due g come cuggino.
Quindi, passando al gallico idioma,
fè noto che jambon vuol dir prosciutto,
e Rome è una città simile a Roma.
E finalmente il marchesino Eufemio,
latinizzando esercito distrutto,
disse exercitus lardi, ed ebbe il premio!

 Post collegati:

L'anello di Gige 

lunedì 2 gennaio 2023

Chiamiamo il dottore?

Iniziamo l'anno con una favola del “perspicace” Esopo...

Αἴλουρος ἀκούσας ὅτι ἔν τινι ἐπαύλει ὄρνεις νοσοῦσι, σχηματίσας ἑαυτὸν εἰς ἰατρὸν καὶ τὰ τῆς ἐπιστήμης πρόσφορα ἀναλαβὼν ἐργαλεῖα παρεγένετο καὶ στὰς πρὸ τῆς ἐπαύλεως ἐπυνθάνετο αὐτῶν, πῶς ἔχοιεν. αἱ δὲ, ὑποτυχοῦσαι· καλῶς, ἔφασαν, ἐὰν σὺ ἐντεῦθεν ἀπαλλαγῇς.
οὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων οἱ πονηροὶ τοὺς φρονίμους οὐ λανθάνουσι, κἂν τὰ μάλιστα χρηστότητα ὑποκρίνωνται.

Un gatto, avendo udito che in una fattoria alcune galline erano malate, essendosi vestito da medico ed avendo preso con sé gli strumenti utili della professione si recò da loro e, fermatosi davanti alla fattoria, domandò loro come stessero. E quelle rispondendo: "Bene", dissero, "se tu vai via di qui".Così, anche tra gli uomini, i malvagi non ingannano i prudenti, anche se fingono infinità bontà.

Beh, Esopo ci mette in guardia da coloro che sembrano preoccuparsi di noi e hanno, invece, altre mire, tuttavia voglio mettere in risalto, in questo caso, il rapporto che si instaura, a volte, tra chi fa la professione più bella del mondo (escludendo quella del “genitore”) e l'ammalato, vero o falso che sia.
Di guarigioni “lampo” dettate dalla paura, come quella delle galline, ce ne sono e continueranno ad essercene molte, così come di malanni passeggeri, dettati dalla voglia inconscia di marinare la scuola o il lavoro oppure, semplicemente, dal desiderio di oziare e di ricevere un po' di coccole.
Ma siamo sicuri che i “finti ammalati” siano tutti pigroni o ipocondriaci come Argante?
Rispolveriamo una scenetta del film “Nell'anno del Signore”, di Luigi Magni.
Un breve riassunto per chi il film non l'ha visto...
Nella Roma papalina, un gruppetto di Carbonari cospira per cambiare le cose e la storia di due di loro, il medico Montanari ed il giovanissimo Targhini (personaggi effettivamente esistiti e ghigliottinati) , si intreccia con quella del calzolaio Cornacchia e della sua amante Giuditta. Come sempre avviene, la passione politica si mescola con quella dei sensi e tra Montanari e Giuditta nasce l'amore.
Il goffo tentativo di  Targhini e Montanari  di pugnalare un traditore, prima che riveli tutti i segreti e comprometta i compagni, fallisce ed i due finiscono nei guai.
Insieme a Giuditta, si rifugiano in casa di Cornacchia ma subito dopo arriva anche lui e ...
Cornacchia: Ecco, si c’avevo un dubbio, mò me s’è chiarito. (a Targhini)  E nun so si è chiaro pure pè voi: c’ho le corna.
Montanari: No, è che..
Cornacchia: No, è che l’anima de li mortaxxx tua e de la rivoluzione. Sta arrivanno Nardoni con la pattuglia. Famo finta che me sento male e tu sei venuto qui pè visitamme. (comincia a svestirsi e appoggiarsi sul letto) Ajo, oddio come me sento male, ajo oddio come me sento male, che c’ho?  
Montanari: C’hai un core come ‘na casa, Cornà.