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sabato 31 dicembre 2016

The Doctor's Daughter

Who guesses?

It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to Heaven, we were all going direct the other way....”

Esatto! Si tratta proprio di “A Tale of Two Cities” (“Un Racconto di Due Città”), il più grande romanzo storico di Charles Dickens.
Il fatto che, per il post di oggi, abbia scelto lo scrittore da sempre più gettonato, grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche delle sue novelle, durante le festività natalizie, che ci crediate o meno, è pura coincidenza: ho l'abitudine di rileggere, ogni tanto, i grandi classici e, poiché ho il testo in inglese, è stata anche una buona occasione per fare esercizio!
Joking apart, Dickens la considerava la migliore storia che avesse mai scritto ( la mia preferita, invece, è, decisamente, “Hard Times”) e, in effetti, è uno dei libri più venduti di tutti i tempi.
Ma veniamo al “Racconto di Due Città”....Le due città sono, per l'appunto, Londra e Parigi ed in esse si snodano le vicende private di un piccolo gruppo di personaggi, presi nel bel mezzo della Rivoluzione Francese.
In un contesto dove i soprusi dei nobili sono la regola, l'indifferenza verso le difficili condizioni di vita del proletariato viene ostentata e l'applicazione di pene crudeli è la ricetta con la quale si cerca di arginare il dilagare di piccoli reati, cresce il rancore della popolazione che, al limite della disperazione, abbandona ogni prudenza: Dickens descrive gli insorti come una moltitudine felice di morire e di sacrificarsi, anche senza la piena coscienza di ciò per cui ci si batte.
E così, nuovi oppressori subentrano ai vecchi: oltre ai Tribunali e alle guardie, un ruolo di primissimo piano è svolto da Madame Defarge che, per tutta la storia, è accompagnata dal suo luogotenente, una contadina chiamata “The Vengeance” .
Se Madame Defarge, che è solita ricamare il nome dei “nemici della Rivoluzione” da uccidere nei suoi lavori a maglia, pur essendo preda di un odio implacabile verso chiunque sia parente o affine del Marchese di St. Evrémonde (che ha sterminato la sua famiglia) ha comunque una parvenza di coscienza politica, “The Vengeance” non ne ha nessuna e fa il male solo per il piacere di farlo.
E si prepara, pertanto, il calvario di Charles Darnay, il nipote del Marchese di St. Evrémonde, che, disgustato dalla crudeltà della sua famiglia, ha cambiato nome e si è trasferito a Londra, dove vive insegnando le “belle lettere” e dove si innamora di Lucie, la figlia del dottor Manette.
Ma a contendersi la mano di Lucie vi sono altri pretendenti...
Innanzitutto c'è Stryver, un avvocato rampante e pieno di sé, che nell'ordine:
  1. decide che è ora di sposarsi
  2. decide che sposerà Lucie
  3. lo comunica al suo associato, l'altro avvocato, Sydney Carton e lo esorta a trovarsi, a sua volta, una moglie perché altrimenti finirà a breve in un baratro ancora più profondo di quello in cui già si trova (Carton ha problemi di alcolismo e depressione).
E vediamo, allora, come procede quello che Dickens chiama, con la sua solita ironia dolente, “a fellow of delicacy”....
Credete, infatti, che l'egregio Mr. Stryver corra a dichiararsi? Neanche per idea....Prima, bisogna sondare il terreno e manifesta, perciò, il suo proposito a Mr. Lorry, un amico della famiglia Manette.
E sebbene sia ricco, lanciato nella sua carriera e “uomo che sa stare in società”, Stryver non ha ricevuto l'educazione sentimentale adatta per sperare nell'amore di una vera lady come Lucie e quando Mr. Lorry glielo spiega, in un nulla desiste dal suo proposito, così come ci si libera da un fardello, e sostanzialmente chiude il capitolo dicendo che quelle come Lucie sono destinate ad avere una vita grigia e a rimpiangere, in vecchiaia, le occasioni perdute (Stryver sposerà, poi, una ricca vedova).
E l'ultimo pretendente è proprio Carton (“a fellow of no delicacy”)  che, seguendo il consiglio dell'avvocato “senior” di cercarsi una moglie, va a bussare alla porta di Lucie e le dichiara il suo amore, nonostante sappia di non avere speranze; chiede e ottiene, però, il privilegio della sua amicizia (Lucie e, successivamente, sua figlia saranno le uniche persone a intuire la bontà di Carton).
E così, l'unico ad avere le carte in regola è Charles Darnay, che è un aristocratico, è onesto e ha il cuore puro: i due si sposano e hanno una bambina.
Nel frattempo, però, a Parigi è scoppiata la Rivoluzione e Charles riceve una lettera di un antico servitore di suo zio, che è stato imprigionato per il solo motivo di “aver avuto qualcosa a che fare con l'aristocrazia”.
Charles parte per la Francia con l'intenzione di soccorrerlo ma viene subito arrestato per poi incappare nella persecuzione di Madame Defarge, decisa a far passar a “miglior vita” sia lui che Lucie e la loro bambina (le quali, nonostante i pericoli, lo hanno raggiunto a Parigi).
Sarà proprio Carton a salvare la felicità di Charles e Lucie, immolandosi per loro, e la storia si conclude con la profezia di Carton che vede i “ferventi rivoluzionari” prossimi ad essere messi fuori gioco dalla loro stessa invenzione: “la guillotine”.
Come avrete potuto leggere tra le righe, i temi cari a Dickens ci sono tutti, ma “A Tale of Two Cities” ha, soprattutto, il pregio di rammentare, quasi un secolo prima della “Fattoria degli animali” di Orwell, che il rispetto verso tutti, la sensibilità per i problemi altrui e la pietà verso l'errore sono le vere “leve” di progresso, mentre l'autoritarismo, il menefreghismo e le “punizioni esemplari” sono, storicamente, latori di tragedie personali e collettive.

I hope you enjoyed it.


sabato 10 dicembre 2016

Il nipote di Archimede - L'arte di fabbricare automi

Diciamo la verità... Chi, almeno una volta nella vita, non è stato attratto dalla tecnologia? Quelli della mia generazione, quasi sicuramente, avranno avuto, in gioventù, la passione per la fotografia, per il radioamatore (Internet non era ancora a nostra disposizione!!) o per la programmazione.
E chi non ha sognato di avere un robot onnisciente che facesse “les devoirs” in sua vece?
Beh, che ci crediate o meno, la progettazione di robot è arte antica.
A guardia di Creta c'era, infatti, Talos, un automa di bronzo praticamente invulnerabile.
Nessuno, tuttavia, è invincibile e Talos verrà distrutto da Medea.
Come ogni automa che si rispetti, infatti, Talos aveva una fonte di alimentazione: nella caviglia c'era l'unica vena attraverso la quale l'icore (il minerale che sostituisce il sangue nelle creature immortali) circolava per il suo gigantesco corpo metallico.
La maga, allora, lo confonde con un potente incantesimo e gli fa urtare la caviglia contro uno spezzone di roccia: dalla ferita, fuoriesce l'icore e Talos è K.O..
Dalle “Argonautiche” (libro IV), di Apollonio Rodio:

ἀλλ᾽ ὥς τίς τ᾽ ἐν ὄρεσσι πελωρίη ὑψόθι πεύκη,
τήν τε θοοῖς πελέκεσσιν ἔθ᾽ ἡμιπλῆγα λιπόντες
ὑλοτόμοι δρυμοῖο κατήλυθον: ἡ δ᾽ ὑπὸ νυκτὶ
ῥιπῇσιν μὲν πρῶτα τινάσσεται, ὕστερον αὖτε
πρυμνόθεν ἐξαγεῖσα κατήριπεν: ὧς ὅγε ποσσὶν
ἀκαμάτοις τείως μὲν ἐπισταδὸν ᾐωρεῖτο,
ὕστερον αὖτ᾽ ἀμενηνὸς ἀπείρονι κάππεσε δούπῳ.

Ma come un fortissimo pino in alto sui monti,
che i taglialegna hanno lasciato reciso
a metà con le celeri scuri, scendendo dal bosco,
e di notte prima è scosso dai venti,
poi, essendosi staccato dal ceppo, cade, così per un attimo
[Talos] si eresse traballante sui piedi instancabili,
poi cadde sfinito con un grande frastuono.

D'accordo, ma che fine hanno fatto i pezzi di Talos? Proviamo ad immaginare....

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ αὐτοματοποιητική

Ὁ τοῦ Γλαύκου πάππος ἠγοράκει τὰ τοῦ Τάλω λοιπά.
Ὁ δὲ Γλαῦκος ἠρώτησεν·
- Ποιέωμεν αὐτόματον;
- Ναὶ δή,ἀπεκρίνατο ὁ πάππος.
Τοῦ πάππου κελεύοντος, πάντες οἱ παῖδες ἠργάζοντο χαρᾷ.
- Σκοπεῖτε, τὸ αὐτόματον βαδίζει, εἶπε ἡ Ἀσπασία.
Τὸ αὐτόματον ἐνηὲς ἦν καὶ ἐγίγνωσκε πολλὰς φωνάς1 .
Ὡς ὁ Ἰδομενεὺς εἶδε τὸ αὐτόματον, ἐφθόνησε καὶ ἐλάκτισε τοῦτο ἀλλὰ ἔλαβε τραῦμα ἐν τῷ ποδί.
Ὁ φθόνος ἄγει εἰς τὴν ἀδικίαν καὶ εἰς μεγάλα κακά.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
L'arte di fabbricare automi

Il nonno di Glauco aveva comprato i rottami di Talos al mercato.
Glauco, quindi, chiese:
- Costruiamo un robot?
-Si, certamente.- rispose il nonno.
Mentre il nonno dava le indicazioni, tutti i bambini lavoravano allegramente.
-Guardate, cammina!- disse Aspasia.
Il robot era affabile e conosceva molte lingue.
Quando Idomeneo vide l'automa, fu roso dall'invidia e gli diede un calcio ma si fece male al piede.
L'invidia conduce all'ingiustizia ed a grandi mali.

1 Un doveroso omaggio a C-3PO, il robot di Star Wars.

sabato 26 novembre 2016

Quite an unconfortable bed

Dopo Rebreanu, il realismo si orientò verso la periferia ed i bassifondi, come aveva fatto Arghezi in poesia.
I maggiori esponenti della "letteratura del ghetto" furono Ardeleanu e Călugăru.
Nel frattempo, intorno alla rivista "Sburătorul" e al critico impressionista Eugen Lovinescu, nasceva il "modernismo".
Questa corrente letteraria contrapponeva la "stracittà" allo "strapaese", ed era assolutamente occidentalista ed antitradizionalista: Ion Barbu portò l'ermetismo nella poesia romena mentre la prosa di Camil Petrescu è basata sullo psicologismo.
E partiamo, allora, da uno dei due romanzi più famosi di quest'ultimo, "Il letto di Procuste" (l'altro è "L'ultima notte d'amore, la prima notte di guerra").
Prima, però, qualche parola sul mito... Procuste ("stiratore") era il soprannome di un brigante che viveva sul monte Coridallo e attirava i viandanti per derubarli e mutilarli: nell'ordine, li invitava a casa sua, li imprigionava su un letto di ferro e, se erano troppo corti, li "allungava", oppure, se sporgevano dal letto, li "accorciava" (sarà Teseo a mettere fine alle sue "manie ortopediche").
Analogamente Ladima, il protagonista del romanzo, si adatta a tutto quello che il suo amore per Emilia, una sedicente attrice con poco talento e ancor meno moralità, gli esige, "allungandosi" o "accorciandosi" all'occorrenza.
In estrema sintesi, così come nessuno poteva sfuggire al supplizio perché nessuno conosceva la misura esatta del letto di Procuste, dal momento che non si conosce la misura esatta della realtà, quando si ama non c'è altra soluzione che aggiustare, con tutta la sofferenza che comporta, la realtà all'amore.
Tristan Tzara, invece, come abbiamo già visto in uno dei post precedenti, fu uno dei fondatori del “dadaismo” (già, e chi se lo scorda il celebre:”Prenez un journal./Prenez des ciseaux./..”!!).
Al dadaismo fece seguito il “costruttivismo”, promosso dalla rivista “Contimporanul”(1922), che mitizzava la tecnica moderna; la protesta contro l'egemonia borghese trovò sbocco, poi, nel programma surrealista.
Alle correnti avanguardiste fece da contraltare il “tradizionalismo”, nel quale confluirono le correnti nazionaliste dell'800.
Formatosi intorno alla rivista “Gândirea“, questo movimento opponeva il misticismo religioso ortodossista e l'etnicismo al materialismo e al naturalismo.
Il maggior poeta tradizionalista fu Lucian Blaga, mentre in prosa si distinse, con le sue novelle, soprattutto Gib Mihăescu .
Successivamente, con il gruppo “Criterion” e, specialmente, con l'opera di Mircea Eliade. l'“esistenzialismo” fece il suo ingresso nella letteratura romena.
Vorrei dedicare, però, a questo punto, un po' di spazio a Mihail Sebastian, giornalista e scrittore.
Sebastian deve la sua notorietà soprattutto alle sue commedie “La stella senza nome” e “Ultim'ora”: quest'ultima ci ricorda che scrivere, anche le cose più inoffensive, è sempre pericoloso!!!
Sebastian, tuttavia, non smetterà di scrivere, nemmeno quando dovrà abbandonare la sua casa a seguito delle leggi antisemite, e morirà, investito da un camion, pochi giorni dopo l'invasione della Romania da parte dell'Armata Rossa.
Vediamo, allora, cosa succede con l'avvento del socialismo...
I poeti tradizionalisti e modernisti dovettero ripensare le loro esperienze in funzione della nuova realtà: gli esponenti di maggior spicco furono Marin Sorescu, Ion Alexandru e, per i modernisti, Nichita Stănescu.
In prosa, il romanzo fu costretto a piegarsi alle esigenze propagandistiche del regime e furono poche le opere degne di nota: tra queste, vale la pena di citare “Morometii”, di Marin Preda [N.D.R.: naturalmente, fuori della Romania, troviamo Eugène Ionesco ( ma a lui avevamo già dedicato dello spazio in questo blog) e il filosofo Emil Cioran].
Tutti gli imperi, però, prima o poi, crollano e nel 1989, come ricorderete, la rivolta popolare pose fine alla dittatura di Ceaușescu: il poeta e giornalista Mircea Dinescu fu uno dei leader dell'insurrezione.

La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione. (E. Cioran)

POST COLLEGATI : Parte I Parte II

lunedì 14 novembre 2016

The fortune hunter

All' “arte per l'arte” del periodo “junimista” fecero seguito sia l' “estetismo” di Macedonski e della sua rivista “Literatorul”, che “l'arte impegnata” degli intellettuali socialisti della rivista “Contemporanul”, ma nessuna delle due correnti riuscì a fare breccia nella letteratura romena dell'epoca, che era dominata dal nazionalismo e dal “realismo popolare”.
Sono soprattutto Ioan Slavici con i suoi racconti etici, dove i personaggi positivi sono degli anti-eroi, capaci di non farsi sopraffare dalle passioni, e Alexandru Vlahuță, con il tema dello “strapaese”, a segnare questi primi anni. Nei romanzi di Vlahuță, i migliori sono i “vinti” (N.D.R: Verga scrive più o meno nello stesso periodo, ma non so se Vlahuță conoscesse “I Malavoglia” e “ Mastro don Gesualdo”...proverò ad indagare!! ):

Sollevarsi con la mente e col cuore più in alto degli uomini del proprio ambiente è un peccato che si sconta” ( da “Din durerile lumii” )

Agli inizi del XX secolo il tema dello strapaese, poi, sfocia nel “seminatorismo” (dalla rivista “Sămănătorul”) e nel “populismo”.
Il maggior rappresentante dello strapaese fu Mihail Sadoveanu.
Nelle sue opere domina la contrapposizione tra i contadini e la borghesia , tra la legge di natura e la legge “ufficiale”, creata per il tornaconto della classe egemone; al contadino, al pescatore, al pastore, per opporsi alle ingiustizie, non resta che farsi “brigante”.
Sadoveanu si dedicò anche al romanzo storico ma, nelle sue opere, gli eventi della Storia vengono considerati effimeri, mentre le trame dell'amore, dell'onestà e della giustizia, sono “forever”.
Contro lo strapaese si schierarono invece i “simbolisti”, che sostituivano al culto della natura quello dello spirito. Tra i simbolisti, si distinsero Ovid Densușianu, che definì il programma del Simbolismo con la sua rivista Viața nouă, e Ștefan Petică.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la letteratura romena vive probabilmente il suo periodo migliore. Tudor Arghezi, nelle cui opere si nota l'influenza di Baudelaire, rivoluziona completamente il linguaggio poetico; il tema centrale dei versi di Arghezi è quello della “rivolta” e del sovvertimento sociale grazie alla carica eversiva dei reietti.
Nella prosa, invece, si passa ad un realismo meno chiuso e provinciale, grazie soprattutto all'opera di Liviu Rebreanu e al suo romanzo “Ion”.
E con quest'ultimo, infatti, chiuderemo il post di oggi, perché segna il punto di rottura con lo “strapaese”: con lo “strapaese”, la figura centrale era il contadino modesto e virtuoso, che si accontentava del suo lavoro e viveva in armonia con la natura, mentre Ion, invece, è un ribelle.
Ma andiamo per gradi e vediamo come si snodano le vicende del protagonista....
Ion è un giovane povero e di talento, che si rende presto conto che la speranza di cambiare la sua condizione lavorando onestamente è, ahimè, vana.
Dal punto di vista “sentimentale”, è combattuto tra gli occhi “azzurrognoli” di Florica ed i “poderi” di Ana, ma non osando, a causa della sua povertà, avvicinarsi alla porta di Ana, frequenta la casa di Florica, anche se la dote di quest'ultima è tutt'altro che appetibile (“...un maiale smunto e qualche straccio vecchio..”).
Non bisognerebbe mai, però, prendere in giro le fanciulle, perché Florica sparge la voce, nel villaggio, che Ion ha chiesto la sua mano.
E quale immaginate che sarà stata la reazione di Zenobia, la madre di Ion, alla notizia delle prossime nozze del suo figliolo, nel quale aveva riposto tutte le speranze?

..Se l'avessero colpita con un bastone sulla testa, con ogni probabilità, non sarebbe stata afflitta da tanto male....

Z: Sempre la povertà attiri, eh, cocco di mamma? Un'altra sposa all'infuori di Florica, della vedova di Maxim, non hai trovato in tutto il villaggio? Non mi meraviglio più di niente, cocco di mamma, di che altro dovrei meravigliarmi?

Ion, furioso, è sempre più deciso a passare il Rubicone e a prendere in moglie Ana, anche se il padre non vuole dargliela; si confida con l'amico Titu, che cerca di dissuaderlo dal suo proposito facendogli notare che Ana non è proprio la ragazza che ti fa perdere la testa ma..

I: Così è, così è, ma senza di lei non scappo più dalla miseria fino a Prut e Siret 1.

Facendola breve, Ion, per vincere il rifiuto del padre di Ana, che vuole darla in moglie al ricco George, seduce la fanciulla; Ana, rendendosi poi conto di essere solo un ostaggio nelle mani del marito, si uccide.
Ion torna,allora, da Florica, che però ha sposato, nel frattempo, George e alla fine l'equilibrio del piccolo mondo viene ristabilito con la morte di Ion, che viene ucciso da George.
Ion” ebbe un grande successo e divenne il romanzo “simbolo” della gioventù romena, alla quale ogni prospettiva era preclusa dall'immobilismo nel quale era invischiata la società del tempo.
Emblematica, in proposito, è la lite tra il maestro e il prete: il maestro, che guarda soprattutto alla “questione sociale”, simpatizza con Ion, ossia con i giovani di talento che reclamano un posto in una società che li ha messi ai margini (ricordate “Il rosso e il nero”?) mentre il prete, che deve custodire la moralità della comunità, sta dalla parte di George, dei ricchi e dello status quo.
Nel prossimo post concluderemo la nostra panoramica della letteratura romena.



1 Dovrebbe essere la regione disegnata da questi due fiumi: Ion intende dire che se non riesce a sposare Ana, per miglia e miglia, ad attenderlo, c'è solo la povertà.
  
POST COLLEGATI: Parte Prima   Parte Terza 


giovedì 27 ottobre 2016

A stormy night

Come avrete intuito, ho una certa passione per la letteratura internazionale e qualche giorno fa, cercando di mettere un po' d'ordine tra gli scaffali, ho ritrovato un libro di letteratura romena.
E poiché, di solito, la letteratura romena non trova spazio nei programmi scolastici, cercherò, in qualche modo, di porvi riparo, provando, come al solito, a non annoiarvi.
Cominciamo, quindi, dall'inizio.. Come saprete, Traiano conquistò la Dacia a seguito di due guerre (101-102 e 105-106) ed i Daci furono, rapidamente, “romanizzati”. Nel 271, Aureliano dovette cedere la Dacia ai Goti, ma né i Goti né i successivi invasori riuscirono a sradicare la lingua romena.
Naturalmente, il romeno fu, per molto tempo, esclusivamente lingua “parlata” ed iniziò a divenire lingua anche “scritta” solo nel XVI secolo, con la traduzione di alcuni testi religiosi.
Nel XVII secolo viene redatta la prima Storia della Romania e, dopo il periodo “fanariota” e la scuola “latinista”, con l'avvento dell'Illuminismo, nasce la letteratura romena moderna grazie, soprattutto, al lavoro di Gheorghe Asachi e Ioan Heliade Radulescu.
Il 1840 è l'anno della pubblicazione della rivista “Dacia literară”, ed il periodo che va dal 1840 al 1860 è caratterizzato dal tradizionalismo e dal nazionalismo come reazione all'Illuminismo e al classicismo di Asachi e Heliade; il maggior esponente di questa corrente letteraria fu il poeta e drammaturgo Vasile Alecsandri.
Il periodo successivo al 1860 è quello di Junimea, ossia “l'arte per l'arte”; il suo maggior teorico fu Titu Maiorescu, ma per Junimea passarono, tra gli altri, anche Mihai Eminescu e Ion Luca Caragiale.
Fermiamoci (e soffermiamoci) quindi, per oggi, su quest'ultimo e sulla sua commedia “O noapte furtunoasă” (“Una notte tempestosa”).
Un ricco uomo d'affari, il signor Dumitrache, sospetta di adulterio la moglie Veta e mette alle costole del presunto rivale, il giovane Rică , il suo fedele commesso Chiriac.
In realtà, l'amante della moglie è proprio Chiriac, mentre Rică è innamorato di Ziţa, la sorella della moglie di Dumitrache. Per errore, Rică entra nella stanza di Veta e dopo una rocambolesca fuga dalla finestra, viene catturato, con l'aiuto di Chiriac e di un maresciallo, da Dumitrache.
Ziţa, però, chiarisce l'equivoco e Rică chiede, ufficialmente, la sua mano.
Così Dumitrache, che sospettava Rică perché era invidioso della sua gioventù e della sua eleganza, finisce per abbracciare l'ex presunto rivale e tutto lascia presagire che Veta continuerà, tranquillamente, a tradirlo con Chiriac.
Il bersaglio degli strali di Caragiale non sono, però, gli istituti borghesi, ma gli appartenenti alla borghesia e la loro vanità. Venute meno le differenze sociali sostanziali, si instaura una competizione feroce e, a tratti, folle tra gli individui che impedisce, di fatto, che la libertà e l'uguaglianza, sancite dalla Carta Costituzionale delle democrazie liberali, vengano pienamente godute.
Dumitrache, quando Rică manifesta la sua intenzione di sposare Ziţa, mostra qual è il vero male che lo affligge: 

-Ci onorerebbe molto...La dote non è grande, e Lei, sa, è qualche gradino più su...noi siamo commercianti...

-Cittadino,-taglia corto Rică- siamo in un regime liberale: uno non può essere al di sopra di un altro, la Costituzione non lo permette.
 
Rică, tuttavia, non è diverso da Dumitrache (anzi, direi che Dumitrache è una proiezione di Rică: anche quest'ultimo si sentirà, prima o poi, qualche gradino al di sotto di qualcuno, anche lui sarà geloso e anche lui coltiverà le sue segrete ambizioni): per questo, sono destinati ad intendersi.

POST COLLEGATI: Parte II  Parte III

sabato 15 ottobre 2016

Il nipote di Archimede - Il viaggio

-Questa è l'ultima gita che faccio... Lo giuro!!!
Chissà quante volte questa promessa sarà stata fatta e quante volte, poi, se la sarà portata via il vento..Del resto, come si fa a dire di no?
Se l'ottimismo non trionfasse sull'esperienza, la vita diverrebbe noiosa ed inoltre, se è vero che, spesso e volentieri, non tutto fila come dovrebbe, è altrettanto vero che, nella maggior parte dei casi, quando si tratta di ragazzi, l'happy end è sempre dietro l'angolo. Quindi, cari accompagnatori, incrociate le dita e run the risk!

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 
  14. I giocatori di dadi 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Ἡ πορεία

Ἁι μητέρες παρεσκευάκασι τὰς σαγὰς καὶ παρῃνέκεσαν τοῖς παισὶ μὴ ἀπρονοητήσειν.
Ἡ ναῦς κοίλη καὶ ὀρθόκραιρα 1 ἦν καὶ οἱ μαθηταὶ ἐπεθύμουν ἀποπλεύσεσθαι.
Τῶν τούτων πλεόντων, ὁ Ἰδομενεὺς λίθον ἔβαλε ἐπὶ τὸν Ποσειδώνιον δελφῖνα· διὰ τοῦτο ὁ θεὸς ὠργίσατο καὶ ἔπεμψε μέγαν πώλυπον ὃς ἔβλυσε τὸ μέλαν ἐν τῷ τοῦ Ἰδομενέως προσώπῳ.
Μετὰ ἡμέρας πέντε προσώρμισαν πρὸς τὴν τῶν Γαλατῶν χώραν.
Οἱ Γαλάται 2 ἐκάλεσαν τοὺς παῖδας ἐπὶ τὴν εὐωχίαν καὶ μετὰ τὸ δεῖπνον ἠρώτησαν αὐτοὺς πολλά.
Οἱ Γαλάται ἐφόρουν χιτῶνας ποικιλτοὺς χρώμασι παντοδαποῖς καὶ ἡ Ἀσπασία ἐπρίατο ἕνα.
Ὁ νόστος ἐριγηθὴς ἐγένετο· αἱ μητέρες περιέμενον τὴν ναῦν ἐν τῷ λιμένι καὶ εἶτα ἅμα πάντες ὁρτὴν ἐποίησαν.
Ἡδεῖα ἡ ἄπαρσις ἀλλὰ ὁ νόστος ἡδίων.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede

Il viaggio

Le madri avevano preparato i bagagli e avevano raccomandato ai bambini di non essere imprudenti.
La nave era concava e "dalle corna dritte" e gli scolari non vedevano l'ora di salpare.
Durante la navigazione, Idomeneo tirò un sasso ad un delfino sacro a Poseidone; per questo, il dio si adirò ed inviò un polpo gigante che spruzzò dell'inchiostro sul viso di Idomeneo.
Dopo 5 giorni gettarono l'ancora nei pressi della regione dei Galli.
I Galli invitarono i bambini al banchetto e dopo il pasto fecero loro molte domande.
I Galli indossavano delle tuniche ricamate con vari colori e Aspasia ne comprò una.
Il rientro a casa fu lieto; le madri attendevano la nave al porto e, poi, tutti insieme fecero una festa.
Dolce è la partenza ma ancora più dolce è il ritorno.


1 Un omaggio al cantore dell'Iliade..Chi ricorda da quante navi era composto il contingente di Itaca? E di che colore erano le vele delle navi di Ulisse?
2 Le informazioni su usi e costumi dei Galli sono tratte dalla "Biblioteca Storica" di Diodoro Siculo
 

venerdì 30 settembre 2016

Il nipote di Archimede - I giocatori di dadi

Le scarpe hanno sempre avuto un posto d'onore nella speciale graduatoria degli accessori alla moda.
Probabilmente, per quelli della mia generazione, il primo vero mito furono i “camperos”...Poi, tanti altri modelli, di tanti altri brand, hanno avuto il loro momento di gloria nel corso degli anni.
E se vestire alla moda era importante, era anche difficile sottrarsi ad altri riti adolescenziali, come il primo ingresso in una sala da biliardo oppure la prima partita a poker con gli amici.
Riprendiamo, quindi, il vocabolario di greco e vediamo cosa sarebbe potuto succedere, con le dovute differenze, in un villaggio della Magna Grecia.

  1. Prologo
  2. La torta 
  3. Il nuovo scolaro
  4. La rapsodia 
  5. La lotta 
  6. L'estate 
  7. Gli immigrati 
  8. Le Olimpiadi dei bambini
  9. Il gran giorno di Diocle
  10. L'ora di religione
  11. L'ospedale delle bambole
  12. Il giorno delle elezioni
  13. La band 

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός


Οἱ κυβευταί

Τὰ τοῦ Νίκανδρου σανδάλια κάλλιστα ἦν· ὁ Ἰβηρικὸς ὑποδηματάριος ταῦτα ἐπεποιήκει.
Ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐβουλέσθην ἴσα σανδάλια πρίασθαι ἀλλὰ εἰχέτην ὀλίγον ἀργύριον.
Ἰάσων ὁ φρυνώνδειος ἀκούσας τάδε εἶπε·
-Εἰ βούλεσθον κερδαίνειν πολὺ ἀργύριον, ἐμοῦ κατόπιν ἔρχεσθον.
Ἡ ἐλπίς ταῖς παισὶ ἡδεῖα.
Ὁ ἀνήρ ἤγαγε τὼ ἀδελφὼ πρὸς τὸ κυβευτήριον καὶ ἔφηνε Νέστορα τὸν κυβευτήν.
Οἱ τοῦ Νέστορος κύβοι ἀεὶ εὖ ἔπιπτον ἀλλὰ ὁ Ἑρμῆς, ὃς τὼ παῖδε ἐφύλασσε, μετεποίησε τοὺς νόμους τῶν φυσικών καὶ ὁ Γλαῦκος τε καὶ ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ ἐκερδησάτην πολὺ ἀργύριον.
Τὼ ἀδελφὼ ἐδωρησάτην τὰ σανδάλια ἐν ἔθει τε τοῖς φίλοις αὐτῶν καὶ τῷ Ἰδομενεῖ ὃς ἐθαύμασε ὡς μάλιστα τοῦ δώρου.

Σ.Δ.


Il nipote di Archimede
I giocatori di dadi
I sandali di Nicandro erano molto belli; li aveva fatti il calzolaio spagnolo.
Glauco e suo fratello volevano comprare dei sandali uguali ma avevano pochi soldi.
Avendo ascoltato ciò, Giasone l'imbroglione disse:
-Se volete guadagnare molto denaro, seguitemi.
Dolce è la speranza per i bambini.
L'uomo guidò i due fratelli alla sala da gioco e presentò loro Nestore il giocatore.
I dadi di Nestore erano truccati ma Ermes, che proteggeva i bambini, cambiò le leggi della fisica e Glauco e suo fratello vinsero una grossa somma.
I due fratelli regalarono i sandali di moda sia ai loro amici che ad Idomeneo, che si meravigliò moltissimo per il dono.