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sabato 31 dicembre 2022

Tora!Tora!Tora!

Qual è stato uno dei primissimi film che avete visto al cinema?
Beh, per quelli della mia generazione la risposta è semplice....Escludendo i cartoni della Walt Disney, con gli eterni Pippo, Pluto e Paperino, e l'altrettanto eterno 007,  il primo film “da grandi”  sul grande schermo fu, sine ullo dubio, “Tora!Tora!Tora!” (di Richard Fleischer, Kinji Fukasaku e Toshio Masuda).

Come tutti saprete, è la storia dell'attacco a Pearl Harbor; oggi, però, scopriremo qualcosa che scaturì proprio come conseguenza di quell'attacco e che è divenuta uno degli strumenti più utilizzati nella valutazione della bontà dei  modelli predittivi.

Dopo l'attacco, infatti, gli USA iniziarono a cercare uno strumento matematico per individuare gli aerei giapponesi analizzando i loro segnali radar. In soldoni, lavorarono su un classificatore binario che attribuisse ai segnali, come  probabilità che si trattasse di un aereo giapponese, un valore tra 0 e 1. Avevano inoltre bisogno, però, di un valore soglia per decidere se la probabilità assegnata al segnale dovesse essere considerata alla stregua di una reale minaccia o di un falso allarme.

Naturalmente, un valore soglia molto alto avrebbe avuto come conseguenza che ben pochi segnali sarebbero stati considerati come pericolo reale mentre un valore soglia basso avrebbe comportato che quasi tutti i segnali sarebbero stati classificati come tali. Ovviamente i valori soglia possibili sono infiniti: per visualizzarli tutti, gli USA crearono quella cosa che noi data scientists conosciamo come  Receiver Operating Characteristics o ROC curve.

Questo strumento ci consente di mettere in relazione, per qualsiasi modello di predizione, la proporzione di Falsi Positivi (quello che in statistica si chiama “rumore”)  con la proporzione di Veri Positivi (che, nel caso specifico, erano gli aerei nemici), per ciascuno dei valori soglia possibili. A seconda del tasso di Falsi Positivi e Veri Positivi che si è disposti ad accettare, si sceglierà un punto sulla curva e a quello corrisponderà un valore soglia predetermianto.

Da allora, gli usi della ROC curve sono stati tantissimi e particolarmente importanti  sono quelli nel campo della medicina; ad es., viene usata nei test di gravidanza e, ultimamente, è stata usata nei test COVID che tutti noi abbiamo fatto, e, probabilmente, continueremo a fare.


immagine ROC Wikipedia




lunedì 14 novembre 2022

Unicuique suum

Stavolta il Diritto Romano non c'entra, né vogliamo scomodare Sciascia...Dobbiamo provare a risolvere uno dei più grandi dilemmi che ci attanaglia, nella nostra quotidianità, fin dalla notte dei tempi: la ripartizione.
Come ripartire i costi e/o i benefici? In parti uguali?
Beh, almeno nel sociale, questa soluzione ci sembra tutt'altro che equa... Del resto, don Lorenzo Milani, a proposito del sistema scolastico italiano del tempo, nella sua “Lettera ad una professoressa”, faceva notare che “non c'è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diversi”, ossia che dietro il paravento della cosiddetta “meritocrazia” si celava, spesso e volentieri, una discriminazione “de facto” nei confronti degli studenti più svantaggiati a livello socio-economico e culturale.
E siamo sicuri che, anche nelle nostre piccole cose di tutti i giorni, ripartire in parti uguali , ad es. il costo di una cena tra amici oppure quello di una corsa in un taxi condiviso (a chi non è capitato?) sia giusto? E nel caso non lo riteniate tale, come vi comportate? Esiste una formula “magica” che ci cavi d'impaccio senza far torto a nessuno?
Esaminiamo, allora, la soluzione proposta da Lloyd Stowell Shapley, premio Nobel per l'Economia nel 2012, che è denominata, per l'appunto, il “Valore di Shapley” e costituisce uno dei fondamenti della teoria dei giochi cooperativi.
Il “Valore di Shapley” assegna, infatti, una ricompensa ad ogni giocatore presente nella coalizione, in funzione del contributo marginale che apporta ad essa.
Sia v(S) la funzione caratteristica che esprime l'utilità per ogni coalizione S contenuta in un insieme N di giocatori; dobbiamo calcolare la media di tutti i contributi marginali del giocatore su tutti gli ordinamenti possibili dei giocatori della coalizione.


Dove φ(i,v) è la ricompensa ricevuta dal giocatore i.

Facciamo un esempio pratico.
Supponiamo che tre colleghi, che si trovano sullo stesso cammino per andare al lavoro, a seguito dell'aumento del prezzo del carburante, decidano di usare la macchina del più lontano tra loro e di dividere le spese della benzina.
Assumiamo che, sulla base della distanza da casa, la spesa settimanale di ciascuno sia rispettivamente:

Carlo: 50 euro
Giovanni: 15 euro
Antonio: 10 euro

Si vede immediatamente che la coalizione verrebbe premiata con un beneficio di 25 euro: alla fine della settimana, infatti, la spesa complessiva ammonterebbe a 50 euro anziché 75.
Ma come bisognerebbe ripartire il denaro risparmiato?
Beh, applicando la formula, otterremmo che il valore di ciascuno equivale a :

Carlo: 40,83
Giovanni: 5,83
Antonio:3,33

Quindi, in sostanza, Carlo e Giovanni risparmierebbero, ciascuno, circa 9,17 euro, mentre Antonio risparmierebbe, circa, 6,67 euro.
A parte il nostro piccolo quotidiano, gli ambiti in cui il “Valore di Shapley” è applicabile sono molti in un mondo in cui la cooperazione diviene sempre più l'asse portante dello sviluppo economico ed i suoi principi vengono richiamati anche nel cosiddetto “Altruismo Efficace” (“Effective Altruism”).
Riporto il link della calcolatrice online e degli esempi per chi volesse approfondire: calcolatrice valore di Shapley
Concludiamo, infine, parlando di solidarietà, che dovrebbe andare sempre insieme alla cooperazione, altrimenti significa che qualcosa non va...E lo facciamo, attraverso le parole di Seneca e di una delle sue Epistole a Lucilio, la 95.
….
Natura nos cognatos edidit, cum ex isdem et in eadem gigneret; haec nobis amorem indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit; ex illius constitutione miserius est nocere quam laedi; ex illius imperio paratae sint iuvandis manus.
….
La natura ci generò consanguinei, avendoci creato dalle medesime cose e per il medesimo fine; questa ci ispirò l’amore reciproco e ci rese socievoli. Quella operò in modo corretto e giusto; secondo il suo ordine è più rattristante fare del male che riceverlo; secondo il suo comando siano pronte le mani per coloro che devono essere aiutati. 



lunedì 25 luglio 2022

Carta de Jamaica

 Tὸ εὔδαιμον τὸ ἐλεύθερον, τὸ δ’ ἐλεύθερον τὸ εὔψυχον. (Tucidite, Epitafio di Pericle)


Riprendiamo il nostro thread sugli Imperi (ed il loro crollo!!!) e, con l'occasione, ripassiamo un po' di Storia.
Con il Trattato di Tordesillas (1494), Spagna e Portogallo si erano divisi i territori delle Americhe.
Gli spagnoli avevano confidato la gestione dei loro territori all'élite creola (i creoli erano i discendenti dei coloni europei, mentre le altre etnie erano costituite dagli indios e dagli schiavi africani).
Le riforme introdotte dai Borboni, che prevedevano che i funzionari incaricati dell'amministrazione dovessero provenire esclusivamente dalla penisola, un aumento della pressione fiscale e, soprattutto, un'ulteriore stretta del “patto coloniale”, che obbligava le colonie a commerciare solo con la madrepatria, fecero aumentare il malcontento presso i creoli, che iniziarono ad auspicare una maggiore autonomia.Come sempre, l'occasione, prima o poi, arriva...Nel 1808 Napoleone invade la Spagna e mette sul trono il fratello; l’élite  creola ne approfittò, allora, per instaurare delle Giunte di autogoverno.
Il Congresso di Vienna  rimetterà Ferdinando VII di Borbone al suo posto, ma ormai è tardi: i coloni non vogliono perdere le libertà acquisite.
In soli 10 anni di guerra, con Simón Bolívar a Nord,  José de San Martín a Sud  e José Artigas nell'attuale Uruguay, l'impero spagnolo si dissolve.
Ma facciamo un passo indietro...Nel 1815, con la Restaurazione, la Spagna aveva inviato truppe nelle colonie e quasi tutti i movimenti indipendentisti erano stati sconfitti.
Simón Bolívar era stato esiliato in Jamaica e proprio lì, con l'intento di richiamare l'attenzione dell'Inghilterra, scrisse la lettera che presta il titolo al post odierno e che ci offre lo spunto per riassumere il pensiero bolivariano; per comprendere  la storia più recente di questa parte del mondo, da Castro a Hugo Chavéz, non si può prescindere, infatti, dal bolivarismo. Giova prima ricordare, però, che Simón Bolívar era stato allievo di Simón Rodríguez1, pedagogo che aveva abbracciato le teorie illuministiche di Rousseau, e quindi conosceva a menadito il “Contratto Sociale” (oltre a “De l'esprit des lois”, di Montesquieu) ed è proprio per la rottura, da parte della Spagna, del Contratto Sociale che nella “Carta de Jamaica” giustifica le lotte indipendentiste, cercando di ottenere l'appoggio degli inglesi.

...

El hábito a la obediencia; un comercio de intereses, de luces, de religión; una reciproca benevolencia; una tierna solicitud por la cuna y la gloria de nuestros padres; en fin, todo lo que formaba nuestra esperanza nos venía de España. De aquí nacía un principio de adhesión que parecía eterno, no obstante que la conducta de nuestros dominadores relajaba esta simpatía, o, por mejor decir, este apego forzado por el imperio de la dominación. Al presente sucede lo contrario: la muerte, el deshonor, cuanto es nocivo, nos amenaza y tememos; todo lo sufrimos de esa desnaturalizada madrastra. El velo se ha rasgado, ya hemos visto la luz y se nos quiere volver a las tinieblas, se han roto las cadenas; ya hemos sido libres y nuestros enemigos pretenden de nuevo esclavizarnos.



Bolívar riteneva che l'America Latina dovesse essere divisa in tante piccole repubbliche indipendenti e che l'obiettivo di queste repubbliche dovesse essere quello di educare e aiutare le persone a realizzare le proprie giuste ambizioni; uno Stato troppo grande, invece, si farebbe guidare dalla bramosia di potenza e decadrebbe presto nella tirannia.
Una volta conquistata l'indipendenza, però,  Bolívar si rese conto che i problemi del popolo erano ben lungi dall'essere risolti e, come spesso capita nella Storia, si sentì costretto ad abbandonare il suo precedente idealismo ed a prendere una scorciatoia, autoproclamandosi dittatore del nuovo Stato di Gran Colombia(1828), che comprendeva i territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama . La sua fine politica e la fine dell'esperienza della Gran Colombia erano però vicine: la rivolta del Perù (del quale, pure, era presidente) nel 1829 e la dichiarazione di indipendenza del Venezuela nel 1830, diedero il colpo di grazia a questo suo ultimo disegno. Stanco e malato, il Generale si dimise e morì poco dopo, mentre cercava di recarsi in Europa. La Gran Colombia fu sciolta l'anno successivo.
Cosa aggiungere? La visione di  Bolívar delle piccole repubbliche indipendenti si rispecchia nella situazione attuale; al contrario di quanto avvenne per il Nord America, l'America Latina non è mai riuscita a divenire una Federazione di Stati. I problemi sociali continuano ad essere enormi ed il dinamismo di alcune delle vicende politiche di questo continente riflettono, sotto certi punti di vista, quell'ambivalenza bolivariana, che non ha fiducia nella piena democrazia e che si lascia prendere la mano da istinti elitisti.
Occorre ricordare, comunque, che  Bolívar apparteneva ad una famiglia ricca e privilegiata e che  dedicò  ai suoi ideali di Liberazione tutta la sua vita e tutti i suoi averi: morirà povero e amareggiato per i tanti tradimenti e per l'ingratitudine della gente.
Ciò dimostra che, probabilmente, Pericle si sbagliava...


La libertad no hace felices a los hombres, los hace sencillamente hombres.
(Manuel Azaña, presidente della Seconda Repubblica Spagnola)

1 In quanto maestro del “Libertador”, fu chiamato il “Magister Patriae”. Devo ammettere che questo personaggio un po' mi intriga... Educato da un sacerdote, si convertì alle tesi dell'Illuminismo e beffò la polizia spagnola, che lo braccava per aver partecipato alla rivolta del 1797, dicendo di chiamarsi “Samuel Robinson” (in omaggio a Robinson Crusoe!!!) e riuscendo, così, ad imbarcarsi per la Giamaica.
Altro personaggio intrigante è Manuela Sáenz, compagna di  Bolívar e figura di riferimento per il movimento femminista dell'America Latina. Lei ricevette, invece, il soprannome di “Libertadora del Libertador”: nel corso di un attentato a  Bolívar, organizzato dai seguaci del generale Francisco de Paula Santander, si interpose ai cospiratori facendogli perdere tempo e dando a  Bolívar la possibilità di fuggire.


lunedì 7 marzo 2022

Il nipote di Archimede: L'anello magico

Oggi parliamo di cyberbullismo.
Iniziamo, però, con il distinguere i Trolls dagli Haters: sia gli uni che gli altri contribuiscono all'incitamento all'odio ma, mentre l'obiettivo dei primi è quello di sabotare la riuscita di una discussione bombardandola di messaggi aggressivi e incivili, i secondi, invece, dopo aver preso di mira una persona, la insultano e la deridono al fine di ferirla.
Gli psicologi parlano di “effetto Gige”: sentendosi protetti dalla mediazione della Rete, i “bulletti” si disinibiscono e dicono e fanno quello che altrimenti, quando sono osservati dagli altri, non direbbero e non farebbero.
Ogni comportamento sul web, però, atto a recare danno, può essere tracciato e denunciato, da chi subisce l'offesa,  alla Polizia Postale ed ecco che, una volta scoperto, il “leone da tastiera” perde tutto il suo “coraggio”.
Rispolveriamo, allora, il secondo libro de “La Repubblica” di Platone e riassumiamo, per quelli che non lo conoscono, il mito dell'anello di Gige.
Gige era un pastore al servizio del re di Lidia.
Un giorno, dopo un violento terremoto, la terra si spaccò creando un voragine  nel luogo dove faceva pascolare il gregge.
Gige scese giù e vide, tra le molte meraviglie, un cavallo di bronzo, cavo e con delle aperture.
Vi infilò il capo e scorse il cadavere di un uomo completamente spoglio ma con un anello d'oro al dito; quindi, lo prese e uscì.
Partecipò, poi, alla consueta riunione dei pastori per dare al re il resoconto mensile sullo stato del gregge ma, mentre era seduto con i compagni, per caso girò il castone dell'anello verso di sé e scomparve; successivamente, girò il castone verso l'esterno e ricomparve. Ripetendo l'esperimento, comprese che l'anello aveva il potere di renderlo invisibile e così fece in modo di essere incluso tra gli informatori del re. Giunto alla reggia, divenne l'amante della regina e con lei congiurò contro il re, l'uccise e prese il potere.
Il mito viene citato da Glaucone per affermare che nessuno, se avesse la certezza di non essere scoperto, eviterebbe di compiere azioni illegittime o malvagie; comportarsi in modo giusto, dunque, non sarebbe vera virtù ma solo un compromesso (N.D.R.: tesi cara ai “relativisti” di tutte le epoche!!!).
Socrate gli dimostrerà, invece, che la giustizia ha un valore assoluto, in quanto è necessaria per il buon funzionamento della Polis: è solo con il perseguimento del bene comune e dell'armonia che lo Stato ed i suoi cittadini possono prosperare.
Ma torniamo al nostro “anello magico”... Che uso ne potrebbero fare i nostri “eroi”???

La traduzione, come sempre, fra qualche giorno....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὸ δακτύλιον μαγικόν

Ὁ Ἰδομενεὺς βαδίζων εἶδε δακτύλιον χρυσοῦν.
Ὁ παῖς ἔλαβε tὸ δακτύλιον καὶ περιηλάσατο· περιήγαγε τὴν σφενδόνην εἰς τὸ εἴσω τῆς χειρὸς  καὶ ἐγένετο ἀφανής.
Ἔπειτα περιήγαγε ἔξω τὴν σφενδόνην καὶ ἐγένετο φανερός.
Ὁ παῖς οὖν ᾔσθετο τῆς δυνάμεως τοῦ δακτυλίου καὶ ἠθέλησεν ὀνίνασθαι.
Γενόμενος ἀφανής, ἔβη πρὸς τὴν ἀγορὰν καὶ ἔκλεψε πλακοῦντας ἀλλὰ ὑπερεπληρώσε τὴν γαστέρα καὶ ἔσχε τὴν διάρροιαν. Εἶτα, τοῦ διδασκάλου πολλάκις κολάσας αὐτόν, ἔγραψε αἰσχρολογίαν ἐπί τοῦ τείχους διδασκαλεῖου.
Τὸ τελευταῖον ἦλθε εἰς τὸν ποταμὸν καὶ εἶδε τὰς Νύμφας λουομένας.
Ὁ Ἰδομενεὺς ἦν ἀφανὴς ἐξ ἀνθρώπων ἀλλὰ οἱ θεοὶ ὁράουσι πάντα· ἡ Ἄρτεμις ὠργίσατο καὶ ἐρράπισε τὸν παῖδα ἐπὶ κόρρης.
Γενόμενος φανερός, ὁ Ἰδομενεὺς ἔφυγε.
Ἔργον δὲ καλὸν οὔτε θεῖον  οὔτ᾽ἀνθρώπινον χωρὶς τῆς ἀρετῆς γίγνεται1

Il nipote di Archimede
L'anello magico
Idomeneo, mentre camminava, vide un anello d'oro.
Il ragazzo prese l'anello e se lo infilò al dito; girò il castone verso l'interno della mano e divenne invisibile.
Poi girò il castone verso l'esterno e tornò visibile.
Si rese conto, quindi,  del potere dell'anello e desiderò approfittarne.
Divenuto invisibile, andò al mercato e rubò delle focacce dolci  ma mangiò troppo ed ebbe la diarrea.
In seguito, poiché il maestro lo aveva punito molte volte, scrisse una parolaccia sul muro della scuola.
Infine, si recò al fiume e vide le Ninfe mentre si bagnavano.
Idomeneo era invisibile agli uomini ma gli dei vedono ogni cosa; Artemide si adirò e percosse il ragazzo sulla guancia.
Divenuto visibile, Idomeneo fuggì.
Non può esserci qualcosa di bello nè divino nè umano senza la virtù
1.

1 frase di Senofonte riadattata

domenica 18 luglio 2021

Elegie d'estate

 -Sei un bra – ket !!!

-La tua ironia da nerd nemmeno mi sfiora : io sono in uno stato di sovrapposizione quantistica!

-Ma tu non sei il gatto di Schrödinger...E, comunque, quello è un paradosso!!!

Chi ha (oppure ha avuto!) un felino come fedele compagno di scrivania durante i propri studi sa che, prima o poi, viene quel fatidico momento in cui bisogna fare un break e giocarci: che tocchi a lui oppure a noi il ruolo del provocatore, poco importa: “the game must go on”!!!

Ed il pretesto del break di oggi è quello che ci occorre per parlare del fenomeno quantistico più romantico in assoluto: l'entanglement.

L'entanglement si ha quando gli stati quantistici di due particelle, interagenti per un certo periodo, risultano “intrecciati” ossia, anche se mettiamo le due particelle a grande distanza l'una dall'altra, la modifica che dovesse occorrere allo stato quantistico della prima particella avrebbe un effetto misurabile sullo stato quantistico della seconda particella.

Tutto ciò dovrebbe essere di conforto per Tibullo...

Ma facciamo un passo indietro: Libro I, Elegia III...

Tibullo era partito, con Messalla, per una spedizione militare in Oriente ma, durante il viaggio, si ammala e, così, viene lasciato indietro dai compagni.

Colto dal timore dalla morte, si rende conto che non può essere felice lontano da Delia, la donna che ama.

Come nell'Odissea (del resto, anche Tibullo si trova “nella terra dei Feaci”), il tema della lontananza e del ritorno a casa sono predominanti: Tibullo, inoltre, ha paura che Delia non gli resti fedele e lo abbandoni, perché sa di aver contravvenuto ai precetti di Venere per seguire Messalla.

E vediamo, allora, quale speranza custodisce nel cuore....

At tu casta precor maneas, sanctique pudoris
Adsideat custos sedula semper anus.
Haec tibi fabellas referat positaque lucerna
Deducat plena stamina longa colu,
At circa gravibus pensis adfixa puella
Paulatim somno fessa remittat opus.
Tum veniam subito, nec quisquam nuntiet ante,
Sed videar caelo missus adesse tibi.

Ti supplico, resta casta e una vecchia ti segga sempre accanto,
premurosa custode di un santo pudore.
Che ti racconti delle fiabe e, con la lanterna accesa,
tessa con la conocchia lunghi stami.
E, nei pressi, l'ancella, dedita ai lavori pesanti,
poco a poco, vinta dal sonno, abbandoni l'opera.
Possa io, allora, arrivare all'improvviso, senza che nessuno mi annunci,
e presentarmi a te, come se fossi stato inviato dal cielo.


sabato 19 giugno 2021

Shakespeare & Einstein

Doubt thou the stars are fire; Doubt that the sun doth move; Doubt truth to be a liar; But never doubt I love. 

Dubita che le stelle siano fuoco; dubita che il sole si muova; dubita che la verità sia una bugiarda; ma non dubitare mai che io amo. (Hamlet, Act II, Scene 2) 

 Beh, sicuramente Federico II era un genio poliedrico; proviamo, quindi, su questa scia, ad immaginare il confronto suggestivo tra chi, con i suoi poemi, ci ha aiutato, più di chiunque altro, a comprendere l'Universo dei sentimenti umani e chi, con le sue teorie, ci ha aiutato a comprendere le leggi dell'Universo. 

Shakespeare, comunque, come dimostrano i versi di apertura del post di oggi, non era digiuno di astronomia; era amico di Giordano Bruno ( il personaggio “Berowne” nella commedia “Pene d'amore perduto”) e conosceva e apprezzava il Naturalismo Rinascimentale: le tesi del filosofo di Nola hanno contrassegnato le sue opere. 

Che Bruno abbia influenzato i maggiori esponenti della cultura anglosassone del tempo, come Shakespeare e Marlowe, del resto, è indiscutibile; il frate domenicano ha continuato ad esercitare il suo influsso nei secoli: perfino al sottoscritto toccò in sorte, durante un'escursione, descrivere (ahimè, in tedesco!!!), il suo pensiero e il suo monumento in Campo de' Fiori!!! 

D'altro canto Einstein, come ogni vero scienziato, era anche un umanista (nonché, un sottile umorista!!!), attratto dalle tesi di Spinoza e Schopenhauer; ebbe un carteggio con Freud e scrisse vari saggi su scienza, politica e pacifismo (si batté, tra l'altro, contro la sperimentazione della bomba atomica, fianco a fianco di un'altra nostra “vecchia conoscenza”, il filosofo Bertrand Russell), contenuti nella raccolta “Come io vedo il mondo”. 

Ma torniamo al tema odierno... Secondo voi, chi avrebbe l'ultima parola in un'impossibile querelle tra il più grande drammaturgo di tutti i tempi ed il padre della Teoria della Relatività1? Con ogni probabilità, il confronto sarebbe equilibrato: Shakespeare è il re indiscusso della parola (dobbiamo a lui, tra l'altro, i più celebri modismi in inglese) e Einstein, invece, ha dalla sua la solidità scientifica delle proprie argomentazioni. 

Credo, però, che, se proprio debba esserci un vincitore, alla fine Einstein lascerebbe, cavallerescamente, a Shakespeare la corona. 

Ricordate il celebre Sonetto 18? Esatto, quello che inizia con “Shall I compare thee to a summer's day ?”... 

Beh, come tutti sanno, il tema portante è quello dell'immortalità della poesia e non possiamo che concordare. Del resto... 

Logic will get you from A to B. Immagination will take you everywhere. 

La logica ti porterà da A a B. L'immaginazione, ovunque. (A. Einstein) 

 

1When you sit with a nice girl for two hours you think it’s only a minute, but when you sit on a hot stove for a minute you think it’s two hours. That’s relativity.” “Se siedi accanto ad una ragazza carina per 2 ore, ti sembrerà che sia passato solo un minuto, ma se siedi su una stufa calda per un minuto, ti sembreranno due ore. Questa è la relatività.” Questa “spiegazione” della Teoria della Relatività viene attribuita proprio ad A. Einstein!

domenica 7 marzo 2021

Stupor mundi

 E' ora di ripassare un po' di Storia.

Riprendiamo il nostro thread sugli imperi e spostiamoci in Sicilia, perché il protagonista del post odierno, Federico II di Svevia, re di Germania, re di Gerusalemme e imperatore del Sacro Romano Impero, divenne re di Sicilia all'età di 4 anni e, da allora, fu “siciliano” a tutti gli effetti, con buona pace delle sue origini germaniche.

Federico II era coltissimo, parlava 6 lingue (compreso l'arabo) , e con lui la Sicilia conobbe una fioritura culturale ed artistica senza paragoni, divenendo uno dei fari d'Europa.

Con la poesia della Scuola Siciliana nasce, come probabilmente ricorderete, la letteratura italiana.

Federico II fondò, nel 1224, l'Università di Napoli e fu lui stesso un buon letterato; il manoscritto del suo “De arte venandi cum avibus(“L'arte di cacciare con gli uccelli”) è conservato alla Biblioteca Vaticana e, se volete apprezzare le raffinate illustrazioni, questo è il link dell'edizione digitalizzata: De arte venandi cum avis

Federico II ebbe anche una corrispondenza scientifica con Leonardo Fibonacci, che gli dedicò il suo “Liber quadratorum”. 

Riguardo alla sua attività di governo, molti videro in lui un antesignano del sovrano rinascimentale mentre, per una parte della storiografia anglosassone, fu il tipico monarca medioevale, fortemente conservatore.

Di fatto, riformò profondamente la macchina amministrativa della Sicilia, che assunse i connotati di un regno moderno.

Introdusse il monopolio sul sale, il “primo monopolio di Stato” del Medioevo.

In “politica estera”, fece una crociata “sui generis”: Federico II si accordò con il sultano al-Kamil, nipote di Saladino, e così, senza ricorrere a una guerra sanguinosa, ottenne un importante successo diplomatico.

Lo scontro con il papato raggiunse, durante suo regno, l'apice: l'imperatore, che fu scomunicato 2 volte, portò avanti con determinazione la lotta per l'emancipazione del sovrano dal potere della Chiesa.

Nel complesso, considerando il contesto storico, non si può negare che possiamo ritrovare, nel suo regno, molti di quei concetti su cui si basa la nostra idea di Stato moderno. 

Il figlio Manfredi, all'indomani della sua morte, scrisse al fratello Corrado IV : “Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l’asilo della pace “.

Con Manfredi termina il regno degli Svevi; sarà sconfitto, infatti, a Benevento da Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia, al quale il Papa aveva offerto la corona (la Chiesa non aveva riconosciuto l'elezione di Manfredi, che era subentrato al fratello Corrado IV, erede designato al trono e morto di malaria).

Il figlio di Corrado IV, Corradino di Svevia, ancora ragazzo, cercherà, a sua volta, di riconquistare il trono, ma verrà sconfitto nella battaglia di Tagliacozzo e decapitato.

Carlo venne in Italia e, per ammenda,
vittima fé di Curradino; e poi
ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.

E' il XX canto del Purgatorio (vv. 67-69) : Dante accusa, tramite il capostipite (“Ugo Ciappetta“) , la dinastia francese dei Capetingi di ogni sorta di misfatti, dettati da una sfrenata cupidigia (naturalmente, i “per ammenda”, contenuti nei versi, sono ironici...).

Ma questa storia ve la racconterò un'altra volta.