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lunedì 14 novembre 2016

The fortune hunter

All' “arte per l'arte” del periodo “junimista” fecero seguito sia l' “estetismo” di Macedonski e della sua rivista “Literatorul”, che “l'arte impegnata” degli intellettuali socialisti della rivista “Contemporanul”, ma nessuna delle due correnti riuscì a fare breccia nella letteratura romena dell'epoca, che era dominata dal nazionalismo e dal “realismo popolare”.
Sono soprattutto Ioan Slavici con i suoi racconti etici, dove i personaggi positivi sono degli anti-eroi, capaci di non farsi sopraffare dalle passioni, e Alexandru Vlahuță, con il tema dello “strapaese”, a segnare questi primi anni. Nei romanzi di Vlahuță, i migliori sono i “vinti” (N.D.R: Verga scrive più o meno nello stesso periodo, ma non so se Vlahuță conoscesse “I Malavoglia” e “ Mastro don Gesualdo”...proverò ad indagare!! ):

Sollevarsi con la mente e col cuore più in alto degli uomini del proprio ambiente è un peccato che si sconta” ( da “Din durerile lumii” )

Agli inizi del XX secolo il tema dello strapaese, poi, sfocia nel “seminatorismo” (dalla rivista “Sămănătorul”) e nel “populismo”.
Il maggior rappresentante dello strapaese fu Mihail Sadoveanu.
Nelle sue opere domina la contrapposizione tra i contadini e la borghesia , tra la legge di natura e la legge “ufficiale”, creata per il tornaconto della classe egemone; al contadino, al pescatore, al pastore, per opporsi alle ingiustizie, non resta che farsi “brigante”.
Sadoveanu si dedicò anche al romanzo storico ma, nelle sue opere, gli eventi della Storia vengono considerati effimeri, mentre le trame dell'amore, dell'onestà e della giustizia, sono “forever”.
Contro lo strapaese si schierarono invece i “simbolisti”, che sostituivano al culto della natura quello dello spirito. Tra i simbolisti, si distinsero Ovid Densușianu, che definì il programma del Simbolismo con la sua rivista Viața nouă, e Ștefan Petică.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la letteratura romena vive probabilmente il suo periodo migliore. Tudor Arghezi, nelle cui opere si nota l'influenza di Baudelaire, rivoluziona completamente il linguaggio poetico; il tema centrale dei versi di Arghezi è quello della “rivolta” e del sovvertimento sociale grazie alla carica eversiva dei reietti.
Nella prosa, invece, si passa ad un realismo meno chiuso e provinciale, grazie soprattutto all'opera di Liviu Rebreanu e al suo romanzo “Ion”.
E con quest'ultimo, infatti, chiuderemo il post di oggi, perché segna il punto di rottura con lo “strapaese”: con lo “strapaese”, la figura centrale era il contadino modesto e virtuoso, che si accontentava del suo lavoro e viveva in armonia con la natura, mentre Ion, invece, è un ribelle.
Ma andiamo per gradi e vediamo come si snodano le vicende del protagonista....
Ion è un giovane povero e di talento, che si rende presto conto che la speranza di cambiare la sua condizione lavorando onestamente è, ahimè, vana.
Dal punto di vista “sentimentale”, è combattuto tra gli occhi “azzurrognoli” di Florica ed i “poderi” di Ana, ma non osando, a causa della sua povertà, avvicinarsi alla porta di Ana, frequenta la casa di Florica, anche se la dote di quest'ultima è tutt'altro che appetibile (“...un maiale smunto e qualche straccio vecchio..”).
Non bisognerebbe mai, però, prendere in giro le fanciulle, perché Florica sparge la voce, nel villaggio, che Ion ha chiesto la sua mano.
E quale immaginate che sarà stata la reazione di Zenobia, la madre di Ion, alla notizia delle prossime nozze del suo figliolo, nel quale aveva riposto tutte le speranze?

..Se l'avessero colpita con un bastone sulla testa, con ogni probabilità, non sarebbe stata afflitta da tanto male....

Z: Sempre la povertà attiri, eh, cocco di mamma? Un'altra sposa all'infuori di Florica, della vedova di Maxim, non hai trovato in tutto il villaggio? Non mi meraviglio più di niente, cocco di mamma, di che altro dovrei meravigliarmi?

Ion, furioso, è sempre più deciso a passare il Rubicone e a prendere in moglie Ana, anche se il padre non vuole dargliela; si confida con l'amico Titu, che cerca di dissuaderlo dal suo proposito facendogli notare che Ana non è proprio la ragazza che ti fa perdere la testa ma..

I: Così è, così è, ma senza di lei non scappo più dalla miseria fino a Prut e Siret 1.

Facendola breve, Ion, per vincere il rifiuto del padre di Ana, che vuole darla in moglie al ricco George, seduce la fanciulla; Ana, rendendosi poi conto di essere solo un ostaggio nelle mani del marito, si uccide.
Ion torna,allora, da Florica, che però ha sposato, nel frattempo, George e alla fine l'equilibrio del piccolo mondo viene ristabilito con la morte di Ion, che viene ucciso da George.
Ion” ebbe un grande successo e divenne il romanzo “simbolo” della gioventù romena, alla quale ogni prospettiva era preclusa dall'immobilismo nel quale era invischiata la società del tempo.
Emblematica, in proposito, è la lite tra il maestro e il prete: il maestro, che guarda soprattutto alla “questione sociale”, simpatizza con Ion, ossia con i giovani di talento che reclamano un posto in una società che li ha messi ai margini (ricordate “Il rosso e il nero”?) mentre il prete, che deve custodire la moralità della comunità, sta dalla parte di George, dei ricchi e dello status quo.
Nel prossimo post concluderemo la nostra panoramica della letteratura romena.



1 Dovrebbe essere la regione disegnata da questi due fiumi: Ion intende dire che se non riesce a sposare Ana, per miglia e miglia, ad attenderlo, c'è solo la povertà.
  
POST COLLEGATI: Parte Prima   Parte Terza 


giovedì 27 ottobre 2016

A stormy night

Come avrete intuito, ho una certa passione per la letteratura internazionale e qualche giorno fa, cercando di mettere un po' d'ordine tra gli scaffali, ho ritrovato un libro di letteratura romena.
E poiché, di solito, la letteratura romena non trova spazio nei programmi scolastici, cercherò, in qualche modo, di porvi riparo, provando, come al solito, a non annoiarvi.
Cominciamo, quindi, dall'inizio.. Come saprete, Traiano conquistò la Dacia a seguito di due guerre (101-102 e 105-106) ed i Daci furono, rapidamente, “romanizzati”. Nel 271, Aureliano dovette cedere la Dacia ai Goti, ma né i Goti né i successivi invasori riuscirono a sradicare la lingua romena.
Naturalmente, il romeno fu, per molto tempo, esclusivamente lingua “parlata” ed iniziò a divenire lingua anche “scritta” solo nel XVI secolo, con la traduzione di alcuni testi religiosi.
Nel XVII secolo viene redatta la prima Storia della Romania e, dopo il periodo “fanariota” e la scuola “latinista”, con l'avvento dell'Illuminismo, nasce la letteratura romena moderna grazie, soprattutto, al lavoro di Gheorghe Asachi e Ioan Heliade Radulescu.
Il 1840 è l'anno della pubblicazione della rivista “Dacia literară”, ed il periodo che va dal 1840 al 1860 è caratterizzato dal tradizionalismo e dal nazionalismo come reazione all'Illuminismo e al classicismo di Asachi e Heliade; il maggior esponente di questa corrente letteraria fu il poeta e drammaturgo Vasile Alecsandri.
Il periodo successivo al 1860 è quello di Junimea, ossia “l'arte per l'arte”; il suo maggior teorico fu Titu Maiorescu, ma per Junimea passarono, tra gli altri, anche Mihai Eminescu e Ion Luca Caragiale.
Fermiamoci (e soffermiamoci) quindi, per oggi, su quest'ultimo e sulla sua commedia “O noapte furtunoasă” (“Una notte tempestosa”).
Un ricco uomo d'affari, il signor Dumitrache, sospetta di adulterio la moglie Veta e mette alle costole del presunto rivale, il giovane Rică , il suo fedele commesso Chiriac.
In realtà, l'amante della moglie è proprio Chiriac, mentre Rică è innamorato di Ziţa, la sorella della moglie di Dumitrache. Per errore, Rică entra nella stanza di Veta e dopo una rocambolesca fuga dalla finestra, viene catturato, con l'aiuto di Chiriac e di un maresciallo, da Dumitrache.
Ziţa, però, chiarisce l'equivoco e Rică chiede, ufficialmente, la sua mano.
Così Dumitrache, che sospettava Rică perché era invidioso della sua gioventù e della sua eleganza, finisce per abbracciare l'ex presunto rivale e tutto lascia presagire che Veta continuerà, tranquillamente, a tradirlo con Chiriac.
Il bersaglio degli strali di Caragiale non sono, però, gli istituti borghesi, ma gli appartenenti alla borghesia e la loro vanità. Venute meno le differenze sociali sostanziali, si instaura una competizione feroce e, a tratti, folle tra gli individui che impedisce, di fatto, che la libertà e l'uguaglianza, sancite dalla Carta Costituzionale delle democrazie liberali, vengano pienamente godute.
Dumitrache, quando Rică manifesta la sua intenzione di sposare Ziţa, mostra qual è il vero male che lo affligge: 

-Ci onorerebbe molto...La dote non è grande, e Lei, sa, è qualche gradino più su...noi siamo commercianti...

-Cittadino,-taglia corto Rică- siamo in un regime liberale: uno non può essere al di sopra di un altro, la Costituzione non lo permette.
 
Rică, tuttavia, non è diverso da Dumitrache (anzi, direi che Dumitrache è una proiezione di Rică: anche quest'ultimo si sentirà, prima o poi, qualche gradino al di sotto di qualcuno, anche lui sarà geloso e anche lui coltiverà le sue segrete ambizioni): per questo, sono destinati ad intendersi.

POST COLLEGATI: Parte II  Parte III

sabato 15 ottobre 2016

Il nipote di Archimede - Il viaggio

-Questa è l'ultima gita che faccio... Lo giuro!!!
Chissà quante volte questa promessa sarà stata fatta e quante volte, poi, se la sarà portata via il vento..Del resto, come si fa a dire di no?
Se l'ottimismo non trionfasse sull'esperienza, la vita diverrebbe noiosa ed inoltre, se è vero che, spesso e volentieri, non tutto fila come dovrebbe, è altrettanto vero che, nella maggior parte dei casi, quando si tratta di ragazzi, l'happy end è sempre dietro l'angolo. Quindi, cari accompagnatori, incrociate le dita e run the risk!

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 
  14. I giocatori di dadi 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ πορεία

Ἁι μητέρες παρεσκευάκασι τὰς σαγὰς καὶ παρῃνέκεσαν τοῖς παισὶ μὴ ἀπρονοητήσειν.
Ἡ ναῦς κοίλη καὶ ὀρθόκραιρα 1 ἦν καὶ οἱ μαθηταὶ ἐπεθύμουν ἀποπλεύσεσθαι.
Τῶν τούτων πλεόντων, ὁ Ἰδομενεὺς λίθον ἔβαλε ἐπὶ τὸν Ποσειδώνιον δελφῖνα· διὰ τοῦτο ὁ θεὸς ὠργίσατο καὶ ἔπεμψε μέγαν πώλυπον ὃς ἔβλυσε τὸ μέλαν ἐν τῷ τοῦ Ἰδομενέως προσώπῳ.
Μετὰ ἡμέρας πέντε προσώρμισαν πρὸς τὴν τῶν Γαλατῶν χώραν.
Οἱ Γαλάται 2 ἐκάλεσαν τοὺς παῖδας ἐπὶ τὴν εὐωχίαν καὶ μετὰ τὸ δεῖπνον ἠρώτησαν αὐτοὺς πολλά.
Οἱ Γαλάται ἐφόρουν χιτῶνας ποικιλτοὺς χρώμασι παντοδαποῖς καὶ ἡ Ἀσπασία ἐπρίατο ἕνα.
Ὁ νόστος ἐριγηθὴς ἐγένετο· αἱ μητέρες περιέμενον τὴν ναῦν ἐν τῷ λιμένι καὶ εἶτα ἅμα πάντες ὁρτὴν ἐποίησαν.
Ἡδεῖα ἡ ἄπαρσις ἀλλὰ ὁ νόστος ἡδίων.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede

Il viaggio

Le madri avevano preparato i bagagli e avevano raccomandato ai bambini di non essere imprudenti.
La nave era concava e "dalle corna dritte" e gli scolari non vedevano l'ora di salpare.
Durante la navigazione, Idomeneo tirò un sasso ad un delfino sacro a Poseidone; per questo, il dio si adirò ed inviò un polpo gigante che spruzzò dell'inchiostro sul viso di Idomeneo.
Dopo 5 giorni gettarono l'ancora nei pressi della regione dei Galli.
I Galli invitarono i bambini al banchetto e dopo il pasto fecero loro molte domande.
I Galli indossavano delle tuniche ricamate con vari colori e Aspasia ne comprò una.
Il rientro a casa fu lieto; le madri attendevano la nave al porto e, poi, tutti insieme fecero una festa.
Dolce è la partenza ma ancora più dolce è il ritorno.


1 Un omaggio al cantore dell'Iliade..Chi ricorda da quante navi era composto il contingente di Itaca? E di che colore erano le vele delle navi di Ulisse?
2 Le informazioni su usi e costumi dei Galli sono tratte dalla "Biblioteca Storica" di Diodoro Siculo
 

venerdì 30 settembre 2016

Il nipote di Archimede - I giocatori di dadi

Le scarpe hanno sempre avuto un posto d'onore nella speciale graduatoria degli accessori alla moda.
Probabilmente, per quelli della mia generazione, il primo vero mito furono i “camperos”...Poi, tanti altri modelli, di tanti altri brand, hanno avuto il loro momento di gloria nel corso degli anni.
E se vestire alla moda era importante, era anche difficile sottrarsi ad altri riti adolescenziali, come il primo ingresso in una sala da biliardo oppure la prima partita a poker con gli amici.
Riprendiamo, quindi, il vocabolario di greco e vediamo cosa sarebbe potuto succedere, con le dovute differenze, in un villaggio della Magna Grecia.

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός


Οἱ κυβευταί

Τὰ τοῦ Νίκανδρου σανδάλια κάλλιστα ἦν· ὁ Ἰβηρικὸς ὑποδηματάριος ταῦτα ἐπεποιήκει.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐβουλέσθην ἴσα σανδάλια πρίασθαι ἀλλὰ εἰχέτην ὀλίγον ἀργύριον.
Ἰάσων ὁ φρυνώνδειος ἀκούσας τάδε εἶπε·
-Εἰ βούλεσθον κερδαίνειν πολὺ ἀργύριον, ἐμοῦ κατόπιν ἔρχεσθον.
Ἡ ἐλπίς ταῖς παισὶ ἡδεῖα.
Ὁ ἀνήρ ἤγαγε τὼ ἀδελφὼ πρὸς τὸ κυβευτήριον καὶ ἔφηνε Νέστορα τὸν κυβευτήν.
Οἱ τοῦ Νέστορος κύβοι ἀεὶ εὖ ἔπιπτον ἀλλὰ ὁ Ἑρμῆς, ὃς τὼ παῖδε ἐφύλασσε, μετεποίησε τοὺς νόμους τῶν φυσικών καὶ ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐκερδησάτην πολὺ ἀργύριον.
Τὼ ἀδελφὼ ἐδωρησάτην τὰ σανδάλια ἐν ἔθει τε τοῖς φίλοις αὐτῶν καὶ τῷ Ἰδομενεῖ ὃς ἐθαύμασε ὡς μάλιστα τοῦ δώρου.

Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
I giocatori di dadi
I sandali di Nicandro erano molto belli; li aveva fatti il calzolaio spagnolo.
Glauco e suo fratello volevano comprare dei sandali uguali ma avevano pochi soldi.
Avendo ascoltato ciò, Giasone l'imbroglione disse:
-Se volete guadagnare molto denaro, seguitemi.
Dolce è la speranza per i bambini.
L'uomo guidò i due fratelli alla sala da gioco e presentò loro Nestore il giocatore.
I dadi di Nestore erano truccati ma Ermes, che proteggeva i bambini, cambiò le leggi della fisica e Glauco e suo fratello vinsero una grossa somma.
I due fratelli regalarono i sandali di moda sia ai loro amici che ad Idomeneo, che si meravigliò moltissimo per il dono.

sabato 17 settembre 2016

Atatürk

Beh, visto che nell'ultimo post abbiamo citato "la Grande Guerra", approfittiamone per ripassare un po' di Storia e per riannodare uno dei tanti thread di questo blog....
Con la I° Guerra Mondiale, infatti, tramonta definitivamente l'Impero Ottomano, già da molto tempo in declino.
Con la sconfitta, l'Impero Ottomano perse le regioni mediorientali e subì l'occupazione straniera: i greci occuparono la città di Smirne e truppe internazionali si stanziarono lungo la costa.
Con il trattato di Sèvres (1920) si perfezionò, poi, la liquidazione dell'Impero: fu sancita la perdita delle province arabe (soprattutto a vantaggio di Francia e Inghilterra), l'Armenia divenne una repubblica democratica e ai Curdi fu promessa la possibilità, attraverso un referendum, di ottenere l'indipendenza all'interno di uno Stato i cui confini sarebbero stati definiti successivamente.
A questo punto, un esercito turco, guidato dal generale Mustafa Kemal “Atatürk”, si ribellò e, con l'aiuto dei Russi, che fornirono armi e denaro, riuscì a sconfiggere le forze di occupazione (e, "as a result",  il sultano si rifugiò a Malta!).
Con il trattato di Losanna (1923), la Turchia fu riconosciuta come Stato indipendente e Atatürk venne eletto presidente.
Ataturk era un convinto nazionalista e riteneva che la sovranità popolare fosse l'asse portante di uno Stato in grado di governarsi in modo incondizionato.
La sovranità popolare, però, non doveva essere ottenuta attraverso il dibattito tra le forze sociali ma andava presa con la forza.
Questo concetto di sovranità popolare come mezzo per riformare lo Stato era, tuttavia, guardato con sospetto da buona parte della popolazione; nelle aree rurali più povere, il programma di modernizzazione di Atatürk veniva visto come l'imposizione del volere dell'élite urbana sulla cultura rurale, profondamente religiosa.
Grazie all'appoggio dell'esercito, Atatürk riuscì, comunque, a fare della Turchia una repubblica “con lo sguardo rivolto ai paesi occidentali”.
Le tensioni, tra militari ed élite urbana da un lato e l'Islam rurale dall'altro, continuano, però, anche oggi.

mercoledì 24 agosto 2016

Vacanze in montagna

Ok, facciamo un break e lasciamo da parte , per un po', genitivo assoluto, duale, perifrastica passiva,  coniugazione di verbi e declinazione dei sostantivi del greco antico.
Visto che è ancora tempo di vacanze e che alcuni, per sfuggire alla calura estiva, avranno sicuramente scelto “la montagna”, parleremo, oggi, di uno dei libri più importanti della prima metà del Novecento: “Der Zauberberg “, ossia “La montagna incantata” (Thomas Mann, 1924).
Se l'obiettivo iniziale era, forse, quello di scrivere una parodia dei sanatori dove i malati ricchi trascorrevano degli anni, il successivo precipitare degli eventi internazionali [Mann iniziò a scrivere “La montagna incantata” nel 1912] spinse l'autore a ripensare e ad ampliare i confini dell'opera.
Mentre, infatti, nella parte iniziale è prevalente la satira verso questi luoghi di cura dove l'aria è buona, i pasti pantagruelici, i divertimenti e gli intrattenimenti culturali frequenti, i flirt deliziosi, ma la gente, invece di guarire, peggiora (e anzi, chi è sano, come il protagonista, si ammala!!), successivamente l'attenzione si sposta sullo scontro ideologico tra le principali scuole di pensiero d'inizio secolo.
Ma procediamo con ordine.
Hans Castorp, un giovane ingegnere, si reca a far visita a suo cugino che è ricoverato nel sanatorio di Berghof.
Quello che doveva essere un breve soggiorno (Hans aveva progettato di restare solo 2 settimane...), si trasforma, però, in una lunghissima degenza: il protagonista farà ritorno alla “pianura” dopo 7 anni!!!
Resterà, infatti, “incantato” dal micromondo con il quale è entrato in contatto e, quando giunge il momento di tornare a casa, si ammala: anche se inconsciamente, Hans non vuole tornare a casa senza aver soddisfatto, prima, la sua sete di apprendimento.
Del resto, Hans è un giovane borghese, abbastanza ricco e abbastanza colto, quindi ha l'ambizione, legittima, di imparare non seguendo la strada “normale” della classe sociale alla quale appartiene ma incamminandosi, invece, per quella che lui chiama "la strada geniale” , che è più tortuosa e passa attraverso la malattia.
E così viene colpito da una “febbre” che proprio non vuole saperne di scomparire e diviene, da ospite, un “paziente” del sanatorio di Berghof che, come abbiamo avuto modo di dire, è, a tutti gli effetti, un piccolo mondo: i pazienti sono di età, estrazione sociale e culturale diversa e provengono da quasi tutti gli angoli del pianeta.
L'unica cosa che differenzia veramente la “montagna” dalla “pianura” è il trascorrere del tempo: sembra quasi che il tempo non importi o che abbia, comunque, un valore diverso.
Così, in questi giorni senza tempo, si costruisce l'educazione sentimentale di Hans, con il contributo di due “pedagoghi” d'eccezione : il massone Ludovico Settembrini ed il gesuita Leo Naphta.
Nelle diatribe filosofiche che ne seguono, è quasi sempre quest'ultimo a riportare la vittoria: non perché sia più colto o più intelligente ma, semplicemente, perché è più guardingo e più malizioso.
Mentre Settembrini sogna la liberazione dell'umanità e la sua emancipazione dalla sofferenza attraverso il progresso e la cultura, Naphta odia e deride la democrazia “borghese” e le sue velleità che, profetizza, saranno spazzate via dal nascente socialismo.
Naturalmente, tra i due, le mie simpatie vanno a Settembrini che, nonostante la malattia e la povertà, riesce a mantenere la propria umanità e poco importa se le sue tesi ne escano quasi sempre sconfitte: il futuro che Naphta auspica è poco appetibile per chi la libertà ed il progresso li ha potuti apprezzare.
Nel frattempo qualcosa cambia, persino sulla “montagna incantata”: un nervosismo nuovo si è fatto strada nel sanatorio.
La “Belle Époque” sta per finire e siamo, infatti, al preludio della Prima Guerra Mondiale.
Naphta diviene sempre più maligno: quando l'intelligenza, anziché inseguire l'utopia, si dedica esclusivamente a stroncare le speranze altrui, diviene "ossessione" e l'epilogo delle discussioni tra i due “pedagoghi” è drammatico.
Hans resterà ancora del tempo sulla “montagna incantata”, prima di essere dichiarato “guarito”.
Fatto ritorno alla “pianura”, pur essendo tutt'altro che un “militarista”, si arruolerà e attraverserà, anonimamente e con uno spirito nuovo, i campi di battaglia della Grande Guerra.
Il suo periodo di “autoformazione” si è concluso.

giovedì 11 agosto 2016

Il nipote di Archimede - La band


Qualche giorno fa, mentre ero in autobus, ho visto un cartellone pubblicitario che annunciava il concerto rock promosso da Postepay: starring gli "Iron Maiden" e, ospiti, tanti altri gruppi storici, come i "Saxon".
E, così, mi sono ricordato di quando l'Heavy Metal entrò anche nel nostro liceo; l'interesse per il "metallo pesante", in verità, durò poco ma, comunque, per qualche tempo, spillette, braccialetti, lucchetti e catenine adornarono le nostre giornate.
Nacque una "band" e ci fu, perfino, il primo, storico, concerto "hard rock" del liceo.
Del resto, anche nella vostra scuola si sarà tenuto un concerto rock, hard rock o punk rock, giusto?
Proviamo ad immaginare, allora, con le dovute differenze, quello che potrebbe essere successo nello spaziotempo che abbiamo inventato.

Post precedenti:
  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12.   Il giorno delle elezioni

 

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ὁ χορός

-Οἱ κάχληκες βαλλίζοντες 1 - τὸ ὄνομα τοῦ χοροῦ ἦν.
Ὁ μὲν Γλαῦκος ἐκιθάριζε,  ὁ δὲ ἀδελφὸς αὐτοῦ  ηὔλει καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ἐτυμπάνιζε.
Ἡ οὖν Ἀσπασία ἡ τοῦ χοροῦ ᾠδὸς ἦν.
Παρὰ τὸν  καιρὸν οἱ ἡμέτεροι ἥρωες  τὰ πρόσωπα γεγραμμένοι ἦσαν καὶ διερρήχεσαν  τὰ ἱμάτια.
Ἡ συναυλία ἐγένετο ἐπίσκοπος καὶ πάντες  οἱ παῖδες ἐκρότησαν τὸν χορόν.
Τῶν δὲ μουσουργῶν οἴκαδε ἐπανελθόντων, οἱ γονεῖς ἐμέμψαντο τοὺς διαρρήξαντας τὰ ἱμάτια καὶ, τρίβοντες τῷ νίτρῳ, ἔνιψαν τὰ πρόσωπα αὐτῶν.    
Πολλάκις οἱ τεχνῖται οὐ τιμῶνται ἐν ταῖς οἰκίαις ἑαυτῶν.
Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
La "band"
-I ciottoli ballerini- era il nome della band.
Glauco suonava la cetra, suo fratello [suonava] il flauto e Idomeneo [suonava] il timpano.
Aspasia, infine, era la cantante del gruppo.
Per l'occasione, i nostri eroi si erano pitturati il viso e avevano fatto i vestiti a brandelli.
Il concerto fu un successo e tutti i bambini applaudirono la band.
Quando, però, i musicisti tornarono a casa, i genitori li rimproverarono perchè avevano lacerato i vestiti e, strofinando con il bicarbonato di sodio, lavarono loro la faccia.
Gli artisti, spesso, in casa propria non vengono rispettati.


1. Un piccolo omaggio, ovviamente, alla rock band per antonomasia!