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sabato 31 dicembre 2016

The Doctor's Daughter

Who guesses?

It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to Heaven, we were all going direct the other way....”

Esatto! Si tratta proprio di “A Tale of Two Cities” (“Un Racconto di Due Città”), il più grande romanzo storico di Charles Dickens.
Il fatto che, per il post di oggi, abbia scelto lo scrittore da sempre più gettonato, grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche delle sue novelle, durante le festività natalizie, che ci crediate o meno, è pura coincidenza: ho l'abitudine di rileggere, ogni tanto, i grandi classici e, poiché ho il testo in inglese, è stata anche una buona occasione per fare esercizio!
Joking apart, Dickens la considerava la migliore storia che avesse mai scritto ( la mia preferita, invece, è, decisamente, “Hard Times”) e, in effetti, è uno dei libri più venduti di tutti i tempi.
Ma veniamo al “Racconto di Due Città”....Le due città sono, per l'appunto, Londra e Parigi ed in esse si snodano le vicende private di un piccolo gruppo di personaggi, presi nel bel mezzo della Rivoluzione Francese.
In un contesto dove i soprusi dei nobili sono la regola, l'indifferenza verso le difficili condizioni di vita del proletariato viene ostentata e l'applicazione di pene crudeli è la ricetta con la quale si cerca di arginare il dilagare di piccoli reati, cresce il rancore della popolazione che, al limite della disperazione, abbandona ogni prudenza: Dickens descrive gli insorti come una moltitudine felice di morire e di sacrificarsi, anche senza la piena coscienza di ciò per cui ci si batte.
E così, nuovi oppressori subentrano ai vecchi: oltre ai Tribunali e alle guardie, un ruolo di primissimo piano è svolto da Madame Defarge che, per tutta la storia, è accompagnata dal suo luogotenente, una contadina chiamata “The Vengeance” .
Se Madame Defarge, che è solita ricamare il nome dei “nemici della Rivoluzione” da uccidere nei suoi lavori a maglia, pur essendo preda di un odio implacabile verso chiunque sia parente o affine del Marchese di St. Evrémonde (che ha sterminato la sua famiglia) ha comunque una parvenza di coscienza politica, “The Vengeance” non ne ha nessuna e fa il male solo per il piacere di farlo.
E si prepara, pertanto, il calvario di Charles Darnay, il nipote del Marchese di St. Evrémonde, che, disgustato dalla crudeltà della sua famiglia, ha cambiato nome e si è trasferito a Londra, dove vive insegnando le “belle lettere” e dove si innamora di Lucie, la figlia del dottor Manette.
Ma a contendersi la mano di Lucie vi sono altri pretendenti...
Innanzitutto c'è Stryver, un avvocato rampante e pieno di sé, che nell'ordine:
  1. decide che è ora di sposarsi
  2. decide che sposerà Lucie
  3. lo comunica al suo associato, l'altro avvocato, Sydney Carton e lo esorta a trovarsi, a sua volta, una moglie perché altrimenti finirà a breve in un baratro ancora più profondo di quello in cui già si trova (Carton ha problemi di alcolismo e depressione).
E vediamo, allora, come procede quello che Dickens chiama, con la sua solita ironia dolente, “a fellow of delicacy”....
Credete, infatti, che l'egregio Mr. Stryver corra a dichiararsi? Neanche per idea....Prima, bisogna sondare il terreno e manifesta, perciò, il suo proposito a Mr. Lorry, un amico della famiglia Manette.
E sebbene sia ricco, lanciato nella sua carriera e “uomo che sa stare in società”, Stryver non ha ricevuto l'educazione sentimentale adatta per sperare nell'amore di una vera lady come Lucie e quando Mr. Lorry glielo spiega, in un nulla desiste dal suo proposito, così come ci si libera da un fardello, e sostanzialmente chiude il capitolo dicendo che quelle come Lucie sono destinate ad avere una vita grigia e a rimpiangere, in vecchiaia, le occasioni perdute (Stryver sposerà, poi, una ricca vedova).
E l'ultimo pretendente è proprio Carton (“a fellow of no delicacy”)  che, seguendo il consiglio dell'avvocato “senior” di cercarsi una moglie, va a bussare alla porta di Lucie e le dichiara il suo amore, nonostante sappia di non avere speranze; chiede e ottiene, però, il privilegio della sua amicizia (Lucie e, successivamente, sua figlia saranno le uniche persone a intuire la bontà di Carton).
E così, l'unico ad avere le carte in regola è Charles Darnay, che è un aristocratico, è onesto e ha il cuore puro: i due si sposano e hanno una bambina.
Nel frattempo, però, a Parigi è scoppiata la Rivoluzione e Charles riceve una lettera di un antico servitore di suo zio, che è stato imprigionato per il solo motivo di “aver avuto qualcosa a che fare con l'aristocrazia”.
Charles parte per la Francia con l'intenzione di soccorrerlo ma viene subito arrestato per poi incappare nella persecuzione di Madame Defarge, decisa a far passar a “miglior vita” sia lui che Lucie e la loro bambina (le quali, nonostante i pericoli, lo hanno raggiunto a Parigi).
Sarà proprio Carton a salvare la felicità di Charles e Lucie, immolandosi per loro, e la storia si conclude con la profezia di Carton che vede i “ferventi rivoluzionari” prossimi ad essere messi fuori gioco dalla loro stessa invenzione: “la guillotine”.
Come avrete potuto leggere tra le righe, i temi cari a Dickens ci sono tutti, ma “A Tale of Two Cities” ha, soprattutto, il pregio di rammentare, quasi un secolo prima della “Fattoria degli animali” di Orwell, che il rispetto verso tutti, la sensibilità per i problemi altrui e la pietà verso l'errore sono le vere “leve” di progresso, mentre l'autoritarismo, il menefreghismo e le “punizioni esemplari” sono, storicamente, latori di tragedie personali e collettive.

I hope you enjoyed it.


sabato 10 dicembre 2016

Il nipote di Archimede - L'arte di fabbricare automi

Diciamo la verità... Chi, almeno una volta nella vita, non è stato attratto dalla tecnologia? Quelli della mia generazione, quasi sicuramente, avranno avuto, in gioventù, la passione per la fotografia, per il radioamatore (Internet non era ancora a nostra disposizione!!) o per la programmazione.
E chi non ha sognato di avere un robot onnisciente che facesse “les devoirs” in sua vece?
Beh, che ci crediate o meno, la progettazione di robot è arte antica.
A guardia di Creta c'era, infatti, Talos, un automa di bronzo praticamente invulnerabile.
Nessuno, tuttavia, è invincibile e Talos verrà distrutto da Medea.
Come ogni automa che si rispetti, infatti, Talos aveva una fonte di alimentazione: nella caviglia c'era l'unica vena attraverso la quale l'icore (il minerale che sostituisce il sangue nelle creature immortali) circolava per il suo gigantesco corpo metallico.
La maga, allora, lo confonde con un potente incantesimo e gli fa urtare la caviglia contro uno spezzone di roccia: dalla ferita, fuoriesce l'icore e Talos è K.O..
Dalle “Argonautiche” (libro IV), di Apollonio Rodio:

ἀλλ᾽ ὥς τίς τ᾽ ἐν ὄρεσσι πελωρίη ὑψόθι πεύκη,
τήν τε θοοῖς πελέκεσσιν ἔθ᾽ ἡμιπλῆγα λιπόντες
ὑλοτόμοι δρυμοῖο κατήλυθον: ἡ δ᾽ ὑπὸ νυκτὶ
ῥιπῇσιν μὲν πρῶτα τινάσσεται, ὕστερον αὖτε
πρυμνόθεν ἐξαγεῖσα κατήριπεν: ὧς ὅγε ποσσὶν
ἀκαμάτοις τείως μὲν ἐπισταδὸν ᾐωρεῖτο,
ὕστερον αὖτ᾽ ἀμενηνὸς ἀπείρονι κάππεσε δούπῳ.

Ma come un fortissimo pino in alto sui monti,
che i taglialegna hanno lasciato reciso
a metà con le celeri scuri, scendendo dal bosco,
e di notte prima è scosso dai venti,
poi, essendosi staccato dal ceppo, cade, così per un attimo
[Talos] si eresse traballante sui piedi instancabili,
poi cadde sfinito con un grande frastuono.

D'accordo, ma che fine hanno fatto i pezzi di Talos? Proviamo ad immaginare....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ αὐτοματοποιητική

Ὁ τοῦ Γλαύκου πάππος ἠγοράκει τὰ τοῦ Τάλω λοιπά.
Ὁ δὲ Γλαῦκος ἠρώτησεν·
- Ποιέωμεν αὐτόματον;
- Ναὶ δή,ἀπεκρίνατο ὁ πάππος.
Τοῦ πάππου κελεύοντος, πάντες οἱ παῖδες ἠργάζοντο χαρᾷ.
- Σκοπεῖτε, τὸ αὐτόματον βαδίζει, εἶπε ἡ Ἀσπασία.
Τὸ αὐτόματον ἐνηὲς ἦν καὶ ἐγίγνωσκε πολλὰς φωνάς1 .
Ὡς ὁ Ἰδομενεὺς εἶδε τὸ αὐτόματον, ἐφθόνησε καὶ ἐλάκτισε τοῦτο ἀλλὰ ἔλαβε τραῦμα ἐν τῷ ποδί.
Ὁ φθόνος ἄγει εἰς τὴν ἀδικίαν καὶ εἰς μεγάλα κακά.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
L'arte di fabbricare automi

Il nonno di Glauco aveva comprato i rottami di Talos al mercato.
Glauco, quindi, chiese:
- Costruiamo un robot?
-Si, certamente.- rispose il nonno.
Mentre il nonno dava le indicazioni, tutti i bambini lavoravano allegramente.
-Guardate, cammina!- disse Aspasia.
Il robot era affabile e conosceva molte lingue.
Quando Idomeneo vide l'automa, fu roso dall'invidia e gli diede un calcio ma si fece male al piede.
L'invidia conduce all'ingiustizia ed a grandi mali.

1 Un doveroso omaggio a C-3PO, il robot di Star Wars.

sabato 26 novembre 2016

Quite an unconfortable bed

Dopo Rebreanu, il realismo si orientò verso la periferia ed i bassifondi, come aveva fatto Arghezi in poesia.
I maggiori esponenti della "letteratura del ghetto" furono Ardeleanu e Călugăru.
Nel frattempo, intorno alla rivista "Sburătorul" e al critico impressionista Eugen Lovinescu, nasceva il "modernismo".
Questa corrente letteraria contrapponeva la "stracittà" allo "strapaese", ed era assolutamente occidentalista ed antitradizionalista: Ion Barbu portò l'ermetismo nella poesia romena mentre la prosa di Camil Petrescu è basata sullo psicologismo.
E partiamo, allora, da uno dei due romanzi più famosi di quest'ultimo, "Il letto di Procuste" (l'altro è "L'ultima notte d'amore, la prima notte di guerra").
Prima, però, qualche parola sul mito... Procuste ("stiratore") era il soprannome di un brigante che viveva sul monte Coridallo e attirava i viandanti per derubarli e mutilarli: nell'ordine, li invitava a casa sua, li imprigionava su un letto di ferro e, se erano troppo corti, li "allungava", oppure, se sporgevano dal letto, li "accorciava" (sarà Teseo a mettere fine alle sue "manie ortopediche").
Analogamente Ladima, il protagonista del romanzo, si adatta a tutto quello che il suo amore per Emilia, una sedicente attrice con poco talento e ancor meno moralità, gli esige, "allungandosi" o "accorciandosi" all'occorrenza.
In estrema sintesi, così come nessuno poteva sfuggire al supplizio perché nessuno conosceva la misura esatta del letto di Procuste, dal momento che non si conosce la misura esatta della realtà, quando si ama non c'è altra soluzione che aggiustare, con tutta la sofferenza che comporta, la realtà all'amore.
Tristan Tzara, invece, come abbiamo già visto in uno dei post precedenti, fu uno dei fondatori del “dadaismo” (già, e chi se lo scorda il celebre:”Prenez un journal./Prenez des ciseaux./..”!!).
Al dadaismo fece seguito il “costruttivismo”, promosso dalla rivista “Contimporanul”(1922), che mitizzava la tecnica moderna; la protesta contro l'egemonia borghese trovò sbocco, poi, nel programma surrealista.
Alle correnti avanguardiste fece da contraltare il “tradizionalismo”, nel quale confluirono le correnti nazionaliste dell'800.
Formatosi intorno alla rivista “Gândirea“, questo movimento opponeva il misticismo religioso ortodossista e l'etnicismo al materialismo e al naturalismo.
Il maggior poeta tradizionalista fu Lucian Blaga, mentre in prosa si distinse, con le sue novelle, soprattutto Gib Mihăescu .
Successivamente, con il gruppo “Criterion” e, specialmente, con l'opera di Mircea Eliade. l'“esistenzialismo” fece il suo ingresso nella letteratura romena.
Vorrei dedicare, però, a questo punto, un po' di spazio a Mihail Sebastian, giornalista e scrittore.
Sebastian deve la sua notorietà soprattutto alle sue commedie “La stella senza nome” e “Ultim'ora”: quest'ultima ci ricorda che scrivere, anche le cose più inoffensive, è sempre pericoloso!!!
Sebastian, tuttavia, non smetterà di scrivere, nemmeno quando dovrà abbandonare la sua casa a seguito delle leggi antisemite, e morirà, investito da un camion, pochi giorni dopo l'invasione della Romania da parte dell'Armata Rossa.
Vediamo, allora, cosa succede con l'avvento del socialismo...
I poeti tradizionalisti e modernisti dovettero ripensare le loro esperienze in funzione della nuova realtà: gli esponenti di maggior spicco furono Marin Sorescu, Ion Alexandru e, per i modernisti, Nichita Stănescu.
In prosa, il romanzo fu costretto a piegarsi alle esigenze propagandistiche del regime e furono poche le opere degne di nota: tra queste, vale la pena di citare “Morometii”, di Marin Preda [N.D.R.: naturalmente, fuori della Romania, troviamo Eugène Ionesco ( ma a lui avevamo già dedicato dello spazio in questo blog) e il filosofo Emil Cioran].
Tutti gli imperi, però, prima o poi, crollano e nel 1989, come ricorderete, la rivolta popolare pose fine alla dittatura di Ceaușescu: il poeta e giornalista Mircea Dinescu fu uno dei leader dell'insurrezione.

La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione. (E. Cioran)

POST COLLEGATI : Parte I Parte II

lunedì 14 novembre 2016

The fortune hunter

All' “arte per l'arte” del periodo “junimista” fecero seguito sia l' “estetismo” di Macedonski e della sua rivista “Literatorul”, che “l'arte impegnata” degli intellettuali socialisti della rivista “Contemporanul”, ma nessuna delle due correnti riuscì a fare breccia nella letteratura romena dell'epoca, che era dominata dal nazionalismo e dal “realismo popolare”.
Sono soprattutto Ioan Slavici con i suoi racconti etici, dove i personaggi positivi sono degli anti-eroi, capaci di non farsi sopraffare dalle passioni, e Alexandru Vlahuță, con il tema dello “strapaese”, a segnare questi primi anni. Nei romanzi di Vlahuță, i migliori sono i “vinti” (N.D.R: Verga scrive più o meno nello stesso periodo, ma non so se Vlahuță conoscesse “I Malavoglia” e “ Mastro don Gesualdo”...proverò ad indagare!! ):

Sollevarsi con la mente e col cuore più in alto degli uomini del proprio ambiente è un peccato che si sconta” ( da “Din durerile lumii” )

Agli inizi del XX secolo il tema dello strapaese, poi, sfocia nel “seminatorismo” (dalla rivista “Sămănătorul”) e nel “populismo”.
Il maggior rappresentante dello strapaese fu Mihail Sadoveanu.
Nelle sue opere domina la contrapposizione tra i contadini e la borghesia , tra la legge di natura e la legge “ufficiale”, creata per il tornaconto della classe egemone; al contadino, al pescatore, al pastore, per opporsi alle ingiustizie, non resta che farsi “brigante”.
Sadoveanu si dedicò anche al romanzo storico ma, nelle sue opere, gli eventi della Storia vengono considerati effimeri, mentre le trame dell'amore, dell'onestà e della giustizia, sono “forever”.
Contro lo strapaese si schierarono invece i “simbolisti”, che sostituivano al culto della natura quello dello spirito. Tra i simbolisti, si distinsero Ovid Densușianu, che definì il programma del Simbolismo con la sua rivista Viața nouă, e Ștefan Petică.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la letteratura romena vive probabilmente il suo periodo migliore. Tudor Arghezi, nelle cui opere si nota l'influenza di Baudelaire, rivoluziona completamente il linguaggio poetico; il tema centrale dei versi di Arghezi è quello della “rivolta” e del sovvertimento sociale grazie alla carica eversiva dei reietti.
Nella prosa, invece, si passa ad un realismo meno chiuso e provinciale, grazie soprattutto all'opera di Liviu Rebreanu e al suo romanzo “Ion”.
E con quest'ultimo, infatti, chiuderemo il post di oggi, perché segna il punto di rottura con lo “strapaese”: con lo “strapaese”, la figura centrale era il contadino modesto e virtuoso, che si accontentava del suo lavoro e viveva in armonia con la natura, mentre Ion, invece, è un ribelle.
Ma andiamo per gradi e vediamo come si snodano le vicende del protagonista....
Ion è un giovane povero e di talento, che si rende presto conto che la speranza di cambiare la sua condizione lavorando onestamente è, ahimè, vana.
Dal punto di vista “sentimentale”, è combattuto tra gli occhi “azzurrognoli” di Florica ed i “poderi” di Ana, ma non osando, a causa della sua povertà, avvicinarsi alla porta di Ana, frequenta la casa di Florica, anche se la dote di quest'ultima è tutt'altro che appetibile (“...un maiale smunto e qualche straccio vecchio..”).
Non bisognerebbe mai, però, prendere in giro le fanciulle, perché Florica sparge la voce, nel villaggio, che Ion ha chiesto la sua mano.
E quale immaginate che sarà stata la reazione di Zenobia, la madre di Ion, alla notizia delle prossime nozze del suo figliolo, nel quale aveva riposto tutte le speranze?

..Se l'avessero colpita con un bastone sulla testa, con ogni probabilità, non sarebbe stata afflitta da tanto male....

Z: Sempre la povertà attiri, eh, cocco di mamma? Un'altra sposa all'infuori di Florica, della vedova di Maxim, non hai trovato in tutto il villaggio? Non mi meraviglio più di niente, cocco di mamma, di che altro dovrei meravigliarmi?

Ion, furioso, è sempre più deciso a passare il Rubicone e a prendere in moglie Ana, anche se il padre non vuole dargliela; si confida con l'amico Titu, che cerca di dissuaderlo dal suo proposito facendogli notare che Ana non è proprio la ragazza che ti fa perdere la testa ma..

I: Così è, così è, ma senza di lei non scappo più dalla miseria fino a Prut e Siret 1.

Facendola breve, Ion, per vincere il rifiuto del padre di Ana, che vuole darla in moglie al ricco George, seduce la fanciulla; Ana, rendendosi poi conto di essere solo un ostaggio nelle mani del marito, si uccide.
Ion torna,allora, da Florica, che però ha sposato, nel frattempo, George e alla fine l'equilibrio del piccolo mondo viene ristabilito con la morte di Ion, che viene ucciso da George.
Ion” ebbe un grande successo e divenne il romanzo “simbolo” della gioventù romena, alla quale ogni prospettiva era preclusa dall'immobilismo nel quale era invischiata la società del tempo.
Emblematica, in proposito, è la lite tra il maestro e il prete: il maestro, che guarda soprattutto alla “questione sociale”, simpatizza con Ion, ossia con i giovani di talento che reclamano un posto in una società che li ha messi ai margini (ricordate “Il rosso e il nero”?) mentre il prete, che deve custodire la moralità della comunità, sta dalla parte di George, dei ricchi e dello status quo.
Nel prossimo post concluderemo la nostra panoramica della letteratura romena.



1 Dovrebbe essere la regione disegnata da questi due fiumi: Ion intende dire che se non riesce a sposare Ana, per miglia e miglia, ad attenderlo, c'è solo la povertà.
  
POST COLLEGATI: Parte Prima   Parte Terza 


giovedì 27 ottobre 2016

A stormy night

Come avrete intuito, ho una certa passione per la letteratura internazionale e qualche giorno fa, cercando di mettere un po' d'ordine tra gli scaffali, ho ritrovato un libro di letteratura romena.
E poiché, di solito, la letteratura romena non trova spazio nei programmi scolastici, cercherò, in qualche modo, di porvi riparo, provando, come al solito, a non annoiarvi.
Cominciamo, quindi, dall'inizio.. Come saprete, Traiano conquistò la Dacia a seguito di due guerre (101-102 e 105-106) ed i Daci furono, rapidamente, “romanizzati”. Nel 271, Aureliano dovette cedere la Dacia ai Goti, ma né i Goti né i successivi invasori riuscirono a sradicare la lingua romena.
Naturalmente, il romeno fu, per molto tempo, esclusivamente lingua “parlata” ed iniziò a divenire lingua anche “scritta” solo nel XVI secolo, con la traduzione di alcuni testi religiosi.
Nel XVII secolo viene redatta la prima Storia della Romania e, dopo il periodo “fanariota” e la scuola “latinista”, con l'avvento dell'Illuminismo, nasce la letteratura romena moderna grazie, soprattutto, al lavoro di Gheorghe Asachi e Ioan Heliade Radulescu.
Il 1840 è l'anno della pubblicazione della rivista “Dacia literară”, ed il periodo che va dal 1840 al 1860 è caratterizzato dal tradizionalismo e dal nazionalismo come reazione all'Illuminismo e al classicismo di Asachi e Heliade; il maggior esponente di questa corrente letteraria fu il poeta e drammaturgo Vasile Alecsandri.
Il periodo successivo al 1860 è quello di Junimea, ossia “l'arte per l'arte”; il suo maggior teorico fu Titu Maiorescu, ma per Junimea passarono, tra gli altri, anche Mihai Eminescu e Ion Luca Caragiale.
Fermiamoci (e soffermiamoci) quindi, per oggi, su quest'ultimo e sulla sua commedia “O noapte furtunoasă” (“Una notte tempestosa”).
Un ricco uomo d'affari, il signor Dumitrache, sospetta di adulterio la moglie Veta e mette alle costole del presunto rivale, il giovane Rică , il suo fedele commesso Chiriac.
In realtà, l'amante della moglie è proprio Chiriac, mentre Rică è innamorato di Ziţa, la sorella della moglie di Dumitrache. Per errore, Rică entra nella stanza di Veta e dopo una rocambolesca fuga dalla finestra, viene catturato, con l'aiuto di Chiriac e di un maresciallo, da Dumitrache.
Ziţa, però, chiarisce l'equivoco e Rică chiede, ufficialmente, la sua mano.
Così Dumitrache, che sospettava Rică perché era invidioso della sua gioventù e della sua eleganza, finisce per abbracciare l'ex presunto rivale e tutto lascia presagire che Veta continuerà, tranquillamente, a tradirlo con Chiriac.
Il bersaglio degli strali di Caragiale non sono, però, gli istituti borghesi, ma gli appartenenti alla borghesia e la loro vanità. Venute meno le differenze sociali sostanziali, si instaura una competizione feroce e, a tratti, folle tra gli individui che impedisce, di fatto, che la libertà e l'uguaglianza, sancite dalla Carta Costituzionale delle democrazie liberali, vengano pienamente godute.
Dumitrache, quando Rică manifesta la sua intenzione di sposare Ziţa, mostra qual è il vero male che lo affligge: 

-Ci onorerebbe molto...La dote non è grande, e Lei, sa, è qualche gradino più su...noi siamo commercianti...

-Cittadino,-taglia corto Rică- siamo in un regime liberale: uno non può essere al di sopra di un altro, la Costituzione non lo permette.
 
Rică, tuttavia, non è diverso da Dumitrache (anzi, direi che Dumitrache è una proiezione di Rică: anche quest'ultimo si sentirà, prima o poi, qualche gradino al di sotto di qualcuno, anche lui sarà geloso e anche lui coltiverà le sue segrete ambizioni): per questo, sono destinati ad intendersi.

POST COLLEGATI: Parte II  Parte III

sabato 15 ottobre 2016

Il nipote di Archimede - Il viaggio

-Questa è l'ultima gita che faccio... Lo giuro!!!
Chissà quante volte questa promessa sarà stata fatta e quante volte, poi, se la sarà portata via il vento..Del resto, come si fa a dire di no?
Se l'ottimismo non trionfasse sull'esperienza, la vita diverrebbe noiosa ed inoltre, se è vero che, spesso e volentieri, non tutto fila come dovrebbe, è altrettanto vero che, nella maggior parte dei casi, quando si tratta di ragazzi, l'happy end è sempre dietro l'angolo. Quindi, cari accompagnatori, incrociate le dita e run the risk!

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 
  14. I giocatori di dadi 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ πορεία

Ἁι μητέρες παρεσκευάκασι τὰς σαγὰς καὶ παρῃνέκεσαν τοῖς παισὶ μὴ ἀπρονοητήσειν.
Ἡ ναῦς κοίλη καὶ ὀρθόκραιρα 1 ἦν καὶ οἱ μαθηταὶ ἐπεθύμουν ἀποπλεύσεσθαι.
Τῶν τούτων πλεόντων, ὁ Ἰδομενεὺς λίθον ἔβαλε ἐπὶ τὸν Ποσειδώνιον δελφῖνα· διὰ τοῦτο ὁ θεὸς ὠργίσατο καὶ ἔπεμψε μέγαν πώλυπον ὃς ἔβλυσε τὸ μέλαν ἐν τῷ τοῦ Ἰδομενέως προσώπῳ.
Μετὰ ἡμέρας πέντε προσώρμισαν πρὸς τὴν τῶν Γαλατῶν χώραν.
Οἱ Γαλάται 2 ἐκάλεσαν τοὺς παῖδας ἐπὶ τὴν εὐωχίαν καὶ μετὰ τὸ δεῖπνον ἠρώτησαν αὐτοὺς πολλά.
Οἱ Γαλάται ἐφόρουν χιτῶνας ποικιλτοὺς χρώμασι παντοδαποῖς καὶ ἡ Ἀσπασία ἐπρίατο ἕνα.
Ὁ νόστος ἐριγηθὴς ἐγένετο· αἱ μητέρες περιέμενον τὴν ναῦν ἐν τῷ λιμένι καὶ εἶτα ἅμα πάντες ὁρτὴν ἐποίησαν.
Ἡδεῖα ἡ ἄπαρσις ἀλλὰ ὁ νόστος ἡδίων.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede

Il viaggio

Le madri avevano preparato i bagagli e avevano raccomandato ai bambini di non essere imprudenti.
La nave era concava e "dalle corna dritte" e gli scolari non vedevano l'ora di salpare.
Durante la navigazione, Idomeneo tirò un sasso ad un delfino sacro a Poseidone; per questo, il dio si adirò ed inviò un polpo gigante che spruzzò dell'inchiostro sul viso di Idomeneo.
Dopo 5 giorni gettarono l'ancora nei pressi della regione dei Galli.
I Galli invitarono i bambini al banchetto e dopo il pasto fecero loro molte domande.
I Galli indossavano delle tuniche ricamate con vari colori e Aspasia ne comprò una.
Il rientro a casa fu lieto; le madri attendevano la nave al porto e, poi, tutti insieme fecero una festa.
Dolce è la partenza ma ancora più dolce è il ritorno.


1 Un omaggio al cantore dell'Iliade..Chi ricorda da quante navi era composto il contingente di Itaca? E di che colore erano le vele delle navi di Ulisse?
2 Le informazioni su usi e costumi dei Galli sono tratte dalla "Biblioteca Storica" di Diodoro Siculo
 

venerdì 30 settembre 2016

Il nipote di Archimede - I giocatori di dadi

Le scarpe hanno sempre avuto un posto d'onore nella speciale graduatoria degli accessori alla moda.
Probabilmente, per quelli della mia generazione, il primo vero mito furono i “camperos”...Poi, tanti altri modelli, di tanti altri brand, hanno avuto il loro momento di gloria nel corso degli anni.
E se vestire alla moda era importante, era anche difficile sottrarsi ad altri riti adolescenziali, come il primo ingresso in una sala da biliardo oppure la prima partita a poker con gli amici.
Riprendiamo, quindi, il vocabolario di greco e vediamo cosa sarebbe potuto succedere, con le dovute differenze, in un villaggio della Magna Grecia.

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός


Οἱ κυβευταί

Τὰ τοῦ Νίκανδρου σανδάλια κάλλιστα ἦν· ὁ Ἰβηρικὸς ὑποδηματάριος ταῦτα ἐπεποιήκει.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐβουλέσθην ἴσα σανδάλια πρίασθαι ἀλλὰ εἰχέτην ὀλίγον ἀργύριον.
Ἰάσων ὁ φρυνώνδειος ἀκούσας τάδε εἶπε·
-Εἰ βούλεσθον κερδαίνειν πολὺ ἀργύριον, ἐμοῦ κατόπιν ἔρχεσθον.
Ἡ ἐλπίς ταῖς παισὶ ἡδεῖα.
Ὁ ἀνήρ ἤγαγε τὼ ἀδελφὼ πρὸς τὸ κυβευτήριον καὶ ἔφηνε Νέστορα τὸν κυβευτήν.
Οἱ τοῦ Νέστορος κύβοι ἀεὶ εὖ ἔπιπτον ἀλλὰ ὁ Ἑρμῆς, ὃς τὼ παῖδε ἐφύλασσε, μετεποίησε τοὺς νόμους τῶν φυσικών καὶ ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐκερδησάτην πολὺ ἀργύριον.
Τὼ ἀδελφὼ ἐδωρησάτην τὰ σανδάλια ἐν ἔθει τε τοῖς φίλοις αὐτῶν καὶ τῷ Ἰδομενεῖ ὃς ἐθαύμασε ὡς μάλιστα τοῦ δώρου.

Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
I giocatori di dadi
I sandali di Nicandro erano molto belli; li aveva fatti il calzolaio spagnolo.
Glauco e suo fratello volevano comprare dei sandali uguali ma avevano pochi soldi.
Avendo ascoltato ciò, Giasone l'imbroglione disse:
-Se volete guadagnare molto denaro, seguitemi.
Dolce è la speranza per i bambini.
L'uomo guidò i due fratelli alla sala da gioco e presentò loro Nestore il giocatore.
I dadi di Nestore erano truccati ma Ermes, che proteggeva i bambini, cambiò le leggi della fisica e Glauco e suo fratello vinsero una grossa somma.
I due fratelli regalarono i sandali di moda sia ai loro amici che ad Idomeneo, che si meravigliò moltissimo per il dono.

sabato 17 settembre 2016

Atatürk

Beh, visto che nell'ultimo post abbiamo citato "la Grande Guerra", approfittiamone per ripassare un po' di Storia e per riannodare uno dei tanti thread di questo blog....
Con la I° Guerra Mondiale, infatti, tramonta definitivamente l'Impero Ottomano, già da molto tempo in declino.
Con la sconfitta, l'Impero Ottomano perse le regioni mediorientali e subì l'occupazione straniera: i greci occuparono la città di Smirne e truppe internazionali si stanziarono lungo la costa.
Con il trattato di Sèvres (1920) si perfezionò, poi, la liquidazione dell'Impero: fu sancita la perdita delle province arabe (soprattutto a vantaggio di Francia e Inghilterra), l'Armenia divenne una repubblica democratica e ai Curdi fu promessa la possibilità, attraverso un referendum, di ottenere l'indipendenza all'interno di uno Stato i cui confini sarebbero stati definiti successivamente.
A questo punto, un esercito turco, guidato dal generale Mustafa Kemal “Atatürk”, si ribellò e, con l'aiuto dei Russi, che fornirono armi e denaro, riuscì a sconfiggere le forze di occupazione (e, "as a result",  il sultano si rifugiò a Malta!).
Con il trattato di Losanna (1923), la Turchia fu riconosciuta come Stato indipendente e Atatürk venne eletto presidente.
Ataturk era un convinto nazionalista e riteneva che la sovranità popolare fosse l'asse portante di uno Stato in grado di governarsi in modo incondizionato.
La sovranità popolare, però, non doveva essere ottenuta attraverso il dibattito tra le forze sociali ma andava presa con la forza.
Questo concetto di sovranità popolare come mezzo per riformare lo Stato era, tuttavia, guardato con sospetto da buona parte della popolazione; nelle aree rurali più povere, il programma di modernizzazione di Atatürk veniva visto come l'imposizione del volere dell'élite urbana sulla cultura rurale, profondamente religiosa.
Grazie all'appoggio dell'esercito, Atatürk riuscì, comunque, a fare della Turchia una repubblica “con lo sguardo rivolto ai paesi occidentali”.
Le tensioni, tra militari ed élite urbana da un lato e l'Islam rurale dall'altro, continuano, però, anche oggi.

mercoledì 24 agosto 2016

Vacanze in montagna

Ok, facciamo un break e lasciamo da parte , per un po', genitivo assoluto, duale, perifrastica passiva,  coniugazione di verbi e declinazione dei sostantivi del greco antico.
Visto che è ancora tempo di vacanze e che alcuni, per sfuggire alla calura estiva, avranno sicuramente scelto “la montagna”, parleremo, oggi, di uno dei libri più importanti della prima metà del Novecento: “Der Zauberberg “, ossia “La montagna incantata” (Thomas Mann, 1924).
Se l'obiettivo iniziale era, forse, quello di scrivere una parodia dei sanatori dove i malati ricchi trascorrevano degli anni, il successivo precipitare degli eventi internazionali [Mann iniziò a scrivere “La montagna incantata” nel 1912] spinse l'autore a ripensare e ad ampliare i confini dell'opera.
Mentre, infatti, nella parte iniziale è prevalente la satira verso questi luoghi di cura dove l'aria è buona, i pasti pantagruelici, i divertimenti e gli intrattenimenti culturali frequenti, i flirt deliziosi, ma la gente, invece di guarire, peggiora (e anzi, chi è sano, come il protagonista, si ammala!!), successivamente l'attenzione si sposta sullo scontro ideologico tra le principali scuole di pensiero d'inizio secolo.
Ma procediamo con ordine.
Hans Castorp, un giovane ingegnere, si reca a far visita a suo cugino che è ricoverato nel sanatorio di Berghof.
Quello che doveva essere un breve soggiorno (Hans aveva progettato di restare solo 2 settimane...), si trasforma, però, in una lunghissima degenza: il protagonista farà ritorno alla “pianura” dopo 7 anni!!!
Resterà, infatti, “incantato” dal micromondo con il quale è entrato in contatto e, quando giunge il momento di tornare a casa, si ammala: anche se inconsciamente, Hans non vuole tornare a casa senza aver soddisfatto, prima, la sua sete di apprendimento.
Del resto, Hans è un giovane borghese, abbastanza ricco e abbastanza colto, quindi ha l'ambizione, legittima, di imparare non seguendo la strada “normale” della classe sociale alla quale appartiene ma incamminandosi, invece, per quella che lui chiama "la strada geniale” , che è più tortuosa e passa attraverso la malattia.
E così viene colpito da una “febbre” che proprio non vuole saperne di scomparire e diviene, da ospite, un “paziente” del sanatorio di Berghof che, come abbiamo avuto modo di dire, è, a tutti gli effetti, un piccolo mondo: i pazienti sono di età, estrazione sociale e culturale diversa e provengono da quasi tutti gli angoli del pianeta.
L'unica cosa che differenzia veramente la “montagna” dalla “pianura” è il trascorrere del tempo: sembra quasi che il tempo non importi o che abbia, comunque, un valore diverso.
Così, in questi giorni senza tempo, si costruisce l'educazione sentimentale di Hans, con il contributo di due “pedagoghi” d'eccezione : il massone Ludovico Settembrini ed il gesuita Leo Naphta.
Nelle diatribe filosofiche che ne seguono, è quasi sempre quest'ultimo a riportare la vittoria: non perché sia più colto o più intelligente ma, semplicemente, perché è più guardingo e più malizioso.
Mentre Settembrini sogna la liberazione dell'umanità e la sua emancipazione dalla sofferenza attraverso il progresso e la cultura, Naphta odia e deride la democrazia “borghese” e le sue velleità che, profetizza, saranno spazzate via dal nascente socialismo.
Naturalmente, tra i due, le mie simpatie vanno a Settembrini che, nonostante la malattia e la povertà, riesce a mantenere la propria umanità e poco importa se le sue tesi ne escano quasi sempre sconfitte: il futuro che Naphta auspica è poco appetibile per chi la libertà ed il progresso li ha potuti apprezzare.
Nel frattempo qualcosa cambia, persino sulla “montagna incantata”: un nervosismo nuovo si è fatto strada nel sanatorio.
La “Belle Époque” sta per finire e siamo, infatti, al preludio della Prima Guerra Mondiale.
Naphta diviene sempre più maligno: quando l'intelligenza, anziché inseguire l'utopia, si dedica esclusivamente a stroncare le speranze altrui, diviene "ossessione" e l'epilogo delle discussioni tra i due “pedagoghi” è drammatico.
Hans resterà ancora del tempo sulla “montagna incantata”, prima di essere dichiarato “guarito”.
Fatto ritorno alla “pianura”, pur essendo tutt'altro che un “militarista”, si arruolerà e attraverserà, anonimamente e con uno spirito nuovo, i campi di battaglia della Grande Guerra.
Il suo periodo di “autoformazione” si è concluso.

giovedì 11 agosto 2016

Il nipote di Archimede - La band


Qualche giorno fa, mentre ero in autobus, ho visto un cartellone pubblicitario che annunciava il concerto rock promosso da Postepay: starring gli "Iron Maiden" e, ospiti, tanti altri gruppi storici, come i "Saxon".
E, così, mi sono ricordato di quando l'Heavy Metal entrò anche nel nostro liceo; l'interesse per il "metallo pesante", in verità, durò poco ma, comunque, per qualche tempo, spillette, braccialetti, lucchetti e catenine adornarono le nostre giornate.
Nacque una "band" e ci fu, perfino, il primo, storico, concerto "hard rock" del liceo.
Del resto, anche nella vostra scuola si sarà tenuto un concerto rock, hard rock o punk rock, giusto?
Proviamo ad immaginare, allora, con le dovute differenze, quello che potrebbe essere successo nello spaziotempo che abbiamo inventato.

Post precedenti:
  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12.   Il giorno delle elezioni

 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ὁ χορός

-Οἱ κάχληκες βαλλίζοντες 1 - τὸ ὄνομα τοῦ χοροῦ ἦν.
Ὁ μὲν Γλαῦκος ἐκιθάριζε,  ὁ δὲ ἀδελφὸς αὐτοῦ  ηὔλει καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ἐτυμπάνιζε.
Ἡ οὖν Ἀσπασία ἡ τοῦ χοροῦ ᾠδὸς ἦν.
Παρὰ τὸν  καιρὸν οἱ ἡμέτεροι ἥρωες  τὰ πρόσωπα γεγραμμένοι ἦσαν καὶ διερρήχεσαν  τὰ ἱμάτια.
Ἡ συναυλία ἐγένετο ἐπίσκοπος καὶ πάντες  οἱ παῖδες ἐκρότησαν τὸν χορόν.
Τῶν δὲ μουσουργῶν οἴκαδε ἐπανελθόντων, οἱ γονεῖς ἐμέμψαντο τοὺς διαρρήξαντας τὰ ἱμάτια καὶ, τρίβοντες τῷ νίτρῳ, ἔνιψαν τὰ πρόσωπα αὐτῶν.    
Πολλάκις οἱ τεχνῖται οὐ τιμῶνται ἐν ταῖς οἰκίαις ἑαυτῶν.
Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
La "band"
-I ciottoli ballerini- era il nome della band.
Glauco suonava la cetra, suo fratello [suonava] il flauto e Idomeneo [suonava] il timpano.
Aspasia, infine, era la cantante del gruppo.
Per l'occasione, i nostri eroi si erano pitturati il viso e avevano fatto i vestiti a brandelli.
Il concerto fu un successo e tutti i bambini applaudirono la band.
Quando, però, i musicisti tornarono a casa, i genitori li rimproverarono perchè avevano lacerato i vestiti e, strofinando con il bicarbonato di sodio, lavarono loro la faccia.
Gli artisti, spesso, in casa propria non vengono rispettati.


1. Un piccolo omaggio, ovviamente, alla rock band per antonomasia!

sabato 30 luglio 2016

Il nipote di Archimede - Il giorno delle elezioni

Ricordate le elezioni dei rappresentanti di classe?
Probabilmente fu il nostro primo impegno elettorale...
Sulla base di quali criteri facemmo la nostra scelta?

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  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole 


Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ ἡμέρα τῆς αἱρέσεως

Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ Ἰδομενεὺς τε καὶ ὁ Νίκανδρος εἰς  ἀρχὴν παρηγγέλκεσαν.
Νίκανδρος ὁ Ἀρχελάου πλουσιώτατος πάντων τῶν παίδων ἦν καὶ ὑπέσχητο
πλακοῦντας καὶ  παίγνια τοῖς σπουδασταῖς δωσέμεναι.
Ὁ δὲ Ἰδομενεὺς ἠπείληκει πληγὰς τοῖς μὴ ψηφοφοροῦσι τὸν αὐτόν.
Ὁ  Γλαῦκος οὖν ἐπεπιστεύκει τῇ ἑαυτοῦ συμπαθείᾳ.
Ἡ ἡμέρα τῆς αἱρέσεως ἦλθε.
Σχεδὸν πάντες οἱ παῖδες ἐψηφοφόρησαν τὸν Νίκανδρον· ἡ φιλοκέρδεια κρείσσων τοῦ φόβου.
Ὁ Διοκλῆς τε καὶ ἡ Ἀσπασία ἐψηφοφορησάτην τὸν Γλαῦκον · ἡ φιλία κρείσσων τε τοῦ φόβου καὶ τῆς φιλοκερδείας.
Ὁ δὲ Ἰδομενεὺς μετέλαβε οὐδεμίαν ψῆφον, μηδὲ τὴν  ἑαυτοῦ, ὅτι ἐπελάθετο τὸ ὄνομα γράφειν.
Σ.Δ.



Il nipote di Archimede
Il giorno delle elezioni
Glauco, Idomeneo e Nicandro si erano candidati.
Nicandro, figlio di Archelao, era il più ricco di tutti i bambini e aveva promesso di dare dolci e giocattoli ai suoi sostenitori.
Idomeneo, invece, aveva minacciato di percosse coloro che non avessero votato per lui.
Glauco, infine, aveva fatto affidamento sulla sua simpatia.
Venne il giorno delle elezioni.
Quasi tutti i bambini votarono per Nicandro: la cupidigia è più forte della paura.
Diocle e Aspasia votarono per Glauco: l'amicizia è più forte sia della paura che della cupidigia.
Idomeneo, invece, non ricevette alcun voto, nemmeno il suo, perchè si dimenticò di scrivere il proprio nome.

mercoledì 20 luglio 2016

Il nipote di Archimede - L'ospedale delle bambole

Hai voglia a dire che sono solo cose!!!
Tutti noi abbiamo un oggetto particolarmente caro e ci dispiacerebbe se si rompesse o andasse perduto...

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  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione 
 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὸ νοσοκομεῖον τῶν κορῶν

Τῆς κόρης ἐρρηγμένης, ἡ Ἀσπασία ἐπίλυπος ἦν.
-Ὁ πάππος μου ταύτην ἀνιᾶσθαι δύναται, εἶπε ὁ Γλαῦκος.
Ἱκανὸς τέκτων ὤν, ὁ τοῦ Γλαύκου πάππος ἠνιάθη τὴν κόρην.
Ἡ Ἀσπασία τότε νόημα ἔσχησε καὶ εἶπε·
-Παρασκευάζωμεν τὸ νοσοκομεῖον τῶν κορῶν· ὁ μὲν πάππος ἰατρὸς ἔσται, ὁ δὲ Γλαῦκος καὶ ἐγὼ νοσοκόμω ἔσεσθον.
Ὁ πάππος τε καὶ ἡ Ἀσπασία τε καὶ ὁ Γλαῦκος ἠνιάθησαν πολλὰ παίγνια καὶ εὗρον τὸν Ἰδομενέα ἐθιζόμενον τῷ δουρείῳ κροκοδείλῳ καθεύδειν.
Τὰ μικρὰ τόσον ὀνήσιμα ὅσον τὰ  μεγάλα ἐστί.
Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
L'ospedale delle bambole

Poichè la bambola si era rotta , Aspasia era triste.
-Mio nonno la può riparare, disse Glauco.
Essendo un bravo artigiano, il nonno riparò la bambola.
Aspasia allora ebbe un'idea e disse:
-Organizziamo l'ospedale delle bambole: il nonno sarà il medico mentre Glauco ed io saremo gli infermieri.
Il nonno, Aspasia e Glauco ripararono molti giocattoli e scoprirono che Idomeneo era solito dormire con un coccodrillo di legno.
Le piccole cose sono importanti quanto quelle grandi.

venerdì 8 luglio 2016

Il nipote di Archimede - L'ora di religione

E voi, cosa facevate durante l'ora di religione?
Probabilmente, anche nella vostra classe, c'era chi seguiva la lezione, chi ripassava la materia dell'ora successiva, chi chiacchierava allegramente con il compagno di banco e chi socializzava nel corridoio.
Vediamo, allora, cosa "avvenne",  una volta, nella "nostra" scuola immaginaria...

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  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ ὥρα τῆς εὐσέβειας

Ὁ ἱερεὺς ἐδιδάσκε τοὺς παῖδας  τοὺς  θεοὺς τιμάειν.
Τοῦ μὲν ἱερέως  λέγοντος περὶ τῶν θεῶν, ὁ δὲ Γλαῦκος τε καὶ  ἡ Ἀσπασία τε καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ἔχαιρον ἀστραγαλίζοντες
1 .
Διὰ τοῦτο ὁ ἱερεὺς ὠργίσατο  καὶ ἔλαβε τοὺς ἀστραγάλους.
Τῶν  παίδων  κλαιόντων ὡς μάλιστα, Ἀθηνᾶ ᾤκτειρε καὶ  τὸν Ἑρμῆν
ἔπεμψε.
Διὰ νύκτα ὁ Ἑρμῆς ἔκλεψε τοὺς ἀστραγάλους παρὰ τοῦ ἱερέως καὶ πρὸς ὄρθρον  oἱ παῖδες εὗρον τοὺς ἀστραγάλους ἐγγὺς τῶν προσκεφαλαίων.
Οἱ θεοὶ  βούλονται τοὺς παῖδας ἱλαροὺς εἶναι.
Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
L'ora di religione

Il sacerdote insegnava ai bambini ad onorare gli dei.
Ma mentre il sacerdote parlava degli dei, Glauco, Aspasia e Idomeneo si divertivano, invece, a giocare con gli astragali.
Per questo il sacerdote si adirò e requisì gli astragali.
Poichè i bambini piangevano moltissimo, Atena si impietosì ed inviò Ermes.
Durante la notte Ermes rubò gli astragali al sacerdote e alle prime luci dell'alba i bambini trovarono gli astragali vicino al cuscino.
Gli dei vogliono che i bambini siano allegri.


1 Gli astragali erano una sorta di dadi, ricavati da ossicini di pecora, a quattro facce; questo gioco era molto popolare sia tra i bambini che tra gli adulti.

domenica 26 giugno 2016

Il nipote di Archimede - Il gran giorno di Diocle

Beh, innanzitutto,  GRAZIE!!!!
L'ultimo post ha registrato moltissime visualizzazioni!!!
Vi sono grato, quindi, per la vostra pazienza e per il vostro incoraggiamento.
Non vorrei sembrare incontentabile ma mi farebbe molto piacere, inoltre,  che qualcuno mi indicasse eventuali correzioni (o migliorie)  da apportare al testo in greco.
Passiamo però, ora,  all'argomento di oggi che è quello dell'innato istinto a soccorrere chi è nei guai e dato che i bambini sono bravissimi in questo, vediamo come se la cavano in questa storia.


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  1. Prologo
  2. La torta 
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  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini 
 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός


Ἡ μεγάλη ἡμέρα τοῦ Διοκλέους

Tοῦ Διοκλέους βαδίζοντος, ὁ Ἰδομενεὺς ἔκλεψε τὸ ἱμάτιον παρὰ τούτου καὶ ἔφυγε.
Καὶ τερπόμενος ὁ κακὸς παῖς  κατέπεσε  εἰς φρέαρ.
- Οἴμοι τάλας, ἐστέναζε ὁ Ἰδομενεύς.
Ὁ Διοκλῆς ἔδραμε πρὸς τὴν  οἰκίαν τοῦ Γλαύκου καὶ ἐκάλεσε τοὺς φίλους.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ τε καὶ ὁ ἀνεψιὸς αὐτοῖν τε καὶ ὁ αἴλουρος ἦλθον τρέχοντες.
Οἱ παῖδες δεσμὸν καθῆκαν καὶ ἔσωσαν  τὸν Ἰδομενέα.
Ὁ Διοκλῆς ἥρως τῆς ἡμέρας ἐγένετο καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ὀλίγον χρόνον ἐσίγησε.
Χρὴ καὶ τοῖς ἀδικοῦσι βοηθεῖν.   
Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
Il gran giorno di Diocle


Mentre Diocle camminava, Idomeneo gli rubò il mantello e fuggì.
Ma mentre  il bambino cattivo si rallegrava, cadde in un pozzo.
- Oh me sventurato, gemeva Idomeneo.
Diocle corse verso la casa di Glauco e chiamò gli amici.
Glauco, suo fratello, il loro cugino e perfino il gatto giunsero correndo. 
I bambini calarono una corda e salvarono Idomeneo.
Diocle divenne l'eroe del giorno e Idomeneo, per un po' di tempo, tenne la bocca [N.D.R.: o, per meglio dire, "la boccaccia"] chiusa.
Bisogna aiutare anche quelli che agiscono male.



sabato 18 giugno 2016

Il nipote di Archimede - Le Olimpiadi dei bambini

Ricordate i Giochi della Gioventù?
Beh, la nostra non era una classe di grandi atleti (N.D.R.:avevamo, comunque, dei buoni tennisti!!) e non assaporammo mai l'ebbrezza di salire sul podio.
Però non è mai troppo tardi per rifarsi.. Basta digitare un poco e tutto diventa possibile.

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  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati  
 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός


Ὁ τῶν  παίδων Ὀλυμπικὸς ἀγών


Πάντες οἱ παῖδες κατὰ τὸν στοῖχον ἐστήσαντο.
Τοῦ παιδοτρίβου σημήναντος τῇ χειρί, ὁ Γλαῦκος καὶ οἱ ἄλλοι μαθηταὶ ὡρμήσαντο.
Ὁ Ἰδομενεὺς ῥᾳδίως νικήσειν ἐνόμιζε  ἀλλὰ ἡ Ἀσπασία τάχιστη ἦν καὶ ἔφθασε πάντας τοὺς σταδιοδρομοῦντας.
Τοῦ παιδοτρίβου
στεφανοῦντος 1 τὴν Ἀσπασίαν, ὁ Ἰδομενεὺς  λίθον ἔβαλε ἐπὶ τὴν αὐτὴν ἀλλὰ  τὸν  ἄνδρα οὔτησε.
Ὁ παιδοτρίβης ὠργίσατο ὡς μάλιστα καὶ ἔτυψε τὸν Ἰδομενέα τῇ βακτηρίᾳ.
Οὕτως οἱ ἀδικοῦντες  ὑπὸ θεοῦ κολάζονται.


Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
Le Olimpiadi dei bambini

Tutti i bambini si disposero lungo la linea.
Quando il professore di ginnastica fece il segnale con la mano, Glauco e gli altri scolari partirono.
Idomeneo pensava di vincere facilmente, ma Aspasia era velocissima e superò tutti i corridori.
Mentre il professore di ginnastica stava incoronando Aspasia, Idomeneo tirò una pietra contro di lei ma ferì, invece, l'uomo.
Il professore di ginnastica si adirò moltissimo e picchiò Idomeneo con il bastone.
Così quelli che agiscono con malvagità vengono puniti dalla divinità.


1  Anzichè medaglie, a quei tempi si davano corone di ulivo !

venerdì 3 giugno 2016

Il nipote di Archimede - Gli immigrati



Innanzitutto, grazie per la vostra pazienza...I tempi di attesa sono lunghi e le storie, invece, brevi. Aggiungiamo, inoltre,  che ci sarà pure qualche errore ma, nel caso non vi ci foste ancora cimentati, vi assicuro che scrivere in Greco è di gran lunga più difficile che tradurre una versione ( a proposito, ribadisco l'invito a segnalarmi eventuali errori!!). 
Grazie, poi, a quelli che hanno espresso il loro apprezzamento per il mio sforzo: oltre alla conoscenza delle strutture grammaticali del greco antico, occorrono delle buone letture (su tutti: Esopo, Aristofane e Omero)  per comprendere a fondo alcune "sfumature stilistiche", nonchè una buona dose di sensibilità  per apprezzare, con sincerità, dei messaggi che sono volutamente semplici.
Continuiamo allora il nostro gioco, consapevoli del fatto che ci stiamo solo "dilettando",  e vediamo cosa succede in questo "spaziotempo".


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  2. La torta 
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  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate  
 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός


Οἱ μέτοικοι


Οἱ παῖδες ἀνεφοίτησαν εἰς τὸ διδασκαλεῖον.
Ὁ διδάσκαλος  τὴν Ἀσπασίαν  ἔφηνε.
Ἡ Ἀσπασία τηλόθεν  ἧκε καὶ χαλεπὴ ἡ Ἑλληνικὴ φωνή· διὰ τοῦτο ὁ διδάσκαλος  ἐκέλευσεν τὴν Ἀσπασίαν ἐγγὺς τοῦ Γλαύκου καθίσασθαι.
-Ὁ Ἕλλην γράφει τὸ ἄλφα
ἀλλὰ ἡ βάρβαρος οὐ γιγνώσκει τὰ γράμματα, εἶπε ὁ Ἰδομενεύς.
Δῆλόν ἐστιν ὅτι οἱ σαλοὶ μήποτε ἀναπαύονται· ὁ Ἰδομενε
ὺς γιγνώσκει τὰ γράμματα ἀλλὰ κατανοεῖ ὀλίγον ἢ οὐδέν.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ἡ Ἀσπασία πολλὰ  ἔκ ἀλλήλοιν ἐμαθέτην.
Ἡ φιλοπευστία ἡμᾶς βελτίονας ποίει.

Σ.Δ.


Gli  immigrati

I bambini tornarono a scuola.
Il maestro fece la presentazione di Aspasia.
Aspasia veniva da lontano e la lingua Greca è difficile; per questo, il maestro ordinò che Aspasia si sedesse vicino a Glauco.
-Il Greco scrive [la lettera] alfa , ma la "barbara" non conosce le lettere, disse Idomeneo.
E' evidente che gli stolti non fanno mai una pausa; Idomeneo conosce le lettere ma capisce poco o niente.
Sia Glauco che Aspasia impararono molte cose l'uno dall'altra.
L'amore per le cose che non conosciamo ci rende migliori.

 

venerdì 20 maggio 2016

Per Laura

Quid ergo ais? finxisse me mihi speciosum Laureae nomen, ut esset et de qua ego loquerer et propter quam de me multi loquerentur; re autem vera in animo meo Lauream nihil esse, nisi illam forte poeticam, ad quam aspirare me longum et indefessum studium testatur; de hac autem spirante Laurea, cuius forma captus videor, manufacta esse omnia, ficta carmina, simulata suspiria.
[Familiares, lettera II,9)

Che dici dunque? Che io avrei inventato il bel nome di Laura affinché [ce ne] fosse [una] e di lei potessi parlare e attraverso lei molti parlassero di me; ma che invece, in verità, nessuna Laura è nel mio animo, se non forse quella dei poeti alla quale è conclamato che io aspiri con lungo e indefesso studio; e che invece di questa Laura vivente, della quale io sembro esser preso, tutto è prefabbricato: finti i versi, simulati i sospiri.

Esatto, oggi parleremo di Petrarca, per colmare un'altra delle tante lacune di questo blog.
Come ricorderete, Francesco amava Laura o, almeno, così diceva, perché i suoi amici (Boccaccio in primis, ma anche G. Colonna, al quale è rivolta questa lettera) dubitavano che Laura esistesse.
Io sono propenso a credere, invece, che, in un modo o nell'altro, una Laura ci fosse.
Innanzitutto perché qualche Laura c'è sempre nelle nostre vite... Ad es., Laura si chiama la secondogenita di due miei carissimi amici...Un'altra Laura, poi, era, decisamente, la ragazza più bella della scuola....Un'altra ancora è una mia “nipote acquisita” e chissà quante altre ce ne sono state e quante ancora ce ne saranno....Ne vogliamo lasciare una a Petrarca?
In secundis, tutti noi tendiamo ad immaginare le persone in modo diverso da quello che realmente sono, sia nel bene che nel male, e, se è vero che i lirici tendevano a sublimare l'Amore cantando la loro donna ideale, è altrettanto vero che, se la persona amata non rispecchia quelli che sono i nostri “desiderata”, non per questo esiste di meno.
Del resto, d'amore non si ragiona ma si “sragiona” (altrimenti non è amore, è un'altra cosa!!!!)..
E, visto che abbiamo introdotto i ragionamenti d'amore(o gli “sragionamenti d'amore”, anche se, forse, questi ultimi sono, tra tutte le farneticazioni che siamo costretti ad ascoltare, tra i più sensati), concludiamo riportando uno dei sonetti più celebri e che tutti quanti abbiamo, a suo tempo, letto.

Sonetto XXXV, “Il Canzoniere”:

Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.

domenica 15 maggio 2016

Il nipote di Archimede - L'estate


Vi è capitato mai di pensare, con nostalgia, a quelle interminabili estati di quando eravate bambini?
Un'intera stagione a giocare ed oziare, poi arrivavano le prime pioggie di Settembre a preannunciare il ritorno a scuola, che iniziava, comunque, ad Ottobre, e si correva in cartoleria per premunirsi di quaderni, astucci e zaini..
Vediamo allora come passavano quelle giornate Glauco e la sua famiglia.

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  5. La lotta 
 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

 

Τὸ θέρος


Τὸ θέρος ἦλθε.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ τε καὶ ὁ ἀνεψιὸς αὐτοῖν κατὰ τὴν ἡμέραν ἑκάστην ἐκ τοῦ αἰγιαλοῦ απεχώρουν.
Ἤδη ἦν μεσημβρία.
Αἱ ἀνεμῶναι ὑπὸ τῆς αὔρας καταψασμέναι  ἀκᾶ ἔκυπτον.
Αἱ ἀκρίδες καὶ οἱ τέττιγες ἐλάλεον ἐν τῷ περιαύλῳ.
Λαμπρὰ ἀκτὶς ἡλίου ἔβαλλε τὴν οἰκίαν.
Ὁ αἴλουρος ἐκάθευδε ἐν τῇ τῆς στοᾶς σκιᾷ.
Οἱ καρποί ἐν τῇ τραπέζῃ ἐμαρμαίρον.
Τῆς δείλης ὀψίης οἱ παῖδες διὰ τοῦ πευκῶνος ἐβάδιζον.
Τῆς νυκτός, πρὸς δὲ λύχνου φῶς, οἱ ἄνδρες διηγήματα ἔλεγον καὶ πάντες ὅσοι ἔβλεπον εἴς τοὺς διατρέχοντας ἀστέρας.


Σ.Δ.




Il nipote di Archimede

L'estate


Venne l'estate.
Glauco, suo fratello ed il loro cugino tornavano ogni giorno dalla spiaggia.
Era già mezzogiorno.
I papaveri, accarezzati dalla brezza, reclinavano dolcemente il capo.
I grilli e le cicale chiacchieravano nel cortile.
Un raggio di sole illuminava la casa.
Il gatto dormiva all'ombra del portico.
I frutti rilucevano sulla tavola.
Nel tardo pomeriggio i bambini passeggiavano per la pineta.
Di notte, alla luce della lanterna, gli uomini raccontavano delle storie e tutti quanti guardavano le stelle cadenti.

Better safe than sorry - Mettiamoci al riparo

Visto il discreto successo che ha avuto il post sul Project Risk Management, continuiamo a parlare di gestione del rischio...
Se invece non si vuole correre il rischio, infatti, una scappatoia i tempi moderni la offrono e si chiama "assicurazione".
I tempi moderni? Possibile che i nostri antenati non avessero già individuato una soluzione analoga?
In fin dei conti, il bisogno di sicurezza, come del resto avevamo visto quando abbiamo parlato della piramide di Maslow, è innato...
Ed infatti non era possibile. Fatte salve le forme di solidarietà tra chi esercitava la stessa arte o mestiere (mutuo soccorso), che sono sempre state presenti anche nelle civiltà più antiche, vediamo cosa avevano previsto i Romani.
I Romani avevano il "Contratto di cambio marittimo", che presenta, sicuramente, delle similitudini con quello di assicurazione.
In breve, chi voleva cimentarsi in traffici marittimi, poteva prendere a prestito una certa somma di denaro e non era tenuto a restituirla nel caso le merci andassero perdute per cause di forza maggiore (tempeste, ecc.): in tal caso chi aveva concesso il prestito poteva rivalersi solo sulle cose che si fossero salvate.
Se, invece, la spedizione aveva esito fortunato ( o se la perdita delle merci fosse stata causata da imperizia o difetto intrinseco), chi aveva ricevuto il prestito era tenuto a restituire la somma avuta più una maggiorazione per compensare l'assunzione del rischio da parte di chi aveva concesso il prestito.
E c'erano anche le truffe? Vediamo cosa ci racconta Tito Livio...

Da "De Urbe condita", libro XXV:

Publicanus erat Postumius, qui multis annis parem fraude avaritiaque neminem in civitate habuerat praeter T. Pomponium Veientanum, quem populantem temere agros in Lucanis ductu Hannonis priore anno ceperant Carthaginienses. Hi, quia publicum periculum erat a vi tempestatis in iis quae portarentur ad exercitus et ementiti erant falsa naufragia et ea ipsa quae vera renuntiaverant fraude ipsorum facta erant, non casu. In veteres quassasque naves paucis et parvi pretii rebus impositis, cum mersissent eas in alto exceptis in praeparatas scaphas nautis, multiplices fuisse merces ementiebantur.

M.Postumio era appaltatore di pubbliche imposte,il quale per molti anni in città non ebbe uguale per frode e avarizia all'infuori di T. Pomponio Veientano, che l'anno prima era stato catturato dai Cartaginesi guidati da Annone mentre saccheggiava temerariamente le terre in Lucania.Costoro, poichè il rischio della violenza della tempesta era a carico dello Stato per quelle merci che erano portate agli eserciti,avevano simulato falsi naufragi e quelli stessi veri che avevano denunciato erano stati causati dalla frode, non dalla sorte. Caricate poche merci e di scarso valore su navi vecchie e scassate, avendole fatte affondare in alto mare salvando i marinai in scafi già preparati,denunciavano falsamente che le merci erano numerose.

Già, in questo caso, però, la truffa era ai danni dello Stato e non mancavano nemmeno le coperture politiche: in pratica essi anticipavano le spese e poi dichiaravano di aver perso una quantità maggiore di merci di quella effettivamente acquistata e così venivano ampiamente rimborsati, sebbene in questo caso, essendo il prestito allo Stato, non fossero previsti interessi.

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