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domenica 14 gennaio 2024

Le due bisacce

 Uffa!!!!C'è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire...Se facciamo una cosa perché l'abbiamo fatta, se non la facciamo perché non l'abbiamo fatta...Oppure perché l'abbiamo fatta in quel modo... E questo non va bene... E quello è tutto sbagliato...E quest'altro andava fatto così..

Insomma, per quanto ci sforziamo, non va mai bene!

C'è sempre qualche “giuria” o, quando ci va bene, qualche “guidatore del sedile posteriore”, che si sente in dovere di smorzare il nostro entusiasmo.

Eppure, spesso e volentieri, i critici dell'arte altrui sono tutt'altro che degli esempi da seguire o dei maestri da ascoltare con attenzione.

Certo, i social media hanno ingigantito il fenomeno, che però risale all'alba dei tempi , di disprezzare quanto fatto dagli altri e allora chiediamo spiegazioni al nostro amico Esopo, per iniziare l'anno almeno con un sorriso.

Προμηθεὺς πλάσας ποτὲ ἀνθρώπους δύο πήρας ἐξ αὐτῶν ἀπεκρέμασε, τὴν μὲν ἀλλοτρίων κακῶν, τὴν δὲ ἰδίων. καὶ τὴν μὲν τῶν ὀθνείων ἔμπροσθεν ἔταξε, τὴν δὲ ἑτέρων ὄπισθεν ἀπήρτησεν.
Έξ οὗ δὴ συνέβη τοὺς ἀνθρώπους τὰ μὲν ἀλλότρια κακὰ ἐξ ἀπόπτου κατοπτάζεσθαι, τὰ δὲ ἴδια μὴ προσορᾶσθαι.
Τούτῳ τῷ λόγῳ χρήσαιτο ἄν τις πρὸς ἄνδρα πολυπράγμονα, ὃς ἐν τοῖς ἑαυτοῦ πράγμασι τυφλώττων τῶν μηδὲν προσηκόντων κήδεται.

Prometeo, dopo aver plasmato gli uomini, appese loro al collo 2 bisacce, una ricolma dei difetti altrui e l'altra dei propri e fece in modo che quella dei difetti propri pendesse davanti e quella dei difetti altrui dietro.
Perciò, gli uomini vedono da lontano i difetti degli altri, ma non si accorgono dei propri.
Questa favola potrebbe essere utile per l'impiccione che, cieco nelle proprie faccende, si cura di quelle che non lo riguardano.

lunedì 2 gennaio 2023

Chiamiamo il dottore?

Iniziamo l'anno con una favola del “perspicace” Esopo...

Αἴλουρος ἀκούσας ὅτι ἔν τινι ἐπαύλει ὄρνεις νοσοῦσι, σχηματίσας ἑαυτὸν εἰς ἰατρὸν καὶ τὰ τῆς ἐπιστήμης πρόσφορα ἀναλαβὼν ἐργαλεῖα παρεγένετο καὶ στὰς πρὸ τῆς ἐπαύλεως ἐπυνθάνετο αὐτῶν, πῶς ἔχοιεν. αἱ δὲ, ὑποτυχοῦσαι· καλῶς, ἔφασαν, ἐὰν σὺ ἐντεῦθεν ἀπαλλαγῇς.
οὕτω καὶ τῶν ἀνθρώπων οἱ πονηροὶ τοὺς φρονίμους οὐ λανθάνουσι, κἂν τὰ μάλιστα χρηστότητα ὑποκρίνωνται.

Un gatto, avendo udito che in una fattoria alcune galline erano malate, essendosi vestito da medico ed avendo preso con sé gli strumenti utili della professione si recò da loro e, fermatosi davanti alla fattoria, domandò loro come stessero. E quelle rispondendo: "Bene", dissero, "se tu vai via di qui".Così, anche tra gli uomini, i malvagi non ingannano i prudenti, anche se fingono infinità bontà.

Beh, Esopo ci mette in guardia da coloro che sembrano preoccuparsi di noi e hanno, invece, altre mire, tuttavia voglio mettere in risalto, in questo caso, il rapporto che si instaura, a volte, tra chi fa la professione più bella del mondo (escludendo quella del “genitore”) e l'ammalato, vero o falso che sia.
Di guarigioni “lampo” dettate dalla paura, come quella delle galline, ce ne sono e continueranno ad essercene molte, così come di malanni passeggeri, dettati dalla voglia inconscia di marinare la scuola o il lavoro oppure, semplicemente, dal desiderio di oziare e di ricevere un po' di coccole.
Ma siamo sicuri che i “finti ammalati” siano tutti pigroni o ipocondriaci come Argante?
Rispolveriamo una scenetta del film “Nell'anno del Signore”, di Luigi Magni.
Un breve riassunto per chi il film non l'ha visto...
Nella Roma papalina, un gruppetto di Carbonari cospira per cambiare le cose e la storia di due di loro, il medico Montanari ed il giovanissimo Targhini (personaggi effettivamente esistiti e ghigliottinati) , si intreccia con quella del calzolaio Cornacchia e della sua amante Giuditta. Come sempre avviene, la passione politica si mescola con quella dei sensi e tra Montanari e Giuditta nasce l'amore.
Il goffo tentativo di  Targhini e Montanari  di pugnalare un traditore, prima che riveli tutti i segreti e comprometta i compagni, fallisce ed i due finiscono nei guai.
Insieme a Giuditta, si rifugiano in casa di Cornacchia ma subito dopo arriva anche lui e ...
Cornacchia: Ecco, si c’avevo un dubbio, mò me s’è chiarito. (a Targhini)  E nun so si è chiaro pure pè voi: c’ho le corna.
Montanari: No, è che..
Cornacchia: No, è che l’anima de li mortaxxx tua e de la rivoluzione. Sta arrivanno Nardoni con la pattuglia. Famo finta che me sento male e tu sei venuto qui pè visitamme. (comincia a svestirsi e appoggiarsi sul letto) Ajo, oddio come me sento male, ajo oddio come me sento male, che c’ho?  
Montanari: C’hai un core come ‘na casa, Cornà.

domenica 18 ottobre 2015

Adivina adivinanza...

Previsioni del tempo, oroscopi, sondaggi elettorali, previsioni economico-finanziarie, profezie...Che si guardi nella fatidica sfera di cristallo, si legga la mano, si osservi il volo degli uccelli o si studino le congiunzioni astrali , che si utilizzano sofisticate tecniche di analisi dei dati o si esamino le interiora degli animali, l'arte di predire il futuro ha sempre affascinato l'umanità.
E se da un lato il mestiere dell'indovino ci è sempre piaciuto, sin da quando eravamo bambini, bisogna fare attenzione...Perché non sono tutte rose e fiori.
Cominciamo da Calcante....Vediamo cosa dice Achille, in “Ifigenia in Aulide” di Euripide, a Clitennestra:

Ifigenia in Aulide - Euripide







Che uomo è un indovino, che poche verità e molte menzogne dice, ed è finito, se quello che dice non si avvera?

Già, come ho già scritto in un post precedente, Achille è eroe moderno e quindi non può non essere scettico.
Ed il Pelide fu davvero “profeta” in quanto, almeno secondo una delle versioni sulla morte di Calcante, pare che l'indovino morì a causa di una botta in testa per non aver indovinato quanti fichi avesse un albero!
E non va meglio a Tiresia, altro indovino famoso per noi nostalgici degli studi classici, che Dante mette all'Inferno tra i fraudolenti (canto XX versi 41-45).

Vedi Tiresia, che mutò sembiante
quando di maschio femmina divenne
cangiandosi le membra tutte quante;

e prima, poi, ribatter li convenne
li duo serpenti avvolti, con la verga,
che riavesse le maschili penne.

Già, Tiresia, secondo il mito, fu cambiato in donna perché, vedendo due serpenti che si accoppiavano, uccise la femmina e tale rimase per 7 anni finché, trovandosi di fronte alla stessa scena, uccise il maschio e tornò uomo. Ebbe il dono della profezia da Zeus, dopo esser stato accecato da Era per aver rivelato il segreto del piacere femminile.
E che dire di Cassandra, che aveva il dono di predire il futuro e, al tempo stesso, era condannata a non esser mai creduta?
E gli esercenti dell'arte divinatoria non vengono risparmiati, ovviamente, dal mordace Esopo...

Indovino - Esopo

















Un indovino si era seduto in piazza e guadagnava denaro. All'improvviso, essendo venuto da lui un tale e avendogli annunziato che le porte della sua casa erano state forzate e che tutto quello che c'era dentro era stato portato via, sconvolto si alzò in piedi e gemendo corse a casa a constatare l'accaduto. Avendo assistito alla scena uno dei presenti disse:” O tu, che annunzi di prevedere le cose degli altri non sai presagire le tue?”
Di questo racconto si potrebbe fare monito per quegli uomini che gestiscono con leggerezza la propria vita e cercano di fare gli indovini delle cose che non li riguardano.

Tuttavia, per quanto abbiamo dunque accertato che quella dell'indovino è una vita grama, a volte non possiamo esimerci, quando siamo chiamati in qualità di esperti, dal fare delle previsioni se il potere lo esige.
In tal caso, occorre aguzzare l'ingegno, perché, teniamolo sempre a mente, i potenti non tollerano né gli ambasciatori latori di cattive nuove né i vati con profezie nefaste ed è meglio fare come quell'astuto indovino che, di fronte al presagio di una sorte funesta per la casa reale, seppe ribaltarne la prospettiva e disse al re che sarebbe sopravvissuto felicemente a tutti i suoi figli.

Alla prossima.

venerdì 24 luglio 2015

Debiti...debiti

Debito pubblico, debito privato, debito con la società, debito formativo, debito di riconoscenza e, se apparteniamo alla schiera degli inguaribili "dreamers", potremmo sicuramente contrarre anche qualche debito con la realtà.
Beh, il tema è terribilmente serio, però la tentazione di giocare un po' con le parole è forte, quindi prendiamolo come al solito alla lontana e alla leggera...Vi è mai capitato, da ragazzi, di prestare qualche migliaio di lire ad un amico o ad un compagno di scuola e che costui, al momento di restituire il dovuto, nicchiasse?
Cominciamo quindi da una nostra vecchia conoscenza, il carissimo Esopo, che ci racconta quello che succedeva ad Atene...

Esopo - il debitore Ateniese

Ad Atene un debitore, essendogli stato richiesto dal creditore di restituire il prestito, dapprima lo pregava di accordargli una dilazione, dicendo che era in grande penuria. Giacchè non lo persuadeva, avendo condotto la sola scrofa che aveva, in sua presenza la mise in vendita. Essendo sopraggiunto un acquirente e avendo chiesto se la scrofa fosse fertile, quello rispose che essa non solo figliava, ma anche in modo stupefacente. Disse che ai misteri generava femmine e alle Panatenaiche maschi.Essendo quello rimasto impressionato per il discorso, il creditore disse:"Non ti meravigliare. Questa infatti per le Dionisiache ti genera anche capretti."
Il racconto ci mostra che molti per il proprio profitto non esitano a testimoniare il falso nemmeno su cose impossibili.

Certo, si tratta dei degni antenati de "il Gatto e la Volpe", comunque, quando i debiti non venivano pagati, ben pochi avevano il senso dell'umorismo di Esopo. I Romani, ad esempio, riservavano ai debitori insolventi un'amara sorte: vediamo cosa prevedevano le leggi delle XII tavole (Tabula III).

In caso di riconoscimento del debito o di condanna in giudizio, il debitore aveva un termine di 30 giorni per l'adempimento; trascorso tale termine, si procedeva alla cattura e veniva portato dinanzi al magistrato.

NI IUDICATUM FACIT AUT QUIS ENDO EO IN IURE VINDICIT, SECUM DUCITO, VINCITO AUT NERVO AUT COMPEDIBUS XV PONDO, NE MAIORE AUT SI VOLET MINORE VINCITO.

Se non adempie al giudicato o se nessuno presta garanzia per lui davanti al giudice, il creditore lo conduca con sè e lo leghi con catene o ceppi di 15 libbre, non più pesanti ma, se vuole, di peso minore.

Il debitore poteva alimentarsi a sue spese altrimenti era il creditore a doverlo nutrire. Nel frattempo si cercava un accordo tra le parti; se non si riusciva a trovarlo, il debitore rimaneva prigioniero del creditore per 60 giorni e condotto davanti al Pretore per tre giorni di mercato consecutivi: il terzo giorno veniva messo in vendita o ucciso.

TERTIIS NUNDINIS PARTIS SECANTO. SI PLUS MINUSVE SECUERUNT, SE FRAUDE ESTO.

Il terzo giorno venga tagliato in parti. Se ne tagliano di più o di meno, non costituisce frode.


Non c'è che dire....Anche Shakespeare, del resto, ci mette in guardia dal contrarre dei debiti: dall'Amleto, eccovi un pezzetto della benedizione di Polonio al figlio Laerte.

Neither a borrower nor a lender be,
For loan oft loses both itself and friend,
And borrowing dulls the edge of husbandry.
This above all: to thine own self be true,
And it must follow, as the night the day,
Thou canst not then be false to any man.

Non dare nè prendere in prestito,
perchè il denaro prestato spesso perde sia sè stesso che l'amico,
ed il debito smussa il filo dell'economia.
E questo innanzitutto: sii sincero con te stesso,
e così deve necessariamente seguire, come la notte il giorno,
che non potrai essere falso con nessun altro uomo.

Beh, fin qui nulla di nuovo sotto il sole: Money makes the world go around..Eppure, qualcuno aveva provato a suggerirci un'indulgenza nuova..Dal Vangelo di Luca (7,41-42)

Duo debitores erant cuidam feneratori:unus debebat denarios quingentos,alius quinquaginta. Non habentibus illis, unde redderent,donavit utrisque.
....

Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo quelli da dove restituire, condonò il debito a entrambi.
....

E forse, condonare ogni tanto qualche debito , piccolo o grande che sia, è anche la cosa più saggia.

venerdì 1 maggio 2015

Un po' per uno

Questa volta parleremo di ….LAVORO E SOLIDARIETA' . Come uscire dalla crisi economica? Beh, forse la chiave di volta è proprio in questa parola: solidarietà... Almeno, è quello che suggerisce uno dei miei autori preferiti in assoluto, l'incorreggibile Esopo:

Esopo - Il cavallo e l'asino

Il cavallo e l'asino

Un uomo aveva un cavallo e un asino. Mentre camminavano, nel mezzo della via, l'asino disse al cavallo:”Prendi un po' del mio fardello, se vuoi che io sia salvo”.

Quello non rispose , l'asino cadde per la fatica e immediatamente morì. Poiché il padrone gettò allora tutto il carico sul cavallo, incluso la pelle dell'asino, il cavallo, lamentandosi, gridava: “Me sventurato, poiché non volevo prendere su di me un piccolo carico, adesso trasporto tutto, perfino la pelle”.

La favola insegna che se i grandi sono solidali con i piccoli, entrambi salvano la vita.


Effettivamente, la solidarietà verso chi è in difficoltà è il grande patrimonio dei lavoratori mentre l'egoismo ha il fiato corto.
E' tradizione di questo blog scegliere una canzone per il Primo Maggio: quest'anno scelgo Van Diemen's Land, degli U2, dedicata al poeta John Boyle O'Reilly
Buon ascolto.

mercoledì 17 dicembre 2014

Senso civico

Ci capita sempre più spesso, ultimamente, di aver voglia di distrarci e di pensare ad altro, vero?
Beh, vediamo cosa ci raccomanda, in proposito, una nostra vecchia conoscenza: il "terribile" Esopo...

Demade l'oratore - Esopo

Un giorno l'oratore Demade, mentre stava tenendo un discorso in assemblea ad Atene, poiché i presenti non gli prestavano molta attenzione, chiese che gli concedessero di raccontare una favola di Esopo.

Avendoglielo quelli concesso, iniziando disse: “Demetra, la rondine e l'anguilla camminavano per la stessa strada; essendo giunte alla riva di un fiume, la rondine si levò in volo, l'anguilla, invece, si tuffò in acqua.”; e dopo aver detto ciò, tacque.

Domandando quelli: “ E Demetra che fece?” rispose “E' adirata con voi che, avendo tralasciato gli affari della città, preferite la favola di Esopo”.

Così gli sconsiderati tra gli uomini si preoccupano poco delle cose necessarie e preferiscono ciò che reca piacere.

La morale insieme all'autoironia: veramente un GRANDE!

domenica 31 agosto 2014

Prove inoppugnabili...

Già, quando si sostiene una tesi bisognerebbe avere degli elementi solidi per poterla dimostrare.. Ma esistono delle prove veramente inoppugnabili? A sentire Esopo, parrebbe proprio di no, anzi...

Se i leoni sapessero scolpire - Esopo


Un leone ed un uomo, camminando, discutevano tra loro sulla [rispettiva] superiorità. Ciascuno dei due si vantava a parole; l'uomo diceva che la razza degli uomini era più forte, l'altro che era migliore quella dei leoni. E vi era nella via una stele di pietra, nella quale era stato scolpito un leone catturato da un uomo.
Allora l'uomo disse al leone: "Vedi come siamo più forti di voi". E quello, dopo aver sorriso, disse: "Se anche presso di noi vi fossero degli scultori, osserveresti più uomini catturati dai leoni che leoni dagli uomini".

Quando si dice:  "scolpito nella pietra"...

domenica 6 luglio 2014

Il potere della discordia

C'è sempre qualcuno che ha voglia di litigare....E così, che ciò avvenga in casa, sull'autobus, nel traffico o in ufficio, spesso cominciamo (o finiamo) male la giornata.
Consoliamoci, è un male antico! E probabilmente è antico anche l'unico rimedio possibile.
Vediamo cosa ci suggerisce Esopo...

Il potere della discordia - Esopo













Eracle camminava per una strada stretta. Vedendo a terra una cosa simile ad un frutto, cercò di romperla; e questa subito diventò due volte più grande. E allora Eracle la percosse di più e la colpì con la clava. Ma questa crebbe ancora e gli sbarrò il passaggio.
Eracle, gettando via la clava, rimaneva perplesso. A quel punto Atena, apparendogli, gli disse:"Smettila,o fratello; questa è la Discordia. Se uno non la combatte, rimane come era prima; nelle battaglie, invece, diviene più grande".
La favola mostra che è chiaro che le battaglie e le liti sono causa di grande danno. 

Beh, non so se questo rimedio funzioni sempre ma, a quanto pare, nemmeno Eracle poteva far nulla contro la discordia. Keep calm and carry on!


sabato 8 marzo 2014

Il cavallo ed il soldato

Beh, è tempo di rimettere mano al dizionario di greco e di ripescare uno dei miei autori preferiti, il mordace Esopo.
Archiviamo Truffaldino, quindi, ma continuiamo a parlare, in qualche modo, del tema del lavoro.
Sfogliando i miei libri mi è capitato di imbattermi, infatti, nella favola "il cavallo e il soldato" e mi sono chiesto se Orwell l'avesse letta prima di scrivere la sua "Fattoria degli animali", a dimostrazione del fatto che Esopo è veramente un "evergreen"!!
Vediamola insieme:



Un soldato, finchè era tempo di guerra, nutriva con orzo il cavallo, avendolo come compagno nei pericoli. Quando la guerra terminò, il cavallo portava carichi pesanti e svolgeva lavori usuranti, e veniva nutrito con sola paglia. Appena la guerra fu annunciata di nuovo ed il trombettiere fu udito, il padrone, messo il morso al cavallo e indossando egli stesso le armi, montò in sella.
Il cavallo, non avendo alcuna forza, cadeva in continuazione; dato che il padrone lo rimproverava, disse: "Devi andare tra gli opliti della fanteria, adesso; tu infatti da cavallo mi trasformasti in asino e come ti aspetti [adesso] che io da asino divenga di nuovo cavallo?

Esopo ci ricorda, dunque, che dobbiamo aver sempre cura di quelli con i quali condividiamo i nostri giorni, in famiglia, nello sport, nel lavoro (ma in realtà è la vita stessa ad essere un mestiere, come diceva Pavese), altrimenti sentiremo la loro mancanza quando ne avremo più bisogno.

sabato 30 novembre 2013

Chi va piano..

Prenderò spunto, oggi, dalla favola di Luis Sepúlveda Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza”.
Non vi racconterò la storia: è un racconto scritto con il solito stile semplice e affascinante, in fin dei conti sono meno di 100 paginette, quindi perché privarvi del piacere di leggerlo tutto d'un fiato e rilassarvi un po'?
La velocità è sempre stata uno dei nostri miti e anche uno dei nostri incubi: e chi se lo scorda il temutissimo “Chi arriva ultimo è …..(fate voi, l'ultima parola cambiava a seconda della raffinatezza del gruppo!) che veniva subdolamente gridato quando si era già in posizione di netto vantaggio nelle nostre tante corse da ragazzini!
E così, da adulti, abbiamo consolidato questo mito della velocità e motociclisti e piloti di formula uno sono entrati a pieno titolo nella galleria dei nostri eroi, assieme ai centometristi ed ai campioni del nuoto.
Ma siamo sicuri che la velocità sia il bene assoluto e che la lentezza il male da sconfiggere a tutti i costi?
Nutro qualche dubbio in proposito...Come sapete, la misura della velocità (o della lentezza) è il tempo che ci si impiega a fare qualcosa e di cose fatte in poco tempo ma in modo pedestre ne vedo tante ogni giorno e in tutti i campi.
E se essere veloci è “cool”, ecco che anche le conversazioni diventano spesso vuote o insensate, perché riflettere richiede tempo e pazienza e quindi è meglio far ricorso a frasi fatte e luoghi comuni che ci consentano di parlare senza pensare...Già, l'importante è parlare tanto, rapido e senza pause!
E allora come ne usciamo? Cerchiamo, come al solito, tra i classici e rispolveriamo una delle favole di Esopo più note, "La tartaruga e la lepre".


La tartaruga e la lepre (Esopo)

La tartaruga e la lepre litigavano tra loro. E avendo stabilito con precisione giorno e luogo (per la gara) si separarono. E dunque la lepre avendo trascurato la corsa, a causa della sua naturale velocità, essendosi sdraiata si addormentò lungo il cammino. La tartaruga, invece, consapevole della sua grandissima lentezza, non smise di correre e avendo superato la lepre addormentata ottenne la palma della vittoria. Il racconto dimostra che spesso l'impegno vince le doti naturali.


E se la lepre presuntuosa è quindi costretta ad assaporare l'amaro calice della sconfitta, non va meglio ad Achille, che oltre ad essere quasi invulnerabile era anche imbattibile nella corsa, condannato tuttavia a non raggiungere mai la tartaruga nel famoso "paradosso di Zenone".
In conclusione, parafrasando il “it can't rain all the time” (“non può piovere per sempre”) del film, ormai un cult,  “Il corvo” di Alex Proyas (1994) , possiamo dire senza timore di smentita: “non si può correre per sempre”.

venerdì 14 dicembre 2012

Gli invidiosi

Altra caratteristica dell'agone politico è l'invidia per quanto di buono fatto dagli avversari: che si riducano le tasse o si migliorino i servizi offerti, che si entri nell'euro o si riduca lo spread, che si facciano passi avanti sul fronte dei diritti civili o si facciano queste fantomatiche riforme necessarie al Paese, difficilmente l'opposizione riconoscerà i meriti del governo. L'invidia però è un sentimento alquanto umano e lo possiamo ritrovare nei parenti, nei vicini di casa, nei colleghi, nei turisti...Qualsiasi cosa facciamo, non va mai bene oppure loro la farebbero meglio..Come al solito, ricorriamo allora al nostro amico Esopo:
Esopo: Zeus, Prometeo, Atena e Momo
Zeus, Prometeo, Atena e Momo

Zeus, Prometeo e Atena, dopo aver modellato, il primo un toro, il secondo un uomo, la terza una casa, scelsero Momo come giudice. Questi, invidioso delle opere, per cominciare disse che Zeus aveva sbagliato a non mettere gli occhi del toro sulle corna affinchè vedesse dove colpiva; e così Prometeo poichè non aveva appeso il cuore dell'uomo all'esterno, affinchè i malvagi non si nascondessero e fosse manifesto quello che ciascuno ha in animo; e per terzo disse che Atena avrebbe dovuto fare la casa con le ruote affinchè, se un malvagio si fosse stabilito come vicino, si potesse spostare facilmente. E Zeus, arrabbiandosi per la sua invidia, lo cacciò dall'Olimpo. La favola insegna che nulla è così perfetto da non esporsi a qualche critica.

Che dire? Fermo restando che probabilmente non ci libereremo mai dell'invidia, tutto sommato a me Momo sta simpatico... In fin dei conti, se i cornuti (che abbiano 2 o 4 zampe poco importa!) avessero gli occhi sulle corna, eviterebbero di andare a sbattere o di rimanere incastrati... E se fosse possibile vedere il cuore della gente, ci risparmieremmo molte delusioni...Infine, la casa con le ruote è davvero un colpo di genio: è Momo il profeta della roulotte, dovrebbe chiedere il brevetto! In sostanza: se proprio dovete essere invidiosi, almeno siate acuti come Momo!

mercoledì 12 dicembre 2012

Dibattiti ....

Passiamo quindi ai classici dibattiti elettorali, spesso ormai più simili a risse tra automobilisti che ad un confronto sulle proposte. La strategia di non far parlare la controparte attraverso l'interruzione sistematica o addirittura l'insulto è sempre più diffusa e alla fine, se c'è un vincitore (ammesso che tale vittoria meriti di essere celebrata), è colui che ha ridicolizzato maggiormente l'avversario o ha saputo replicare più efficacemente ad attacchi sempre più diretti alla persona che alle proposte. Vediamo cosa ci racconta Esopo in proposito:
Esopo - La scrofa e la cagna che si insultavano a vicenda

La scrofa e la cagna che si insultavano a vicenda
Una scrofa ed una cagna si insultavano a vicenda. La scrofa giurava per Afrodite che avrebbe fatto a pezzi la cagna con i denti.
Al che la cagna disse ironicamente:
-Fai bene a giurare su Afrodite; è ovvio che da questa soprattutto sei amata, visto che assolutamente non ammette al tempio colui che ha assaggiato le tue carni impure. 
E la scrofa:
-Al contrario, è una prova ulteriore che la dea mi ama: infatti disprezza assolutamente chi mi uccide o mi maltratta in altro modo; tu, comunque, puzzi sia da viva che da morta.
La favola mostra che gli oratori assennati cambiano con facilità in lode gli insulti degli avversari.
Un bell'esempio, vero?

domenica 9 dicembre 2012

Promesse..

Continuiamo il nostro viaggio nei mali quotidiani (che spesso poi, come abbiamo visto,  sono mali che esistono dall'alba dei tempi) e continuiamo con il "buon" Esopo (buono si fa per dire, perchè nelle favole di Esopo non ce n'è per nessuno: animali, uomini, Dei, oggetti...tutti vengono prima o poi colpiti dai suoi strali).
Visto che tira aria di elezioni e quindi è facile prospettare dibattiti televisivi e trasmissioni di "approfondimento" a iosa, cominciamo a parlare delle "facili promesse" con questa breve favola:
Esopo: Il lupo e la vecchia

Il lupo e la vecchia
Un lupo affamato vagabondava cercando cibo.
Giunto in un luogo, sentì un bambino che piangeva e una vecchia che gli diceva:
-Smetti di piangere, se no ti darò subito al lupo.
Il lupo, credendo che la vecchia dicesse per davvero, rimase ad aspettare per molto tempo.
Quando invece giunse la sera, sentì di nuovo la vecchia che vezzeggiava il bambino e gli diceva:
-Se viene il lupo, figliolo, lo uccideremo.
Avendo udito ciò il lupo se ne andò, dicendo:
-Da queste parti dicono una cosa ma ne fanno un'altra.
La favola è per quegli uomini che non hanno le azioni uguali alle parole.


Alla prossima.

martedì 4 dicembre 2012

Le rane che chiedevano un re

Visto che ci stiamo avvicinando al Natale, cominciamo a raccontare qualche fiaba e il re delle favole, in un liceo classico, è sicuramente Esopo.
Ho scelto per voi una favola un po' anarchica, tanto per restare a tema...

Le rane che chiedevano un re.
Le rane, stanche dell'anarchia in cui si trovavano, inviarono degli ambasciatori a Zeus, chiedendo di assegnare loro un re.
Questi, rendendosi conto della loro stupidità gettò nel pantano un pezzo di legno.
E le rane, dapprima spaventandosi per il rumore, si rifugiarono nelle profondità dello stagno.
Successivamente, poic il pezzo di legno era immobile, come riemersero giunsero ad un tale disprezzo verso di lui da arrampicarvisi sedendovisi sopra.
Avvilite per avere un tale re, si recarono la seconda volta da Zeus e lo pregarono di dar loro un altro sovrano; il primo infatti era molto pigro.
E Zeus, adiratosi, inviò loro un serpente marino che si mise a catturarle e a mangiarle. La favola insegna che è meglio avere sovrani lenti ma buoni piuttosto che sempre in movimento e perfidi.


E' davvero sorprendente l'attualità di Esopo, tenendo conto del contesto storico in cui viveva. Il potere è sempre violenza, quindi deve essere il più lieve possibile e questo Esopo l'aveva già capito.