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domenica 12 aprile 2015

Tizia, Caia e ... Sempronia

Visto che uno dei miei follower ha mostrato interesse per il post sulle dispute per la terra e l'approccio legislativo dei Romani in proposito, parleremo oggi della Lex Sempronia Agraria di Tiberio Gracco (133 a.C.).
Tale legge stabiliva che non si potessero possedere più di 500 iugeri dell'ager publicus più 250 iugeri (1 iugero=2500 m2) per ogni figlio, fino ad un massimo di 1000 iugeri.
Ma vediamo come si arrivò a tale legge e lo faremo, appunto, grazie alla “Vita dei Gracchi” di Plutarco.

Plutarco - Vita dei Gracchi
Quanto del territorio dei vicini i Romani prendevano con la guerra, in parte lo vendevano e in parte lo rendevano pubblico e lo davano in concessione ai cittadini poveri e senza mezzi, che versavano un piccolo fitto nel tesoro pubblico. Iniziando i ricchi ad offrire fitti più alti e ad estromettere i poveri, venne emanata una legge* che non permetteva di avere più di 500 iugeri di terra e per un breve periodo questa norma arrestò la cupidigia, e aiutò i poveri che rimanevano sul terreno per i quale avevano pagato il fitto e era stato loro assegnato, ciascuno la sua parte dell'inizio. Ma in seguito i ricchi confinanti, con dei prestanome, trasferendo ad essi le locazioni, si impadronirono palesemente della maggior parte delle terre attraverso questi, ed i poveri, essendo stati così cacciati via, non si dimostrarono più desiderosi di servire nell'esercito e trascurarono l'allevamento dei figli e così presto tutta l'Italia si rese conto della scarsità di uomini liberi e fu riempita di barbari fatti prigionieri, grazie ai quali i ricchi coltivavano la terra dopo aver cacciato i cittadini. 
*Leges Liciniae Sextiae(367 a.C.)

Come vedete, c'era già tutto..La legge ed i ricchi che l'aggirano, la disgregazione del tessuto sociale ed il ricorso alla mano d'opera a buon mercato.
E così Tiberio Gracco propose una nuova legge che innalzava di fatto il limite a mille iugeri se si avevano dei figli, cercando di tener conto sia delle esigenze dei contadini che erano in estrema povertà sia del rispetto degli altri equilibri, secondo quella che poi era la sua indole.
Già, perché, a proposito, come erano i fratelli Gracchi? Ce lo racconta sempre Plutarco (N.D.R.: il testo è un po' lungo ma vale la pena di riportarlo, perché è suggestivo!).
 
Plutarco - Vita dei Gracchi
Giacché, come la somiglianza dei Dioscuri (Castore e Polluce) ,così come vengono dipinti e scolpiti, ha una differenza nella forma del pugile rispetto al corridore, così per quei giovani, con molta affinità per quanto riguarda coraggio e  saggezza, ancorché per liberalità, eloquenza e grandezza d'animo, per quanto riguarda le opere e la partecipazione alla vita politica invece grandi differenze fiorirono e vennero alla luce, perciò non mi sembra conveniente andare oltre prima di esporle. 
Innanzitutto, per quanto concerne l'aspetto, lo sguardo ed il modo di muoversi, Tiberio era più tranquillo e posato, mentre Caio era impetuoso e veemente, così che nell'arringare la folla uno restava composto in un posto, mentre l'altro era il primo dei Romani a irrompere sul peripato della tribuna e a togliersi la toga dalla spalla mentre parlava, come Cleone l'Ateniese, si racconta, fu il primo dei demagoghi a togliersi il mantello e a percutersi la coscia. Inoltre, il discorso di Caio era aggressivo e appassionato fino all'estremo, mentre quello di Tiberio era più gradevole e tendente alla pietà; anche riguardo allo stile, quello [di Tiberio] era puro e diligentemente elaborato, mentre quello di Caio suadente e brillante. Così, anche riguardo allo stile di vita e alla tavola, Tiberio era modesto e semplice, mentre Caio, temperato e austero se paragonato agli altri, messo a confronto con il fratello era esibizionista e schizzinoso.
 

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