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martedì 16 maggio 2017

Popolari e Ottimati

Continuiamo a parlare di politica e spostiamoci in una turbolenta Roma repubblicana .
Dopo la guerra civile, il conflitto sociale tra populares e optimates, il perpetuarsi degli odi personali ed il dilagare della criminalità comune precipitarono la Repubblica nell'anarchia segnandone, ineluttabilmente, il destino.
Nel gennaio del 52 a.C. venne ucciso, in uno scontro con le bande organizzate di Tito Annio Milone, Publio Clodio Pulcro, leader dei populares e candidato alla pretura.
Per cercare di arginare i tumulti che ne seguirono, Pompeo istituì un tribunale straordinario e nell'aprile Milone, assistito dal più grande avvocato di tutti i tempi, comparve davanti ai giudici.

I FATTI

La mattina del 18 gennaio, Tito Annio Milone, con i suoi schiavi e un piccolo esercito di gladiatori e picchiatori di professione al seguito, s'imbatteva, sulla via Appia, con Clodio, al rientro da un comizio elettorale, accompagnato da una trentina di schiavi. Se l'incontro fosse stato fortuito o cercato da Milone, non si può stabilire con assoluta certezza ma certo è, invece, che furono i gladiatori di Milone ad attaccare gli schiavi di Clodio (che erano, numericamente, nettamente inferiori). Ferito ad una spalla, Clodio fu trasportato in un'osteria ma Milone, temendo che se Clodio fosse sopravvissuto si sarebbe certamente vendicato, diede ordine di assaltare l'osteria e il leader dei populares venne portato fuori e ucciso in mezzo alla strada.
Successivamente, Milone si diresse alla villa di Clodio per uccidere anche il figlio, che però non si trovava in casa e così, per ritorsione, i suoi gladiatori fecero strage di servi.
Cicerone abbracciò la causa di Milone fin dal primo minuto: oltre che dall'odio nei confronti di Clodio, che lo aveva esiliato, fu mosso dalla riconoscenza per Milone, al quale doveva il suo rientro a Roma.

LA DIFESA

In un clima incandescente, con i soldati schierati al fine di scongiurare ulteriori violenze, la prima preoccupazione di Cicerone fu quella di separare, sin dall'inizio, i buoni dai cattivi: infatti, soldati a parte....

Reliqua vero multitudo, quae quidem est civium, tota nostra est; neque eorum quisquam, quos undique intuentis, unde aliqua fori pars aspici potest, et huius exitum iudici exspectantis videtis, non cum virtuti Milonis favet, tum de se, de liberis suis, de patria, de fortunis hodierno die decertari putat.

Riguardo al resto della folla, che è composta da cittadini, è tutta dalla nostra parte; non ce n'è uno tra quelli che vedete rivolgerci lo sguardo, da qualunque parte si possa scorgere un settore del foro, e attendere l'esito di questo giudizio, che da un lato non concordi con il comportamento coraggioso di Milone, e dall'altro non reputi che oggi si combatta per lui, per i propri figli, per la patria e per i propri beni.

Unum genus est adversum infestumque nobis, eorum quos P. Clodi furor rapinis et incendiis et omnibus exitiis publicis pavit: qui hesterna etiam contione incitati sunt, ut vobis voce praeirent quid iudicaretis.

C'è solo un genere di uomini a noi avverso e nemico, quelli che il furore di P.Clodio ha nutrito con rapine, incendi e ogni sorta di pubblici disastri: quelli che anche nell'assemblea di ieri sono stati incitati a suggerirvi con le loro grida quale sentenza emettere.

Fermiamoci qui, per il momento: dopo aver lodato, come di rito, i membri del tribunale e la saggezza di Pompeo che l'aveva convocato, nella parte introduttiva del suo discorso Cicerone espresse subito la preoccupazione che i giudici potessero essere influenzati dallo schieramento dell'esercito e dalle pressioni dell'opinione pubblica; per questo, da un lato provò a rassicurarli, dall'altro ricordò loro quale fosse la posta in gioco e da che parte dovessero stare. Da notare che, parlando dei supporters di Clodio, Cicerone utilizza il verbo pascĕre, come se si trattasse di animali; nel corso della sua arringa, avrà più volte modo di dipingere i clodiani come una masnada di schiavi e banditi fuori controllo, che vogliono trucidare e ridurre in schiavitù gli ottimati.
La verità è che, bande a parte, Clodio godeva dell'appoggio della piccola borghesia, desiderosa di avere un ruolo nella vita politica dell'Urbe. Naturalmente, le violenze da parte dei clodiani ci furono ed erano, per lo più, strumentali alle loro rivendicazioni sociali; Milone, dal canto suo, aveva assoldato un piccolo esercito di professionisti e si era messo a disposizione dei potenti per coltivare le sue ambizioni personali. Per “par condicio”, bisogna dire che anche Clodio era mosso più dalla sua ambizione che da sinceri ideali, tuttavia bisogna riconoscergli una certa modernità nel voler migliorare le condizioni di vita della plebe e nel voler ridurre i privilegi degli ottimati. Entrambi, senza addentrarci troppo nelle ingarbugliate vicende repubblicane, furono pedine protette o sacrificate, a seconda delle convenienze, dai triumviri.
Esaminiamo, adesso, linea difensiva...Cicerone cercò di dimostrare che Milone agì per legittima difesa e che fu Clodio a cercare lo scontro.
Vediamo innanzitutto quale sarebbe stato il movente..

Occurrebat ei mancam ac debilem praeturam futuram suam consule Milone: eum porro summo consensu populi Romani consulem fieri videbat.

Gli era chiaro che la sua pretura sarebbe stata mutilata e debole se Milone fosse stato eletto console: prevedeva che egli si accingeva a divenire console con unanime consenso del popolo romano.

Già, se Clodio voleva divenire pretore, Milone aspirava ad essere eletto console (e andava distribuendo denaro a tal proposito).

Passiamo, ora, a quella che sarebbe stata la dinamica dei fatti...Avendo saputo che Milone si sarebbe recato a Lanuvio per la nomina di un flamine (Milone era dittatore di quella città), Clodio...

Roma subito ipse profectus pridie est, ut ante suum fundum, quod re intellectum est, Miloni insidias conlocaret. Atque ita profectus est, ut contionem turbulentam, in qua eius furor desideratus est, [quae illo ipso die habita est,] relinqueret, quam nisi obire facinoris locum tempusque voluisset, numquam reliquisset.

All'improvviso lasciò Roma il giorno prima per organizzare, davanti a un suo fondo, l'imboscata a Milone, come si è capito dai fatti. E se ne andò così, abbandonando un'assemblea concitata [che si teneva proprio in quel giorno], nella quale il suo furore è auspicato, che mai avrebbe lasciata se non avesse voluto cogliere il tempo ed il luogo del delitto.

E così, spinto dalla sua audacia, Clodio avrebbe assalito Milone ma la sua violenza venne sconfitta dal valore di quest'ultimo e dei suoi servi.
Quindi, una volta dimostrato, “senza ombra di dubbio”, che Clodio fu l'assalitore, e dopo aver cercato, con buona vena umoristica, di abbattere la credibilità dei testimoni oculari, Cicerone non mancò di sottolineare quali benefici la sua morte avrebbe recato allo Stato.

In spem maximam, et .quem ad modum confido, verissimam sumus adducti, hunc ipsum annum, hoc ipso summo viro consule, compressa hominum licentia, cupiditatibus fractis, legibus et iudiciis constitutis, salutarem civitati fore. Num quis est igitur tam demens, qui hoc P. Clodio vivo contingere potuisse arbitretur? Quid? ea quae tenetis, privata atque vestra, dominante homine furioso quod ius perpetuae possessionis habere potuissent?

Siamo spinti a coltivare una grandissima e, come confido, certissima speranza che quest'anno, avendo come console quest'uomo sommo, repressa la sfrenatezza degli uomini, recise le brame di potere, ristabilite le leggi ed i processi, sarà salutare per la cittadinanza. Chi è dunque così dissennato da pensare che ciò sarebbe potuto avvenire se P.Clodio fosse vivo? Altro? Quelle proprietà che possedete e sono vostre, quale diritto di possesso perpetuo avrebbero potuto avere se quell'uomo folle avesse raggiunto il potere?

Beh, quello di dipingere i propri nemici personali come nemici dello Stato da eliminare con ogni mezzo per il bene di tutti è un trucco vecchio come il mondo, così come quello di destare l'ancestrale paura di perdere i propri beni materiali e Cicerone, come sempre, giocò tutte le carte che aveva. Nella sua arringa, inoltre, non mancò di accusare Clodio praticamente di ogni nefandezza, dal sacrilegio alla relazione incestuosa e, perfino, di “crimini ambientali”, al fine di rendere il defunto odioso oltremisura, mentre, allo stesso tempo, innalzava Milone a incarnazione delle virtù repubblicane e benefattore della comunità.

LA SENTENZA

Milone venne condannato all'esilio (e lasciò anche una montagna di debiti!!!) . Parte della critica ritiene che la tattica scelta da Cicerone, di sostenere la tesi della legittima difesa, fosse sbagliata e che non riuscì a pronunciare un discorso convincente a causa delle pressioni popolari ma, onestamente, ritengo che sarebbe cambiato ben poco: si crede solo alle bugie alle quali si vuole credere.
La verità è che i potenti si sono sempre serviti di personaggi come Tito Annio Milone per fare il “lavoro sporco” e se ne sono sempre sbarazzati quando questi ultimi cominciavano a divenire ingombranti: Pompeo era, al momento, l'unico arbitro delle vicende dell'Urbe e colse la palla al balzo per togliere di mezzo Milone.

EPILOGO

Come sapete, Cicerone è uno dei miei autori preferiti e, sebbene in quell'occasione sia stato sconfitto, la sua prosa rimane, come sempre, gradevole e, a tratti, anche divertente.
Vediamo come provò a screditare le testimonianze a favore della parte avversa..

Non poteram in illius mei patriaeque custodis tanta suspicione non metu exanimari; sed mirabar tamen credi popae, confessionem servorum audiri, volnus in latere, quod acu punctum videretur, pro ictu gladiatoris probari.

Non potevo non restare sbigottito di fronte a tale atteggiamento di sospetto nei confronti di chi è custode della mia sicurezza e di quella della patria; mi meravigliava, tuttavia, che si desse credito ad un popa, che si prestasse ascolto alla confessione di servi, che una ferita in un fianco, che sembrava una puntura d'ago, si facesse passare per il colpo di un gladiatore.

Ho scelto questo testo, però, come spunto di riflessione perché, a mio avviso, si possono trovare moltissime analogie tra queste vicende della Repubblica Romana e quelle della prima parte del nostro Novecento.
Ai prossimi post.

mercoledì 26 aprile 2017

Il nipote di Archimede - La politica

Qual è stato il vostro primo approccio con i grandi temi della politica internazionale?
Beh, anche nel caso in cui foste appartenuti al club dei "disimpegnati", la prima assemblea in Aula Magna non si dimentica.
E, allora, proviamo a fare il nostro solito esercizio e ad immaginare cosa potrebbe esser successo in una scuola ai tempi in cui le invasioni erano piuttosto frequenti.

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὰ πολιτικά


Ἡ ἀγγελία τῆς εἰσβολῆς τῆς τῶν Γαραμάντων1 χώρας ὑπὸ τῶν Ῥωμαίων ἦλθε αἴφνης.
Ὁ διδάσκαλος ἠκκλησίασεν καὶ εἶπε·
-Οἱ Γαράμαντες τὴν εἰρήνην φιλοῦσι καὶ ὅπλα οὐκ ἔχουσι.
Ὁ δὲ Νίκανδρος εἶπε·
-Ὁ πατὴρ ἐμοῦ λέγει ὅτι οἱ Γαράμαντες εἰσ βάρβαροι .
Ὁ διδάσκαλος ἀπεκρίνατο·
-Νίκανδρε, χρὴ σέβειν τὰ ἔθη τῶν ἄλλων ἐθνῶν· ἡ ἐλευθερία τὸ μέγιστον ἀγαθὸν καὶ πάντες οἱ ἄνθρωποι διάγειν εὐδαίμονα βίον ἄξιοι εἰσί.
-Πομπὴν ποιῶμεν καὶ διαμαρτυρώμεθα, εἶπε ἡ Ἀσπασία.
Πάντες οἱ παῖδες ἐκρότησαν.
Καὶ Μητρόδωρος, ὁ ῥαψῳδός,ἐπόμπευσε καὶ ᾖσε εἰς τὴν εἰρήνην.
Φέρεσθαι ἀνέμοισι2, ἡ καινὴ ᾠδή, εὐτύχησε τῇ πάσῃ χώρᾳ.

Il nipote di Archimede
La politica

La notizia dell'invasione della terra dei Garamanti da parte dei Romani giunse inattesa.
Il maestro convocò un'assemblea e disse:
-I Garamanti sono pacifici e non hanno armi.
Ma Nicandro replicò:
-Mio padre dice che i Garamanti sono dei barbari.
Il maestro rispose:
-O Nicandro, bisogna rispettare i costumi degli altri popoli; la libertà è il bene più prezioso e tutti gli uomini hanno il diritto di avere una vita felice.
-Facciamo un corteo e protestiamo, suggerì Aspasia.
Tutti i bambini applaudirono.
Anche Metrodoro, il rapsodo, prese parte al corteo e cantò per la pace.
Essere portati via dai venti, la nuova canzone, ebbe successo in tutto il paese.

1 A proposito dei Garamanti e della loro assoluta incapacità di combattere, ci atteniamo a quanto detto da Erodoto; Plinio il Vecchio, invece, distingue tra Garamanti e Ganfasanti: sono questi ultimi a non avere armi e ad evitare qualsiasi contatto con le altre genti. Nel nostro spaziotempo, del resto, possiamo fare come ci pare!!!!

2 Dovuto omaggio ad una delle più grandi canzoni di sempre.

domenica 26 marzo 2017

Il nipote di Archimede - Il campeggio

Il campeggio mantiene sempre intatto il suo fascino: l'idea di una vacanza all'aperto fa  proseliti in qualsiasi generazione.
Perciò, che abbiate fatto parte dei boy scouts o vi siate limitare a campeggiare con pochi amici, scommetto che l'entusiasmo vi ha sempre accompagnato nelle vostre escursioni.
E allora, visto che l'ultima volta ci siamo cimentati in una traduzione dal greco, adesso facciamo l'esercizio inverso e proviamo a scrivere direttamente nella lingua dell'irriverente Esopo.

Ὁ τοῦ  Ἀρχιμήδους υἱωνός

Τὸ σκήνημα


Ὁ Γλαῦκος καὶ οἱ φίλοι αὐτοῦ ἠγοράκεσαν τὰ σιτία καὶ παρεσκευάκασι τὰς σαγάς.
Τῶν παίδων τοῦ ὄρους ἐπιβάντων , οἱ μὲν  πῦρ ἔκαυσαν , οἱ δὲ ἔπηξαν τὰς σκηνάς.
Νυκτὸς δʹἐπιγενομένηϛ, πάντες ἅμα ἐδείπνησαν καὶ πρὶν καθεύδειν  ἐλάλησαν καὶ σκώμματα ἔλεξαν.
Τῇ δʹὑστεραίᾳ πάντες οἱ μαθηταὶ    ἐβάδισαν τῇ ὕλῃ· ὁ Ἰδομενεὺς ἐβούλετο τοὺς πιθήκους μιμεῖσθαι καὶ διὰ τοῦτο ἀνέβη ἐπὶ τι δένδρον.
Ὁ μὲν καθήμενοϛ ὑψελῷ δένδρῳ ἔπαιζε πρὸς τοὺς  ἄλλους παῖδας ἀλλὰ ὁ κλάδος ἐξεκλάσθη καὶ ὁ Ἰδομενεὺς ἔπεσε ἐπὶ ταῖς κνίδαις.
Οἱ φίλοι ἐξέβαλον  τὰς ἀκάνθας ἐκ τοῖν γλουτοῖν τοῦ ἡμετέρου ἥρωος διὰ ἡμιωρίου.
Χρὴ τοὺς βελτίους ἡμῶν μιμεῖσθαι καὶ μὴ τοὺς κακίονας.

Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
Il campeggio

Glauco ed i suoi amici avevano acquistato le provviste e preparato gli zaini.
Una volta  giunti al monte, alcuni accesero il fuoco, altri piantarono le tende.
Calata la notte, cenarono tutti insieme e prima di andare a dormire chiacchierarono e raccontarono barzellette.
Il giorno dopo tutti gli scolari fecero una passeggiata nel bosco; Idomeneo voleva imitare le scimmie e, per questo, salì su un albero.
Appollaiato sulla cima dell'albero, scherniva gli altri bambini ma il ramo si spezzò e Idomeneo cadde sulle ortiche.
Gli amici tolsero le spine dal deretano del nostro eroe per una buona mezz'ora.
Bisogna imitare quelli che sono migliori di noi e non quelli che sono peggiori.

venerdì 24 marzo 2017

Thinking outside the box


E, allora, seguiamo il consiglio di Orazio e proviamo a suggerire una chiave di lettura nuova dell'Odissea.
Tra le espressioni divenute ormai un cliché nel mondo degli affari c'è sicuramente quella che regala il titolo al post odierno.
In effetti, pensare in modo creativo, approcciare i problemi in modo innovativo, uscire fuori dagli schemi abituali è sicuramente affascinante; sarete tutti d'accordo, quindi, che, se si tratta di estrarre dal cilindro idee geniali, ὁ πολύμητις Ὀδυσσεύς è, indubbiamente, il più bravo di tutti.
Come ricorderete, nel libro IX Ulisse racconta la sua avventura nella terra dei Ciclopi.
Intrappolato nella spelonca del selvaggio Polifemo, il nostro eroe è proprio nei guai....Polifemo è troppo grande, troppo forte e gioca in casa: nelle caverne accanto alla sua vivono gli altri Ciclopi che, all'occorrenza, sono pronti a dargli man forte.
Inoltre, la sua è una corsa contro il tempo..Ogni volta che arriva l'ora dei pasti, Polifemo gli divora due compagni.
Mano al vocabolario, dunque, ed iniziamo a tradurre... Trattandosi di versi, per consentire, il più possibile, la mappatura con i vocaboli greci, la traduzione non sarà molto “fluida” ( a chi non interessa fare esercizio insieme a me e desidera godersi una traduzione elegante, consiglio quella di Pindemonte [N.D.R.: già, proprio lui, quello dei versi del Foscolo!] ).

τὸν μὲν ἐγὼ βούλευσα κατὰ μεγαλήτορα θυμὸν
ἆσσον ἰών, ξίφος ὀξὺ ἐρυσσάμενος παρὰ μηροῦ,
οὐτάμεναι πρὸς στῆθος, ὅθι φρένες ἧπαρ ἔχουσι,
χείρ᾽ ἐπιμασσάμενος: ἕτερος δέ με θυμὸς ἔρυκεν.
αὐτοῦ γάρ κε καὶ ἄμμες ἀπωλόμεθ᾽ αἰπὺν ὄλεθρον:
οὐ γάρ κεν δυνάμεσθα θυράων ὑψηλάων
χερσὶν ἀπώσασθαι λίθον ὄβριμον, ὃν προσέθηκεν.


Ed io, dunque, concepii, nel [mio] grande cuore, il piano
di avvicinarmi a lui e, sguainata dal fianco la spada tagliente,
al petto ferirlo, là dove il diaframma cinge il fegato
stringendo [la spada] nella mano; ma un altro pensiero mi trattenne,
che anche noi saremmo morti in modo terribile;
non saremmo stati capaci, infatti, dall'alto ingresso
di spostare con le [nostre] mani il masso enorme che vi aveva collocato innanzi.

Già, la prima cosa che ci viene in mente difficilmente è la risposta giusta al nostro problema. Fortunatamente, a Ulisse le idee non mancano...

ἥδε δέ μοι κατὰ θυμὸν ἀρίστη φαίνετο βουλή.
Κύκλωπος γὰρ ἔκειτο μέγα ῥόπαλον παρὰ σηκῷ,
χλωρὸν ἐλαΐνεον: τὸ μὲν ἔκταμεν, ὄφρα φοροίη
αὐανθέν. τὸ μὲν ἄμμες ἐίσκομεν εἰσορόωντες
ὅσσον θ᾽ ἱστὸν νηὸς ἐεικοσόροιο μελαίνης,
φορτίδος εὐρείης, ἥ τ᾽ ἐκπεράᾳ μέγα λαῖτμα:
τόσσον ἔην μῆκος, τόσσον πάχος εἰσοράασθαι.
τοῦ μὲν ὅσον τ᾽ ὄργυιαν ἐγὼν ἀπέκοψα παραστὰς
καὶ παρέθηχ᾽ ἑτάροισιν, ἀποξῦναι δ᾽ ἐκέλευσα:
οἱ δ᾽ ὁμαλὸν ποίησαν: ἐγὼ δ᾽ ἐθόωσα παραστὰς
ἄκρον, ἄφαρ δὲ λαβὼν ἐπυράκτεον ἐν πυρὶ κηλέῳ.

καὶ τὸ μὲν εὖ κατέθηκα κατακρύψας ὑπὸ κόπρῳ,
ἥ ῥα κατὰ σπείους κέχυτο μεγάλ᾽ ἤλιθα πολλή:
αὐτὰρ τοὺς ἄλλους κλήρῳ πεπαλάσθαι ἄνωγον,
ὅς τις τολμήσειεν ἐμοὶ σὺν μοχλὸν ἀείρας
τρῖψαι ἐν ὀφθαλμῷ, ὅτε τὸν γλυκὺς ὕπνος ἱκάνοι.

E questo sembrò al mio cuore il piano migliore.
Lì nel suolo vi era, infatti, un grosso tronco del Ciclope, [buono] per [fare] un recinto,
verde, di olivo; lo aveva tagliato per portarselo con sé,
una volta secco. Quando lo vedemmo pensammo che
fosse grande quanto l'albero di una nera nave da venti remi,
un mercantile, ampio di raggio, che attraversa il grande golfo;
tanto era lungo e tanto era spesso a guardarlo.
Di questo ne tagliai circa 6 piedi
e lo passai ai compagni, ordinando loro di pulirlo;
ed essi lo levigarono; io, [lavorando] accanto a loro , ne appuntii
l'estremità e afferrandolo immediatamente la temprai sul fuoco fiammeggiante.

Poi lo deposi a terra pian piano, nascondendolo bene sotto lo sterco,
che si stendeva in grandi mucchi lungo la grotta;
infine spinsi i miei compagni a tirare a sorte tra loro,
chi di essi avrebbe dovuto avere il coraggio di sollevare con me il palo
e di conficcarlo nell'occhio [del Ciclope], una volta che il dolce sonno lo avesse vinto.

...e, infatti, trasforma un “walking stick” (anche se “formato gigante” ) in un'arma “intelligente” e poi, per celarla, si arrangia come può...
Quando tutto è pronto, si passa all'azione: Ulisse fa ubriacare Polifemo e, con l'aiuto dei suoi compagni, lo acceca. Polifemo chiama in suo aiuto gli altri Ciclopi ma..

τίπτε τόσον, Πολύφημ᾽, ἀρημένος ὧδ᾽ ἐβόησας
νύκτα δι᾽ ἀμβροσίην καὶ ἀύπνους ἄμμε τίθησθα;
ἦ μή τίς σευ μῆλα βροτῶν ἀέκοντος ἐλαύνει;
ἦ μή τίς σ᾽ αὐτὸν κτείνει δόλῳ ἠὲ βίηφιν;

τοὺς δ᾽ αὖτ᾽ ἐξ ἄντρου προσέφη κρατερὸς Πολύφημος:
ὦ φίλοι, Οὖτίς με κτείνει δόλῳ οὐδὲ βίηφιν.

Da quale male sei afflitto, o Polifemo, che lanci grida
nella dolce notte e ci svegli?
Forse qualche mortale ti porta via le pecore contro la tua volontà?
Forse qualcuno ti uccide con l'inganno oppure con la forza?

Dall'interno della spelonca rispose loro il potente Polifemo:
O amici, Nessuno mi uccide con l'inganno e non con la forza.”

Già, Ulisse aveva detto al Ciclope di chiamarsi “Nessuno”....Particolare non trascurabile, in quanto tutto il suo piano, come lui stesso ci confida, si basa sull'equivoco generato da questa parola...A volte, “thinking outside the box” è anche divertente!
A questo punto, la parte più difficile: uscire dalla grotta.

ἄρσενες ὄιες ἦσαν ἐυτρεφέες, δασύμαλλοι,
καλοί τε μεγάλοι τε, ἰοδνεφὲς εἶρος ἔχοντες:
τοὺς ἀκέων συνέεργον ἐυστρεφέεσσι λύγοισιν,
τῇς ἔπι Κύκλωψ εὗδε πέλωρ, ἀθεμίστια εἰδώς,
σύντρεις αἰνύμενος: ὁ μὲν ἐν μέσῳ ἄνδρα φέρεσκε,
τὼ δ᾽ ἑτέρω ἑκάτερθεν ἴτην σώοντες ἑταίρους.
τρεῖς δὲ ἕκαστον φῶτ᾽ ὄιες φέρον: αὐτὰρ ἐγώ γε
ἀρνειὸς γὰρ ἔην μήλων ὄχ᾽ ἄριστος ἁπάντων,
τοῦ κατὰ νῶτα λαβών, λασίην ὑπὸ γαστέρ᾽ ἐλυσθεὶς
κείμην: αὐτὰρ χερσὶν ἀώτου θεσπεσίοιο
νωλεμέως στρεφθεὶς ἐχόμην τετληότι θυμῷ.
ὣς τότε μὲν στενάχοντες ἐμείναμεν Ἠῶ δῖαν.

Vi erano dei montoni, ben nutriti e di vello folto,
belli e grandi, di una lana color porpora;
questi, senza far rumore, legai insieme con ramoscelli attorcigliati,
sui quali il Ciclope, quel mostro senza legge, di solito dormiva,
prendendone tre alla volta: quello nel mezzo avrebbe portato un uomo
e gli altri due, che andavano ai lati, avrebbero protetto i [miei] compagni.
Perciò, ogni [gruppo] di tre pecore portava un uomo; io, invece,
poiché c'era un montone, di gran lunga il più bello di tutto il gregge,
avendolo afferrato per il dorso, mi rigirai sotto la sua pancia
lanosa, avvinghiandomi con le mani al suo splendido mantello di lana,
e mi stesi lì, faccia in su, con cuore deciso.
Così, gemendo, aspettammo l'alba radiosa.

Ed il mattino seguente Polifemo, per far uscire il gregge, deve per forza rimuovere il masso...

A questo punto, se volete, potete divertirvi ad elencare tutte quelle che ritenete le “best practices” contenute in questi stralci.

Best wishes.

domenica 26 febbraio 2017

Si vis studere philosophiae...

Nel 23 a.C. Orazio riprende a scrivere e, abbandonata, con la pubblicazione delle “Odi”, l'esperienza lirica, decide di dedicarsi alle meditazioni morali.
Nella prima delle sue “Epistole”, spiega al suo amico Mecenate i perché di questa sua scelta :

Ut nox longa quibus mentitur amica, diesque
longa videtur opus debentibus, ut piger annus
pupillis, quos dura premit custodia matrum;
sic mihi tarda fluunt ingrataque tempora, quae spem
consiliumque morantur agendi naviter id quod
aeque pauperibus prodest, locupletibus aeque,
aeque neglectum pueris senibusque nocebit..

Come la notte sembra lunga a chi attende l'amica che non verrà, e la giornata
pare lunga allo schiavo costretto alla fatica, come pigro l'anno
passa per il pupillo che è soffocato dalla dura tutela della madre;
così a me lento e ingrato scorre il tempo, che ritarda la speranza
ed il consiglio di dedicarmi completamente a ciò
che giova sia al povero che al ricco
e, se trascurato, è destinato a nuocere sia al fanciullo che all'anziano..

Si è giunti, quindi, ad un giro di boa: dopo i versi eleganti ed i piacevoli divertimenti (Orazio è un epicureo), è ora di dedicarsi alla ricerca di ciò che è virtuoso e che è davvero utile alla fragile esistenza dell'uomo.
E strettamente legata alla prima è la seconda epistola, dedicata al giovane Massimo Lollio:

Troiani belli scriptorem, Maxime Lolli,
dum tu declamas Romae, Praeneste relegi;
qui, quid sit pulchrum, quid turpe, quid utile, quid non,
plenius ac melius Chrysippo et Crantore dicit.


Cur ita crediderim, nisi quid te distinet, audi.
Fabula, qua Paridis propter narratur amorem
Graecia barbariae lento conlisa duello,
stultorum regum et populorum continet aestum.

Antenor censet belli praecidere causam;
quid Paris? Ut salvus regnet vivatque beatus
cogi posse negat. Nestor componere litis
inter Pelidem festinat et inter Atriden;
hunc amor, ira quidem communiter urit utrumque.

Quicquid delirant reges, plectuntur Achivi.
Seditione, dolis, scelere atque libidine et ira
Iliacos intra muros peccatur et extra.
Rursus, quid virtus et quid sapientia possit,
utile proposuit nobis exemplar Ulixen,
qui domitor Troiae multorum providus urbes,
et mores hominum inspexit, latumque per aequor,
dum sibi, dum sociis reditum parat, aspera multa
pertulit, adversis rerum inmersabilis undis.

Il cantore della guerra di Troia, Massimo Lollio,
mentre tu vai declamando a Roma, a Preneste ho riletto;
perché quello che è bello, quello che è turpe, quello che è utile e quello che non lo è
[Omero] lo spiega meglio e più pienamente di Crisippo e Crantore.

Il motivo per cui io creda ciò, se non vi è qualcosa che ti tenga impegnato, ascolta.
Quel racconto, nel quale si narra che per l'amore di Paride
la Grecia fu coinvolta in un lunghissimo duello con i barbari
racchiude il furore della stoltezza di re e popoli.

Antenore consiglia di recidere la causa della guerra;
e Paride ? A regnare tranquillo e a vivere beato
rifiuta di farsi convincere. Nestore a comporre la lite
tra il Pelide e l'Atride s'affanna;
il primo d'amore, entrambi d'ira bruciano.


E di ogni delirio di re, gli Achei ne pagano il prezzo
di sedizione, inganno, scelleratezza, lussuria ed ira
si pecca sia dentro che fuori le mura di Ilio.
Tuttavia, di cosa possano virtù e sapienza
[Omero] ci ha proposto l'utile esempio di Ulisse,
che, vincitore di Troia, prudente, di molte genti le città
ed i costumi osservò e trascinato per l'ampia distesa dei mari,
per sé e per i compagni cercando il ritorno, molti affanni
patì, non potendolo sommergere, però, le avverse onde.

Al giovane ambizioso, che va ancora facendo esercizi declamatori nelle scuole di retorica di Roma, Orazio, che ha appena riletto l'Iliade e l'Odissea, propone la sua interpretazione allegorico-morale delle due opere: nessuno spiega meglio di Omero cosa sia il bene e cosa il male e, se l'Iliade mette in risalto le conseguenze nefaste del lasciarsi vincere dalle passioni, l'Odissea fa intravedere a quali traguardi potrebbe ambire l'uomo che si faccia guidare da prudenza e temperanza.
Il legame tra le prime due epistole è, dunque, strettissimo: all'impazienza, mostrata nella prima, di cimentarsi nella nuova esperienza di studio approfondito della filosofia, fa eco l'esortazione, contenuta nella seconda, al giovane Marco Lollio affinché inizi a dedicarsi a ciò che ha veramente valore ed abbandoni il resto.

Fermiamoci qui, per oggi.

lunedì 23 gennaio 2017

Il nipote di Archimede - Impara l'arte

L'educazione artistica ha un ruolo importante nello sviluppo della creatività e della sensibilità culturale e così, per tutta la durata della scuola primaria e secondaria inferiore, abbiamo modellato statuine di creta, ci siamo cimentati con tempere e pennelli, abbiamo messo insieme le tessere dei mosaici, abbiamo sfregato carboncini e ripassato a china.
Poi, al liceo, almeno noi del “classico”, l'arte l'abbiamo soltanto studiata sull'Argan....
E allora, proviamo a rinverdire quei giorni in cui il nostro “talento artistico” veniva messo alla prova e facciamolo, come sempre, a modo nostro...

Ὁ τοῦ Ἀρχιμήδους υἱωνός

Μάνθανε τὴν τέχνην


-Τίθημι τῶν ἀγαλμάτων ἀγῶνα ἐν τρισὶν ἡμέραις καὶ ὁ νικῶν ἆθλον μέγιστον δέξῃ ,εἶπε ὁ διδάσκαλος.
Τῶν ἄλλων παίδων κατασκευαζόντων ζῷα , ὁ δὲ Νίκανδρος ἐπρίατο ἄγαλμα κάλλιστον.
Ὅτε ὁ διδάσκαλος εἶδε τὸν τοῦ Νικάνδρου ἀνδριαντίσκον, ἐθαύμασε καὶ εἶπε·
-Tόδε τὸ κάλλιστον ἔργον· Νίκανδρος ὁ νικῶν ἐστί.
Ἀλλὰ λαβών χειρὶ τὸν ἀνδριαντίσκον, ὁ ἀνὴρ εἶδε ὅτι Φειδίας τούτου ποιητὴς ἐν τῇ στήλῃ λιθίνῃ ἀναγέγραπται.
Ὁ διδάσκαλος οὖν ὠργίσατο ὡς μάλιστα καὶ ἐβούλετο λακτίζειν τὸν παῖδα ἀλλὰ ὁ Νίκανδρος ἔτρεχε ὡς ὁ ἄνεμος καὶ ἔφυγε ὡς ὁ χρόνος.
Πολλάκις αἱ ἀπάται φαίνονται.
Σ.Δ.

Il nipote di Archimede
Impara l'arte
-Indico una gara di scultura da qui a tre giorni e il vincitore riceverà un bellissimo premio, disse il maestro.
Mentre tutti gli altri bambini modellavano animali, Nicandro comprò una statua bellissima.
Quando il maestro vide la statuetta di Nicandro, rimase incantato e disse:
-Questa è l'opera più bella: il vincitore è Nicandro.
Ma dopo aver preso la statuina in mano, l'uomo vide che sulla base di pietra vi era scritto che Fidia ne era l'autore.
Il maestro, quindi, si adirò moltissimo e voleva prendere a calci il ragazzino ma Nicandro correva come il vento e fuggì come il tempo.
Gli imbrogli, spesso, vengono scoperti.

lunedì 9 gennaio 2017

Il soldato fanfarone

Cominciamo il 2017 con questa divertentissima commedia di Plauto.
Del resto, si sa, gli “spacconi” sono sempre esistiti e, tutto sommato, a me non stanno neanche antipatici.
In fin dei conti, quella in cui si “sparano grosse” è una fase importante della crescita..Che vogliamo farci se in quella fase qualcuno ci si è trovato così bene da non volerne più uscire?
Adesso occupiamoci, però, del nostro eroe, il soldato mercenario Pirgopolinice...
Come ogni sbruffone che si rispetti, non può fare a meno di un adulatore e allora godiamoci un pezzettino della sua conversazione con Artotrogo che, pur di sedere alla sua tavola e mangiare i suoi squisiti pasticci di olive, lo asseconda nelle sue vanterie.

PY: Ubi tu es?
AR: Eccum. Edepol vel elephanto in India,
Quo pacto ei pugno praefregisti bracchium!
PY: Quid, bracchium?
AR: Illud dicere volui: femur.
PY: At indiligenter iceram.

PY: Dove sei?
AR: Eccomi. E a quell'elefante in India, accidenti,
in che maniera gli spezzasti un braccio con un pugno!
PY: Cosa!!!! Un braccio?
AR: Volevo dire: una coscia.
PY: Eppure lo avevo colpito senza impegnarmi.

Facciamo un passo indietro e “let's start from the beginning”... Mentre si trovava ad Atene, Pirgopolinice ha rapito Filocomasia, una cortigiana promessa a Pleusicle, e l'ha condotta con sé ad Efeso. Palestrione, il fido servo di Pleusicle, insegue il rapitore ma viene, a sua volta, catturato dai pirati che lo vendono proprio a Pirgopolinice.
Così favorito dalla sorte, Palestrione può liberamente tessere le sue trame al fine di liberare Filocomasia e ricongiungere i due innamorati.
Naturalmente, per riuscire nell'impresa, ha bisogno di aiuto e trova il complice ideale in Periplectomeno, il vicino di casa di Pirgopolinice.
Costui è il classico scapolo incallito e brillante, antenato di tanti altri che ci hanno divertito nel fortunato filone della “commedia all'italiana”.
E, come ad ogni scapolo attempato, guai a dirgli che è “troppo vecchio” per fare qualcosa...

PE: Tute me ut fateare faciam esse adulescentem moribus,
Ita apud omnis comparebo tibi res benefactis frequens.
Opusne erit tibi advocato tristi, iracundo? ecce me;
Opusne leni? leniorem dices quam mutum est mare,
Liquidiusculusque ero quam ventus est favonius.
Vel hilarissimum convivam hinc indidem expromam tibi,
Vel primarium parasitum atque obsonatorem optumum;
Tum ad saltandum non cinaedus malacus aequest atque ego.

PE: Ti costringerò ad ammettere che ho l'energia di un ragazzo,
tanto cercherò di beneficiarti in ogni situazione.
Ti servirà un aiutante tristo, irascibile? Eccomi;
Avrai bisogno di un tipo tranquillo? Dirai che sono più tranquillo del mare in bonaccia,
e sarò più sereno di uno zeffiro.
Oppure ti dimostrerò che sono il più allegro dei convitati,
o il primo degli scrocconi o lo scialacquatore migliore;
inoltre, per ballare non c'è effeminato più agile di me.

Ed ecco il piano....
Si tratta di contrattare due prostitute che dovranno recitare le parti, rispettivamente, della moglie di Periplectomeno e della sua ancella: la prima dovrà fingere di struggersi d'amore per Pirgopolinice, mentre la seconda dovrà fare da mezzana; sarà, poi, compito di Palestrione convincere il suo padrone a lasciar libera Filocomasia, in modo da avere campo libero con la moglie di Periplectomeno.
Del resto, l'erba del vicino è sempre più verde e Pirgopolinice, che è convinto di essere irresistibile, cade nel tranello.
Dopo aver liberato Filocomasia, colmandola di doni per lenire il suo “incommensurabile dolore” , si prende una buona dose di bastonate per essere stato sorpreso come adultero in casa altrui.
Una volta resosi conto di esser stato giocato, il nostro “eroe” dirà:

PY: Vae misero mihi,
Verba mihi data esse video. Scelus viri Palaestrio,
Is me in hanc inlexit fraudem. Iure factum iudico;
Si sic aliis moechis fiat, minus hic moechorum siet,
Magis metuant, minus has res studeant. Eamus ad me.

PY: Oh povero me,
mi accorgo che mi hanno preso per i fondelli. Canaglia d'un Palestrione,
lui mi ha cacciato in questo impiccio. Mi sta bene:
se si facesse così con gli altri adulteri, ce ne sarebbero di meno,
avrebbero più timore e si dedicherebbero meno a queste cose. Andiamo a casa.

Metterà la testa a posto? Chissà...