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domenica 26 marzo 2017

Il nipote di Archimede - Il campeggio

Il campeggio mantiene sempre intatto il suo fascino: l'idea di una vacanza all'aperto fa  proseliti in qualsiasi generazione.
Perciò, che abbiate fatto parte dei boy scouts o vi siate limitare a campeggiare con pochi amici, scommetto che l'entusiasmo vi ha sempre accompagnato nelle vostre escursioni.
E allora, visto che l'ultima volta ci siamo cimentati in una traduzione dal greco, adesso facciamo l'esercizio inverso e proviamo a scrivere direttamente nella lingua dell'irriverente Esopo.

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὸ σκήνημα


Ὁ Γλαῦκος καὶ οἱ φίλοι αὐτοῦ ἠγοράκεσαν τὰ σιτία καὶ παρεσκευάκασι τὰς σαγάς.
Τῶν παίδων τοῦ ὄρους ἐπιβάντων , οἱ μὲν  πῦρ ἔκαυσαν , οἱ δὲ ἔπηξαν τὰς σκηνάς.
Νυκτὸς δʹἐπιγενομένηϛ, πάντες ἅμα ἐδείπνησαν καὶ πρὶν καθεύδειν  ἐλάλησαν καὶ σκώμματα ἔλεξαν.
Τῇ δʹὑστεραίᾳ πάντες οἱ μαθηταὶ    ἐβάδισαν τῇ ὕλῃ· ὁ Ἰδομενεὺς ἐβούλετο τοὺς πιθήκους μιμεῖσθαι καὶ διὰ τοῦτο ἀνέβη ἐπὶ τι δένδρον.
Ὁ μὲν καθήμενοϛ ὑψελῷ δένδρῳ ἔπαιζε πρὸς τοὺς  ἄλλους παῖδας ἀλλὰ ὁ κλάδος ἐξεκλάσθη καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ἔπεσε ἐπὶ ταῖς κνίδαις.
Οἱ φίλοι ἐξέβαλον  τὰς ἀκάνθας ἐκ τοῖν γλουτοῖν τοῦ ἡμετέρου ἥρωος διὰ ἡμιωρίου.
Χρὴ τοὺς βελτίους ἡμῶν μιμεῖσθαι καὶ μὴ τοὺς κακίονας.

Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
Il campeggio

Glauco ed i suoi amici avevano acquistato le provviste e preparato gli zaini.
Una volta  giunti al monte, alcuni accesero il fuoco, altri piantarono le tende.
Calata la notte, cenarono tutti insieme e prima di andare a dormire chiacchierarono e raccontarono barzellette.
Il giorno dopo tutti gli scolari fecero una passeggiata nel bosco; Idomeneo voleva imitare le scimmie e, per questo, salì su un albero.
Appollaiato sulla cima dell'albero, scherniva gli altri bambini ma il ramo si spezzò e Idomeneo cadde sulle ortiche.
Gli amici tolsero le spine dal deretano del nostro eroe per una buona mezz'ora.
Bisogna imitare quelli che sono migliori di noi e non quelli che sono peggiori.

venerdì 24 marzo 2017

Thinking outside the box


E, allora, seguiamo il consiglio di Orazio e proviamo a suggerire una chiave di lettura nuova dell'Odissea.
Tra le espressioni divenute ormai un cliché nel mondo degli affari c'è sicuramente quella che regala il titolo al post odierno.
In effetti, pensare in modo creativo, approcciare i problemi in modo innovativo, uscire fuori dagli schemi abituali è sicuramente affascinante; sarete tutti d'accordo, quindi, che, se si tratta di estrarre dal cilindro idee geniali, ὁ πολύμητις Ὀδυσσεύς è, indubbiamente, il più bravo di tutti.
Come ricorderete, nel libro IX Ulisse racconta la sua avventura nella terra dei Ciclopi.
Intrappolato nella spelonca del selvaggio Polifemo, il nostro eroe è proprio nei guai....Polifemo è troppo grande, troppo forte e gioca in casa: nelle caverne accanto alla sua vivono gli altri Ciclopi che, all'occorrenza, sono pronti a dargli man forte.
Inoltre, la sua è una corsa contro il tempo..Ogni volta che arriva l'ora dei pasti, Polifemo gli divora due compagni.
Mano al vocabolario, dunque, ed iniziamo a tradurre... Trattandosi di versi, per consentire, il più possibile, la mappatura con i vocaboli greci, la traduzione non sarà molto “fluida” ( a chi non interessa fare esercizio insieme a me e desidera godersi una traduzione elegante, consiglio quella di Pindemonte [N.D.R.: già, proprio lui, quello dei versi del Foscolo!] ).

τὸν μὲν ἐγὼ βούλευσα κατὰ μεγαλήτορα θυμὸν
ἆσσον ἰών, ξίφος ὀξὺ ἐρυσσάμενος παρὰ μηροῦ,
οὐτάμεναι πρὸς στῆθος, ὅθι φρένες ἧπαρ ἔχουσι,
χείρ᾽ ἐπιμασσάμενος: ἕτερος δέ με θυμὸς ἔρυκεν.
αὐτοῦ γάρ κε καὶ ἄμμες ἀπωλόμεθ᾽ αἰπὺν ὄλεθρον:
οὐ γάρ κεν δυνάμεσθα θυράων ὑψηλάων
χερσὶν ἀπώσασθαι λίθον ὄβριμον, ὃν προσέθηκεν.


Ed io, dunque, concepii, nel [mio] grande cuore, il piano
di avvicinarmi a lui e, sguainata dal fianco la spada tagliente,
al petto ferirlo, là dove il diaframma cinge il fegato
stringendo [la spada] nella mano; ma un altro pensiero mi trattenne,
che anche noi saremmo morti in modo terribile;
non saremmo stati capaci, infatti, dall'alto ingresso
di spostare con le [nostre] mani il masso enorme che vi aveva collocato innanzi.

Già, la prima cosa che ci viene in mente difficilmente è la risposta giusta al nostro problema. Fortunatamente, a Ulisse le idee non mancano...

ἥδε δέ μοι κατὰ θυμὸν ἀρίστη φαίνετο βουλή.
Κύκλωπος γὰρ ἔκειτο μέγα ῥόπαλον παρὰ σηκῷ,
χλωρὸν ἐλαΐνεον: τὸ μὲν ἔκταμεν, ὄφρα φοροίη
αὐανθέν. τὸ μὲν ἄμμες ἐίσκομεν εἰσορόωντες
ὅσσον θ᾽ ἱστὸν νηὸς ἐεικοσόροιο μελαίνης,
φορτίδος εὐρείης, ἥ τ᾽ ἐκπεράᾳ μέγα λαῖτμα:
τόσσον ἔην μῆκος, τόσσον πάχος εἰσοράασθαι.
τοῦ μὲν ὅσον τ᾽ ὄργυιαν ἐγὼν ἀπέκοψα παραστὰς
καὶ παρέθηχ᾽ ἑτάροισιν, ἀποξῦναι δ᾽ ἐκέλευσα:
οἱ δ᾽ ὁμαλὸν ποίησαν: ἐγὼ δ᾽ ἐθόωσα παραστὰς
ἄκρον, ἄφαρ δὲ λαβὼν ἐπυράκτεον ἐν πυρὶ κηλέῳ.

καὶ τὸ μὲν εὖ κατέθηκα κατακρύψας ὑπὸ κόπρῳ,
ἥ ῥα κατὰ σπείους κέχυτο μεγάλ᾽ ἤλιθα πολλή:
αὐτὰρ τοὺς ἄλλους κλήρῳ πεπαλάσθαι ἄνωγον,
ὅς τις τολμήσειεν ἐμοὶ σὺν μοχλὸν ἀείρας
τρῖψαι ἐν ὀφθαλμῷ, ὅτε τὸν γλυκὺς ὕπνος ἱκάνοι.

E questo sembrò al mio cuore il piano migliore.
Lì nel suolo vi era, infatti, un grosso tronco del Ciclope, [buono] per [fare] un recinto,
verde, di olivo; lo aveva tagliato per portarselo con sé,
una volta secco. Quando lo vedemmo pensammo che
fosse grande quanto l'albero di una nera nave da venti remi,
un mercantile, ampio di raggio, che attraversa il grande golfo;
tanto era lungo e tanto era spesso a guardarlo.
Di questo ne tagliai circa 6 piedi
e lo passai ai compagni, ordinando loro di pulirlo;
ed essi lo levigarono; io, [lavorando] accanto a loro , ne appuntii
l'estremità e afferrandolo immediatamente la temprai sul fuoco fiammeggiante.

Poi lo deposi a terra pian piano, nascondendolo bene sotto lo sterco,
che si stendeva in grandi mucchi lungo la grotta;
infine spinsi i miei compagni a tirare a sorte tra loro,
chi di essi avrebbe dovuto avere il coraggio di sollevare con me il palo
e di conficcarlo nell'occhio [del Ciclope], una volta che il dolce sonno lo avesse vinto.

...e, infatti, trasforma un “walking stick” (anche se “formato gigante” ) in un'arma “intelligente” e poi, per celarla, si arrangia come può...
Quando tutto è pronto, si passa all'azione: Ulisse fa ubriacare Polifemo e, con l'aiuto dei suoi compagni, lo acceca. Polifemo chiama in suo aiuto gli altri Ciclopi ma..

τίπτε τόσον, Πολύφημ᾽, ἀρημένος ὧδ᾽ ἐβόησας
νύκτα δι᾽ ἀμβροσίην καὶ ἀύπνους ἄμμε τίθησθα;
ἦ μή τίς σευ μῆλα βροτῶν ἀέκοντος ἐλαύνει;
ἦ μή τίς σ᾽ αὐτὸν κτείνει δόλῳ ἠὲ βίηφιν;

τοὺς δ᾽ αὖτ᾽ ἐξ ἄντρου προσέφη κρατερὸς Πολύφημος:
ὦ φίλοι, Οὖτίς με κτείνει δόλῳ οὐδὲ βίηφιν.

Da quale male sei afflitto, o Polifemo, che lanci grida
nella dolce notte e ci svegli?
Forse qualche mortale ti porta via le pecore contro la tua volontà?
Forse qualcuno ti uccide con l'inganno oppure con la forza?

Dall'interno della spelonca rispose loro il potente Polifemo:
O amici, Nessuno mi uccide con l'inganno e non con la forza.”

Già, Ulisse aveva detto al Ciclope di chiamarsi “Nessuno”....Particolare non trascurabile, in quanto tutto il suo piano, come lui stesso ci confida, si basa sull'equivoco generato da questa parola...A volte, “thinking outside the box” è anche divertente!
A questo punto, la parte più difficile: uscire dalla grotta.

ἄρσενες ὄιες ἦσαν ἐυτρεφέες, δασύμαλλοι,
καλοί τε μεγάλοι τε, ἰοδνεφὲς εἶρος ἔχοντες:
τοὺς ἀκέων συνέεργον ἐυστρεφέεσσι λύγοισιν,
τῇς ἔπι Κύκλωψ εὗδε πέλωρ, ἀθεμίστια εἰδώς,
σύντρεις αἰνύμενος: ὁ μὲν ἐν μέσῳ ἄνδρα φέρεσκε,
τὼ δ᾽ ἑτέρω ἑκάτερθεν ἴτην σώοντες ἑταίρους.
τρεῖς δὲ ἕκαστον φῶτ᾽ ὄιες φέρον: αὐτὰρ ἐγώ γε
ἀρνειὸς γὰρ ἔην μήλων ὄχ᾽ ἄριστος ἁπάντων,
τοῦ κατὰ νῶτα λαβών, λασίην ὑπὸ γαστέρ᾽ ἐλυσθεὶς
κείμην: αὐτὰρ χερσὶν ἀώτου θεσπεσίοιο
νωλεμέως στρεφθεὶς ἐχόμην τετληότι θυμῷ.
ὣς τότε μὲν στενάχοντες ἐμείναμεν Ἠῶ δῖαν.

Vi erano dei montoni, ben nutriti e di vello folto,
belli e grandi, di una lana color porpora;
questi, senza far rumore, legai insieme con ramoscelli attorcigliati,
sui quali il Ciclope, quel mostro senza legge, di solito dormiva,
prendendone tre alla volta: quello nel mezzo avrebbe portato un uomo
e gli altri due, che andavano ai lati, avrebbero protetto i [miei] compagni.
Perciò, ogni [gruppo] di tre pecore portava un uomo; io, invece,
poiché c'era un montone, di gran lunga il più bello di tutto il gregge,
avendolo afferrato per il dorso, mi rigirai sotto la sua pancia
lanosa, avvinghiandomi con le mani al suo splendido mantello di lana,
e mi stesi lì, faccia in su, con cuore deciso.
Così, gemendo, aspettammo l'alba radiosa.

Ed il mattino seguente Polifemo, per far uscire il gregge, deve per forza rimuovere il masso...

A questo punto, se volete, potete divertirvi ad elencare tutte quelle che ritenete le “best practices” contenute in questi stralci.

Best wishes.

domenica 26 febbraio 2017

Si vis studere philosophiae...

Nel 23 a.C. Orazio riprende a scrivere e, abbandonata, con la pubblicazione delle “Odi”, l'esperienza lirica, decide di dedicarsi alle meditazioni morali.
Nella prima delle sue “Epistole”, spiega al suo amico Mecenate i perché di questa sua scelta :

Ut nox longa quibus mentitur amica, diesque
longa videtur opus debentibus, ut piger annus
pupillis, quos dura premit custodia matrum;
sic mihi tarda fluunt ingrataque tempora, quae spem
consiliumque morantur agendi naviter id quod
aeque pauperibus prodest, locupletibus aeque,
aeque neglectum pueris senibusque nocebit..

Come la notte sembra lunga a chi attende l'amica che non verrà, e la giornata
pare lunga allo schiavo costretto alla fatica, come pigro l'anno
passa per il pupillo che è soffocato dalla dura tutela della madre;
così a me lento e ingrato scorre il tempo, che ritarda la speranza
ed il consiglio di dedicarmi completamente a ciò
che giova sia al povero che al ricco
e, se trascurato, è destinato a nuocere sia al fanciullo che all'anziano..

Si è giunti, quindi, ad un giro di boa: dopo i versi eleganti ed i piacevoli divertimenti (Orazio è un epicureo), è ora di dedicarsi alla ricerca di ciò che è virtuoso e che è davvero utile alla fragile esistenza dell'uomo.
E strettamente legata alla prima è la seconda epistola, dedicata al giovane Massimo Lollio:

Troiani belli scriptorem, Maxime Lolli,
dum tu declamas Romae, Praeneste relegi;
qui, quid sit pulchrum, quid turpe, quid utile, quid non,
plenius ac melius Chrysippo et Crantore dicit.


Cur ita crediderim, nisi quid te distinet, audi.
Fabula, qua Paridis propter narratur amorem
Graecia barbariae lento conlisa duello,
stultorum regum et populorum continet aestum.

Antenor censet belli praecidere causam;
quid Paris? Ut salvus regnet vivatque beatus
cogi posse negat. Nestor componere litis
inter Pelidem festinat et inter Atriden;
hunc amor, ira quidem communiter urit utrumque.

Quicquid delirant reges, plectuntur Achivi.
Seditione, dolis, scelere atque libidine et ira
Iliacos intra muros peccatur et extra.
Rursus, quid virtus et quid sapientia possit,
utile proposuit nobis exemplar Ulixen,
qui domitor Troiae multorum providus urbes,
et mores hominum inspexit, latumque per aequor,
dum sibi, dum sociis reditum parat, aspera multa
pertulit, adversis rerum inmersabilis undis.

Il cantore della guerra di Troia, Massimo Lollio,
mentre tu vai declamando a Roma, a Preneste ho riletto;
perché quello che è bello, quello che è turpe, quello che è utile e quello che non lo è
[Omero] lo spiega meglio e più pienamente di Crisippo e Crantore.

Il motivo per cui io creda ciò, se non vi è qualcosa che ti tenga impegnato, ascolta.
Quel racconto, nel quale si narra che per l'amore di Paride
la Grecia fu coinvolta in un lunghissimo duello con i barbari
racchiude il furore della stoltezza di re e popoli.

Antenore consiglia di recidere la causa della guerra;
e Paride ? A regnare tranquillo e a vivere beato
rifiuta di farsi convincere. Nestore a comporre la lite
tra il Pelide e l'Atride s'affanna;
il primo d'amore, entrambi d'ira bruciano.


E di ogni delirio di re, gli Achei ne pagano il prezzo
di sedizione, inganno, scelleratezza, lussuria ed ira
si pecca sia dentro che fuori le mura di Ilio.
Tuttavia, di cosa possano virtù e sapienza
[Omero] ci ha proposto l'utile esempio di Ulisse,
che, vincitore di Troia, prudente, di molte genti le città
ed i costumi osservò e trascinato per l'ampia distesa dei mari,
per sé e per i compagni cercando il ritorno, molti affanni
patì, non potendolo sommergere, però, le avverse onde.

Al giovane ambizioso, che va ancora facendo esercizi declamatori nelle scuole di retorica di Roma, Orazio, che ha appena riletto l'Iliade e l'Odissea, propone la sua interpretazione allegorico-morale delle due opere: nessuno spiega meglio di Omero cosa sia il bene e cosa il male e, se l'Iliade mette in risalto le conseguenze nefaste del lasciarsi vincere dalle passioni, l'Odissea fa intravedere a quali traguardi potrebbe ambire l'uomo che si faccia guidare da prudenza e temperanza.
Il legame tra le prime due epistole è, dunque, strettissimo: all'impazienza, mostrata nella prima, di cimentarsi nella nuova esperienza di studio approfondito della filosofia, fa eco l'esortazione, contenuta nella seconda, al giovane Marco Lollio affinché inizi a dedicarsi a ciò che ha veramente valore ed abbandoni il resto.

Fermiamoci qui, per oggi.

lunedì 23 gennaio 2017

Il nipote di Archimede - Impara l'arte

L'educazione artistica ha un ruolo importante nello sviluppo della creatività e della sensibilità culturale e così, per tutta la durata della scuola primaria e secondaria inferiore, abbiamo modellato statuine di creta, ci siamo cimentati con tempere e pennelli, abbiamo messo insieme le tessere dei mosaici, abbiamo sfregato carboncini e ripassato a china.
Poi, al liceo, almeno noi del “classico”, l'arte l'abbiamo soltanto studiata sull'Argan....
E allora, proviamo a rinverdire quei giorni in cui il nostro “talento artistico” veniva messo alla prova e facciamolo, come sempre, a modo nostro...

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Μάνθανε τὴν τέχνην


-Τίθημι τῶν ἀγαλμάτων ἀγῶνα ἐν τρισὶν ἡμέραις καὶ ὁ νικῶν ἆθλον μέγιστον δέξῃ ,εἶπε ὁ διδάσκαλος.
Τῶν ἄλλων παίδων κατασκευαζόντων ζῷα , ὁ δὲ Νίκανδρος ἐπρίατο ἄγαλμα κάλλιστον.
Ὅτε ὁ διδάσκαλος εἶδε τὸν τοῦ Νικάνδρου ἀνδριαντίσκον, ἐθαύμασε καὶ εἶπε·
-Tόδε τὸ κάλλιστον ἔργον· Νίκανδρος ὁ νικῶν ἐστί.
Ἀλλὰ λαβών χειρὶ τὸν ἀνδριαντίσκον, ὁ ἀνὴρ εἶδε ὅτι Φειδίας τούτου ποιητὴς ἐν τῇ στήλῃ λιθίνῃ ἀναγέγραπται.
Ὁ διδάσκαλος οὖν ὠργίσατο ὡς μάλιστα καὶ ἐβούλετο λακτίζειν τὸν παῖδα ἀλλὰ ὁ Νίκανδρος ἔτρεχε ὡς ὁ ἄνεμος καὶ ἔφυγε ὡς ὁ χρόνος.
Πολλάκις αἱ ἀπάται φαίνονται.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
Impara l'arte
-Indico una gara di scultura da qui a tre giorni e il vincitore riceverà un bellissimo premio, disse il maestro.
Mentre tutti gli altri bambini modellavano animali, Nicandro comprò una statua bellissima.
Quando il maestro vide la statuetta di Nicandro, rimase incantato e disse:
-Questa è l'opera più bella: il vincitore è Nicandro.
Ma dopo aver preso la statuina in mano, l'uomo vide che sulla base di pietra vi era scritto che Fidia ne era l'autore.
Il maestro, quindi, si adirò moltissimo e voleva prendere a calci il ragazzino ma Nicandro correva come il vento e fuggì come il tempo.
Gli imbrogli, spesso, vengono scoperti.

lunedì 9 gennaio 2017

Il soldato fanfarone

Cominciamo il 2017 con questa divertentissima commedia di Plauto.
Del resto, si sa, gli “spacconi” sono sempre esistiti e, tutto sommato, a me non stanno neanche antipatici.
In fin dei conti, quella in cui si “sparano grosse” è una fase importante della crescita..Che vogliamo farci se in quella fase qualcuno ci si è trovato così bene da non volerne più uscire?
Adesso occupiamoci, però, del nostro eroe, il soldato mercenario Pirgopolinice...
Come ogni sbruffone che si rispetti, non può fare a meno di un adulatore e allora godiamoci un pezzettino della sua conversazione con Artotrogo che, pur di sedere alla sua tavola e mangiare i suoi squisiti pasticci di olive, lo asseconda nelle sue vanterie.

PY: Ubi tu es?
AR: Eccum. Edepol vel elephanto in India,
Quo pacto ei pugno praefregisti bracchium!
PY: Quid, bracchium?
AR: Illud dicere volui: femur.
PY: At indiligenter iceram.

PY: Dove sei?
AR: Eccomi. E a quell'elefante in India, accidenti,
in che maniera gli spezzasti un braccio con un pugno!
PY: Cosa!!!! Un braccio?
AR: Volevo dire: una coscia.
PY: Eppure lo avevo colpito senza impegnarmi.

Facciamo un passo indietro e “let's start from the beginning”... Mentre si trovava ad Atene, Pirgopolinice ha rapito Filocomasia, una cortigiana promessa a Pleusicle, e l'ha condotta con sé ad Efeso. Palestrione, il fido servo di Pleusicle, insegue il rapitore ma viene, a sua volta, catturato dai pirati che lo vendono proprio a Pirgopolinice.
Così favorito dalla sorte, Palestrione può liberamente tessere le sue trame al fine di liberare Filocomasia e ricongiungere i due innamorati.
Naturalmente, per riuscire nell'impresa, ha bisogno di aiuto e trova il complice ideale in Periplectomeno, il vicino di casa di Pirgopolinice.
Costui è il classico scapolo incallito e brillante, antenato di tanti altri che ci hanno divertito nel fortunato filone della “commedia all'italiana”.
E, come ad ogni scapolo attempato, guai a dirgli che è “troppo vecchio” per fare qualcosa...

PE: Tute me ut fateare faciam esse adulescentem moribus,
Ita apud omnis comparebo tibi res benefactis frequens.
Opusne erit tibi advocato tristi, iracundo? ecce me;
Opusne leni? leniorem dices quam mutum est mare,
Liquidiusculusque ero quam ventus est favonius.
Vel hilarissimum convivam hinc indidem expromam tibi,
Vel primarium parasitum atque obsonatorem optumum;
Tum ad saltandum non cinaedus malacus aequest atque ego.

PE: Ti costringerò ad ammettere che ho l'energia di un ragazzo,
tanto cercherò di beneficiarti in ogni situazione.
Ti servirà un aiutante tristo, irascibile? Eccomi;
Avrai bisogno di un tipo tranquillo? Dirai che sono più tranquillo del mare in bonaccia,
e sarò più sereno di uno zeffiro.
Oppure ti dimostrerò che sono il più allegro dei convitati,
o il primo degli scrocconi o lo scialacquatore migliore;
inoltre, per ballare non c'è effeminato più agile di me.

Ed ecco il piano....
Si tratta di contrattare due prostitute che dovranno recitare le parti, rispettivamente, della moglie di Periplectomeno e della sua ancella: la prima dovrà fingere di struggersi d'amore per Pirgopolinice, mentre la seconda dovrà fare da mezzana; sarà, poi, compito di Palestrione convincere il suo padrone a lasciar libera Filocomasia, in modo da avere campo libero con la moglie di Periplectomeno.
Del resto, l'erba del vicino è sempre più verde e Pirgopolinice, che è convinto di essere irresistibile, cade nel tranello.
Dopo aver liberato Filocomasia, colmandola di doni per lenire il suo “incommensurabile dolore” , si prende una buona dose di bastonate per essere stato sorpreso come adultero in casa altrui.
Una volta resosi conto di esser stato giocato, il nostro “eroe” dirà:

PY: Vae misero mihi,
Verba mihi data esse video. Scelus viri Palaestrio,
Is me in hanc inlexit fraudem. Iure factum iudico;
Si sic aliis moechis fiat, minus hic moechorum siet,
Magis metuant, minus has res studeant. Eamus ad me.

PY: Oh povero me,
mi accorgo che mi hanno preso per i fondelli. Canaglia d'un Palestrione,
lui mi ha cacciato in questo impiccio. Mi sta bene:
se si facesse così con gli altri adulteri, ce ne sarebbero di meno,
avrebbero più timore e si dedicherebbero meno a queste cose. Andiamo a casa.

Metterà la testa a posto? Chissà...

sabato 31 dicembre 2016

The Doctor's Daughter

Who guesses?

It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to Heaven, we were all going direct the other way....”

Esatto! Si tratta proprio di “A Tale of Two Cities” (“Un Racconto di Due Città”), il più grande romanzo storico di Charles Dickens.
Il fatto che, per il post di oggi, abbia scelto lo scrittore da sempre più gettonato, grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche delle sue novelle, durante le festività natalizie, che ci crediate o meno, è pura coincidenza: ho l'abitudine di rileggere, ogni tanto, i grandi classici e, poiché ho il testo in inglese, è stata anche una buona occasione per fare esercizio!
Joking apart, Dickens la considerava la migliore storia che avesse mai scritto ( la mia preferita, invece, è, decisamente, “Hard Times”) e, in effetti, è uno dei libri più venduti di tutti i tempi.
Ma veniamo al “Racconto di Due Città”....Le due città sono, per l'appunto, Londra e Parigi ed in esse si snodano le vicende private di un piccolo gruppo di personaggi, presi nel bel mezzo della Rivoluzione Francese.
In un contesto dove i soprusi dei nobili sono la regola, l'indifferenza verso le difficili condizioni di vita del proletariato viene ostentata e l'applicazione di pene crudeli è la ricetta con la quale si cerca di arginare il dilagare di piccoli reati, cresce il rancore della popolazione che, al limite della disperazione, abbandona ogni prudenza: Dickens descrive gli insorti come una moltitudine felice di morire e di sacrificarsi, anche senza la piena coscienza di ciò per cui ci si batte.
E così, nuovi oppressori subentrano ai vecchi: oltre ai Tribunali e alle guardie, un ruolo di primissimo piano è svolto da Madame Defarge che, per tutta la storia, è accompagnata dal suo luogotenente, una contadina chiamata “The Vengeance” .
Se Madame Defarge, che è solita ricamare il nome dei “nemici della Rivoluzione” da uccidere nei suoi lavori a maglia, pur essendo preda di un odio implacabile verso chiunque sia parente o affine del Marchese di St. Evrémonde (che ha sterminato la sua famiglia) ha comunque una parvenza di coscienza politica, “The Vengeance” non ne ha nessuna e fa il male solo per il piacere di farlo.
E si prepara, pertanto, il calvario di Charles Darnay, il nipote del Marchese di St. Evrémonde, che, disgustato dalla crudeltà della sua famiglia, ha cambiato nome e si è trasferito a Londra, dove vive insegnando le “belle lettere” e dove si innamora di Lucie, la figlia del dottor Manette.
Ma a contendersi la mano di Lucie vi sono altri pretendenti...
Innanzitutto c'è Stryver, un avvocato rampante e pieno di sé, che nell'ordine:
  1. decide che è ora di sposarsi
  2. decide che sposerà Lucie
  3. lo comunica al suo associato, l'altro avvocato, Sydney Carton e lo esorta a trovarsi, a sua volta, una moglie perché altrimenti finirà a breve in un baratro ancora più profondo di quello in cui già si trova (Carton ha problemi di alcolismo e depressione).
E vediamo, allora, come procede quello che Dickens chiama, con la sua solita ironia dolente, “a fellow of delicacy”....
Credete, infatti, che l'egregio Mr. Stryver corra a dichiararsi? Neanche per idea....Prima, bisogna sondare il terreno e manifesta, perciò, il suo proposito a Mr. Lorry, un amico della famiglia Manette.
E sebbene sia ricco, lanciato nella sua carriera e “uomo che sa stare in società”, Stryver non ha ricevuto l'educazione sentimentale adatta per sperare nell'amore di una vera lady come Lucie e quando Mr. Lorry glielo spiega, in un nulla desiste dal suo proposito, così come ci si libera da un fardello, e sostanzialmente chiude il capitolo dicendo che quelle come Lucie sono destinate ad avere una vita grigia e a rimpiangere, in vecchiaia, le occasioni perdute (Stryver sposerà, poi, una ricca vedova).
E l'ultimo pretendente è proprio Carton (“a fellow of no delicacy”)  che, seguendo il consiglio dell'avvocato “senior” di cercarsi una moglie, va a bussare alla porta di Lucie e le dichiara il suo amore, nonostante sappia di non avere speranze; chiede e ottiene, però, il privilegio della sua amicizia (Lucie e, successivamente, sua figlia saranno le uniche persone a intuire la bontà di Carton).
E così, l'unico ad avere le carte in regola è Charles Darnay, che è un aristocratico, è onesto e ha il cuore puro: i due si sposano e hanno una bambina.
Nel frattempo, però, a Parigi è scoppiata la Rivoluzione e Charles riceve una lettera di un antico servitore di suo zio, che è stato imprigionato per il solo motivo di “aver avuto qualcosa a che fare con l'aristocrazia”.
Charles parte per la Francia con l'intenzione di soccorrerlo ma viene subito arrestato per poi incappare nella persecuzione di Madame Defarge, decisa a far passar a “miglior vita” sia lui che Lucie e la loro bambina (le quali, nonostante i pericoli, lo hanno raggiunto a Parigi).
Sarà proprio Carton a salvare la felicità di Charles e Lucie, immolandosi per loro, e la storia si conclude con la profezia di Carton che vede i “ferventi rivoluzionari” prossimi ad essere messi fuori gioco dalla loro stessa invenzione: “la guillotine”.
Come avrete potuto leggere tra le righe, i temi cari a Dickens ci sono tutti, ma “A Tale of Two Cities” ha, soprattutto, il pregio di rammentare, quasi un secolo prima della “Fattoria degli animali” di Orwell, che il rispetto verso tutti, la sensibilità per i problemi altrui e la pietà verso l'errore sono le vere “leve” di progresso, mentre l'autoritarismo, il menefreghismo e le “punizioni esemplari” sono, storicamente, latori di tragedie personali e collettive.

I hope you enjoyed it.


sabato 10 dicembre 2016

Il nipote di Archimede - L'arte di fabbricare automi

Diciamo la verità... Chi, almeno una volta nella vita, non è stato attratto dalla tecnologia? Quelli della mia generazione, quasi sicuramente, avranno avuto, in gioventù, la passione per la fotografia, per il radioamatore (Internet non era ancora a nostra disposizione!!) o per la programmazione.
E chi non ha sognato di avere un robot onnisciente che facesse “les devoirs” in sua vece?
Beh, che ci crediate o meno, la progettazione di robot è arte antica.
A guardia di Creta c'era, infatti, Talos, un automa di bronzo praticamente invulnerabile.
Nessuno, tuttavia, è invincibile e Talos verrà distrutto da Medea.
Come ogni automa che si rispetti, infatti, Talos aveva una fonte di alimentazione: nella caviglia c'era l'unica vena attraverso la quale l'icore (il minerale che sostituisce il sangue nelle creature immortali) circolava per il suo gigantesco corpo metallico.
La maga, allora, lo confonde con un potente incantesimo e gli fa urtare la caviglia contro uno spezzone di roccia: dalla ferita, fuoriesce l'icore e Talos è K.O..
Dalle “Argonautiche” (libro IV), di Apollonio Rodio:

ἀλλ᾽ ὥς τίς τ᾽ ἐν ὄρεσσι πελωρίη ὑψόθι πεύκη,
τήν τε θοοῖς πελέκεσσιν ἔθ᾽ ἡμιπλῆγα λιπόντες
ὑλοτόμοι δρυμοῖο κατήλυθον: ἡ δ᾽ ὑπὸ νυκτὶ
ῥιπῇσιν μὲν πρῶτα τινάσσεται, ὕστερον αὖτε
πρυμνόθεν ἐξαγεῖσα κατήριπεν: ὧς ὅγε ποσσὶν
ἀκαμάτοις τείως μὲν ἐπισταδὸν ᾐωρεῖτο,
ὕστερον αὖτ᾽ ἀμενηνὸς ἀπείρονι κάππεσε δούπῳ.

Ma come un fortissimo pino in alto sui monti,
che i taglialegna hanno lasciato reciso
a metà con le celeri scuri, scendendo dal bosco,
e di notte prima è scosso dai venti,
poi, essendosi staccato dal ceppo, cade, così per un attimo
[Talos] si eresse traballante sui piedi instancabili,
poi cadde sfinito con un grande frastuono.

D'accordo, ma che fine hanno fatto i pezzi di Talos? Proviamo ad immaginare....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ αὐτοματοποιητική

Ὁ τοῦ Γλαύκου πάππος ἠγοράκει τὰ τοῦ Τάλω λοιπά.
Ὁ δὲ Γλαῦκος ἠρώτησεν·
- Ποιέωμεν αὐτόματον;
- Ναὶ δή,ἀπεκρίνατο ὁ πάππος.
Τοῦ πάππου κελεύοντος, πάντες οἱ παῖδες ἠργάζοντο χαρᾷ.
- Σκοπεῖτε, τὸ αὐτόματον βαδίζει, εἶπε ἡ Ἀσπασία.
Τὸ αὐτόματον ἐνηὲς ἦν καὶ ἐγίγνωσκε πολλὰς φωνάς1 .
Ὡς ὁ Ἰδομενεὺς εἶδε τὸ αὐτόματον, ἐφθόνησε καὶ ἐλάκτισε τοῦτο ἀλλὰ ἔλαβε τραῦμα ἐν τῷ ποδί.
Ὁ φθόνος ἄγει εἰς τὴν ἀδικίαν καὶ εἰς μεγάλα κακά.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
L'arte di fabbricare automi

Il nonno di Glauco aveva comprato i rottami di Talos al mercato.
Glauco, quindi, chiese:
- Costruiamo un robot?
-Si, certamente.- rispose il nonno.
Mentre il nonno dava le indicazioni, tutti i bambini lavoravano allegramente.
-Guardate, cammina!- disse Aspasia.
Il robot era affabile e conosceva molte lingue.
Quando Idomeneo vide l'automa, fu roso dall'invidia e gli diede un calcio ma si fece male al piede.
L'invidia conduce all'ingiustizia ed a grandi mali.

1 Un doveroso omaggio a C-3PO, il robot di Star Wars.